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	<title>Gli italianiInternet e i social e le conseguenze sui bambini che crescono con questo mondo virtuale &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Internet e i social e le conseguenze sui bambini che crescono con questo mondo virtuale</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jul 2017 07:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Mariani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso mi è capitato, come del resto credo a molti, di pormi la domanda : che mondo lasceremo ai nostri figli ? Forse me la son posta troppe volte, ed anche per questo che ad oggi, all&#8217;età di 35 anni, di figli ancora non ne ho.<br />
Con lo sviluppo però delle tecnologie, dei telefoni portatili che oramai sono entrati nel nostro quotidiano come le scarpe e i pantaloni, guardandomi in giro, negli ultimi tempi, un nuovo punto di vista ha dato nuova luce a questa comune domanda. Da tempo infatti viene da chiedermi : a che bambini lasceremo questo nostro mondo ?<br />
I social network, internet più in generale, è impossibile negarlo, ha sconvolto, cambiato e forse per sempre la vita delle persone, il modo di relazionarsi agli altri e di passare il tempo ; a tutti sarà capitato almeno una volta di vedere in luoghi che dovrebbero essere frequentati per la voglia di socializzare, di comunicare con altri, persone chiuse su loro stesse, o meglio dire sugli schermi dei loro apparecchi portatili, invece di divertirsi con i compagni di tavola, andare a cena o a fare l&#8217;aperitivo solo per mostrarlo su facebook, ai propri virtuali « amici », non importa se lontani mille chilometri.<br />
Quante volte mi è capitato di vedere genitori, magari perché stanchi dalla dura settimana di lavoro, magari solo perché incapaci di interpretare le crisi isteriche dei propri bambini come una ricerca di attenzione che, invece di porsi il problema e cercare di fare quello per cui si mettono i figli al mondo, cioè i genitori, pensano di risolvere il problema semplicemente mettendo loro tra le mani lo schermo del proprio telefonino o tablet&#8230; certo, non è una novità, da tempo oramai in casa si usa il televisore per distrarre il bambino dal suo bisogno di attenzione, non è certo una novità ; ma con gli schermi portatili, ora, questo sistema di ipnosi dei bimbi è costante e praticato in ogni circostanza; almeno la tele, prima, era difficile portarla in giro con sé !<br />
La risposta quindi a questa nuova domanda, a chi lasceremo il mondo ?, è facile : ai bambini-schermo.<br />
Bambini schermati da una bolla, indifferenti al mondo che li circonda, che spesso non si voltano nemmeno se chiamati per nome (cosa che in linea di massima un bambino dovrebbe fare intorno ai nove mesi), che non interagiscono con gli altri, non giocano con gli altri, con gli altri che siano fisicamente intorno a loro ovviamente. Inibiti o scalmanati, non sembrano più capire le richieste più semplici, reagendo come indemoniati al minimo rifiuto.<br />
Questi disturbi comportamentali sono quelli che maggiormente riscontra Anne-Lise Ducanda, medico della Protezione materna e infantile dell&#8217;Essonne, una regione al sud di Parigi.<br />
A fine marzo ha lanciato una campagna su internet. In seguito, insieme ad altri pediatri e psicologi infantili, ha firmato all&#8217;interno del numero di Le Monde del 31 maggio, un bel articolo manifesto al riguardo di quello che ha definito : il maggior problema di salute mentale dei nostri figli, l&#8217;esposizione massiva e precoce di bimbi e bambini ad ogni tipo di schermo: smartphone, tablets, videogame, televisione.<br />
Finalmente, anche a seguito di questo articolo, il problema sembra aver attirato l&#8217;attenzione di svariati specialisti, che stanno ora cercando di capire se questo tipo di comportamenti possono riportare a forme più o meno sviluppate di autismo.<br />
Di certo, mentre si possono fare mille discorsi intorno al problema, una cosa è certa : i bambini di oggi appartengono di già ad un altro mondo, diverso da quello dove noi, almeno fino alla mia generazione, siamo cresciuti.<br />
Secondo uno studio dell&#8217;associazione pediatri francesi, pubblicata sempre su Le Monde, il 44% dei genitori presta il proprio telefono ai propri figli minori di tre anni per distrarli e fare loro passare il tempo. Quasi il 50% dei bimbi al di sotto dei tre anni passa almeno un&#8217;ora su schermi interattivi, e il 62% dei bambini dai 4 ai 14 anni, indipendentemente dalla loro estrazione sociale, vivono in case dove ci sono almeno 4 schermi. E i dati non sembrano voler diminuire, anzi.<br />
E, nonostante dal 2009, il CSA (Consiglio superiore dell&#8217;audio-visuale) dica a chiare lettere di non esporre i propri bambini all&#8217;uso di schermi prima dei tre anni, e un importante ricercatore del CNRS (Centro nazionale della ricerca scientifica) abbia elevato questo allarme ai sei anni, le cose non sembrano andare proprio per il verso giusto.<br />
Di certo non ci si può aspettare che siano le grandi multinazionali produttrici di simili prodotti a diffondere il messaggio; difficile siano i media che, oltre ad avere queste compagnie come principali sponsor, hanno sempre maggior bisogno di queste tecnologie per vivere, visto la lenta morte del cartaceo ; si potrebbe sperare in una presa di coscienza dei genitori, ma spesso e volentieri, insieme ai bambini, è proprio la loro fascia di generazione ad esser la maggior vittima di queste tecnologie.<br />
E allora ? Beh, non resta che guardare a chi di questi prodotti ne è stato il più grande inventore e sviluppatore, Steve Jobs, che da sempre ha messo in guardia sui rischi di questi apparecchi se usati eccessivamente, finché almeno la malattia portò via quest&#8217;uomo che non nascondeva la paura se non i rimorsi per un mondo futuro che lui per primo tra altri avrebbe contribuito a creare, e che non ha mai nascosto il fatto di vietarne l&#8217;uso in maniera categorica ai suoi figli : e se lui che li produceva non li faceva usare ai figli, forse, una ragione pure ci sarà.</p>
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