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	<title>Gli italianiIl genio moderno di Marcel Duchamp &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Il genio moderno di Marcel Duchamp &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il genio moderno di Marcel Duchamp</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2015 16:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/il-genio-moderno-di-marcel-duchamp/"><img width="593" height="593" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg 593w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-300x300.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p><hr /><p>Chi non conosce l’orinatoio di Duchamp? Chi non ha mai visto, anche sottoforma delle molte riproduzioni a stampa, quell’atto irriverente e beffardo che è l&#8217;opera L.H.O.O.Q. meglio nota come la Gioconda con i baffi? Pietre miliari di una contemporaneità che nasce nel segno della ricomposizione e riassemblamento dei pezzi sparsi di un antico ormai morto, ma di cui, soprattutto in Italia e in Francia, pesa il testimone. Nulla è più come prima, due guerre avevano raso al suolo i bastimenti dei secoli d’oro di arte e cultura, ora diventati merce di scambio e beni di consumo. Duchamp ha la prontezza&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi non conosce l’orinatoio di Duchamp? Chi non ha mai visto, anche sottoforma delle molte riproduzioni a stampa, quell’atto irriverente e beffardo che è l&#8217;opera L.H.O.O.Q. meglio nota come la Gioconda con i baffi? Pietre miliari di una contemporaneità che nasce nel segno della ricomposizione e riassemblamento dei pezzi sparsi di un antico ormai morto, ma di cui, soprattutto in Italia e in Francia, pesa il testimone.</p>
<p>Nulla è più come prima, due guerre avevano raso al suolo i bastimenti dei secoli d’oro di arte e cultura, ora diventati merce di scambio e beni di consumo.</p>
<p>Duchamp ha la prontezza di mente, che solo i geni hanno, di cogliere esattamente il momento in cui il tempo sta trasformando cose e persone, realizzando dei capolavori li per li difficilmente comprensibili, ma poi in grado di convertirsi in un portato culturale sconvolgente.</p>
<p>Non tutti ancora oggi capiscono il genio creativo di Marcel Duchamp, questo borghese nativo di Blainville, Normandia, a cui il provincialismo stava stretto e, che decide, per questo, di andare nella Parigi della<em> belle epoque,</em> che sapeva far maturare i frutti  ancora acerbi.</p>
<p>Duchamp è un artista schietto, non avvezzo ai sentimentalismi e ai falsi misteri, ma che ha saputo enfatizzare vizi e debolezze dell’uomo, mettendone in primo piano l’assoluta umanità nell’animalità umana. Un tema questo che verrà poi sviscerato dai Surrealisti che sapranno apprezzare le trovate irriverenti e intellettualmente coerenti di Duchamp, di cui l&#8217;esempio massimo è probabilmente l&#8217;opera” il Grande Vetro”.</p>
<p>La novità, e qui è la trovata rivoluzionaria di Marcel Duchamp, è che nelle sue opere l&#8217;elemento primario non risiede nell&#8217;estetica delle cose, non nella loro funzionalità, ma nella capacità evocativa e nell&#8217;essere prodotto di una idea e non solo di una abilità manuale; di qui poi tutto il portato concettuale delle future generazioni di artisti del secondo Novecento.</p>
<p>Duchamp capisce che l&#8217;arte non ha valore solo perché rappresenta sotto “bella forma” la natura, per quella è stata da quasi un secolo inventata la fotografia, ma piuttosto per la qualità universale e allo stesso tempo soggettiva dell&#8217;arte, cos&#8217;è arte si chiede Duchamp? Chi decide cosa lo sia e cosa no, l&#8217;artista o il mercato?        Quale è il luogo dell&#8217;arte? Il museo o qualunque luogo, anche il suo studio  dove una ruota di bicicletta montata su uno sgabello diventa emblema di un oggetto che già esiste in natura, ma che viene riconvertito in opera d&#8217;arte, emblema di un prodotto artigianale, lo sgabello, e di uno insustriale, la ruota di bicicletta? E&#8217; chiaro che Duchamp propenderà per la seconda risposta.</p>
<p>Duchamp dimostra che non sempre l&#8217;arte è frutto di una novità, perché anche un oggetto, il più quotidiano il più banale, se guardato con occhi in grado di percepirne un valore altro, può diventare un capolavoro.</p>
<p>Gli risultò sempre stretto un preciso collocamento in un gruppo  artistico piuttosto che in un altro, fu animatore del Dadaismo, del Surrealismo, si avvicinò ancor prima a cubisti e futuristi, ma l&#8217;evolvere del suo dinamismo intellettuale lo portò inevitabilmente a sperimentare sempre qualcosa di nuovo, spesso risultando incomprensibile agli stessi artisti dell&#8217;epoca, tanto è vero che molte sue opere vennero rifiutate e non esposte, come “Nudo che scende le scale”, uno dei primi tentativi di trasporre l&#8217;idea di movimento nell&#8217;arte.</p>
<p>Duchamp crea dei rompicapo come il già ricordato titolo della Gioconda con I baffi, una sorta di rebus che come quasi tutte le opere dei Duchamp hanno un significato sessuale e ironicamente perverso. Duchamp è l&#8217;uomo dai mille pseudonimi che rientrano in questo gioco divertito, in questo modo ironico ed entusiasta di far arte, lasciando proprio ai nomi in codice mille possibili significati e sfumature, come per esempio il cognome <em>Mutt </em>con cui firma l&#8217;orinatoio o <em>Rrose Selavy </em>con cui inscena travestimenti volutamente ambigui, richiami all&#8217;eros, ma spesso anche al mondo ebreo od omosessuale.</p>
<p>Duchamp si cala a pieno nel secolo dei grandi cambiamenti nel mondo dell&#8217;arte, con I tentiativi di superare un &#8216;idea di arte monolitica e accademica, per dare ad essa un nuovo respiro più libero e anche per questo plurale e spesso più difficile da interpretare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Federica Peligra</p>
<p>&nbsp;</p>
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