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	<title>Gli italianiIl passo indietro della Turchia sulla strada della laicizzazione &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Il passo indietro della Turchia sulla strada della laicizzazione &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Il passo indietro della Turchia sulla strada della laicizzazione</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2015 18:02:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/il-passo-indietro-della-turchia-sulla-strada-della-laicizzazione/"><img width="400" height="300" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/carloripadimeana.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/carloripadimeana.jpg 400w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/carloripadimeana-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/carloripadimeana-85x64.jpg 85w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p><hr /><p>Se passeggiando per Villa Borghese, vi capiterà di spingervi fino al Museo di Piero Canonica, uno scultore che nei primi anni del ‘900 andava assai di moda tra capi di stato e teste coronate che volevano farsi immortalare per la Storia, potrete avere una piccola sorpresa. Tra le imponenti sculture che affollano le sale del museo, troverete anche un busto e un bassorilievo dedicati a un singolare personaggio: Kemāl Atatürk. In questi giorni ho riletto qualche pagine di una ponderosa biografia intitolata &#8220;Atatürk. Il Fondatore della Turchia Moderna&#8220;, di Fabio Grassi, e ho trovato particolarmente gustoso il racconto dei rapporti&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Se passeggiando per Villa Borghese, vi capiterà di spingervi fino al Museo di Piero Canonica, uno scultore che nei primi anni del ‘900 andava assai di moda tra capi di stato e teste coronate che volevano farsi immortalare per la Storia, potrete avere una piccola sorpresa. Tra le imponenti sculture che affollano le sale del museo, troverete anche un busto e un bassorilievo dedicati a un singolare personaggio: <strong>Kemāl</strong><strong> Atatürk</strong>.</p>
<p>In questi giorni ho riletto qualche pagine di una ponderosa biografia intitolata &#8220;<em>Atatürk. Il Fondatore della Turchia Moderna</em>&#8220;, di Fabio Grassi, e ho trovato particolarmente gustoso il racconto dei rapporti tra il padre della moderna Turchia e lo scultore Pietro Canonica.</p>
<p>Atatürk posò per lui nella sua casa al centro di Ankara, che Canonica, in una lettera a Mussolini, descrive come una banale “casa borghese”, definendo l’eroe dei Dardanelli “una persona semplice.”</p>
<p>Oggi che l’Isis, dice di voler resuscitare i fasti dell’Impero Ottomano, pochi forse ricordano che a deporre l’ultimo Califfo ottomano fu un brillante generale dell’esercito turco di nome <strong>Mustafa Kemāl più noto col nome di Atatürk (“Padre dei turchi”). </strong></p>
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<p>Alla fine della Prima guerra mondiale e dopo la disfatta dell’Impero Ottomano, le potenze dell’Intesa (Francia, Regno Unito e Russia) avevano posto İstanbul (che nella guerra era alleata dell’Austria-Ungheria) sotto la propria tutela, spartendosi parte dei territori turchi, anche se in realtà il declino della Sublime Porta era iniziato più di un secolo prima, come ci ha ricordato recentemente Sergio Romano dalle pagine del “Corriere”.</p>
<p>Il Sultano turco nel 1916 aveva accettato le dure condizioni del trattato di pace di Sèvres, ma <strong>Muṣṭafà Kemāl</strong>, che si era rivelato un capo militare vittorioso nella difesa di Gallipoli, aggredita dalle truppe inglesi per quasi un anno, tra l&#8217;aprile del 1915 e il febbraio del 1916, <strong>si era posto alla guida dei nazionalisti turchi</strong> <strong>e aveva capeggiato</strong><strong> la lotta per l&#8217;indipendenza e l&#8217;unità nazionale della Turchia</strong>.</p>
<p>Fu quindi Atatürk, l&#8217;eroe dei Dardanelli (dove lottò contro il tentativo d’invasione greca) a dare il via al riscatto nazionale turco. Nell’aprile 1920 fu eletta ad Ankara un’Assemblea nazionale, che si proclamò sovrana e costituì un Consiglio dei ministri presieduto da Kemāl. Il 1° novembre 1922 fu abolito il Sultanato. <strong>Nel 1923 fu proclamata <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/la-repubblica/">la Repubblica</a> di Turchia e Kemāl fu eletto presidente, carica che mantenne fino alla morte, nel novembre del 1938. </strong></p>
<p>Coraggioso e impulsivo, duro con rivali e oppositori, Atatürk esercitò per quasi vent&#8217;anni una dittatura incontrastata. Con una mentalità di <strong>illuminismo illiberale</strong>, distrusse il decrepito <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/impero-ottomano/">impero ottomano</a>, e costituì un organismo moderno nella nuova Turchia repubblicana. Il nome di Atatürk (&#8220;padre dei Turchi,”) gli fu conferito dalla Grande Assemblea Nazionale nel 1934.</p>
<p>Il grande merito di Atatrk fu di avviare una radicale modernizzazione del paese, introducendo una serie di riforme e innovazioni costituzionali, che promossero la <strong>laicizzazione dello Stato</strong>, l’abolizione dei tribunali religiosi e delle scuole coraniche, sostituite da <strong>scuole elementari di stato</strong>. Vennero messi al bando gli ordini dei dervisci e venne affermato il <strong>divieto di utilizzare l&#8217;arabo</strong> (o qualsiasi lingua diversa dal turco) nelle funzioni religiose.</p>
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<p>Rivoluzionaria fu la <strong>riforma della scrittura</strong>, che sostituiva l&#8217;alfabeto latino a quello arabo, segnando una drastica rottura con la cultura del passato. Se prima il turco era considerato la lingua dei contadini ignoranti, mentre la classe colta e dirigente aveva assorbito le raffinate influenze culturali arabe e persiane, ora con <strong>l&#8217;introduzione dei caratteri latini</strong>, si posero le basi per il presupposto di una alfabetizzazione di massa, alla quale si accompagnò una campagna per eliminare parole di origine araba e persiana. <strong>Il modello da seguire era ormai la moderna Europa</strong>.</p>
<p>Atatürk impose non solo <strong>l’alfabeto latino</strong>, ma adottò anche il <strong>calendario</strong> <strong>gregoriano</strong>, il <strong>sistema metrico decimale</strong> e la <strong>domenica come giorno festivo</strong>. La toponomastica subì una radicale riforma: nomi di piazze, vie e città vennero “nazionalizzati” e nel 1934 l&#8217;uso del cognome fu reso obbligatorio. Vennero quindi adottate anche norme sull&#8217;introduzione dell&#8217;abbigliamento europeo. Ad esempio, si <strong>proibì l&#8217;uso del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fez_%28abbigliamento%29">Fez</a></strong> e del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Turbante">turbante</a>, troppo legati al passato regime, così come la barba per i funzionari pubblici e i baffi alla turca per i militari. Si riconobbe la <strong>parità</strong> <strong>dei sessi,</strong> furono avviate <strong>campagne contro il velo</strong> <strong>femminile </strong>e venne riconosciuto il <strong>diritto di voto alle donne. </strong></p>
<p>Mustafa Kemāl , promuovendo tutte queste rivoluzionarie riforme costituzionali, proclamò la fine del Sultanato Ottomano, del Califfato e del diritto canonico islamico.</p>
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<p>Curioso e interessante è un episodio che riguarda i <strong>rapporti tra Kemāl e l’Italia.</strong> All’inizio del 1919 alcuni “agenti inglesi” si stavano preparando ad arrestare il “ribelle” <strong>Mustafa</strong> <strong>Kemāl</strong> per esiliarlo a Malta. Fu allora che l’Alto Commissario italiano a Costantinopoli, il conte Carlo Sforza (lo stesso che nel 1951 sarà Ministro per gli Affari europei con il governo De Gasperi), gli offri asilo in un appartamento dell’ambasciata italiana. L’episodio è stato raccontato in diverse versioni dai vari biografi di Atatürk. Si parlò anche dei buoni uffici di un’intermediaria di origine italiana, Corinne Lüftü, una bella pianista, figlia di un medico italiano, che visse in Turchia ed ebbe con Ataturk una fitta corrispondenza epistolare.</p>
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<p>Con questo precedente, non ci sarebbe stata quindi ragione di sollevare troppo scalpore quando nel 1998 accadde in Italia una vicenda analoga, che riguardava un altro cittadino turco, un curdo, questa volta, di nome <strong>Abdullah Ocalan.</strong> Lo sostenne anche un professore universitario curdo, Salah Jmor (ucciso nel settembre 2005, a Baghdad, da un soldato americano, sembra “per errore”), <strong>che difese il diritto di Ocalan allo status di &#8220;rifugiato politico&#8221; in base ai trattati internazionali firmati da Italia, Turchia e Germania, e in base alla Convenzione</strong> <strong>europea</strong> <strong>sull&#8217;estradizione</strong>, come scrissero il “Corriere” (<em>Studioso curdo ricorda: L’Italia diede asilo ad Ataturk</em>&#8211; 25 novembre 1998) e “Repubblica” (<em>Quando Ataturk trovò asilo a Roma”</em> &#8211; 25 novembre 1998) .</p>
<p><strong>Ricordo molto bene tutta questa vicenda</strong>, perché, come ho raccontato nel mio libro <strong><em>Cane sciolto</em></strong> (Kaos editore, 2000, pagg. 232-234), il 5 dicembre del 1998 “<em>alle quattro del pomeriggio, quartiere Infernetto, via Fierozzo, a due passi dal mare di Ostia, un deputato europeo delle Canarie, la comunista spagnola Angela Sierra Gonzales, due eurodeputati italiani, Luigi Vinci e io</em>”, dopo aver superato vari posti di blocco della polizia, ci avvicinammo a un villino in cui ci aspettava Ocalan. Durante la conversazione, Apo ci disse testualmente: “<em>Altri, poi, in Italia, si scandalizzeranno a sentir parlare di asilo politico per me, quando questo paese lo concesse all’inizio del secolo a Mustafa Kemāl Atatürk, salvandolo dalla morte</em>.”</p>
<p>Questa richiesta di asilo da parte di Apo, condannato a morte in Turchia, mise molto in imbarazzo Massimo D’Alema, a quel tempo Presidente del Consiglio. Tant’è vero che il 16 gennaio 1999, Ocalan fu <strong>convinto</strong> a partire per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nairobi">Nairobi</a>, in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kenia">Kenia</a>, dove circa un mese dopo venne catturato dai servizi turchi. Per fortuna la pena di morte venne abolita in Turchia nel 2002 e ancora oggi Ocalan vive unico detenuto dell&#8217;isola-prigione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Imrali">Imrali</a>.</p>
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<p>Atatürk era un personaggio singolare, passato alla storia non solo come instancabile modernizzatore della Turchia, ma anche come grande tombeur de femmes. Se è vero infatti che durante la sua presidenza le donne ottennero il voto e furono esonerate dall’obbligo del velo, Atatürk, che nelle foto appare spesso in frac da cerimonia, con la tuba, oppure con un enorme colbacco che mette in risalto i suoi famosi “occhi di ghiaccio”, nella vita privata si comportò in modo spesso contrastante con i principi propugnati pubblicamente. Per esempio, fu piuttosto insensibile al suicidio di una sua amante, quando lui decise all’improvviso di sposare Latife, la sua unica moglie, conosciuta durante la riconquista di Smirne nel 1922. Latife era una donna volitiva, colta, educata in Europa, che potrebbe essere definita una femminista ante litteram. Da lei tuttavia Kemāl si separò dopo un paio di anni con un divorzio “unilaterale”, cioè secondo la vecchia legge islamica.</p>
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<p>Oggi comunque la Turchia ha decisamente fatto passi indietro rispetto alla laicizzazione e occidentalizzazione volute da Atatürk. Basti pensare alle parole di <strong>Erdogan</strong> (eletto nell’agosto 2014 Presidente della Turchia), che a un convegno su “Donne e giustizia” ha affermato: “La nostra religione ha stabilito il posto della donna nella società: la maternità. Porre donne e uomini sullo stesso piano è contro natura.” Che dire poi della sua decisione (ottobre 2013) di revocare il divieto di indossare l’<em>hijab</em> (il velo) negli uffici pubblici e all’università? Possono sembrare misure poco significative, ma in realtà sono sintomi di una decisa inversione di rotta.</p>
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<p>Secondo il giornale turco “Bir Gün” ci sono addirittura sospetti che oggi il <strong>governo turco appoggi in qualche modo il gruppo terroristico dell’Isis</strong>: elementi dell’organizzazione (come Hayat Boumedienne, compagna del terrorista islamico Amedy Coulibaly) continuano infatti a viaggiare liberamente tra la Turchia e la Siria. C’è anche chi sostiene che Al-Baghdadi abbia acquistato armi dall’ex Europa dell’Est attraverso un network con sede in Turchia.</p>
<p>Non posso tuttavia dimenticare che il 28 novembre dello scorso anno Papa Bergoglio è andato in visita ufficiale ad Ankara, ha fatto il giro delle stanze del Kremlino dell’islamismo turco senza batter ciglio. È stato infatti il primo capo di Stato ricevuto ufficialmente nel “Palazzo bianco,” la sfarzosa residenza costata più di mezzo miliardo di dollari, al centro di accese polemiche nel Paese della Mezzaluna, che Erdogan si è fatto costruire su un terreno demaniale, un colle che Atatürk aveva ereditato dal padre e aveva donato al Paese perché diventasse un parco a disposizione dei cittadini.</p>
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