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	<title>Gli italianiIl totalitarismo dei grillini è un pericolo per l&#8217;Italia e per la democrazia &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 13:17:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/il-totalitarismo-dei-grillini-e-un-pericolo-per-litalia-e-per-la-democrazia/"><img width="763" height="1136" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/GIUSEPPE-SANZOTTA-foto.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/GIUSEPPE-SANZOTTA-foto.jpg 763w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/GIUSEPPE-SANZOTTA-foto-201x300.jpg 201w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/GIUSEPPE-SANZOTTA-foto-688x1024.jpg 688w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/GIUSEPPE-SANZOTTA-foto-640x953.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/GIUSEPPE-SANZOTTA-foto-43x64.jpg 43w" sizes="(max-width: 763px) 100vw, 763px" /></a></p><hr /><p>La storia è piena di riferimenti al popolo e alla piazza. E quasi sempre dietro questo rapporto diretto tra il capo e il popolo avviene nei regimi autoritari dove vengono scavalcati e annullati tutti gli strumenti intermedi di rappresentanza. Apparentemente tale scelta viene sbandierata come un trionfo della democrazia con il coinvolgimento diretto della popolazione. In realtà questo è il modo con cui governare saltando tutti i limiti previsti da leggi e ordinamenti, vanificando e annullando le assemblee elettive, sindacali, di categoria. Non c&#8217;è mediazione, c&#8217;è solo un gruppo dirigente che guida la piazza ( meglio ancora se virtuale) e&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La storia è piena di riferimenti al popolo e alla piazza. E quasi sempre dietro questo rapporto diretto tra il capo e il popolo avviene nei regimi autoritari dove vengono scavalcati e annullati tutti gli strumenti intermedi di rappresentanza. Apparentemente tale scelta viene sbandierata come un trionfo della democrazia con il coinvolgimento diretto della popolazione. In realtà questo è il modo con cui governare saltando tutti i limiti previsti da leggi e ordinamenti, vanificando e annullando le assemblee elettive, sindacali, di categoria. Non c&#8217;è mediazione, c&#8217;è solo un gruppo dirigente che guida la piazza ( meglio ancora se virtuale) e che non risponde a nessuno. Anzi di volta in volta getta in pasto alla folla i nemici, veri o più spesso presunti, che bloccano, che frenano, che dissentono. La loro distruzione o l&#8217;annullamento sono l&#8217;obiettivo verso cui dirigere l&#8217;indignazione evitando così di porre l&#8217;attenzione sulle scelte che così diventano esclusivo impegno del gruppo dirigente. Pensiamo alla storia, non solo italiana. Salazar come Franco, Hitler come Stalin, Mussolini come Fidel Castro. Il consenso lo cercavano e lo ottenevano nelle piazze, che riempivano e che li acclamavano. Lo facevano anche quando annunciavano guerre, oppure  isolamento e sacrifici. Era vietato contestare, ma non soltanto per il timore di sanzioni e punizioni. Credo che il consenso fosse sincero, una scelta apparentemente libera, in realtà strettamente legata al carisma del capo, capace di dominare la folla. In questa sede non voglio giudicare dei personaggi tanto diversi tra loro, mi interessa esaminare il metodo. E le analogie sono evidenti. Così come quasi sempre anche la conclusione, sarà la stessa piazza e le stesse persone a decretare la fine del dittatore, a rinnegarlo. A questo proposito vorrei ricordare due figure abbastanza recenti. Ceausescu e Saddam Hussein. . Il primo dominava la Romania e anche qui in Occidente appariva amato e perfino moderato. Abbiamo appreso dopo di quali atrocità era capace, come quella di imporre trasfusioni di sangue ai bambini che hanno provocato un drammatico contagio di Aids. Lui riempiva la piazza, leader indiscusso. Ma fu la stessa piazza  mentre si sgretolava il mondo comunista a contestarlo e a ucciderlo. Saddam Hussein forse era meno amato, ma sicuramente seguito. Le rivolte appartenevano soltanto alla minoranza curda che subì crimini gravissimi. Eppure quando le truppe Usa entrarono a Baghdad la folla distrusse le statue del vecchio dittatore.  Questo per dire che il potere assoluto, la mancanza di mediazioni si regge su un consenso acritico e la fine di quei sistemi autoritari rischia di avvenire in modo traumatico e violento.</p>
<p>Qualcuno si chiederà cosa hanno a che fare questi eventi storici con il movimento di Grillo. Pensare a un Di Majo accanto a quei nomi citati può apparire una assurdità. Certo che lo è se ci fermiamo a questo. Ma la storia non si ripete e l&#8217;Italia non è certo la Germania dopo la prima guerra mondiale, oppure la Romania occupata dalle truppe di Stalin. Eppure parliamo del nostro Paese dopo la prima guerra mondiale. C&#8217;era una crisi economica che colpiva ampi strati di popolazione. Le lotte socialiste non avevano portato risultati concreti. Ma soprattutto c&#8217;era sfiducia nella politica, vista non come mediazione e rappresentanza delle istanze della popolazione, ma una classe lontana e autoreferenziale. E poi tanto diverso da oggi? Il consenso a Mussolini si creò proprio in quella situazione.  Il fascismo faceva riferimenti a un glorioso passato, prometteva la fine dei privilegi e appariva veramente dalla parte del popolo che fu chiamato ad essere partecipe della rivoluzione. Spariva qualsiasi mediazione, il rapporto era diretto. Così vennero indicati alla folla di volta in volta i nemici da combattere per mobilitare e indirizzare. Il consenso non venne meno nemmeno quando alla folla fu annunciata l&#8217;entrata in guerra, anzi fu quasi l&#8217;apoteosi. Sarà proprio la guerra a decretare la fine del fascismo e quella folla si trasformò in larga parte ostile.</p>
<p>Oggi in Italia il movimento cinque stelle non è un partito, non ha organi dirigenti, ha due capi che si dividono i compiti, un ideologo e un trascinatore da piazza. Poi c&#8217;è una piccola corte scelta dai due capi, con un compito di raccordo. Un movimento che ha avuto una forza elettorale importante, alle politiche il 25 per cento dei consensi, alle europee il 20. Ma c&#8217;è stato un solo congresso? c&#8217;è una direzione, una assemblea con membri scelti dagli iscritti? Ci sono regole, uno statuto? C&#8217;è un collegio di probiviri? No, tutto è in mano simbolicamente ai cittadini, alla piazza virtuale che Grillo con il suo blog indirizza. E&#8217; da quel blog che si premia e si punisce. Anzi si punisce. E&#8217; Grillo che individua chi è indegno di stare con il movimento: magari soltanto perché ha rilasciato una intervista, ha osato avanzare qualche critica, ha gestito un comune pensando al bene comune e non agli ordini dei depositari della verità, Grillo e i suoi collaboratori. Così è difficile tener conto delle espulsioni in quel movimento, tutte regolarmente avvenute con l&#8217;applauso della piazza virtuale. Tutte le espulsioni avvenute non su accuse di corruzione, di reati o di malgoverno, ma tutte o quasi legate ai comportamenti. Chiedere più democrazia interna porta al processo: pubblico, una sorta di gogna. Vietato dissentire, vietato criticare, vietato essere dotati di autonomia. Ma allora ci si chiede ma se questo è la situazione interna cosa accadrebbe se questo metodo fosse esportato alle attività pubbliche? Francamente non credo che l&#8217;Italia corra il rischio, chiunque vinca le elezioni, di cadere sotto un nuovo regime autoritario, ma ho un istintivo timore di forze autoritarie che non solo non accettano il dissenso, ma lo combattono con tutti i mezzi a disposizione. Grillo contesta tutta l&#8217;informazione, o meglio tutti gli organi di informazione. Se fosse al potere sarebbero ancora liberi? Grillo contesta l&#8217;Europa e l&#8217;Euro, l&#8217;industrializzazione. Non solo ma giudica i partiti e le varie istituzioni come elementi di corruzione o comunque ostili agli interessi del popolo. Se fosse al potere come si comporterebbe? Considerando che privilegia una sorta di democrazia del web se potesse che fine farebbero Parlamento e istituzioni democratiche? Leggendo alcuni estratti del libro di Casaleggio non possono non venire i brividi. Il mondo che desidera è senza petrolio e carbone, pensa che la più grande industria sia quella della biciclette, mentre vorrebbe proibire il traffico di mezzi privati. Vorrebbe eliminare tabaccai, librerie e macellerie. Pene severissime a chi taglia un albero e i cacciatori dovrebbero girare nudi nei boschi inseguiti da uomini armati da fucili a sale. Siamo al paradosso, certo. Ma possiamo sempre ridere del paradosso? O in fondo non c&#8217;è una mentalità integralista che giustifica qualunque azione contro chi dissente dalla propria verità? Se vincesse il movimento di Grillo forse non avremmo una dittatura come l&#8217;abbiamo conosciuta, ma la pericolosità resta. Se ci sono dei santoni a guidare un partito o addirittura un governo, se il solo punto di riferimento è una piazza virtuale contrabbandata come il vero termometro delle volontà degli italiani c&#8217;è da preoccuparsi. Se non altro perché l&#8217;Italia rischierebbe di incappare in una regressione drammatica. La decrescita felice sarebbe solo il ritorno alla fame. L&#8217;ideologia tornerebbe di moda, ma addirittura in una forma religiosa e fideistica. Oggi li vediamo questi vecchi e nuovi esponenti grillini gridare le loro verità, non c&#8217;è ragionamento che tenga, contro la fede non c&#8217;è ragione. Ma vale la pena ricordare che il sonno della ragione genera mostri. Forse la classe politica italiana è inadeguata, sicuramente più forte deve essere l&#8217;impegno contro la corruzione. Sicuramente la politica deve trasformarsi, ma se la soluzione è quella la medicina rischia di essere peggiore del male. Da liberale sogno un mondo, e soprattutto il mio Paese composto da uomini liberi, forse non sempre adeguati alle circostanze, ma sempre meglio loro degli integralisti sacerdotì della verità assoluta. Dio ci salvi dall&#8217;integralismo.</p>
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