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	<title>Gli italianiIl vino e l&#8217;orologio. Riflessioni sull&#8217;etica pubblica e sulla lotta alla corruzione. Due pesi e due misure della sinistra &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 23:04:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/il-vino-e-lorologio-riflessioni-sulletica-pubblica-e-sulla-lotta-alla-corruzione-due-pesi-e-due-misure-della-sinistra/"><img width="183" height="276" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/torriero.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/torriero.jpg 183w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/torriero-42x64.jpg 42w" sizes="(max-width: 183px) 100vw, 183px" /></a></p><hr /><p>L’orologio di Lupi e l’amaro calice (rosso) di D’Alema. Non leggi, specialmente quella appena varata sulla corruzione che, con una gestazione durata anni e anni, ha comunque diviso il Senato (tra chi sostiene “meglio qualcosa rispetto al nulla” e chi invece, “visto che è poco, meglio niente”, come hanno pensato i 5 Stelle e Fi); ma etica pubblica per rilanciare proprio la politica nel senso autentico, e la fidelizzazione dei cittadini verso le istituzioni. Due pesi e due misure, quindi (questa è la percezione che hanno avuto gli italiani), nello sfondo del regno decisionista di Renzi, che continua a prendere&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’orologio di Lupi e l’amaro calice (rosso) di D’Alema. Non leggi, specialmente quella appena varata sulla corruzione che, con una gestazione durata anni e anni, ha comunque diviso il Senato (tra chi sostiene “meglio qualcosa rispetto al nulla” e chi invece, “visto che è poco, meglio niente”, come hanno pensato i 5 Stelle e Fi); ma etica pubblica per rilanciare proprio la politica nel senso autentico, e la fidelizzazione dei cittadini verso le istituzioni.</p>
<p>Due pesi e due misure, quindi (questa è la percezione che hanno avuto gli italiani), nello sfondo del regno decisionista di Renzi, che continua a prendere forma, faticosamente pezzo dopo pezzo, dalle fondamenta politiche e giuridiche a quelle costituzionali (Italicum, Senato etc).</p>
<p>Lupi per le intercettazioni (la famosa segnalazione in favore di suo figlio), per un orologio e per un vestito, si è dimesso, a causa anche di una non innocente campagna mediatica, orchestrata ad arte e che scatta sempre in relazione ad interessi “altri” ed “alti”, che scattano puntualmente alla vigilia di importanti appuntamenti: si legga Grandi Opere, Expo e il ruolo sempre più fastidioso del Ncd nel governo.</p>
<p>Mentre per D’Alema, solo interviste sui giornali che contano, in primis, il Corriere della sera che gli hanno consentito di replicare a tutto campo. Sì, perché Baffino è indignato, si sente offeso e pronto a querelare l’universo mondo (litiga – non è una novità &#8211; con i giornalisti), per essere stato inserito, suo malgrado, dai magistrati in un’inchiesta di corruzione (Ischia), che ha visto coinvolti esponenti del Pd e il sindaco dell’isola.</p>
<p>Sta a vedere che D’Alema deve essere fatto fuori dalla magistratura ex rossa e ora renziana? Ma nemmeno questo suona, fila. Non è stato proprio il premier ad aver portato a casa la responsabilità civile del magistrato, facendo indignare la casta, realizzando un vecchio sogno berlusconiano (si aggiunga pure l’abrogazione dell’articolo 18, la riduzione dei parlamentari, il taglio dell’Irap, tutte battaglie perse dal Cavaliere)?</p>
<p>Infatti, la storia è diversa e più articolata. Prendiamo atto che D’Alema, sulle intercettazioni e le relative pubblicazioni enfatiche sui giornali, si è “ricreduto”, rispetto alla fase antidiluviana dell’anti-berlusconismo ideologico. “Non c’era assolutamente bisogno  &#8211; ha dichiarato solenne al Corriere &#8211;  di utilizzare intercettazioni tra terze persone, senza valore probatorio, dove si parla di me de relato”.  Apriti cielo: se il concetto fosse valso sempre per Berlusconi, sarebbe stata smontata tutta la storia delle sue relazioni sessuali di Arcore, modello Bunga Bunga. E ci saremmo risparmiati processi su processi e graticole tv.</p>
<p>Tra un po’ Baffino arriverà addirittura &#8211; ne siamo certi – a riconoscere  l’idiozia del teorema “non  poteva non sapere”, e poi abbiamo fatto bingo.</p>
<p>E’ l’eterogenesi dei fini.  Che la nomenklatura dell’ex Pci conosce, ormai, da un pezzo sulla propria pelle. Dalle primarie opache (sul diritto di voto ai cinesi e ai rom), alle Coop, ai sottosegretari del governo indagati.</p>
<p>Qui, tornando ai contenuti (Lupi-D’Alema), non si tratta, naturalmente, di accostare inchieste e situazioni oggettivamente e giuridicamente diverse, ma di costatare una differenza di reazione, a seconda del malcapitato di turno. Il che decodificato, vuol dire: quando sotto i ferri ci va la destra, la sinistra è giustizialista, moralista e forcaiola (la sindrome di Robespierre); quando ci va la sinistra e coinvolge uomini del Pd e affini, diventa per magia, ultragarantista. E’ la solita storia della doppia morale, che continua a celare un’altra verità: la superiorità morale e razziale della sinistra.</p>
<p>E argomenti, come le intercettazioni senza reato “ma in vista di un possibile reato”, con allegata pubblicità mediatica, acquistano peso differente a seconda dell’intercettato.</p>
<p>Il tema, però, su cui urge una riflessione a 360 gradi, va oltre la fresca approvazione della legge sulla corruzione, e non si può limitare ai meri reati. Sottende e sottintende l’opportunità politica dei fatti e dei comportamenti dei politici. Su tale valore sono scattate le dimissioni di Lupi; su tale valore è scattata l’indignazione acida di D’Alema. Se le inchieste e le responsabilità sono differenti sul piano legale, si assomigliano quasi tutte sul piano etico. Riguardano quell’etica che dovrebbe essere rimessa al centro della vita politica, senza codici, senza leggi, senza autority e decaloghi, ma facendo appello all’autodisciplina delle persone, specialmente quando occupano un incarico rilevante, quando amministrano la cosa pubblica.</p>
<p>L’etica pubblica è il primato del “noi” sull’ “io”, è una visione nobile della res-publica, che papa Francesco ha definito “la più alta espressione della carità”. Il potere è servizio per la collettività, non uso delle poltrone per fini personali.</p>
<p>C’è bisogno come il pane di esempi virtuosi e di emulazione civica. Chi guida il paese deve imparare due principi di fondo, semplici ma veri, pedagogici: la responsabilità, quale effetto di ogni azione soggettiva (chi sbaglia paga); non è possibile vivere in un paese, in cui si assiste ad una de-responsabilizzazione culturale e pratica, generalizzata. Dalle più piccole alle più grandi cariche dello Stato, non paga mai nessuno. E dove il diritto diventa sinonimo di impunità. E poi, la coerenza, punto di riferimento antico. Ci deve essere un collegamento forte e sincero tra vita privata e vita pubblica. Se si pretende di rappresentare determinati valori, non si possono operare continuamente delle distinzioni che sanno di alibi, di furbizia, tra le capacità amministrative o governative e la condotta individuale, domestica, aspetti che vanno valutati separatamente (ogni riferimento alla corruzione o all’amoralità da basso impero trasversale, da Silvio al Pd, non è puramente casuale). Se penso in un modo, mi comporto nello stesso modo, sia in pubblico, sia in privato. O almeno cerco.</p>
<p>Finora abbiamo avuto una destra “etica” e una sinistra “moralista”: due modi diversi (tra l’altro clamorosamente smentiti nella e dalla prassi quotidiana dei comportamenti dei singoli) di essere impolitici, ideologici e astratti. A cui ha risposto, come finta alternativa, una piazza giacobina e populista (la Lega, Grillo), alla Masaniello e alla Robespierre. Una piazza che prima (Grillo), dopo (Salvini), è destinata a divorare se stessa. Sia in termini di consenso, sia di spessore democratico.</p>
<p>La risposta, al contrario, dovrebbe essere la sobrietà e la trasparenza. Che non significa volare basso, mediocrità. Perché, al posto di codici etici, non ipotizzare, proporre, ad esempio, una “carta di qualità del candidato”, in cui, prima di candidarsi alle elezioni, il diretto interessato certifichi il suo patrimonio vero, le sue consulenze reali e le sue proprietà? In tal modo, non ci sarebbe nessun conflitto d’interessi successivo, nelle vesti di amministratore, e sarebbe ridotta al lumicino (speriamo) ogni tentazione.</p>
<p>Purtroppo stiamo procedendo a passo veloce verso una società totalmente bipolare, schizofrenica: tanto moralismo generico e buonista per la società (decaloghi educativi sul giusto linguaggio, la giusta relazione, il giusto amore, la salute, le diete, i cagnolini, le pubblicità senza sessismo) e massima libertà agli individui di fare ciò che vogliono, secondo il totem delle pulsioni dell’io. E’ ora di dire basta.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/il-vino-e-lorologio-riflessioni-sulletica-pubblica-e-sulla-lotta-alla-corruzione-due-pesi-e-due-misure-della-sinistra/"><img width="183" height="276" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/torriero.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/torriero.jpg 183w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/03/torriero-42x64.jpg 42w" sizes="(max-width: 183px) 100vw, 183px" /></a></p>]]></content:encoded>
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