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	<title>Gli italianiImportante scoperta archeologica italiana in Iraq &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Importante scoperta archeologica italiana in Iraq &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Importante scoperta archeologica italiana in Iraq</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2016 16:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Diego Ferin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/importante-scoperta-archeologica-italiana-iraq/"><img width="300" height="168" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/Iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/Iraq.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/Iraq-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p><hr /><p>In una terra dove da decenni ormai soffiano venti di morte e distruzione, dove rombi di cannoni e colpi di Kalashnikov scandiscono la quotidianità per colpa dell’una o dell’altra fazione in lotta, fa scalpore che una squadra di archeologi italiani riesca in questo stesso scenario a costruire un futuro sostenibile attingendolo da un passato creduto sepolto e remoto. Siamo in pieno Kurdistan iracheno, nella florida regione settentrionale di Dohuk (chiamata anche Dahuk) dove, in base a una recente concessione da parte del governo iracheno al nostro Ministero degli Esteri, agli archeologi dell&#8217;Università di Udine è riuscito di portare alla luce&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In una terra dove da decenni ormai soffiano venti di morte e distruzione, dove rombi di cannoni e colpi di Kalashnikov scandiscono la quotidianità per colpa dell’una o dell’altra fazione in lotta, fa scalpore che una squadra di archeologi italiani riesca in questo stesso scenario a costruire un futuro sostenibile attingendolo da un passato creduto sepolto e remoto.</p>
<p>Siamo in pieno Kurdistan iracheno, nella florida regione settentrionale di Dohuk (chiamata anche Dahuk) dove, in base a una recente concessione da parte del governo iracheno al nostro Ministero degli Esteri, agli archeologi dell&#8217;Università di Udine è riuscito di portare alla luce alcuni aspetti di antichissime popolazioni che vissero quei luoghi prima ancora di quelle grandi civiltà che poi li caratterizzarono.</p>
<p>Dohuk infatti è lambita dal fiume omonimo e da un altro inferiore chiamato Heshkaro, poco distanti dal più famoso Tigri che, assieme all’Eufrate, individuano il vasto territorio della “Mezzaluna Fertile” sfruttato dagli imperi degli Assiri e dei Babilonesi per entrare nella Storia, e di cui tutti abbiamo appreso già sui libri di scuola.</p>
<p>La citta curda è dunque situata in una zona strategica fra montagne, lunghi corsi d’acqua e una grande diga costruita nel 1988 col proposito di consentire l’irrigazione di nuovi territori coltivabili, ma storicamente è sempre stata il crocevia delle carovane di Assiri, Caldei, Armeni ed Arabi, che commerciavano attraverso Iraq, Turchiae Siria.</p>
<p>Il sito principale di questa area archeologica, obbiettivo degli accordi della nostra Ambasciata Italiana in Iraq, si chiama Tell Gomel, ai piedi del Monte Maqloube, fu il luogo pianeggiante dove si combatté la celebre battaglia di Gaugamela (331 a.C.) tra Alessandro Magno, uscitone vittorioso, e il re persiano Dario III.</p>
<p>Qui la spedizione dei ricercatori udinesi ha potuto restituire al pubblico due importanti rilievi rupestri di epoca neo assira (VIII-VII a.C.), vandalizzati da numerosi e invasivi graffiti, ma anche una moltitudine di manufatti antichi.</p>
<p>Ritrovatisi dopo cinque anni ad analizzare ben 3000 chilometri quadrati della regione, gli studiosi italiani hanno finito per localizzare le tracce di un lago, ormai prosciugato, vecchio di oltre 20000 anni (tardo Pleistocene-primo Olocene) e i resti di artefatti che vanno dai primi insediamenti preistorici (datati oltre mezzo milione di anni fa) ai più recenti villaggi ottomani (fino al 1900 d.C.).</p>
<p>La missione ha anche rinvenuto numerose miniere inesplorate per l&#8217;estrazione della selce, centinaia di strumenti di epoca protostorica (V e IV millennio a.C.) e decine di grotte, ripari e aree frequentate dalle popolazioni preistoriche della regione, ambendo di mappare pure il vasto sistema di canalizzazioni del periodo neo assiro (VIII-VII secolo a.C.), come l’acquedotto di Jerwan, eretto dal re assiro Sennacherib per portare l’acqua a Ninive e al suo entroterra.</p>
<p>Il fascino della sua imponenza rivela dunque un uso sociale di valenza fondamentale; la sua funzione, che si è persa nel tempo, consente però, come accade con le rovine, di rintracciare l&#8217;antico splendore di una civiltà.</p>
<p>Vari sono i fattori che hanno portato alla riuscita di queste missioni italiane: una certa autonomía che i separatisti curdi vogliono da Baghdad, i giacimenti di petrolio presenti nella regione che ne consentono una certa prosperità malgrado la minaccia islamica e l’occupazione statunitense del dopo Saddam, la barriera militare che un pugno di combattenti denominati Peshmerga offrono nei confronti dei nemici (soprattutto dei guerriglieri dell’ISIS).</p>
<p>Parlando con i Curdi, oggi si avverte proprio questa tensione: per alcuni di loro i Cristiani restano “amici” ma gli Arabi musulmani sono ancora il “nemico” straniero da combattere e cacciare; per altri bisogna tollerare la presenza di musulmani, Arabi, Cristiani e pure Yazidi in virtù dell marea di rifugiati dopo i combattimenti per Mosul (la antica Ninive).</p>
<p>La campagna di ricerca del &#8220;Progetto archeologico regionale Terra di Ninive&#8221; (PARTeN) nell&#8217;ambito della missione archeologica italiana in Assiria (Maia), partita nel 2012 e diretta da Daniele Morandi Bonacossi, deve quindi districarsi e proteggersi in un ambiente non proprio ideale per attività che richiedono la presenza sul campo e pazienti opere di restauro.</p>
<p>Tuttavia essi hanno raccolto dati preziosi che arricchiscono le conoscenze sul diffondersi degli insediamenti umani in un luogo strategico dell&#8217;antica Mesopotamia, in un territorio che non esaurisce ancora il suo potenziale restando certamente un patrimonio inestimabile dei ricercatori sul Vicino Oriente, non solo per l&#8217;epoca assira, ma anche per i periodi preistorico e protostorico e per l&#8217;età Ellenistica, partica e islamica.</p>
<p>Le indagini degli archeologi dell&#8217;ateneo friulano, coadiuvati da specialisti delle università di Milano e di Roma culmineranno nella futura creazione di un parco archeologico-ambientale, sia per preservare il paesaggio locale dalle devastazioni dei guerrafondai che per la valorizzazione e diffusione della conoscenza rivolta al turismo nazionale ed internazionale.</p>
<p><strong>Diego Ferin</strong></p>
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