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	<title>Gli italianiIn genere quando muori sei l&#8217;ultimo a saperlo (Paul Mc Cartney). La storia  della presunta morte di uno dei Beatles &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>In genere quando muori sei l&#8217;ultimo a saperlo (Paul Mc Cartney). La storia  della presunta morte di uno dei Beatles</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2015 08:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/in-genere-quando-muori-sei-lultimo-a-saperlo-paul-mc-cartney-la-storia-della-presunta-morte-di-uno-dei-beatles/"><img width="1024" height="768" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/album-Beatles.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/album-Beatles.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/album-Beatles-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/album-Beatles-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/album-Beatles-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/album-Beatles-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/album-Beatles-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p><hr /><p>In occasione dell&#8217;uscita del nuovo disco di Ringo Starr &#8211; il batterista dei leggendari Beatles &#8211; uno di quei musicisti che hanno avuto la fortuna di testimoniare il cambiamento dei costumi negli anni &#8217;60 e &#8217;70 e di fare della splendida musica– torna all&#8217;attenzione una “leggenda” riguardante i favolosi quattro e più precisamente  Paul Mc Cartney e la sua supposta morte in un incidente stradale mentre alla guida della sua Aston Martin Db5 (quella di James Bond in “Goldfinger” ed altri capitoli della saga) in compagnia di una autostoppista di nome Rita stava tornando a casa. La ragazza,in fuga dai&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione dell&#8217;uscita del nuovo disco di Ringo Starr &#8211; il batterista dei leggendari Beatles &#8211; uno di quei musicisti che hanno avuto la fortuna di testimoniare il cambiamento dei costumi negli anni &#8217;60 e &#8217;70 e di fare della splendida musica– torna all&#8217;attenzione una “leggenda” riguardante i favolosi quattro e più precisamente  Paul Mc Cartney e la sua supposta morte in un incidente stradale mentre alla guida della sua Aston Martin Db5 (quella di James Bond in “Goldfinger” ed altri capitoli della saga) in compagnia di una autostoppista di nome Rita stava tornando a casa. La ragazza,in fuga dai genitori perché incinta,non aveva subito riconosciuto l&#8217;occasionale autista ma quando lo fece la leggenda dice che Mc Cartney si distrasse dalla guida bruciando un semaforo rosso e per evitare un&#8217;auto finì contro un albero,i due vennero sbalzati fuori e morirono entrambi.</p>
<p>Fine della storia? Certo che no,ma la riprenderemo tra poco&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il disco</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Intanto spendiamo due parole sul nuovo album di Ringo Starr,il diciottesimo da solista,intitolato “Postcards from Paradise” (Cartoline dal Paradiso).</p>
<p>Non è la prima volta che sir Ringo utilizza le cartoline per dirci qualcosa. I fans più metodici sicuramente ricorderanno il libro “Cartoline dai Beatles” (in Italia edito da Rizzoli) dove pubblicò una selezione delle cartoline che i favolosi quattro si erano spediti in un decennio (niente internet,no cellulari&#8230;ricordate quei tempi?) dai luoghi più vari. Un bel libro che raccontava sull&#8217;autore e sul suo atteggiamento nei confronti della vita molto di più di un&#8217;accurata biografia.</p>
<p>Ringo è sempre stato musicista per il piacere di esserlo,negli anni ha suonato tantissimo dal vivo,ha avuto successi in classifica in determinati periodi della sua carriera e soprattutto – a parere di chi scrive – insieme a Charlie Watts dei Rolling Stones,Keith Moon degli Who e Ginger Baker dei Cream è stato ed è uno dei grandi batteristi del rock “made in England”. Uno di quelli che non fa mai una rullata o un attacco uguale al precedente pretendendo libertà assoluta nell&#8217;esecuzione pur muovendosi nei canoni dei generi musicali che ama.</p>
<p>Nel nuovo disco si accompagna ai musicisti che sono con lui dal 2008 e con cui ha fatto diverse tourneè in questi anni. Nomi come Todd Rundgren,Steve Lukather,Greg Bissonette tra gli altri. Con ospiti di livello a partire da Dave Stewart (Eurythmics),Joe Walsh (Eagles) o Van Dyke Parks (con Brian Wilson in “Smile”).</p>
<p>Come spesso accade a Ringo la nostalgia diventa una sensazione diffusa nelle tracce del disco (ben suonato e prodotto) a cominciare dalla prima “Rory &amp; the Hurricanes”. Rory Storm (Alan Caldwell,scomparso nel 1972) era il leader di quella band. A Liverpool erano,almeno all&#8217;inizio,più famosi dei Beatles e Ringo era il loro batterista venuto dal “Dingle” (il quartiere povero della città).</p>
<p>Anche la canzone che dà il titolo al disco,”Postcards from Paradise”,ci parla del passato ma con i suoni del presente. Il testo è composto perlopiù dai titoli &#8211; trasformati in un discorso dal senso compiuto &#8211; di tante delle canzoni (con Beatles e non) di cui il capobanda è stato protagonista nel corso degli anni.</p>
<p>Questo diciottesimo lavoro dell&#8217;ex beatle scorre fluentemente e si ascoltano con piacere i grandi musicisti che lo hanno realizzato divertendosi,spero e credo,quanto me ascoltandolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La leggenda</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Un mese fa circa in internet ha iniziato a circolare una pseudo intervista a Ringo Starr in cui il musicista affermava che i sospetti riguardo alla morte di Paul Mc Cartney – la “leggenda” cioè – fossero da considerare più che fondati,anzi reali. Pochi giorni dopo lo stesso sito (worldnewsdailyreport.com) pubblicava una piccata risposta di Mc Cartney in cui il baronetto sosteneva che le arterie di Ringo fossero ormai al capolinea facendogli dire cose in libertà&#8230;</p>
<p>Una bomba penserete voi e la stessa cosa hanno pensato diverse testate internazionali pubblicando lo scambio tra i due. Una colossale burla nata da una testata notoriamente satirica e non nuova a “scoop” di questo genere,cioè falsi. Eppure la fascinazione per la “leggenda” nel pubblico e tra i fans è rimasta intatta scatenando di nuovo il dibattito.</p>
<p>La notte del nove novembre 1966 Paul Mc Cartney stava tornando a casa dopo una seduta di registrazione,era stanco. La poderosa e splendida Aston Martin Db5 non tenne la strada e – sempre secondo la “leggenda” &#8211; uno dei musicisti più famosi al mondo perse la vita.</p>
<p>Questa voce all&#8217;epoca durò per poco,nonostante i sospetti sembrava troppo inverosimile che un tale William Stuart Campbell per alcuni (un attore scozzese somigliante a Paul) o l&#8217;ex poliziotto canadese William Sheppard per altri fossero stati messi al posto dell&#8217;originale dopo una plastica facciale.</p>
<p>Nei successivi tre anni ci si dimenticò di questa storia fantasiosa fino a quando il dodici dicembre del 1969 il disk jockey Russell Gibb dai microfoni della radio WKNR di Detroit la rilanciò affermando di aver ricevuto una lettera (ovviamente anonima) in cui la “leggenda” veniva suffragata da una montagna di prove o segnali lasciati dagli stessi Beatles superstiti nelle loro canzoni e nelle copertine dei dischi. Da quel momento in tutto il mondo i fans iniziarono ad ascoltare gli album dei loro idoli al contrario,a velocità dimezzata,raddoppiata cercando di cogliere quelle frasi o quei rumori disseminati ad arte tra i solchi delle canzoni. Stessa cosa successe con le copertine – quella di “Sgt.Pepper&#8217;s lonely Hearts Club Band” fu passata al microscopio,quella di “Abbey Road” anche. Insomma,in tutto il mondo erano nati centinaia di milioni di Sherlock Holmes sulle tracce della soluzione del caso&#8230;</p>
<p>Va detto che il tutto era assai affascinante,ben costruito e sicuramente meritevole dell&#8217;attenzione di un eminente sociologo.</p>
<p>Le tracce erano innumerevoli,alcune francamente un po ridicole anche come cronologia come quelle che si riferivano alla copertina dell&#8217;album “Help!” dove Paul è l&#8217;unico senza cappello. E&#8217; doveroso osservare che quell&#8217;album uscì prima del supposto incidente del 1966&#8230;</p>
<p>Passiamo alla copertina di “Revolver” disegnata da Klaus Vormaan (amico sin dai tempi dello Star Club di Amburgo). Paul vi è ritratto defilato e di profilo con un&#8217;espressione che molti hanno definito di sofferenza. Poi le canzoni : riferimenti ad auto e fine dell&#8217;esistenza sono presenti in “Tomorrow never knows” (il cui titolo deriva dal Libro Tibetano dei Morti),in “Eleanor Rigby”,in “Taxman” ed in “Got to get you into my life”.</p>
<p>A proposito di cronologia storica anche questo album uscì prima del supposto incidente&#8230;</p>
<p>Subito dopo i quattro pubblicarono la raccolta “A Collection of Beatles Oldies (but Goldies!)” la cui copertina fu attentamente analizzata (ma chi controlla la sanità mentale dell&#8217;analista?) e si notò che l&#8217;auto in essa raffigurata andava dritta contro un personaggio somigliante a Mc Cartney. Il titolo : la parola oldies venne scomposta in ol-dies. O ed L sono nell&#8217;alfabeto le lettere che precedono P ed M che sono le iniziali di Paul,la seconda parte,dies,in inglese significa “muore” ed altre amenità del genere.</p>
<p>Per non parlare dei vari messaggi presi da targhe di auto come quella del Maggiolino che compariva sulla copertina di “Abbey Road” che era 28 IF (28 se&#8230;fosse vivo veniva da aggiungere),invece per quella di “Magical Mistery Tour” se si poneva il logo del gruppo davanti ad uno specchio sembrava diventare un numero (5371438) dove rispondeva una voce con le parole “Ti stai avvicinando&#8230;”</p>
<p>Ci stiamo avvicinando anche noi al pezzo forte della “leggenda” : la copertina e le canzoni dell&#8217;album “Sgt. Pepper&#8217;s Lonely Hearts Club Band”.</p>
<p>La cover dell&#8217;album si prestava molto,fu la prima in ambito rock a non raffigurare semplicemente la foto del gruppo ma uno scatto molto più elaborato del fotografo Michael Cooper.</p>
<p>Davanti ad un fondale pieno delle sagome di attori e personaggi storici o politici o musicali o semplicemente personaggi e basta c&#8217;erano i quattro Beatles in coloratissime divise militari che impugnavano degli strumenti : tre ottoni ed un legno,in termini tecnici,e indovinate chi aveva il legno,l&#8217;unico strumento diverso? Ma Paul ovviamente,Paul che veniva indicato dalla statuetta del dio Siva (“Il Distruttore”) che poi in realtà Siva non era ma Lakshmi,Paul il cui basso per mancini era raffigurato da una aiuola di fiori gialli,Paul che (raffigurato insieme agli altri tre da Madame Tussaud con le sue verosimili statue di cera) mette una mano sulla spalla di un Ringo dall&#8217;espressione affranta ed entrambi guardano verso il basso,verso un&#8217;eventuale tomba. Forse i fans pro “leggenda” dovrebbero chiedersi perché gli altri due (John e George) invece sorridono&#8230;</p>
<p>Tralasciamo per ora altre dozzine di particolari spulciati dai fedeli alla leggenda ed arriviamo alle canzoni : in quella di apertura che dà il titolo al disco Paul presenta un certo Billy Shears. Chi è? Secondo i fautori della “leggenda” Billy è il diminutivo di William – entrambi i supposti sostituti di Paul si chiamano così – e “Shears” può foneticamente essere “is here” (è qui). In realtà Billy Shears è solo un nome inventato per il personaggio del cantante della Banda dei Cuori Solitari del Sergente Pepe interpretato da Ringo Starr in “With a Little Help from My Friends” che è la canzone successiva.</p>
<p>Andando un po di fretta arriviamo alla gemma conclusiva del disco intitolata “A Day in the Life” (Un giorno nella vita). Un brano che nasce dall&#8217;unione di due melodie,supportato dall&#8217;orchestra sinfonica diretta dal produttore George Martin dove oltre alla vita di tutti i giorni (“Woke up,fell out of bed,drag a comb across my head”) si racconta di un incidente d&#8217;auto in cui perì un caro amico dei Beatles che si chiamava Tara Browne ed era uno degli eredi Guinness. I sospetti che il racconto non avesse il protagonista giusto furono immediati ma va detto che anni dopo in un&#8217;intervista John Lennon dichiarò di aver avuto ispirazione per il testo da un articolo del Daily Mail del 17 gennaio 1967 in cui si raccontava l&#8217;incidente.</p>
<p>Solo in questo disco sono contenute,tra copertina e canzoni,tantissime altre “tracce” che se vorrete potrete approfondire in rete insieme a tutte le altre che arrivano sino a dopo il 2000.</p>
<p>Restano due domande fondamentali : come facciamo noi a conoscere la dinamica della “morte” di Paul se oltre all&#8217;autostoppista Rita morta anch&#8217;essa nessuno ha testimoniato in tal senso e i due certo non avrebbero potuto confidare l&#8217;accaduto? La storia era troppo grossa per tenerla nascosta per quasi 50 anni e sicuramente sarebbe successo qualcosa di eclatante. E&#8217; una di quelle notizie senza prezzo e si sa che il danaro a molti può far comodo&#8230;</p>
<p>Seconda domanda : che fine ha fatto la macchina? Una Aston Martin – una “supercar” la chiameremmo oggi- certamente compare nei registri della casa produttrice e altrettanto certamente si può rintracciare.</p>
<p>Qualcuno lo ha fatto.</p>
<p>La Aston Martin Db5 guidata in quegli anni da Paul Mc Cartney è in Italia.</p>
<p>Per l&#8217;esattezza tempo fa si trovava in un&#8217;officina di Corsico Milanese per essere restaurata per conto del nuovo proprietario. Reca tracce di un incidente avvenuto probabilmente nella seconda metà degli anni &#8217;60 ma non così grave da causare la morte degli occupanti dell&#8217;auto. E questo è quanto.</p>
<p>Siamo partiti da un&#8217;alba nella campagna inglese,abbiamo proseguito negli studi di WKNR a Detroit e alla fine ci siamo ritrovati di fronte ad una officina meccanica alle porte di Milano. Siamo riusciti a chiarire il dubbio? Non saprei,so comunque quel che penso io e che pensa anche Paul Mc Cartney : Paul is Live. And well. (And Ringo too!).</p>
<p>&nbsp;</p>
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