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	<title>Gli italianiInchiesta sui rifiuti. Perugia differenzia, ma senza controlli adeguati non si colpisce chi inquina &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2017 23:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Strada Perugia-San Marco, proprio davanti all’Accademia britannica umbra. Una girandola spunta con i suoi colori allegri da un sacco della spazzatura, ruotando inconsapevolmente provocatoria, sospinta da un alito di vento. Un contrasto voluto: qualcuno l’ha messa lì apposta, come a evidenziare che quei rifiuti buttati per strada non dovrebbero esserci.</p>
<p>Passa una signora di una cinquantina di anni, prende una chiave e apre il cassonetto della differenziata, buttando regolarmente il suo, di sacchetto. Natalia è una donna delle pulizie, e lavora per un’anziana che ci tiene molto a non incorrere in contravvenzioni: intervistata, spiega che a volte chiama anche il numero verde per essere certa di non sbagliare la destinazione di quel che butta. Sentendo la sua storia, e osservando l’assurdo contrasto tra tre cassonetti chiusi e puliti, e una serie di rifiuti nelle loro immediate vicinanze, non si può fare a meno di domandarle: com’è possibile che ordine e disordine convivano nel raggio degli stessi cinque metri? Natalia spiega: “Questa è una zona in cui ai residenti viene data una chiave per i cassonetti. Succede che però passi qualcuno che la chiave non ce l’ha, e che butti tutto in questo contenitore per l’organico. Solo che è piccolo, e l’immondizia esce fuori prima che passino a prenderla”.</p>
<p>La raccolta dei rifiuti è, secondo la legge 146 del 1990, “servizio pubblico essenziale”: il che vuol dire che non si può limitare (ad esempio con delle chiavi) senza che ci sia una norma che lo preveda espressamente. Il regolamento del Comune di Perugia tuttavia non fa parola del sistema delle chiavi. “La vicenda è un po’ inusuale” commenta la geologa Marianna Morabito, direttore generale per i rifiuti al Ministero dell’Ambiente, invitando a indagare più a fondo.</p>
<p>L’ente che se ne occupa, com’è noto, è la Gesenu, ma parlare con qualcuno di competente è quasi impossibile: l’ingegner Massimo Pera, dirigente dei servizi esterni, sposta il suo appuntamento per l’intervista e poi non si fa trovare. A farne le veci è Sonia Rotini, direttore tecnico GSA comunicazione. Spiega come funziona la differenziata a Perugia: ci sono tre zone, dal centro alle periferie, e sono trattate in modi molto diversi. Il centro è servito “porta a porta”, il che vuol dire che ai residenti vengono forniti dei mastelli, ossia dei secchielli per l’immondizia, da mettere fuori dalla porta a certi orari, per permettere agli addetti di ritirarli. Un sistema quasi perfetto, che funziona senza distorsioni. Più si va verso le periferie però, più la faccenda si complica. Nella fascia semicentrale (di cui fa parte, ad esempio, il quartiere universitario Elce) c’è ancora la raccolta stradale, con bassa responsabilizzazione dell’utente. “Un meccanismo che cambierà”, assicura Rotini. Sì, ma quando? Non sa rispondere a questa domanda. Si arriva infine all’anello esterno, di cui fa parte San Marco, dove vige il sistema delle chiavi. In che consiste esattamente? Sonia Rotini spiega: “Secondo il regolamento del Comune, i cassonetti andrebbero posti all’interno delle proprietà individuali. Quando ciò non è possibile, ad esempio per la pendenza del terreno, vengono messi fuori dalle case. Per evitare che gli utenti vengano multati per rifiuti che altri mettono nei loro cassonetti, forniamo loro una chiavetta magnetica. E’ un servizio aggiuntivo”. In quanto tale, ha per caso anche un costo aggiuntivo o è compreso nell’imposta sui rifiuti? No, questo “optional” ha un prezzo: 166 euro. Qualcuno ha perfino deciso di “farsi giustizia da sé”, chiudendo il suo cassonetto con un lucchetto e rifiutandosi di pagare anche per la chiave magnetica.</p>
<p>Dunque, un sistema di pagamento che è di fatto l’unica scelta per chi vive nelle zone più periferiche di Perugia, creando una discrepanza di trattamento tra il centro, perfettamente servito, i quartieri semicentrali come Elce (dove Maria, studentessa di ventiquattro anni, parla di “quasi anarchia nella differenziata”) e le periferie.</p>
<p>Intervistato, Urbano Barelli, assessore all’Ambiente, si dimostra disponibile a rispondere alle domande. Partendo dalla prima, e cioè se sia a conoscenza o meno del sistema delle chiavi. “Non ne sapevo nulla” dice, per poi spiegare che anche se è assente dal regolamento (“che occorre aggiornare con questa informazione”, aggiunge), è facile capirne il senso: permette una maggiore tracciabilità. Parlando, esce finalmente fuori qual è il problema: benché Perugia sia uno dei Comuni dove la differenziata funziona meglio in Italia, complici anche le ridotte dimensioni della città, il tasso di evasione della Tari è alle stelle. La cifra è quantomeno inaspettata: nel solo 2016, l’imposta sui rifiuti è stata evasa per ben 3 milioni e 800 mila euro, con 600 evasori solo nel centro storico. Il Comune ha un piano per risolvere questo problema? “Assolutamente sì”, risponde l’assessore, “Abbiamo ideato un sistema di microchip per aumentare la tracciabilità. Inoltre si è pensato a un meccanismo fiscale di incentivi: si tratterebbe di far pagare la tassa sui rifiuti solamente sull’indifferenziata”. Se le soluzioni ci sono già, cosa si aspetta ad attuarle? “La vicenda giudiziaria in cui è coinvolta la Gesenu rallenta le cose”, ammette. “Se ne potrebbe iniziare a parlare per la fine dell’anno”.</p>
<p>Nel frattempo, però, in un Comune pur virtuoso come Perugia, il sistema della raccolta dei rifiuti grava sulle spalle dei pochi che pagano regolarmente la Tari. La Gesenu, anziché implementare la lotta all’evasione, magari aumentando i controlli, fa pagare una sovrattassa per delle chiavi a chi già paga ed è tracciato. I controllori su tutto il territorio del Comune, infatti, sono solamente quattro. In attesa di microchip e normative fiscali avanzate, forse potrebbe bastare il suggerimento di Pietro (ha richiesto che non fosse riportato il suo vero nome), proprietario di un bar nel quartiere Elce: “Perché non assumere qualche controllore in più?”. <em>Vox populi, vox dei.</em></p>
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