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	<title>Gli italianiIncontro storico per la pace. La lunga stretta di mano tra Pechino e Taipei &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Incontro storico per la pace. La lunga stretta di mano tra Pechino e Taipei</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2015 17:44:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/incontro-storico-per-la-pace-la-lunga-stretta-di-mano-tra-pechino-e-taipei/"><img width="560" height="315" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1.jpg 560w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1-300x169.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p><hr /><p>A distanza di 66 anni, ripartono con una lunga stretta di mano (durata oltre 1 minuto!) i rapporti tra la Repubblica popolare e Taiwan. Il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo taiwanese Ma Ying-jeou si sono incontrati sabato a Singapore, primo faccia a faccia tra i vertici dei rispettivi Paesi da quando nel 1949 la fine della guerra civile tra i comunisti di Mao e i nazionalisti di Chiang Kai-shek vide questi ultimi riparare, da perdenti, sull&#8217;isola oltre lo Stretto di Formosa. Da quel momento le due leadership hanno governato sotto regime antitetici (di tipo democratico a Taiwan,&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di 66 anni, ripartono con una lunga stretta di mano (durata oltre 1 minuto!) i rapporti tra la Repubblica popolare e Taiwan. Il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo taiwanese Ma Ying-jeou si sono incontrati sabato a Singapore, primo faccia a faccia tra i vertici dei rispettivi Paesi da quando nel 1949 la fine della guerra civile tra i comunisti di Mao e i nazionalisti di Chiang Kai-shek vide questi ultimi riparare, da perdenti, sull&#8217;isola oltre lo Stretto di Formosa. Da quel momento le due leadership hanno governato sotto regime antitetici (di tipo democratico a Taiwan, monopartitico in Cina) raggiungendo nel 1992 un&#8217;intesa non priva di criticità: quell&#8217;anno Pechino e Taipei si accordarono sul riconoscimento dell&#8217;esistenza di &#8220;una sola Cina&#8221; continuando tuttavia, ognun per sè, a interpretare la formula a proprio piacimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrambi i governi si definiscono i legittimi rappresentanti di quella &#8220;sola Cina&#8221;, con la differenza sostanziale che la maggior parte della comunità internazionale oggi riconosce Pechino come proprio interlocutore. Questo comporta per Taipei un isolamento diplomatico di cui -stando al comunicato stampa rilasciato da Ma Ying-jeou- i due leader hanno avuto modo di discutere a porte chiuse.</p>
<p>Per il Dragone, Taiwan è una &#8220;provincia ribelle&#8221; da riannettere alla madrepatria anche a costo di passare alle maniere forti (nel 2005 Pechino ha varato una legge anti-secessione che autorizza l’uso delle forze armate qualora l’isola si dovesse dichiarare formalmente indipendente. Concetto costantemente ribadito dai 1600 missili balistici tutt&#8217;oggi rivolti verso l&#8217;ex Formosa).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Niente può separarci. Siamo un&#8217;unica famiglia&#8221;, ha dichiarato Xi Jinping, invitando i popoli su entrambi le sponde dello Stretto a non lesinare gli sforzi per &#8220;la grande rinascita della nazione cinese&#8221;, &#8220;siamo come due fratelli tenuti ancora insieme dalle nostre carni mentre le nostre ossa sono rotte&#8221;. Un&#8217;unica famiglia in cui, tuttavia, &#8220;entrambe le parti debbono rispettare reciprocamente i valori e lo stile di vita dell&#8217;altro&#8221;, ha risposto Ma Ying-jeou alludendo al sistema liberale in vigore sull&#8217;isola, fonte di non pochi grattacapi per il regime a Partito unico di Pechino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sebbene i rapporti tra i due cugini asiatici siano nettamente migliorati a partire dal 2008, anno in cui la leadership è passata nelle mani di Ma e del Guomindang (il Partito nazionalista), lo scorso anno l&#8217;opinione pubblica ha puntato i piedi all&#8217;annuncio di un nuovo accordo bilaterale sui servizi che, secondo molti, rischia di penalizzare le piccole e medie imprese taiwanesi. Le proteste, sfociate nell&#8217;occupazione studentesca del parlamento di Taipei (la Rivoluzione dei Gelsomini), sono riuscite a posticipare la ratifica del trattato, ma hanno finito per innalzare il livello di guardia a Pechino, particolarmente occhiuto quando a levare gli scudi sono le periferie dell&#8221;Impero&#8221; (leggi: Taiwan, Hong Kong, Tibet e Xinjiang).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come preannunciato alla vigilia del meeting, l&#8217;incontro di sabato non ha portato alla firma di nuove intese commerciali. Né ha visto un reale upgrade qualitativo nei rapporti diplomatici: sebbene Xi e Ma si siano accordati per l&#8217;istituzione di una hotline tra le due agenzie semigovernative fin&#8217;oggi incaricate di gestire le relazioni nello Stretto (il Consiglio per gli Affari Continentali e l’Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato), i due leader si sono rivolti l&#8217;un l&#8217;altro con il generico termine di &#8220;mister&#8221; al fine di evitare quello ufficiale di &#8220;presidente&#8221;. Da escludere, quindi, un ammorbidimento cinese per quanto riguarda il riconoscimento di Taiwan come entità statale autonoma (ben indottrinati in proposito i media governativi cinesi non hanno esitato a<a href="http://sinosphere.blogs.nytimes.com/?module=SF-FixedNav&amp;action=click&amp;contentCollection=World&amp;region=TopBar&amp;pgtype=Blogs"> pixellare la spilletta </a>con i colori di Taiwan appuntata sulla giacca di Ma e a tagliare il suo intervento in conferenza stampa). Inoltre, secondo il quotidiano hongkonghese South China Morning Post, Taipei avrebbe gradito che lo storico faccia a faccia venisse ospitato dalle Filippine nel contesto più formale del summit Apec (Asia Pacific Economic Cooperation) in agenda nei prossimi giorni a Manila. Richiesta respinta dai compagni di Pechino, che hanno optato per Singapore, location neutra già sede, nel 1993, di un primo inedito incontro tra il Consiglio per gli Affari Continentali e l’Ufficio per gli Affari di Taiwan.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Decisamente più indicativo il tempismo scelto per il meeting, di poco successivo al passaggio di una nave militare americana a 12 miglia nautiche da alcune isole artificiali del Mar Cinese Meridionale che Pechino considera entro i suoi confini territoriali, e a un paio di mesi dalle elezioni presidenziali taiwanesi. Da una prospettiva macro, il vertice (del tutto inatteso) avrebbe avuto quindi due funzioni principali: innanzitutto quella di rassicurare uno dei vicini regionali sulle intenzioni pacifiche del Dragone nelle acque contese (Pechino e Taipei avanzano rivendicazioni incrociate su alcuni degli atolli del Mar Cinese). Rassicurazione da leggersi, nondimeno, come un messaggio subliminale diretto a Washington, dal momento che gli Stati Uniti sono ancora blindati a Taipei dal Taiwan Relation Act, un lascito della Guerra Fredda. In secundis, l&#8217;incontro serve a riaffermare la fiducia del gigante asiatico al Partito nazionalista e assicurare il mantenimento dello status quo in un momento in cui la politica interna dell&#8217;ex Formosa si fa via via più magmatica. Se infatti il candidato del Democratic Progressive Party (DPP), Partito di orientamento filo-indipendentista e &#8220;amico&#8221; dei Gelsomini, viene dato in testa ai sondaggi, il Guomindang si è trovato a dover <a href="http://www.scmp.com/news/china/policies-politics/article/1869975/taiwans-presidential-election-season-shifts-higher-gear">sostituire in extremis il proprio </a>con l&#8217;attuale capo del partito, Eric Chu, a causa dell&#8217;impopolarità ottenuta dalla sua prima scelta. In questo contesto, pertanto, l&#8217;incontro al vertice -mal digerito dal DPP- avrebbe lo scopo di cementare l&#8217;elettorato taiwanese intorno al presidente uscente e ai suoi uomini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Il Guomindang ha una più lunga tradizione di rapporti con i funzionari cinesi. Si avvale di tutta una serie di canali privilegiati e viene visto come il Partito di Taiwan in grado di evitare una guerra nello Stretto e rafforzare contatti amichevoli tra le due sponde&#8221;, spiega al Guardian Michael Cole, senior officer presso il think tank Thinking Taiwan Foundation. Da quando Ma Ying-jeou ha assunto il suo incarico, Pechino e Taipei hanno siglato 23 accordi di cooperazione, mentre il volume dei commerci tra le due Cine ammonta ormai a 170 miliardi di dollari annui. Ecco che scongiurare un&#8217;inversione a U nella politica di buon vicinato coltivata dai nazionalisti risulta di importanza primaria per il Dragone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alla fine come ha dichiarato Ma Ying-jeou in conferenza stampa: &#8220;A me restano soltanto sei mesi [di governo], ma Xi ha ancora davanti a sé almeno altri sette anni&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/incontro-storico-per-la-pace-la-lunga-stretta-di-mano-tra-pechino-e-taipei/">Incontro storico per la pace. La lunga stretta di mano tra Pechino e Taipei</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/incontro-storico-per-la-pace-la-lunga-stretta-di-mano-tra-pechino-e-taipei/"><img width="560" height="315" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1.jpg 560w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1-300x169.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cina1-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>]]></content:encoded>
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