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	<title>Gli italianiIndro Montalelli, uno straniero in patria. Un simbolo del novecento che non lascia eredi &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2015 11:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/indro-montalelli-uno-straniero-in-patria-un-simbolo-del-novecento-che-non-lascia-eredi/"><img width="800" height="600" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli.jpg 800w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p><hr /><p>Dall’anno della sua morte, il 2001, di biografie su Indro Montanelli ne sono state scritte a iosa, forse più di una ventina; eppure solo questa lascia intravedere l’uomo Montanelli oltre il giornalista, l’intellettuale, il personaggio. Nell’agile forma del susseguirsi d’aneddoti curiosi è una lettura che affascina, permeata dalla stima e dall’affetto dell’autore, Giancarlo Mazzuca. Del resto Montanelli, (quasi) senza figli, a chi donò affetto e ricordi della sua vita romanzesca? Ai giornalisti suoi figli ed eredi intellettuali, in particolare a coloro che lo seguirono nell’impresa destinata ad avere vita breve de La Voce, caduca poiché troppo elitaria nei toni e&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/indro-montalelli-uno-straniero-in-patria-un-simbolo-del-novecento-che-non-lascia-eredi/">Indro Montalelli, uno straniero in patria. Un simbolo del novecento che non lascia eredi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dall’anno della sua morte, il 2001, di biografie su Indro Montanelli ne sono state scritte a iosa, forse più di una ventina; eppure solo questa lascia intravedere l’uomo Montanelli oltre il giornalista, l’intellettuale, il personaggio. Nell’agile forma del susseguirsi d’aneddoti curiosi è una lettura che affascina, permeata dalla stima e dall’affetto dell’autore, Giancarlo Mazzuca. Del resto Montanelli, (quasi) senza figli, a chi donò affetto e ricordi della sua vita romanzesca? Ai giornalisti suoi figli ed eredi intellettuali, in particolare a coloro che lo seguirono nell’impresa destinata ad avere vita breve de <em>La Voce</em>, caduca poiché troppo elitaria nei toni e nelle opinioni, ma soprattutto senza una copertura economica sufficiente alle spalle (siamo non a caso nel post-divorzio con Berlusconi).</p>
<p>Il libro di Mazzuca è una lettura adatta a chiunque si interessi di grandi uomini in genere, di grandi giornalisti in particolare, e anche di Novecento; sì, perché Montanelli incarna, lui e le sue conoscenze di una vita, lo scorso secolo &#8211; non a caso l’autore sottolinea che Indro “ha preferito congedarsi da tutti i suoi lettori non appena è scoccata l’ora del nuovo millennio: il Duemila non faceva per lui. Straniero in patria e straniero nel nuovo millennio”. Il grande, complesso Novecento permeava la persona di Montanelli per tanti e tanti motivi, ma soprattutto perché egli stesso vi si identificò, seguendo fisicamente la storia laddove la vedeva mutare, diventando dapprima voce del fascismo in Italia e poi dividendosi tra Spagna e Finlandia come inviato speciale, ma soprattutto pubblicando, più maturo, una delle più note e vendute Storie d’Italia. Fu personaggio novecentesco e conobbe i più grandi della sua epoca; incontrò più volte Ernest Hemingway, che Indro concepiva, a sorpresa ma non del tutto a torto, come l’ultimo dannunziano (“Un D’Annunzio della prateria”, “un decadente puro” che rispetto al Vate “aveva la stessa concezione eroica del romanzo vissuto”). La donna che l’autore de <em>Il vecchio e il mare</em> sposò per terza la ebbe, pare, per una notte anche Montanelli, quando condivisero la paura di morire (e non solo) sotto i bombardamenti del conflitto russo-finlandese, in un hotel a Helsinki. Non una donna qualunque, ma Martha Gellhorn, capace e coraggiosa giornalista di trincea, che non abbandonò indole e vocazione neanche dopo la guerra, quando fu inviata ai processi di Norimberga e nel ’61 a quello contro Eichmann, schierandosi peraltro contro gli Usa nella guerra in Vietnam. E’ stato anche istituito in suo onore il “Martha Gellhorn Prize for Journalism”. Indro Montanelli fu il Novecento non solo, certo, per la conoscenza di Hemingway e della Gellhorn; la sua vita incrociò quella di tanti altri grandi uomini e simboli del Secolo Breve: quella di Mussolini, anche quella di Hitler (seppur fugacemente e non si sa quanta veridicità accompagni l’aneddoto), quella di Prezzolini, di Leo Longanesi, di Spadolini, quella di nobili e scrittori e politici e filosofi e uomini di fede e d’armi, e soprattutto quelle di una schiera di giornalisti e intellettuali che lo precedevano e da cui imparò velocemente il mestiere, i cui insegnamenti fu in grado di trasfondere in un altro nutrito gruppo di giornalisti suoi adepti. Tra questi Giancarlo Mazzuca, che così chiude la biografia, con un ringraziamento e il celato timore che assieme a Cilindro Montanelli se ne sia andato non solo un grande giornalista, non solo il Novecento, ma anche la figura stessa del giornalista, del <em>reporter</em> in tempo di guerra e di pace, in un periodo storico in cui la crisi della carta stampata coinvolge anche una bellissima figura professionale ed umana; perché il giornalista è un curioso, è un interprete, è un tessitore di notizie, ed è generoso di quelle trame, è goloso di verità, solo quella conta per lui, e il trasmetterla nel modo giusto.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/indro-montalelli-uno-straniero-in-patria-un-simbolo-del-novecento-che-non-lascia-eredi/">Indro Montalelli, uno straniero in patria. Un simbolo del novecento che non lascia eredi</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/indro-montalelli-uno-straniero-in-patria-un-simbolo-del-novecento-che-non-lascia-eredi/"><img width="800" height="600" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli.jpg 800w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/montanelli-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p>]]></content:encoded>
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