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	<title>Gli italianiInformazione senza controllo e &#8220;bufale&#8221; in libertà &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Dec 2017 17:41:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/informazione-senza-controllo-bufale-liberta/"><img width="285" height="177" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet.png 285w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/12/internet-96x60.png 96w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" /></a></p><hr /><p>La pubblicità, si sa, è l’anima (un po’mefistofelica a dire il vero) del commercio, e in quest’ambito vige la proverbiale, indiscussa sacralità di Sua Altezza il Consumatore. Una sacralità che sconfina nella mania. E così, se uno vuole sorseggiare un buon vino ma senza particolari pretese, è logico che ne acquisti preferibilmente uno DOC (Denominazione di Origine Controllata). Invece, se è un fissato del cordon bleu e propende per un “Aglianico del Vulture Superiore” è inevitabile che punti in primo luogo a un DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Laddove, se desidera gustare qualche specialità gastronomica particolare come l’aceto&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">La pubblicità, si sa, è l’anima (un po’mefistofelica a dire il vero) del commercio, e in quest’ambito vige la proverbiale, indiscussa sacralità di Sua Altezza il Consumatore. Una sacralità che sconfina nella mania. E così, se uno vuole sorseggiare un buon vino ma senza particolari pretese, è logico che ne acquisti preferibilmente uno DOC (Denominazione di Origine Controllata). Invece, se è un fissato del cordon bleu e propende per un “Aglianico del Vulture Superiore” è inevitabile che punti in primo luogo a un DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita). Laddove, se desidera gustare qualche specialità gastronomica particolare come l’aceto balsamico di Modena, è altrettanto logico che prediliga come minimo un DOP (Denominazione di Origine Protetta). Ma è pure indubitabile che il paranoico attento soprattutto al luogo d’origine del prodotto si tuffi sull’IGP (Indicazione di Origine Protetta), o sull’IGT (Indicazione Geografica Tipica). E se sogna una mozzarella coi fiocchi non ci si stupisca se esiga in primo luogo un STG (Specialità Tradizionale Garantita), né ci si meravigli se il fanatico del miele lucano si infatui di un PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) o di un BIO (Prodotto Biologico). Insomma, al giorno d’oggi, nel Circo Barnum della commercializzazione super regolamentata, si vive costantemente in un vorticoso, variegato tourbillon che va dalla Pura Lana al Vero Cuoio, dal lardo di Colonnata al pane d’Altamura, dal Polletto Vallespluga al prosciutto San Daniele, dal marchio di garanzia al certificato di provenienza, dal logo più rinomato alla griffe all’ultimo grido. Il tutto suggellato da un parossismo di timbri, attestati e certificazioni che ha dell’incredibile. Nulla da eccepire, ci mancherebbe. A nessuno piacerebbe essere truffato nell’acquisto di un buon vino o di un bel vestito, ed è più che normale che le cose vadano così. Tuttavia, dopo avere convenuto sull’opportunità dell’adozione di strumenti atti a salvaguardare il consumatore da articoli taroccati o scadenti, nessuno si chiede per quale diavolo di motivo tale garanzia debba latitare sul piano delle notizie giornalistiche. Quelle da diffondere al grande pubblico, insomma. Perché, sapete, l’effetto scaturito da alcuni titoli &#8211; in particolare quelli via web &#8211; è davvero straniante, tanto che a volte ci si sorprende a chiedersi se questa che ci tocca vivere sia la vera realtà o piuttosto un sogno ad occhi aperti. Insomma: uno legge il quotidiano preferito e va a letto con delle certezze. Poi però il giorno appresso ti siedi alla consolle e scopri con grande sconcerto che le Torri Gemelle se l’è fatte precipitare addosso quel cialtrone di Bush, che l’uomo non ha mai messo piede sul nostro satellite, che Michael Jackson è ancora vivo (ovverossia che non è mai morto), che i vaccini provocano l’autismo, che le scie chimiche ci stanno lentamente uccidendo, che la gente è terrorizzata dal morbo di Morgellons, che l’HAARP ci sta cambiando il clima direttamente sulle nostre teste e via vaneggiando. Per non menzionare poi il complotto degli Illuminati, l’Area 51, il continuo avvistamento di Ufo o i misteriosi boati planetari annunci di chissà quali immani catastrofi. Insomma, se tarocchi un Brunello di Montalcino vai in galera, ma su internet puoi tranquillamente propalare le peggiori &#8211; e dannose &#8211; panzane senza che nessuno di dovere alzi un dito per fare chiarezza o per smentire. Anzi, appena ci si azzarda a propugnare l’adozione di contromisure atte a contrastare il fenomeno subito si leva un coro di critiche e accuse &#8211; specie da parte dei Pentastellati &#8211; paventando attentati alla libertà d’espressione e tentativi di bavaglio al libero pensiero. Così tutto resta come prima e peggio di prima, col risultato che uno a volte non sa più a chi dare retta. In ambito economico e politico poi le “fake” (che giornalisticamente qualche tempo fa si indicavano col sofisticato lemma di provenienza francese “ballon d’essai”) possono rivelarsi ancora più perniciose, essendo in grado di rovinare, senza pagar pegno, l’immagine pubblica di chicchessia, suscitare gravi turbamenti collettivi, condizionare risultati elettorali o provocare il crollo di intere economie. Insomma, si rischia di passare dalla politica “sangue e merda” di Evangelistiana memoria all’assai più immaginifica ma nociva “sangue, merda e bufale a go-go”. Una di queste è stata la singolare inchiesta giornalistica sulle “fake news” promulgata di recente </span><a href="https://www.buzzfeed.com/albertonardelli/one-of-the-biggest-alternative-media-networks-in-italy-is?utm_term=.nh5V1VaxZ#.igjjxjyYD"><span style="font-family: Calibri;">da “Buzzfeed</span></a><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">” e “</span><a href="https://www.nytimes.com/2017/11/24/world/europe/italy-election-fake-news.html"><span style="font-family: Calibri;">New York Times</span></a><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">”. “Buzzfeed” (sito web d’informazione che distribuisce articoli attinti dalla rete) ha appunto portato alla scoperta in Italia di una pletora di siti web e account social responsabili di campagne di disinformazione realizzate attraverso la pubblicazione di “bufale”, con l’aggiunta di strani collegamenti fra siti filo-grillini e filo-leghisti. A sua volta il “New York Times”, quotatissimo organo d’Oltreatlantico, ha ripreso la notizia (o fake?) rilanciandola ed esprimendo a sua volta perplessità e preoccupazioni per le prossime elezioni di primavera. Elezioni che vedrebbero la nostra penisola &lt;punto debole di una sempre più vulnerabile Europa&gt;. A far paura sarebbero in particolare le possibili ingerenze di quel marpione di Putin. Ingerenze analoghe a quelle che &#8211; a sentire i due “blasonati” massmedia &#8211; avrebbero già condizionato le ultime presidenziali Usa. Quelle che hanno portato all’elezione di Trump, per intenderci. Il “Nyt” ha fatto pure tanto di nome e cognome, accusando in particolare un tale Andrea Stroppa. Si tratta di un pressoché sconosciuto esperto in cyber security, già collaboratore di Marco Carrai, consigliere di Matteo Renzi. Uno che già in precedenza aveva evidenziato, anche sul suo profilo Twitter, gli anomali collegamenti fra i siti vicini ai pentastellati e quelli leghisti. Quindi, se è vero che a pensare male si farebbe peccato ma ci si azzeccherebbe quasi sempre, non si può biasimare l’aspra reazione di Grillo e i suoi. Secondo i quali queste notizie sarebbero a loro volta delle “fake news”. Le due prestigiose testate infatti, a sentire il comico genovese, prima di diffonderla, avrebbero dovuto quanto meno approfondire la ricerca invece di prendere come oro colato il parere di un pivello alle dirette dipendenze del duetto piddino Carrai-Renzi. Per il blog del capo spirituale dei Cinquestelle, insomma, saremmo alle prese di un pozzo avvelenato preparato ad arte da un Renzi dato oramai alla canna del gas: &lt;”New York Times” e “Buzzfeed” pubblicano a distanza di tre giorni due presunte “inchieste giornalistiche” &#8211; mette nero su bianco il movimento grillino -. Ma le due inchieste arrivano, guarda caso, alla vigilia della Leopolda di Matteo Renzi, quest’anno dedicata, guarda ancora il caso, proprio alle fake news…&gt;. E poi l’affondo, legittimo e sacrosanto: &lt;Diciamocelo chiaramente: sembra un giochino apparecchiato su misura dal segretario del Pd, oramai in caduta libera&gt;. Per i Pentastellati insomma non ci sarebbero dubbi: &lt;Entrambi i pezzi, apparentemente indipendenti, nascono da una ricerca condotta da un tecnico del web non strettamente indipendente, Andrea Stroppa, arruolato nella “Cys4”, la società di sicurezza presieduta da Carrai, “braccio destro” di Renzi, al quale l’ex premier voleva persino affidare la guida dei servizi segreti italiani&gt;. A questo punto però Stroppa ha prontamente replicato a Grillo, rivelando che &lt;Nel 2013 ho votato M5S e se il programma sarà convincente non esiterò a votarvi nuovamente&gt;. Comunque sia il senatore M5S Bruno Marton, componente del Copasir ascoltato dall’agenzia Cyber Affairs, taglia corto e non intende sentire ragioni: &lt;Qualsiasi strumento si possa mettere in atto per limitare l’influenza di queste notizie false va assolutamente usato, senza influire però nelle libertà dei social media e di Internet&gt;. Meglio tardi che mai: ora che ad essere vittime delle fake sono loro, i Cinquestelle non hanno più dubbi, e la parola d’ordine è “bisogna regolare”! A Marton inoltre ha fatto subito eco Carrai, che dal “Corriere della Sera” ha rincarato la dose, descrivendo alla perfezione l’origine del problema: &lt;Ecco, questo è un esempio di fake news. Un tempo l’informazione era verticale, garantita da un’auctoritas e divulgata solo dai quotidiani&gt;. Oggi invece &#8211; ha tuonato il braccio destro di Renzi &#8211; &lt;grazie ai social, l’informazione è diventata orizzontale: si autoalimenta e per i follower diventa vero solo ciò che è virale&gt;. Insomma i rischi, ha concluso, sono di &lt;manipolazione dell’informazione, diffusione di notizie false tese a creare confusione e ad alimentare la rabbia sociale. Prenda l’esempio dei vaccini o della foto del funerale di Riina&gt; Che dire? Benvenuto sulla terra. Vale a dire nel perfido mondo di Fakeland&#8230;</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Angelo Spaziano</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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