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	<title>Gli italianiIntervista all&#8217;autore di Educazione siberiana, Nicolai Lilin &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Intervista all&#8217;autore di Educazione siberiana, Nicolai Lilin</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2016 13:33:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina_mira</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/intervista-allautore-di-educazione-siberiana-nicolai-lilin/"><img width="600" height="672" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin.jpg 600w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin-268x300.jpg 268w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin-57x64.jpg 57w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p><hr /><p>A soli trentasei anni, basta guardarlo per percepire che Nicolai Lilin non ha vissuto una sola vita. Sono almeno cinque. I suoi tatuaggi raccontano la prima: nasce nel 1980 in una terra allora comunista, la Transnistria (ora moldava), in un contesto del tutto particolare; proprio qui era stata confinata una stirpe siberiana, gli urka, i cosiddetti “criminali onesti”. La morale degli urka siberiani da cui Nicolai viene cresciuto (o meglio, addestrato) è piena di contraddizioni: si fa portatrice di ideali cattolici laddove il regime comunista li bandisce, ma contestualmente è la concretizzazione della legge del più forte. Il ragazzo viene&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A soli trentasei anni, basta guardarlo per percepire che Nicolai Lilin non ha vissuto una sola vita. Sono almeno cinque. I suoi tatuaggi raccontano la prima: nasce nel 1980 in una terra allora comunista, la Transnistria (ora moldava), in un contesto del tutto particolare; proprio qui era stata confinata una stirpe siberiana, gli <em>urka</em>, i cosiddetti “criminali onesti”. La morale degli <em>urka</em> siberiani da cui Nicolai viene cresciuto (o meglio, addestrato) è piena di contraddizioni: si fa portatrice di ideali cattolici laddove il regime comunista li bandisce, ma contestualmente è la concretizzazione della legge del più forte. Il ragazzo viene educato da subito ai coltelli, alla violenza, al non rispettare le forze dell’ordine. Un concetto di giustizia agli antipodi rispetto al nostro garantismo, al nostro positivismo giuridico. L’indole del giovane Nicolai è però curiosa e sensibile, e l’amore per la lettura ben presto lo porta a percepire l’educazione siberiana come angusta se assolutizzata, se ritenuta insomma l’unica via eticamente corretta. Il ragazzo inizia fin da subito a cercare nuovi riscontri, nuove verità, parlando con le persone ma soprattutto leggendo libri. A guardarlo, si diceva all’inizio, è evidente che ha vissuto più vite. Della prima racconta nel suo best seller, Educazione siberiana, e nel meno noto ma non meno interessante Storie sulla pelle: un ritorno alla primitività, all’ancestralità del simbolo (il tatuaggio siberiano), all’<em>homo homini lupus </em>di plautina memoria, però edulcorato da un forte senso di famiglia, di comunità, che ricorda un poco anche la nostra mafia. Questi gli esordi alla vita. Gli anni seguenti sono per Nicolai Lilin ancor più singolari, se possibile: dalla guerra in Cecenia a quella in Afghanistan, a quella in Iraq, presta servizio militare e in seguito consulenze nell’ambito dell’antiterrorismo. Coniuga una profonda conoscenza della politica ad un talento artistico eclettico. Attualmente vive a Milano, città che gli ha dato la possibilità di raccontare le sue storie raggiungendo un successo editoriale che molti autori nostrani si vedono precluso. Il suo romanzo d’esordio, Educazione siberiana (2008), è stato venduto in 24 Paesi, tradotto in 19 lingue. Nel 2013 il premio Oscar Gabriele Salvatores ha deciso di trarne un bellissimo film, interpretato anche da John Malkovich. Il bello dei romanzi di Lilin è che incarnano una funzione importante dell’arte: la stessa che in Guernica Picasso affidava ad un discreto fiore che usciva dall’elsa di una spada spezzata. La speranza. Il racconto della violenza, e la redenzione tramite l’amore. L’elaborazione della violenza (in questo caso personale che si interseca a quella sociale e storica), finalizzata alla denuncia del suo orrore, alla scelta dell’amore, del buono.</p>
<p><strong>Il 28 giugno è uscito il tuo nuovo romanzo. Di che cosa parla, in estrema sintesi?</strong></p>
<p>Il titolo, Spy story Love story, riassume in maniera commerciale ma esaustiva l’argomento. Il mio libro racconta di un killer della mafia russa che scopre la propria umanità attraverso l’amore.</p>
<p><strong>Quanto di autobiografico c’è in questo ultimo romanzo?</strong></p>
<p>Tutti i miei libri sono molto autobiografici, perché credo in quello che diceva Dostoevskij quando affermava che uno scrittore vero intinge la propria penna nel sangue. I miei sono molto autobiografici, sì, ma non sono autobiografie. Sono esperienze raccontate attraverso il prisma letterario. L’ultimo libro è uno di questi: è un romanzo in cui la struttura narrativa è totalmente inventata, così come la vicenda, i personaggi, però il materiale con cui sono composti e anche tutto quello che è legato ai loro sentimenti, al loro modo di vedere il mondo, a quello che è il loro discorso introspettivo, quelle sono cose reali che ho vissuto sulla mia pelle o che ho visto accadere a persone che conoscevo. In questo libro descrivendo il protagonista, ad esempio, mi sono ispirato ad una persona vera, un killer della criminalità organizzata russa che faceva parte di un grande gruppo di cui faceva parte anche mio padre. Questa persona l’ho conosciuta e quando ero ragazzo ero molto impressionato da lui – impressionato in senso negativo ma anche positivo. Io volevo diventare come lui perché era una persona forte, però mi faceva molta paura perché era un personaggio non buono. Il fatto che lui portava dentro un marchio del male lo si vedeva guardandolo. E questa cosa da una parte mi spaventata, dall’altra creava in me una curiosità enorme. In Spy story Love story dico che questo personaggio di killer spietato, che vive con un elemento maligno dentro di sé, tuttavia trova rifugio nei libri. Questa è una cosa vera, l’uomo a cui mi sono ispirato faceva esattamente così. Una volta, ai funerali di un suo carissimo amico a cui tutti piangevano, perfino mio papà che ho visto piangere forse due volte in tutta la mia vita, lui era impassibile. Gli ho domandato perché non piangesse, nonostante il morto fosse come un fratello per lui. E lui mi ha detto: “Io piango soltanto quando leggo”. Lì ho capito che per lui la lettura era un modo di vivere la vita vera. Lui si rifugiava nella lettura per provare le emozioni che nella vita non poteva permettersi di provare. Anche questa è una forma di disperazione, di privarsi delle cose importanti.</p>
<p><strong>Come sei diventato scrittore?</strong></p>
<p>Per caso. Facevo parte di un’associazione culturale, mi è stato chiesto di scrivere due righe per uno spettacolo teatrale. Alcuni miei scritti sono finiti in mano ad una persona importante nell’ambito della letteratura: Walter Barberis, che era ed è tuttora segretario generale di Einaudi. Gli sono piaciuti, e così è nato Educazione siberiana.</p>
<p><strong>Murakami paragona la scrittura alla corsa, afferma che bisogna esercitarsi tutti i giorni con metodicità. Il tuo processo creativo è analogo o meno organizzato?</strong></p>
<p>Io scrivo molto, scrivo di getto. Si può dire che scrivo secondo l’ispirazione del momento. Quindi per rispondere alla domanda, direi che no, non scrivo come corro. Trovo che ci sia qualcosa di terapeutico nella scrittura, aiuta ad elaborare.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti creativi per i prossimi mesi? C’è qualcosa che non hai ancora raccontato a nessun giornale?</strong></p>
<p>Beh, mi hanno offerto un sacco di soldi per partecipare al “Grande fratello vip”, e visto che sono molto preoccupato per i miei collaboratori – i ragazzi che lavorano con me nell’ambito del tatuaggio – e voglio vederli felici e sereni, penso che mi sacrificherò per un paio di mesi per loro. (<em>Ride</em>, ndr) No, sto scherzando. Ora sto scrivendo il mio nuovo libro, che uscirà questo dicembre, sempre edito da Einaudi. Questo romanzo sarà un libro di favole criminali, il titolo provvisorio è “Fiabe fuorilegge”. Sarebbero le fiabe che una volta i delinquenti raccontavano ai loro figli, dove la polizia, il governo, i banchieri sono cattivi, invece la gente povera è fatta di buoni. C’è poi una serie televisiva, che è stata già acquistata da una compagnia, non posso dire quale perché siamo ancora agli inizi. Per capirci, solo ieri ho scritto il <em>pitch </em>(L’intervista è del 26 luglio, ndr). Infine, sono in fase di negoziazione per quanto riguarda il mio nuovo libro e il trasformarlo… in un film. Questo non l’ho ancora detto a nessuno.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/intervista-allautore-di-educazione-siberiana-nicolai-lilin/"><img width="600" height="672" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin.jpg 600w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin-268x300.jpg 268w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/lilin-57x64.jpg 57w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>]]></content:encoded>
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