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	<title>Gli italianiIntervista a Moffa: Pericoli e opportunità nell&#8217;accordo con la Cina &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Intervista a Moffa: Pericoli e opportunità nell&#8217;accordo con la Cina &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Intervista a Moffa: Pericoli e opportunità nell&#8217;accordo con la Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 15:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/intervista-moffa-pericoli-opportunita-nellaccordo-la-cina/"><img width="248" height="268" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa.jpg 248w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa-59x64.jpg 59w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></a></p><hr /><p>Belt and Road (Bri), l&#8217;iniziativa cinese di sviluppo infrastrutturale euro-asiatico, potrebbe comprendere anche l&#8217;Italia, malgrado i dubbi degli Stati Uniti che guardano con sospetto al maxi-progetto lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping. La Bri è un programma controverso con cui la Cina sta investendo enormi capitali per costruire infrastrutture in Asia e in Africa. Per i critici Pechino punta a portare nella propria orbita decine di Paesi tramite prestiti, finanziamenti e il controllo diretto di porti e stazioni di interscambio. L&#8217;Italia sarebbe il primo Paese del G7 a firmare un&#8217;intesa con la Cina, forse già in occasione della&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Belt and Road (Bri), l&#8217;iniziativa cinese di sviluppo infrastrutturale euro-asiatico, potrebbe comprendere anche l&#8217;Italia, malgrado i dubbi degli Stati Uniti che guardano con sospetto al maxi-progetto lanciato nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping.</p>
<p>La Bri è un programma controverso con cui la Cina sta investendo enormi capitali per costruire infrastrutture in Asia e in Africa.</p>
<p>Per i critici Pechino punta a portare nella propria orbita decine di Paesi tramite prestiti, finanziamenti e il controllo diretto di porti e stazioni di interscambio.</p>
<p>L&#8217;Italia sarebbe il primo Paese del G7 a firmare un&#8217;intesa con la Cina, forse già in occasione della visita nel nostro paese del presidente Xi Jnping.</p>
<p>Gli Stati Uniti, tramite il portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale  Garrett Marquis,  hanno chiesto agli alleati, compresa l&#8217;Italia, di impegnarsi per il rispetto delle migliori pratiche negli investimenti all&#8217;estero.</p>
<p>L&#8217;iniziativa cinese per una nuova via della Seta conta attualmente 67 paesi, secondo le ultime cifre diffuse da Pechino, ma è vista con diffidenza dall&#8217;Unione Europea, che nel 2017 ha annunciato nuove misure riguardo agli investimenti stranieri al fine di tutelare i propri interessi strategici.</p>
<p>Alla possibile adesione dell&#8217;Italia al progetto infrastrutturale cinese di rimando Bruxelles chiede la coerenza con il diritto dell&#8217;Ue.</p>
<p>In particolare, la Francia e la Germania hanno richiesto particolare cautela sugli investimenti cinesi in Europa.</p>
<p>Su questo argomento di attualità abbiamo chiesto il parere dell’on. Silvano Moffa, già sottosegretario alle Infrastrutture e più volte parlamentare, che da presidente della Provincia di Roma guidò una delegazione di imprenditori a Pechino, Shangai e Xi’ an, il punto più orientale dell’antica via della seta.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>On. Moffa, come giudica l’entusiasmo espresso dal vicepremier Luigi Di Maio</strong> <strong>sul possibile accordo con la Cina?</strong></p>
<p>L’entusiasmo, oltre ad essere eccessivo, mi sembra una forzatura propagandistica. Questo non è un gioco da ragazzi. Sono in ballo questioni complesse: strategie commerciali, controlli di sistemi portuali e dei sistemi di comunicazioni, interferenze sulle politiche degli Stati. A Di Maio consiglierei di leggere con attenzione l’ultimo libro di Danilo Taino, <em>Scacco all’Europa</em>, in cui si analizzano la crisi dell’Eurocentrismo, la guerra dei dazi tra USA e Cina, gli scenari possibili connessi alla grande penetrazione dell’Impero di Mezzo in Africa e quella idea di puntare all’Eurasia di Xi tramite la <em>Belt and Road Initiative</em>, la nuova Via della Seta, progetto da mille miliardi di dollari, che punta a costruire infrastrutture (strade, ferrovie, porti, centri di scambio) tra la Cina, l’Europa e l’Africa, offrendo sostanziosi finanziamenti a Paesi poveri ma strategici che finiscono sotto il giogo cinese. L’Italia, però, non è un paese africano e neppure si trova nelle condizioni della Grecia che ha ceduto il porto del Pireo. Questo non significa che non si possano fare affari con la Cina. L’importante è non cedere assetti strategici e garantire la sicurezza che è un bene prezioso.</p>
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<p><strong>Hanno una giustificazione i dubbi degli Stati Uniti?</strong></p>
<p>La guerra dei dazi intentata da Donald Trump contro i prodotti provenienti dalla Cina rivela quella che gli analisti definiscono ormai la guerra fredda tra le due potenze per il nuovo ordine mondiale. Sicché si comprendono le preoccupazioni statunitensi. Quel che, però, va anche detto è che gli USA, negli ultimi tempi, hanno dato segnali di smobilitazione, in alcuni casi persino di abbandono rispetto alle politiche atlantiste di cui sono stati per decenni ispiratori e principali interpreti. Come spesso avviene, nei vuoti qualcun altro finisce quasi sempre per inserirsi. Xi Jinping si è astutamente infilato in questo vuoto, sfruttando la debolezza dell’Europa. Il vero problema che noi abbiamo, purtroppo, è la malattia dell’Europa. Una debolezza accompagnata dalla illusione di sentitisi ancora al centro del Mondo, quando si rischia soltanto di essere un vaso di coccio tra i vasi di ferro di potenze che si chiamano USA, Cina, Russia.</p>
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<p><strong>E’ giustificata la diffidenza su questo progetto dell’Unione Europea, in particolare di Francia e Germania?</strong></p>
<p>ìNon possiamo non muoverci collegialmente, nel quadro degli interessi europei. Con altrettanta franchezza, va detto che la Cina è già presente massicciamente in Francia e in Germania. Nel libro di Taino,  è riportata la ricostruzione di quel che sta avvenendo a Duisburg, sulle rive del Reno. Duisburg è un porto fluviale in posizione geografica strategica. Da lì si raggiungono postazioni importantissime. Ai cinesi è apparso il posto ideale, il punto logistico nel cuore del Vecchio Continente dove far arrivare le loro merci e importarne nella direzione opposta. A Duisburg sta avvenendo qualcosa di straordinario, qualcosa che in Europa non è probabilmente stato notato e analizzato fino in fondo, nella sua portata e nel suo significato. Duisburg è diventato lo scalo principale della ferrovia che arriva dalla Cina, per poi proseguire per Londra e Madrid. Nel cuore della Ruhr, fino all’Olanda, al Belgio, alla Francia, all’Italia, all’Est europeo. Un bacino di 200 milioni di persone. Duisburg è l’avamposto in Europa della nuova “globalizzazione cinese”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Un eventuale accordo con la Cina potrebbe danneggiare la reputazione dell’Italia nel lungo periodo?</strong></p>
<p>La nostra reputazione si gioca su tanti tavoli, in verità. Certo è che gli accordi con la Cina rappresenteranno un banco di prova rilevante. Mi auguro che davvero si facciano le cose nei modi migliori, preservando i nostri interessi, senza mettere a rischio le alleanze e senza compromettere il nostro futuro.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/intervista-moffa-pericoli-opportunita-nellaccordo-la-cina/"><img width="248" height="268" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa.jpg 248w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa-59x64.jpg 59w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></a></p>]]></content:encoded>
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