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	<title>Gli italianiIntervista a Moffa: una riforma da cancellare con il referendum &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>Intervista a Moffa: una riforma da cancellare con il referendum &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Intervista a Moffa: una riforma da cancellare con il referendum</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Oct 2016 15:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/intervista-moffa-riforma-cancellare-referendum/"><img width="248" height="268" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa.jpg 248w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/moffa-59x64.jpg 59w" sizes="(max-width: 248px) 100vw, 248px" /></a></p><hr /><p>Sono partite in tutta Italia le campagne a sostegno del NO o del SÌ al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Un appuntamento, secondo i sondaggi, dal risultato incerto per il premier Matteo Renzi che non può contare sull’appoggio di milioni di elettori di sinistra, come hanno dimostrato le recenti elezioni comunali. Questa riforma è osteggiata da un ampio arco che va da sinistra al centro e a destra e persino dalla minoranza interna al Pd, perché criticata in quanto concentrerebbe il potere in un unico soggetto, il premier, riducendo lo spazio di sovranità dei cittadini. Una riforma per di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono partite in tutta Italia le campagne a sostegno del NO o del SÌ al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Un appuntamento, secondo i sondaggi, dal risultato incerto per il premier Matteo Renzi che non può contare sull’appoggio di milioni di elettori di sinistra, come hanno dimostrato le recenti elezioni comunali.</p>
<p>Questa riforma è osteggiata da un ampio arco che va da sinistra al centro e a destra e persino dalla minoranza interna al Pd, perché criticata in quanto concentrerebbe il potere in un unico soggetto, il premier, riducendo lo spazio di sovranità dei cittadini. Una riforma per di più accompagnata da una grande contraddizione: prima la legge elettorale &#8211; <em>l’Italicum</em> &#8211; era considerata da Renzi la migliore del mondo, adesso, all’improvviso, sembra essere una legge elettorale “<em>figlia di nessuno</em>”, come ha sottolineato Massimo D’Alema. Adesso Renzi si dice disponibile a cambiarla.</p>
<p>Abbiamo voluto esaminare la riforma costituzionale targata Renzi-Boschi nelle sue linee principali con Silvano Moffa, già presidente della Provincia di Roma, sottosegretario alle Infrastrutture e due volte deputato del Pdl.</p>
<p><strong>On. Moffa, il prossimo 4 dicembre si voterà per il referendum costituzionale. Come giudica il fatto che la scelta di questa data non sia stata concordata da Renzi con l’opposizione?</strong></p>
<p><em>La scelta unilaterale della data è l&#8217;ennesima dimostrazione del clima di chiusura in cui è svolto il dibattito sulla riforma. È&#8217; un atto che denota scarsa sensibilità democratica, disprezzo verso le  forze politiche di opposizione, e mancanza di cultura costituzionale. Vede, le Costituzioni sono fatte per durare. Non possono essere cambiate secondo gli umori della maggioranza del momento. Intendiamoci, è giusto e corretto che una maggioranza esprima il suo indirizzo politico nelle leggi. Ma nella Costituzione questo rischia di trasformarsi, come di fatto è avvenuto, in una intollerabile forzatura. La Costituzione è di tutti. Non è, né può essere ,di una parte sola. Ma c&#8217;è di più. La Riforma è stata approvata da un Parlamento delegittimato dalla Consulta che ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, ossia la legge elettorale che lo ha eletto. Questa  e&#8217; un&#8217; altra anomalia che rende davvero indigeribile il combinato disposto tra riforma della legge elettorale, il cosiddetto Italicum, e riforma costituzionale.</em></p>
<p><strong>Il testo della riforma è scritto in modo chiaro e comprensibile?</strong></p>
<p><em>Più di un costituzionalista ha sottolineato il carattere confuso, indecifrabile e bizantino del testo riformatore. È un testo scritto con i piedi. Il fatto stesso che vengano modificati 47 articoli su 139 della nostra legge fondamentale toglie consistenza unitaria e armonia alla Carta. La rende confusa, appunto. Questo non significa che non necessitino modifiche e miglioramenti alla luce dei cambiamenti che sono intervenuti dal 1946 ad oggi. Ma una cosa è cambiare la Costituzione per migliorarla e renderla più attuale, altra cosa è stravolgerla, alterarne gli equilibri, introdurre modifiche che minano la rappresentanza svuotando la sovranità popolare. Eppure erano state presentate da più parti proposte dirette a migliorare la legge costituzionale rendendola più accettabile. Ma è stato come parlare ai sordi. Peggio, poi, è parlare a chi non vuol sentire e si chiude nella torre di una superba arroganza, come ha fatto Matteo Renzi.</em></p>
<p><strong>Renzi parla di sostanziosi risparmi. Effettivamente ci saranno?</strong></p>
<p><em>La questione dei costi è davvero penosa. Stiamo parlando di Costituzione, di scelte costituzionali. Per quanto importante, la questione dei costi non può essere condizionante. D&#8217;altronde se si voleva davvero risparmiare, si poteva benissimo ridurre il numero dei deputati, che sono 630. Fino a prova contraria tutte le forze politiche si erano dette disponibili a ridurli alla metà. Poi , però , non si è fatto nulla. D&#8217;altro canto si continuano a fornire numeri sballati sugli effettivi risparmi. Lo sa quanto costa oggi il Senato per il proprio funzionamento? Stando al bilancio del 2016, 540 milioni. Di questi, solo 79,5 lordi  vanno ai senatori. Tutti gli altri sono costi del personale amministrativo, dei servizi, delle forniture, degli uffici, delle manutenzioni. Si tratta di spese ineliminabili, che resteranno. Insomma, il calcolo reale del risparmio conduce ad una cifra che, a male pena e nella migliore delle ipotesi, rappresenta, con la riforma di Renzi, l&#8217;8,8 % del bilancio del Senato. Un risultato assai modesto, che poteva essere raggiunto semplicemente riducendo del 10% lo stipendio di deputati e senatori senza sconvolgere la Costituzione.</em></p>
<p><strong>Il nuovo Senato con questa riforma come è da considerare?</strong></p>
<p><em>Un guazzabuglio quanto a composizione, un organo costituzionale di difficile definizione ma di assoluto impaccio. Sarebbe stato molto meglio abolirlo del tutto, abbracciando la tesi più radicale del monocameralismo. So bene che questo modello richiederebbe il ritorno ad un sistema elettorale proporzionale, ma anche qui, se davvero si vuole garantire la governabilità si potrebbero introdurre correttivi e sbarramenti percentuali in grado di assicurarla. Comunque, la sua domanda richiede una risposta più articolata. Renzi dice che con la riforma del Senato si elimina il bicameralismo perfetto e si evita il ping-pong delle leggi da una Camera all&#8217;altra. Insomma si eliminerebbero lungaggini nell&#8217;iter legislativo e si semplificherebbe il tutto. Non è così. Con la riforma, la cosiddetta &#8220;navetta &#8221; tra i due rami del Parlamento non viene eliminata. Al contrario ci sono almeno 22 materie che dovranno passare obbligatoriamente al vaglio sia della Camera che del Senato. E anche le altre, se il Senato ne farà richiesta, dovranno tornare alla Camera per la terza e ultima deliberazione. Quanto ai tempi e alla velocità di approvazione delle leggi, a parte il fatto che bisognerebbe smontare molti luoghi comuni sulla durata attuale di approvazione delle leggi, la riforma complica enormemente le procedure. Ne vengono contemplate dieci diverse, rispetto alle due attuali. Insomma, non mi sembra proprio che il quadro si semplifichi. Qui si complica tutto. Altro che semplificazione. Quanto alle competenze riservate al Senato, è davvero ridicolo che ad un organo la cui rappresentanza è di secondo grado, perché non eletto dai cittadini, si conferiscono poteri decisionali sui trattatati europei. Siamo all&#8217;assurdo. </em> <strong>E’ giusto che consiglieri regionali e sindaci godano dell’immunità parlamentare?</strong></p>
<p><em>Quando i padri costituenti introdussero l&#8217;immunità discussero ampiamente sulla necessità di una salvaguardia delle prerogative dei deputati e dei senatori. Sui modi in cui garantire la loro indipendenza nell&#8217;esercizio del mandato. Personalità di diverso orientamento, da Togliatti a La Malfa, da Terracini a Calamandrei, da Moro a Dossetti a La Pira sostennero  la fondatezza dell&#8217;art. 68 della Costituzione. Tutti convennero sulla necessità, nella realizzazione di un sistema democratico fondato sul suffragio popolare ed in cui la sovranità appartiene al popolo, di affidare ad una immunità cosiddetta &#8220;larga&#8221; quelle prerogative di indipendenza e di autonomia del Parlamento rispetto agli altri poteri e, in particolare, rispetto all&#8217;ordine giudiziario. Non sfugge ad alcuno che  le modifiche di questo quadro normativo sotto il profilo costituzionale hanno generato, negli ultimi tempi, una non più sostenibile condizione di disparità , se non, addirittura, di autentico condizionamento dell&#8217;attività parlamentare e, conseguentemente, del Governo per effetto di iniziative giudiziarie di parte della magistratura, spesso improvvide  e palesemente persecutorie. Si tratta di una condizione che non esiste in nessun altro Paese democratico. L&#8217;immunità parlamentare e&#8217; prevista persino per i membri del Parlamento europeo. Sotto il profilo più squisitamente sostanziale, si avverte l&#8217;urgenza di individuare un ragionevole punto di equilibrio tra il valore del libero svolgimento del mandato parlamentare, il principio di legalità , che esige che non siano virtualmente senza limiti gli eventuali sacrifici del bene dell&#8217;onore della persona offesa, per esempio nei casi di insindacabilità, e lo stesso principio di eguaglianza, che evidentemente non tollera eccessive distorsioni alle pari opportunità dei cittadini nella dialettica politica. Insomma, come avrà compreso, non sono affatto contrario alla immunità parlamentare. Semmai auspico una riforma dell&#8217;art. 68 che, così come è stato modificato dopo lo scandalo di tangentopoli, non mi convince. Una norma conforme al dettato europeo la troverei certamente più congrua. Altro discorso, evidentemente, si pone sulla opportunità di estendere le guarantigie parlamentari a sindaci e consiglieri regionali, per di più non eletti dal popolo alla carica di senatori. Questa mi sembra davvero una anomalia, oltre che una distorsione del principio di uguaglianza.</em><em> </em></p>
<p><strong>Come giudica l’<em>Italicum</em>?</strong></p>
<p><em>Una truffa. Funziona così. Alle elezioni si presentano singole liste e non più coalizioni. Scompare  l&#8217;apparentamento  tra più liste. La lista che prende più voti, se supera il 40%, ottiene il 54% dei seggi della Camera: ossia 340 seggi, esattamente 88 deputati in più di quelli che le spetterebbero. Se non si raggiunge il 40% si va al ballottaggio fra le due liste più votate al primo turno. E qui la legge da capziosa si fa furbesca. Perché, a prescindere dal numero dei votanti al secondo turno, chi vince si prende 340 seggi su 630. Questo vuol dire che la più ampia  minoranza del Pese si aggiudica la maggioranza dell&#8217;unica Camera che vota la fiducia al Governo. In questo modo il combinato disposto della legge elettorale e della Riforma costituzionale ci regala un Paese a partito unico, dove la minoranza più forte si prende tutto e decide  su tutto. È&#8217; una follia sulla quale mi auguro che la Consulta intervenga con la mannaia. Per non parlare del fatto che, con i capilista bloccati, i capi partito nominano sostanzialmente un gran numero di deputati e poi mandano al Senato i sindaci  e i consiglieri regionali che vogliono. E dire che si era fatto un gran parlare, a proposito del Porcellum, della necessità di restituire ai cittadini la scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, tema ribadito dalla Consula a chiare note.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Allo stato attuale non è chiaro se le Province siano state abolite del tutto. Lei è stato presidente della Provincia di Roma: qual è il suo giudizio?</strong></p>
<p><em>Continuo a pensare che aver eliminato le Province sia stato un errore. Si è tolto di mezzo l&#8217;unico ente di area vasta capace di saldare il livello regionale con quello comunale e di programmare su ambiti territoriali ottimali. Comunque, al posto delle vecchie Province sono rimasti autentici mostri amministrativi, organismi acefali che non sono né carne né pesce. Si registrano conseguenze dannose per il personale dipendente e, quanto ai costi, la riduzione è stata insignificante. Invece di correggere le storture regionali, questi sì veri, autentici centri di spesa in crescente dilatazione, la scure della demagogia si è abbattuta sulle Province. Non si è tenuto conto neppure della storia, della cultura, della tradizione dei territori italiani e delle nostre comunità. Quanto alle città metropolitane, stanno emergendo non poche difficoltà nella loro costruzione e nella loro pratica attuazione. Un fallimento annunciato.</em></p>
<p><strong>Non sarebbe stato logico abolire le Comunità Montane, fonti di notevoli spese?</strong></p>
<p><em>Abolire le Comunità montane, questo sì sarebbe stato utile. Anche perché non si riesce a comprendere a cosa servano davvero, se non ad alimentare una burocrazia residuale e a mantenere qualche poltrona per politici non altrimenti collocabili. Peraltro c&#8217;è già la legge sulla montagna che consente di intervenire adeguatamente nelle zone montane del nostro paese senza dover ricorrere a costose sovrastrutture e ad inutili orpelli amministrativi.</em></p>
<p><strong>Se dovesse prevalere al referendum costituzionale il No, Renzi dovrebbe dimettersi?</strong></p>
<p><em>In caso di vittoria del No, logica imporrebbe le dimissioni immediate di Renzi e del suo Governo. Ma non sono certo che questo avverrà. In politica la logica spesso non si sposa con gli interessi personali in gioco. Anche se, ad onor del vero, il tema referendario rappresenta un discrimine importante, un punto di passaggio fondamentale. E sarà difficile anche per Renzi resistere.</em></p>
<p><strong>Qual è il suo impegno sul campo perché al prossimo referendum prevalga il No, da lei decisamente sostenuto?</strong></p>
<p><em>Stanno nascendo molti comitati per il No in tutt&#8217;Italia. Una nascita spontanea che fa ben sperare e che sta rianimando il confronto politico. Mi riferisco non solo ai partiti tradizionali ma soprattutto alle tante associazioni e ai tanti cittadini che avvertono l&#8217;urgenza di impegnarsi su questo fronte una volta considerata la delicatezza e l&#8217;importanza degli argomenti in ballo. Personalmente ho aderito a uno di questi comitati di natura apartitica. Convinto come sono che bisogna entrare nel merito della riforma, spiegarla ai cittadini. Il mio impegno va in questa direzione.</em></p>
<p>.</p>
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