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	<title>Gli italianiItalia al voto in cerca di certezze e non di vuote promesse &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Italia al voto in cerca di certezze e non di vuote promesse</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 11:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/italia-al-voto-cerca-certezze-non-vuote-promesse/"><img width="284" height="177" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/elezioni.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/elezioni.jpeg 284w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/elezioni-96x60.jpeg 96w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /></a></p><hr /><p>Il 4 marzo prossimo siamo chiamati a pronunciarci non solo sul rinnovo delle due Camere ma anche su quello del Consiglio regionale del Lazio e della Lombardia. Per molti cittadini il punto è se cambierà qualcosa in meglio. Una domanda che legittimamente ognuno di noi si va ponendo da troppi anni assistendo al teatrino della politica italiana con attori, spesso modesti guitti, che agiscono soltanto con l’affanno e la pretesa famelica di voler essere per forza gli interpreti principali, nonostante un passato politico spesso da serie D. In ogni caso, incapaci di gestire situazioni impegnative che richiedono preparazione e capacità&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 4 marzo prossimo siamo chiamati a pronunciarci non solo sul rinnovo delle due Camere ma anche su quello del Consiglio regionale del Lazio e della Lombardia.</p>
<p>Per molti cittadini il punto è se cambierà qualcosa in meglio. Una domanda che legittimamente ognuno di noi si va ponendo da troppi anni assistendo al teatrino della politica italiana con attori, spesso modesti guitti, che agiscono soltanto con l’affanno e la pretesa famelica di voler essere per forza gli interpreti principali, nonostante un passato politico spesso da serie D. In ogni caso, incapaci di gestire situazioni impegnative che richiedono preparazione e capacità di iniziativa, prerogative che qualificano lo stile di un vero uomo politico.</p>
<p>Non è più sopportabile assistere impassibili a gare di corsa alla poltrona. Gli elettori, come ha dimostrato il forte astensionismo nelle scorse consultazioni, non amano essere più spettatori di una sorta di festival della mediocrità politica, che oltre ad annoiare, induce molti a una sorta di fatalistica rassegnazione, forse il peggiore male per la nostra società: “<em>chiunque vinca, tanto non cambia nulla, considerando che alla fine prevale sempre il gioco delle parti”.</em></p>
<p>Personalmente, ogni volta che si torna a votare non posso fare a meno di rivedere un film del 1963, “<em>Gli onorevoli</em>”, di cui Totò è uno dei protagonisti. È una mia necessità spirituale, una personale tradizione, una sempre rinnovata riflessione sulla politica italiana dalle tante mediocri sfaccettature, dalle molte piccolezze, dalle troppe e noiose banalità elettorali. Insomma, questo film costituisce per me cento minuti di sorridente esercizio preparatorio, cui non posso rinunciare prima di recarmi al seggio elettorale.</p>
<p>Anche questa volta, per le elezioni di Camera e Senato la dialettica messa in campo da gran parte dei candidati continua a conservare gli stessi toni monocordi: “<em>Io farò meglio e di più, conto sul tuo</em> <em>voto, se sarò eletto lavorerò per te e con te, saremo sempre in contatto, desidero essere eletto per sollevarti da un’incombenza, in definitiva mi sacrifico per te</em>”.</p>
<p>A tutto questo si aggiunge un nuovo slogan, comune un po’ a tutti i partiti: “<em>meno Europa, più Italia</em>”. I più grintosi aggiungono “<em>fuori dall’euro</em>”, assicurando che la nostra economia ne trarrebbe giovamento, quando invece si dovrebbe urlare “<em>rinegoziamo l’euro</em>”: mille lire uguale 1 euro.</p>
<p>Gli uomini politici, quando sono intervistati, sostanzialmente non dicono nulla. Sono per lo più esperti silenziosi nel conquistare un posto di potere. In Italia, dobbiamo riconoscerlo, gli elettori non scelgono gli uomini politici per le loro capacità amministrative o per il loro approfondimento dei problemi sociali, ma soltanto perché sono soggiogati dalle loro “<em>arti dialettiche</em>”. Oppure, per una fattispecie di voto di scambio: ne sono l’esempio gli 80 euro distribuiti da Matteo Renzi a milioni di lavoratori in occasione delle scorse elezioni europee.</p>
<p>E milioni di pensionati a 400-500-600 euro al mese stanno ancora a guardare!</p>
<p>Ma a loro penserà, come preannunciato, Silvio Berlusconi: in caso di vittoria alle politiche &#8211; ha detto il leader di Forza Italia &#8211; porterà le pensioni minime a mille euro al mese. Per usare il titolo di una famosa canzone: “<em>Io ti darò di più</em>”. Ma non finiscono qui le sue promesse: farà una drastica riduzione delle tasse.</p>
<p>C’è da notare che i pochi capaci, una volta eletti, si impegnano sopratutto per soddisfazione personale. Altrettanto pochi si accorgono della loro azione politica, per cui molto spesso scompaiono dalla scena. In particolare, gli uomini politici in vista quando sono intervistati non dicono niente di concreto: sono prudenti al massimo, si tengono sulle generali, perché sanno che si possono giocare la tanto redditizia candidatura.</p>
<p>Ora c’è da chiedersi a quanti candidati dei tanti partiti in lizza per la conquista dei seggi in Parlamento i cittadini abbiano chiesto di sacrificarsi, di soffrire notti insonni dovute a cene, incontri con gli elettori, a organizzare i propri galoppini caricandoli di santini e di depliant con il curriculum del “<em>martire</em>” della politica, impaziente però di farsi eleggere.</p>
<p>Un sacrificio che comporta non pochi privilegi, a partire dalle sostanziose diarie, per andare ai biglietti aerei e ferroviari gratuiti e alle agevolazioni di ogni tipo, ma soprattutto alla ricca buonuscita e al vitalizio.</p>
<p>Desiderare una candidatura alla Camera o al Senato è un’aspirazione lecita, di tutto rispetto, apprezzabile maggiormente se si ha la coscienza di essere in possesso della necessaria preparazione per operare concretamente per la comunità di cui si fa parte, puntando a risolvere quei problemi che prima delle elezioni sembrano irrisolvibili, forse perché demandati ai non pochi mestieranti della politica ancora in circolazione.</p>
<p>Può sembrare strano, ma nell’antichità, ai tempi di Pitagora (570-490 a.C.) i voti si esprimevano con le fave, da cui derivò il motto, coniato dai grande filosofo greco, decisamente contrario alla vita politica: “<em>Cittadino, guardati dalle fave</em>”.</p>
<p>Ora, a distanza di oltre due millenni e mezzo, dopo che si è venuta formando tutta una cultura, peraltro discutibile, su come intendere la politica, il pensiero negativo di Pitagora sulla vita politica ha trovato in linea, tra i tanti, Albert Camus, per il quale “<em>la politica e il destino degli uomini sono foggiati da individui senza ideali e senza grandezze</em>” perché, secondo lo scrittore, “<em>chi ha grandezza in sé non fa politica</em>”.</p>
<p>Un dubbio che da tempo assale molti elettori italiani, legato ad una visione conflittuale nei confronti della politica, una sorta di amore ed odio, non essendo riusciti ancora ad individuare “<em>un politico che sia un puro politico</em>”. Il timore è di avere di fronte un politicante, impegnato a far credere di essere il migliore interprete dei conflitti sociali, impegnato invece a indirizzare il proprio ingegno nella ricerca dei migliori posti di potere.</p>
<p>Ma il fenomeno più vistoso dei nostri giorni, ha scritto Giovanni Scafoglio, “<em>è forse quello dei comici prestati alla politica e dei politici che in veste di showmen ripropongono le performances dei personaggi comici</em>”.</p>
<p>L’elettore, per poter dire di essere pienamente soddisfatto del proprio voto, può seguire una linea politica autonoma, qualificante, un iter che inevitabilmente lo pone al di sopra del partiti e dei vari candidati.</p>
<p>La strada da intraprendere, a cui potremmo dare il nome dl “<em>via dell’attenzione</em>”, è chiara, semplice da imboccare: inizia con la conoscenza diretta dei candidato che si ritiene opportuno fare eleggere, prosegue poi in direzione della verifica della sua effettiva capacità di realizzare la sintesi tra ideale e realtà. In definitiva, se vogliamo che un candidato ci rappresenti adeguatamente dobbiamo cercare di prevedere, per quanto possibile, come si comporterà successivamente, non dobbiamo assolutamente basarci sulle sue promesse e sulle sue assicurazioni, ammesso che sia sincero. Soprattutto è bene verificare che abbia una chiara predisposizione all’onestà: qualità molto rara e indispensabile in politica. Dobbiamo valutare il suo comportamento in rapporto alle circostanze nelle quali è venuto e verrà a trovarsi e dal possibile conflitto con il suo carattere. Gli eventuali cambi di casacca effettuati costituiscono certamente punti a suo sfavore. O meglio, dovremmo fare <em>“poco conto delle parole, moltissimo della vita di un individuo. Scruteremo nei nostri candidati i fatti passati; elimineremo gli uomini che o per tristizie o per inettezza hanno mancato all’onore e agli interessi del paese; non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno per l’avvenire”</em>, come scriveva nel gennaio del 1849 Goffredo Mameli.</p>
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<p>Così potremo evitare quelle sorprese che tanto contribuiscono a far allontanare i cittadini dalla vita politica.</p>
<p>Ancora una volta a cinquant’anni dalla sua scomparsa ecco tornare utile la lezione cinematografica impartita da Totò che proprio negli “<em>Onorevoli</em>” ha insegnato a essere più liberi e senza pietà verso la casta, richiamando l’attenzione all’onestà e alla rettitudine morale, valori fondamentali per la nostra convivenza civile. Insomma, Totò ci ha insegnato a essere più liberi, a esercitare il nostro spirito critico senza timori e servilismi: perché l’onestà può anche non pagare, però serve. Lo sketch di Totò sul vagone letto alle prese con l’onorevole Trombetta, oltre che far ridere fornisce un ulteriore motivo di riflessione. Ancora una volta la politica di casa nostra si mostra in tutta la sua mediocrità, ricercando e difendendo privilegi irrinunciabili per molti che dall’alto di un piedistallo di puro formalismo, privo di qualsiasi contenuto, si compiacciono di mantenere, dopo l’elezione, un distacco con i cittadini di cui dovrebbero sentirsi servitori, ai quali devono lo scranno a Montecitorio e a Palazzo Madama.</p>
<p>Prima del nostro ingresso in Europa era ricorrente una frase: “<em>l’Europa ci guarda</em>”. E’ bene ricordare che nei paesi europei, dove è maggiormente sentito il senso della dignità politica, l’unico attributo di cui si fregiano deputati e senatori è quello di <em>signore</em>.</p>
<p>Semmai si dovesse proprio attribuire l’appellativo di onorevoli, peraltro non sancito da alcuna norma, lo si dovrebbe dare agli italiani che ogni giorno “<em>onorevolmente</em>” compiono il loro dovere, credendo in uno stato democratico a tutti gli effetti inserito in Europa.</p>
<p>“<em>Fave a parte</em>”, recarsi alle urne costituisce sempre la migliore espressione di democrazia. Perché chi tace inevitabilmente subisce.</p>
<p>Le prossime consultazioni politiche perciò rinnovano un appuntamento importante per determinare una reale svolta politica. In Italia, troppi sono ancora i problemi insoluti che investono quotidianamente la nostra esistenza: la disoccupazione di cui tutti propongono a parole soluzioni, che si mantiene a livelli preoccupanti, la delocalizzazione selvaggia, la sicurezza nelle strade, il controllo dell’immigrazione, la prostituzione dilagante, il fisco che assorbe gran parte del nostro reddito lavorativo. E ancora, la giustizia dai tempi troppo lunghi, trasporti, sanità, migliori controlli sui prodotti alimentari. Insomma, ci sono ancora tanti problemi impellenti che, in attesa di una soluzione definitiva, allontanano qualsiasi forma di noia o di pigrizia verso le urne, anzi costituiscono la miglior carica per recarsi a votare, per esprimere democraticamente la propria volontà, per chiedere, in definitiva allo stato maggiori certezze.</p>
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