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	<title>Gli italianiIus soli e una battaglia di ipocrisia dei soliti noti. Non serve allungare l&#8217;agonia della legislatura &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Dec 2017 22:56:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La presente legislatura, assai poco rimpianta, si è conclusa poco prima di Natale coerentemente come ha vissuto. Vale a dire “lisciando” clamorosamente pure l’approvazione del cosiddetto “Ius Soli”. Si tratta di una legge di cui non si sentiva &#8211; e non si avverte tuttora &#8211; alcun bisogno, né tantomeno l’urgenza. Ma tant’è. Sponsorizzata dal Partito democratico, la pdl era già passata alla Camera nell’ormai lontano 2015 ma fu insabbiata al Senato soprattutto a causa dell’ostruzionismo della Lega Nord. La quale, con la presentazione di centinaia di emendamenti, ne ha ritardato ad arte la discussione e la votazione, mirando proprio a giungere a fine legislatura con l’obbiettivo di affondarla. Per questo “infausto” esito, le anime belle della sinistra devono ringraziare pure i loro stessi colleghi del Pd, una cui ben nutrita pattuglia ha boicottato il voto, contribuendo, insieme a Forza Italia, Cinquestelle e Salviniani appunto, a far mancare il numero legale nell’ultima seduta utile della legislatura. Su questa decisione devono avere influito anche i poco incoraggianti sondaggi preelettorali effettuati di recente, i cui esiti hanno segnalato l’insofferenza dell’elettorato nei riguardi di un provvedimento ritenuto demagogico, inopportuno e fuorviante. Un’arma di distrazione di massa, insomma. Perché se è pur vero che la necessità di approvare una legge sullo Ius soli nasce dai profondi mutamenti nel frattempo sopraggiunti del tessuto sociale nazionale, è anche vero che non si può certo legiferare sulla spinta di un’emergenza. Perché come tale è avvertita la valanga di profughi che da anni ci sta sommergendo senza che nessuno senta il dovere di muovere un dito. Ad ogni modo è bastato questo discutibile ma legittimo esercizio della volontà popolare &#8211; molti dimenticano che anche Lega, M5S e FI sono presenti in Parlamento perché votati dalla gente &#8211; per far precipitare nello sconforto e nella disperazione le animucce finto democratiche della nostra squinternata repubblica. Perché, inutile sottolinearlo, per lorsignori le vere emergenze che ci assillano non sono la disoccupazione giovanile, la caduta del potere d’acquisto del ceto medio, l’insicurezza diffusa, la soppressione strisciante del welfare, la progressiva cancellazione degli ammortizzatori sociali, i crac bancari, Equitalia e la burocrazia asfissiante. Tutte congiunture che hanno contribuito a far clamorosamente impennare i livelli di povertà che assillano il Belpaese. Al punto che molti nostri connazionali per tirare avanti devono ricorrere all’ausilio delle organizzazioni caritative, la cui attività è lievitata a livelli stratosferici. Per i detentori del Verbo internazional-globalista invece la vera vergogna è costituita dal fatto di non poter garantire l’italianità a chi italiano non è ma intende diventarlo. E per raggiungere l’agognato traguardo i nostri solerti governanti, buoni a nulla ma capaci di tutto, non arretrano davanti alle opzioni più demenziali. Tanto da arrivare al delirio. Il 3 ottobre scorso infatti, alcuni illustri senatori, appoggiati da insegnanti, studenti e compagnia brutta, hanno annunciato nientemeno che un solenne sciopero della fame per indurre il governo a porre la fiducia sulla proposta di legge. Si. Avete capito bene. A due anni dal terremoto che ha pressoché annientato il Centro Italia, e con le popolazioni colpite che per l’incapacità dell’esecutivo si accingono a passare il secondo inverno &#8211; e che inverno! &#8211; nei container, questa manica d’inetti, invece di vergognarsi delle tante manchevolezze perpetrate, si mette a fare lo sciopero della fame. E perché? Per lo Jus Soli. Roba da chiodi. Naturalmente, passata la festa &#8211; anzi, proprio in vista della festa natalizia &#8211; gabbato lo santo, e i suddetti “scioperanti”, vistisi scornati, hanno pensato bene di interrompere subito il digiuno per precipitarsi a tavola a crapulare a quattro ganasce. Come loro abitudine del resto. E, ebbri di vino, lasagne e panettone, e per nulla rassegnati alla sconfitta, che ti vanno a escogitare? Nientemeno che una grottesca “supplica” al Capo dello Stato, Sergio Mattarella, affinché prolunghi ope legis la legislatura proprio per permettere l’approvazione al più presto possibile della detestatissima legge. Insomma, la solita abitudine di lorsignori a proclamarsi solerti guardiani della costituzione ma pronti a mettersela sotto i piedi se lo impone la necessità del momento. Ma perché questa autolesionistica follia? E cosa prevedeva davvero questa pdl? In realtà, lo Ius soli declinato all’italiana non sarebbe stato uno Ius soli vero e proprio, ma una sua variante soft. In altre parole, la proposta di legge appena affossata non contemplava alcun tipo di cittadinanza automatica e indiscriminata per chiunque nascesse sul territorio nazionale. Nello specifico infatti, lo Ius soli “all’amatriciana” prevedeva semplicemente che una persona nata in Italia da genitori stranieri avrebbe potuto accedere alla cittadinanza tricolore solo e soltanto se almeno uno dei due genitori si fosse trovato legalmente in Italia da almeno 5 anni. Inoltre, il suddetto genitore avrebbe dovuto godere di un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale, possedere un alloggio e superare un test di conoscenza della lingua di Dante. In alternativa, il progetto prevedeva l’acquisizione della cittadinanza pure tramite lo “ius culturae”. In questo caso, i minori stranieri nati in Italia o arrivati nel nostro Paese entro i 12 anni d’età, avrebbero potuto richiedere &#8211; e ottenere &#8211; la cittadinanza solo dopo aver frequentato le scuole italiane per cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (elementari o medie). Mentre i ragazzi nati all’estero, ma giunti in Italia fra i 12 e i 18 anni d’età, avrebbero potuto chiedere &#8211; e se del caso ottenere &#8211; la cittadinanza solo dopo avere abitato nel nostro Paese per 6 anni e avere superato almeno un ciclo scolastico (medie o superiori). Insomma, apparentemente nulla di catastrofico, né di particolarmente pericoloso per la nostra identità. O almeno niente che non possa sconvolgerci più di tanto, dopo tutti i bocconi amari che ci hanno costretti a ingurgitare dal 2011 in qua. Il fatto è che l’uomo della strada viene, come d’abitudine, male informato e peggio consigliato da un apparato massmediale mediocre, provinciale e prono ai diktat delle segreterie di partito. Segreterie e partiti che avendo clamorosamente e puntualmente fallito tutte le sfide della modernità, dalle quali il nostro paese è uscito con le ossa rotte, hanno perso di credibilità, affidabilità e autorevolezza. Inoltre, l’eccessivo zelo e l’esagerata solerzia coi quali si è cercato e si cerca di mandare in porto l’operazione hanno suscitato sospetto e diffidenza a tutti i livelli. Senza considerare poi il vezzo, da parte di tutti gli organi d’informazione schierati, a prendere sottogamba alcuni inquietanti segnali. Segnali che pur ci sono e che avvertono come un numero via via crescente d’immigrati aneli a ottenere la cittadinanza italiana solo per lasciare poi il Belpaese, ed essere più liberi di andare dove più gli aggrada nel Vecchio Continente. Insomma, chi è contro il principio dello Jus Soli lo fa in virtù del pericolo che sempre più persone si trasferiscano da noi per fare nascere i loro figli qui, in modo da garantire loro la cittadinanza italiana per andare a spenderla altrove. In questo caso verrebbero meno i presupposti basilari per l’acquisizione di una cittadinanza davvero “sentita” e anelata. Uno status che dovrebbe rappresentare il legame culturale, linguistico, identitario e di destino con la collettività tricolore. Un vincolo ideale, nella sua sacralità alquanto difficile da instaurare, come già si è visto in Europa. In Francia e Belgio, ad esempio, dove proprio ragazzi d’origine magrebina ma francesi e belgi di seconda e terza generazione, sono stati protagonisti di efferatissimi atti di terrorismo. Atti che hanno provocato centinaia di vittime. Bataclan docet. Se qualcosa del genere accadesse da noi, ancora potremmo esercitare il diritto all’espulsione degli elementi sospettati di essere in combutta con i fondamentalisti. Una volta approvato lo Jus Soli questo non sarebbe più possibile. In altre parole, ce li dovremmo tenere vita natural durante sul groppone. Come cellule cancerose pronte, al primo segnale di debolezza, a colpirci alle spalle. Insomma nessuno può darci la sicurezza che questi richiedenti la cittadinanza vogliano davvero abbracciare, oltre alla carta d’identità, pure la nostra Weltanschauung. E di queste considerazioni varrebbe la pena di discuterne in tutta calma. Senza scioperi della fame o della sete, e senza fanatismi messianici. Perché poi a lasciarci le penne in un eventuale attentato fondamentalista saremmo noi poveri diavoli. Non certo l’ineffabile Del Rio, a cui le guardie del corpo non mancano di certo.</p>
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<p>Angelo Spaziano</p>
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