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	<title>Gli italianiJimmy Carter: uno spaccato di America &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Jimmy Carter: uno spaccato di America</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 16:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/jimmy-carter-uno-spaccato-america/"><img width="295" height="234" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter.jpg 295w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter-81x64.jpg 81w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p><hr /><p>Lo scorso 29 dicembre è scomparso, all’età di 100 anni, l’ex-Presidente degli Stati Uniti d’America James Earl Carter Junior, conosciuto pubblicamente, anche nel nostro paese, come Jimmy Carter. Una ricognizione del suo curriculum fa emergere alcuni dati interessanti: con tono pettegolo ed un poco malevolo li si potrebbe chiamare “contraddizioni”, ma si tratterebbe solo di un voyeurismo semplificatorio, prodotto del voler leggere la realtà attraverso una dogmatica binaria (destra-sinistra, religioso-ateo, pacifista-guerrafondaio, successo-fallimento) che difficilmente restituisce un’immagine precisa della realtà. Carter nasce nel 1924 in una famiglia cristiana battista praticante della Georgia, attiva nella produzione di arachidi. Il suo profilo sociale&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 29 dicembre è scomparso, all’età di 100 anni, l’ex-Presidente degli Stati Uniti d’America James Earl Carter Junior, conosciuto pubblicamente, anche nel nostro paese, come Jimmy Carter.<br />
Una ricognizione del suo curriculum fa emergere alcuni dati interessanti: con tono pettegolo ed un poco malevolo li si potrebbe chiamare “contraddizioni”, ma si tratterebbe solo di un voyeurismo semplificatorio, prodotto del voler leggere la realtà attraverso una dogmatica binaria (destra-sinistra, religioso-ateo, pacifista-guerrafondaio, successo-fallimento) che difficilmente restituisce un’immagine precisa della realtà.</p>
<p>Carter nasce nel 1924 in una famiglia cristiana battista praticante della Georgia, attiva nella produzione di arachidi. Il suo profilo sociale e religioso è quello tipico dei Dixiecrats, i democratici conservatori degli Stati del Sud favorevoli alla segregazione razziale ed eredi, culturalmente, dell’autonomismo sudista degli anni della Guerra di Secessione; oggi questa fazione del partito è totalmente estinta ma sino alle elezioni del 1960 (vinte da John Fitzgerald Kennedy) erano stati proprio i Dixiecrats il nocciolo duro dell’elettorato democratico, capace di portare sistematicamente in dote ai candidati alle presidenziali i grandi elettori di Alabama, Georgia, Louisiana, Missouri, Mississippi, Carolina del Nord e del Sud, Texas. La dinamica era stata messa in crisi dalla scelta del democratico (anch’egli meridionale, texano) Lyndon Baines Johnson, vincitore nel 1964, di adottare una posizione più progressista sui diritti civili dei neri, provocando un’inversione della distribuzione territoriale del voto con i repubblicani (Barry Goldwater vinse, paradossalmente, solo in alcuni degli stati del Sud), ma già nel 1968 il Partito Democratico ne pagava gli effetti: la vittoria schiacciante del repubblicano Nixon fu favorita dalla corsa indipendente di George Corley Wallace Jr, ex-democratico che riuscì ad arrivare primo in quasi tutta Dixieland sostenendo politiche segregazioniste. Seguì il landslide nixoniano del 1972. Carter, paradossalmente, fu nel 1976 l’ultimo candidato democratico a vincere la totalità degli Stati del Sud e l’ultimo in assoluto a vincere il Texas, da quel momento sino ad oggi &#8211; ma con margini sempre minori &#8211; roccaforte repubblicana. Si dice “paradossalmente” perché, indipendentemente dal suo retroterra di democratico battista (ma favorevole al sacerdozio femminile ed ai matrimoni omosessuali, anche se anti-abortista) del sud di famiglia benestante, durante il proprio mandato da governatore della Georgia (1971-1975) Carter adottò alcune politiche di de-segregazione, come l’assunzione di dipendenti pubblici di colore e l’affissione nel campidoglio dello Stato di ritratti di attivisti per i diritti civili &#8211; tra cui Martin Luther King Junior -; allo stesso tempo, Carter oppose però i progetti di busing, ovvero invio tramite bus degli studenti in scuole situate in quartieri differenti da quello di residenza al fine di favorire la frequenza mista di bianchi e neri: posizione, questa, probabilmente dettata dal non voler alienare eccessivamente l’elettorato segregazionista.</p>
<p>Negli anni della Presidenza Carter alterna grandi successi a momenti di profonda difficoltà, ai quali va ricondotta la sua complessiva impopolarità che fu causa della sconfitta, nel 1980, contro Ronald Reagan. Tra le battute d’arresto &#8211; difficile definirlo “errore”, essendo dipeso in minima parte dall’azione diretta dell’Esecutivo &#8211; la crisi petrolifera del 1979, la risposta alla quale fu giudicata insufficiente dall’elettorato che premiò, per le due elezioni successive, l’indirizzo ultra-liberista di Reagan.<br />
Fu però in politica estera che Carter registrò sia il momento di massimo prestigio che quello di più netto imbarazzo. Fu lui a promuovere la stipulazione, nel 1978, degli Accordi di Camp David, intesa tra il Primo Ministro israeliano Menachem Begin ed il Presidente egiziano Anwar al-Sadat con cui si stabilivano le condizioni per la sigla di un accordo di pace tra i due paesi &#8211; formalmente in guerra dal 1948, anno di fondazione di Israele, ed effettivamente in conflitto nel 1948, nel 1967 con la Guerra dei Sei Giorni e nel 1973 con la Guerra dello Yom Kippur -, ottenuta nel 1979, e per la risoluzione definitiva &#8211; poi non raggiunta &#8211; della questione palestinese.<br />
Sempre nel 1979 arrivava quella che ancora oggi viene vissuta come un’onta nella memoria collettiva statunitense: la crisi iraniana degli ostaggi. Carter era stato uno dei più decisi sostenitori della monarchia autoritaria dello Shah Mohammad Reza Pahlavi, rovesciata proprio tra 1978 e 1979 da un movimento di ispirazione islamista sciita ampiamente supportato dalla popolazione persiana; un gruppo di giovani militanti occupò nel mese di novembre l’ambasciata statunitense prendendo come ostaggi 52 cittadini americani. Nell’Aprile successivo Carter confermava la linea ostile inaugurata con delle precedenti sanzioni economiche, ordinando l’avvio dell’operazione Artiglio d’Aquila per la liberazione degli ostaggi: il piano fallì, e nella disordinata ritirata 8 militari persero la vita. La responsabilità politica cadde su Carter, che infatti fu, come anticipato, sconfitto nel 1980 da Ronald Reagan; questi, appena insediato, ottenne la liberazione pacifica degli ostaggi.</p>
<p>Una volta terminato il proprio mandato, Carter non si ritirò a vita privata: nel 1982 fondò il Centro Carter, organizzazione no profit dedita alla “risoluzione di conflitti, all’avanzamento della democrazia e dei diritti umani, alla prevenzione delle malattie, al miglioramento della salute mentale”. L’attività incessante dell’organizzazione e del suo fondatore a favore della pace e dello sviluppo umano vinse a Carter il premio Nobel per la Pace del 2002, snodo del processo che ha portato l&#8217;ex-Presidente ad essere celebrato in maniera tendenzialmente universale, a seguito della dipartita: Donald Trump ha dichiarato “nei confronti di Carter abbiamo debito di gratitudine”, mentre Papa Francesco ne ha ricordato la fede cristiana e l’impegno per “il benessere dei poveri e dei bisognosi”.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/jimmy-carter-uno-spaccato-america/"><img width="295" height="234" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter.jpg 295w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2025/01/carter-81x64.jpg 81w" sizes="(max-width: 295px) 100vw, 295px" /></a></p>]]></content:encoded>
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