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	<title>Gli italianiLa barbarie dei titini. Cherso, le condanne a morte del tribunale del popolo &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La barbarie dei titini. Cherso, le condanne a morte del tribunale del popolo</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jul 2019 21:17:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>.I Greci chiamavano Absirtidi le isole le Golfo del Quarnaro: Cherso e Lussino (che erano parte del Regno d’Italia fino al 1947) legano il proprio nome al mito di Medea, la maga innamorata di Giasone che lo aiutò a rubare il Vello d’oro. Secondo questa leggenda, Medea, per fermare il padre che li inseguiva, uccise il proprio fratello Absirto gettandolo nel mare. Le sue braccia e le sue gambe si trasformarono in isole che presero il nome di Absirtidi…</p>
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<div>La prima occupazione titina delle isole avvenne con uno sbarco simultaneo, tuttora celebrato dalla storiografia croata, il 23 settembre ‘43 e terminò a metà novembre. Il comandante partigiano Jakov Blazevic ordinò l’arresto di “tutti i funzionari fascisti dell’isola”. Il memoriale di un sopravvissuto, Nicolò Tomaz, racconta che il 25 settembre tredici italiani furono portati al mandracchio, imbarcati su un motopeschereccio e sbarcati a Cirquenizza ove furono imprigionati assieme ad un altro centinaio di altre persone di diverse nazionalità per alcune settimane.</div>
<div>Il 9 ottobre tutti prigionieri, legati e incolonnati, furono fatti marciare per 14 ore fino a raggiungere Dreznica, presso Ogulin, nella Croazia interna. “Quattro o cinque persone, non reggendosi per la stanchezza, vennero finite con un colpo alla nuca e gettate oltre il ciglio della strada. Fra questo una donna ed un vecchio ebreo di Abbazia”.</div>
<div>La sera i tredici italiani, “sfiniti, sporchi di escrementi, di urina e di fango e di pioggia” furono processati da un tribunale del popolo: 4 condanne a morte e 9 ai lavori forzati a vita.</div>
<div>I nove verranno deportati nel lager di Otocac, i primi 4 fucilati all’alba e sepolti in una fossa comune. Secondo un testimone del luogo in quella fossa c’erano un’ottantina di italiani oltre ad un prete ed alcuni croati anticomunisti.</div>
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<div>E’ singolare che di quel “processo” fu redatto un verbale e la sentenza venne inviata a Cherso e qui affissa dal comando partigiano sotto la torre civica dell’Orologio.</div>
<div>Ecco un estratto, testuale, delle condanne a morte che non ha bisogno di commenti:</div>
<div>“1. Antonio Baici, capitano marittimo e appaltatore delle imposte: “perché era uno degli organizzatori del Partito Fascista di Cherso, si comportava da nemico della popolazione slava e specialmente perché traeva contributi senza misericordia e senza scrupoli dalla popolazione slava dell’isola di Cherso; egli come pure gli altri italiani sull’isola dopo la guerra mondiale è stato molto contento che l’isola di Cherso è stata annessa all’Italia e non alla Yugoslavia. Come uomo intelligente e persona che guida la politica italiana sull’isola di Cherso è stato molto dannoso per gli interessi croati ”;</div>
<div>2. Ottone Zadro, direttore della Cassa Rurale: “perché era uno degli organizzatori del Partito Fascista di Cherso, separatamente perché come direttore della Cassa Rurale spellava la popolazione slava con gli interessi, dunque perché rovinava gli slavi sull’isola di Cherso; il tribunale gli ha applicato la pena di morte per liquidare tali vipere fasciste una volta per sempre”;</div>
<div>3. Giuseppe Bravuzzo, insegnante: “perché era uno degli organizzatori del Partito Fascista di Cherso, perché come maestro delle scuole elementari dimostrava in massimo come grande protettore dell’irredentismo italiano nelle isole adriatiche; ha danneggiato grandemente la popolazione slava, dunque impedendo la cultura slava sull’isola di Cherso;</div>
<div>4. Emilio Antonini, impiegato dell’ufficio imposte: “perché era uno degli organizzatori del partito fascista sull’isola di Cherso, perché ha danneggiato la popolazione slava sull’isola di Cherso, specialmente i contadini  nell’agricoltura favoreggiando gli italiani mettendo gli slavi in seconda linea e con ciò rovinava gli slavi”.</div>
<div>(&#8230;) Con gli atti suddetti gli imputati hanno commesso il delitto contro il popolo croato come pure contro la lotta per la libertà e perciò vengono dichiarati nemici del popolo e vengono condannati a morte”.</div>
<div>La sentenza si chiudeva con le firme del “presidente “ del tribunale, dei membri dello stesso e con l’immancabile frase “morte al Fascismo, libertà al popolo”.</div>
<div>È un documento terribile, ma allo stesso tempo illuminante, la dimostrazione di come il titoismo  legasse assieme nazionalismo slavo e comunismo: una miscela criminale che qualcuno si ostina ancora a negare sia stata tale.</div>
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