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	<title>Gli italianiLa Biennale di Venezia: il futuro dell&#8217;oggi &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La Biennale di Venezia: il futuro dell&#8217;oggi</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2015 21:48:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-biennale-di-venezia-il-futuro-delloggi/"><img width="593" height="593" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica.jpg 593w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-300x300.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/federica-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 593px) 100vw, 593px" /></a></p><hr /><p>Nella cornice lussureggiante dei Giardini, nella sede storica dell&#8217;Arsenale e nelle numerose sedi dislocate nelle calli veneziane si apre al pubblico la rassegna d&#8217;arte più importante al mondo: La biennale di Venezia, giunta alla sua 56° edizione. Molti le nazioni partecipanti, poche le affinità e più numerose le differenze. Alcuni padiglioni hanno disatteso le aspettative, altri sono state piacevoli scoperte. E&#8217; l&#8217;anno delle rivelazioni e delle novità; i padiglioni migliori, infatti, sono accomunati tutti da un concetto che si potrebbe riassumere con il termine americano brand-new, equivalente dell&#8217;italiano &#8220;nuovissimo&#8221;. E&#8217; questo il caso del Padiglione Guatemala non solo perché era&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella cornice lussureggiante dei Giardini, nella sede storica dell&#8217;Arsenale e nelle numerose sedi dislocate nelle calli veneziane si apre al pubblico la rassegna d&#8217;arte più importante al mondo: La biennale di Venezia, giunta alla sua 56° edizione.</p>
<p>Molti le nazioni partecipanti, poche le affinità e più numerose le differenze. Alcuni padiglioni hanno disatteso le aspettative, altri sono state piacevoli scoperte.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;anno delle rivelazioni e delle novità; i padiglioni migliori, infatti, sono accomunati tutti da un concetto che si potrebbe riassumere con il termine americano <em>brand-new</em>, equivalente dell&#8217;italiano &#8220;nuovissimo&#8221;.</p>
<p>E&#8217; questo il caso del Padiglione Guatemala non solo perché era dal lontano 1954 che non faceva la sua comparsa alla Biennale, ma soprattutto perché ha dato un tono di nuovo stile e allegria a una mostra ormai istituzionalizzata e spesso chiusa sulle proprie posizioni come la Biennale. Il padiglione Guatemala ha presentato Sweet Death, mostra diretta e ideata da Daniele Radini Tedeschi, accattivandosi grazie ad un <em>file rouge </em>sfarzoso, scandaloso e ricco di colpi di scena il favore di opinione pubblica e spettatori. Una atmosfera soffusa con luci colorate, opere <em>chic</em> accanto ad altre volutamente <em>kitsch</em>, anziane imbellettate, situazioni apocalittiche, teschi cinetici, simboli sessuali e <em>vanitas</em>.</p>
<p>Sempre improntato al tema della morte  anche il padiglione Australia, con un padiglione nuovo di zecca progettato dalla <strong>Denton Corker Mashall</strong><strong>, </strong><strong>che fa il verso al White cube di Brian O&#8217;Doherty con un black box. Si avvicendano come in una danza macabra il sacro e il profano, la morte e la vita, la tragedia e la commedia. E se la Divina Commedia appare sottoforma di frasi e rimandi nell&#8217;opera monumentale che vede una costellazione sottoforma di faretti da automobile, dall&#8217;altro i rintocchi di numerosi orologi a cucù ci ricordano che il nostro passaggio ha una durata per tutti.</strong></p>
<p><strong>C&#8217;è poi il fronte dei padiglioni improntati alla vita ed è il caso del Padiglione Olanda con il ritorno bucolico delle sue origini, con le opere di Herman de Vries che sanno toccare le corde forti del vivere bene, ricordandoci i punti in comune tra esseri umani e vegetali.</strong></p>
<p><strong>Fiori a terra, spighe di grano e piante classificate meticolosamente e con cura riposte in bacheche rimandano ad un animo razionale e regolatore, una forma di ascesa divina a cui l&#8217;artista è riuscito a dare il colore della terra.</strong></p>
<p><strong>Sempre alla vita è improntato il padiglione francese, padiglione essenziale nelle sue componenti, dove l&#8217;unica &#8220;opera&#8221; è una anti-opera, un albero fisicamente sradicato, ma ancora vivo, che &#8220;balla&#8221; girando su stesso a ritmo di musica. Una sinestesia di sensazioni diverse che creano un connubio accattivante e appagante, che punta a fornire interrogativi più che dare risposte, e che lancia il monito di speranza verso un rapporto improntato al rispetto e alla custodia tra uomo e regno vegetale.</strong></p>
<p><strong>Una biennale propositiva che ha saputo cogliere nel tema del futuro un approccio di discussione volto anche al presente, che in fondo è futuro appena trascorso.</strong></p>
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