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	<title>Gli italianiLa corruzione si può battere &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La corruzione si può battere</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2015 11:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-corruzione-si-puo-battere/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p><hr /><p>La corruzione si può battere. L’affermazione farà sorridere qualcuno, soprattutto coloro che vedono la risposta dell’ordinamento esclusivamente affidata alle sanzioni penali previste per le fattispecie illecite della corruzione e della concussione, da ultimo aggravate dalla legge in corso di pubblicazione che ha modificato e integrato la disciplina della legge n. 190 del 2012, tra l’altro prevedendo una pena da uno a cinque anni per false comunicazioni sociali, ossia il falso in bilancio. Non si può fare a meno evidentemente di una sanzione penale per un illecito che desta un profondo allarme sociale. Ed, infatti, è stato aumentato il periodo di&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La corruzione si può battere. L’affermazione farà sorridere qualcuno, soprattutto coloro che vedono la risposta dell’ordinamento esclusivamente affidata alle sanzioni penali previste per le fattispecie illecite della corruzione e della concussione, da ultimo aggravate dalla legge in corso di pubblicazione che ha modificato e integrato la disciplina della legge n. 190 del 2012, tra l’altro prevedendo una pena da uno a cinque anni per false comunicazioni sociali, ossia il falso in bilancio.</p>
<p>Non si può fare a meno evidentemente di una sanzione penale per un illecito che desta un profondo allarme sociale. Ed, infatti, è stato aumentato il periodo di interdizione legale e di incapacità di contrattare con la Pubblica Amministrazione e le pene per i reati di peculato, corruzione e concussione. Ma è mia convinzione che puntando sul rispetto, non formale, delle procedure amministrative e sui controlli nelle fasi salienti delle aggiudicazioni e della esecuzione degli appalti di opere e di forniture, sia possibile contenere il fenomeno illecito evitando che corrotti e corruttori perseguano il loro interesse criminale, un guadagno per sé o per persone ad essi vicine.</p>
<p>La mia affermazione “la corruzione si può battere” nasce, infatti, dall’osservazione del fenomeno. Il corrotto mira ad ottenere, venendo meno ai propri doveri d’ufficio, denaro o altra utilità, come si esprime il codice. Da parte sua il corruttore, che ha assicurato al funzionario infedele un guadagno, deve, non solo recuperare quanto ha pagato, l’importo della classica mazzetta o dell’utilità assicurata al corrotto, ma ottenere il vantaggio per il quale è stato indotto a corrompere.</p>
<p>Su questo interesse del corruttore occorre in primo luogo lavorare, intercettando il comportamento attraverso il quale in qualche modo realizza un guadagno necessariamente illecito. Questo è possibile, e di fatto avviene, nella realizzazione dell’opera pubblica o nella esecuzione di una fornitura. L’esperienza insegna che in caso di opera pubblica l’imprenditore realizzerà l’illecito guadagno allungando i tempi contrattuali attraverso indebite sospensioni dei lavori, perizie di variante non necessarie, con conseguente aggravio dei costi per la Pubblica Amministrazione. Il più delle volte esegue i lavori non a regola d’arte, con materiali scadenti, in modo da realizzare significativi risparmi. In particolare questa situazione è evidente ogni qualvolta le opere pubbliche appena entrate in esercizio richiedono importanti interventi di manutenzione straordinaria. Non c’è bisogno di richiamare all’attenzione dei lettori i casi recenti delle strade siciliane interessate, a breve distanza dalla loro costruzione, da danni gravi documentati dai giornali e dalle televisioni.</p>
<p>Com’è possibile che tutto questo avvenga nonostante l’ordinamento preveda controlli in corso d’opera e collaudi finali? Evidentemente questi strumenti non funzionano. Ed allora è necessario riandare a questi momenti fondamentali nella realizzazione di un’opera perché i controlli e i collaudi vengano svolti da personale altamente qualificato, adeguatamente retribuito ed in posizione di assoluta indipendenza rispetto alle imprese costruttrici. Se si vogliono professionisti capaci di entrare in contraddittorio con le imprese e i loro consulenti è necessario che coloro che sono dalla parte dell’amministrazione per il rispetto della legalità e dell’efficienza siano in condizione di essere effettivamente lo strumento di garanzia della corretta esecuzione degli appalti.</p>
<p>Ricordo, per aver fatto parte parecchi anni fa di una commissione che il ministro dei Lavori Pubblici aveva istituito per verificare la fondatezza delle perizie di variante, che i funzionari inviati ad illustrarle manifestavano apertamente la loro difficoltà nel contestare le relazioni redatte dai consulenti delle imprese, in genere docenti universitari autorevoli e di lunga esperienza. In particolare è rimasta nella mia memoria la frase di un ingegnere il quale mi disse candidamente “come faccio a contestare il mio professore?” È evidente che chiunque di noi può contestare il proprio maestro ma deve avere la capacità professionale e l’indipendenza per poterlo fare. L’Amministrazione da anni, e qui va invertita la tendenza, ha smesso di progettare con conseguente scarsa attitudine a svolgere i controlli che pure la legge affida agli enti che gestiscono denaro pubblico.</p>
<p>Appare evidente, infatti, che se un imprenditore non riesce a lucrare, nei modi ai quali si è fatto cenno, sul prezzo dell’appalto (in Italia non v’è opera che costi quanto previsto) la ragione della corruzione viene meno. O rimane ancorata al solo interesse ad ottenere un appalto che per un’impresa è comunque un fatto importante per rimanere nel mercato delle opere pubbliche. Intendo dire che un’impresa potrebbe corrompere per ottenere un appalto che comunque costituisce un grande vantaggio perché le consente di mantenere la propria presenza nel mercato dei lavori (nei bandi di gara si chiede di indicare i lavori eseguiti a dimostrazione della propria capacità professionale), ammortizzare i costi delle apparecchiature di cui dispone, non lasciare liberi i tecnici dei quali normalmente si avvale, dagli ingegneri ai carpentieri. Sono professionalità che non è facile recuperare.</p>
<p>Sembra facile contrastare la corruzione attraversi i controlli e i collaudi. Ed è facile, se la Pubblica Amministrazione inizia ad entrare nell’ottica dei controlli non formali, avvalendosi di tecnici capaci e ben retribuiti ai quali deve essere impedito, per un certo periodo, di accettare incarichi dalle imprese delle quali hanno collaudato i lavori. Un divieto che deve essere esteso a famigliari, affini, amanti e collaboratori.</p>
<p>Lo stesso vale per le forniture di beni o servizi, spesso acquistati dalla pubblica amministrazione a prezzi esuberanti, quando non scadenti e obsoleti o non adatti al tipo di prestazione di cui l’amministrazione pubblica ha bisogno. Nel silenzio complice di chi dovrebbe controllare.</p>
<p>Riandando alla normativa che nel tempo, a partire dal regio decreto numero 350 del 1885, straordinario monumento di saggezza giuridica, ha disciplinato gli appalti di opere pubbliche è possibile frenare gli illeciti della pubblica amministrazione e restituire a questo Paese la sua dignità, anche a livello internazionale, perché le imprese tornino ad investire ed a lavorare in Italia. L’Italia non può essere più corrotta della Danimarca, il paese più virtuoso dell’unione europea.</p>
<p>In questo senso uno spiraglio significativo lo troviamo nella legge 190 del 2012 con la creazione della Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), affidata ad un magistrato di straordinaria capacità ed esperienza, Raffaele Cantone. L’istituzione dell’Autorità dà dimostrazione del fatto che si ritenuto di considerare, in un contesto amministrativo, verifiche e controlli cui l’ANAC provvede, appunto, attraverso la verifica scrupolosa degli adempimenti previsti dalla legge, a cominciare dai piani anticorruzione che hanno il compito di identificare le aree di rischio nei quali si annidano le possibilità di illecito e di indicare le misure atte a evitarli.</p>
<p>Tuttavia le dimensioni del fenomeno, che è stato ritenuto a diffusione straordinaria in tutti i settori e in tutti i rami delle pubbliche amministrazioni, non è soltanto limitato ai grandi appalti o alle grandi forniture ma si realizza attraverso la miriade degli inadempimenti che uomini delle istituzioni pongono in essere per favorire illecitamente cittadini, imprenditori e commercianti rendono indispensabile un più ampio e più diffuso senso della legalità, che è espressione di una comunità sana, anche attraverso il funzionamento di istituti antichi che, quando funzionano, possono offuscare il fascino malefico dell’illecito.</p>
<p>Lo Stato deve fare la propria parte rapidamente, semplificando le norme, responsabilizzando coloro i quali sono chiamati a verifiche rigorose, soprattutto laddove è evidente che lo stimolo alla cattiva esecuzione di un’opera o di una fornitura è originata dalle condizioni contrattuali. Alludo all’assurdità di ammettere ribassi che escludono in radice una prestazione onestamente remunerativa.</p>
<p>Riusciranno lo Stato degli enti pubblici che gestiscono delle somme rilevanti a tornare ad essere virtuose? Questa è la sfida degli anni a venire, nei quali le risorse necessarie non potranno più essere attinte da stipendi e pensioni, ma dalla eliminazione degli sprechi. Perché dietro ogni spreco c’è corruzione.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-corruzione-si-puo-battere/"><img width="2420" height="1814" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola.jpg 2420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-300x225.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1024x768.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-1020x765.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-640x480.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-85x64.jpg 85w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/05/Sfrecola-400x300.jpg 400w" sizes="(max-width: 2420px) 100vw, 2420px" /></a></p>]]></content:encoded>
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