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	<title>Gli italianiLa crisi in Siria può essere risolta solo con la collaborazione tra Usa e Russia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La crisi in Siria può essere risolta solo con la collaborazione tra Usa e Russia</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Oct 2015 16:02:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-crisi-in-siria-possono-risolverla-usa-e-russia-se-collaborano/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama.png 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama-96x64.png 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p><hr /><p>Per quattro anni di guerra civile in Siria, tra gli oppositori del regime e Bashar al-Assad, Presidente del Paese, impegnato nella dura e pura repressione dei ribelli, gli Stati Uniti si sono limitati a perseguire una politica poco risolutiva: chiedevano che Assad lasciasse il potere e, al contempo, davano un sostegno, seppure debole, all&#8217;opposizione moderata con l&#8217;auspicio di rendere le forze di opposizione protagoniste di un regime change.  Quest&#8217;orientamento di Obama, poco incline al coinvolgimento diretto nei teatri di guerra mediorientali, riflette le ragioni che lo hanno portato alla Presidenza degli Stati Uniti d&#8217;America. Nel solco delle accuse mosse al&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/la-crisi-in-siria-possono-risolverla-usa-e-russia-se-collaborano/">La crisi in Siria può essere risolta solo con la collaborazione tra Usa e Russia</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Per quattro anni di guerra civile in Siria, tra gli oppositori del regime e Bashar al-Assad, Presidente del Paese, impegnato nella dura e pura repressione dei ribelli, gli Stati Uniti si sono limitati a perseguire una politica poco risolutiva: chiedevano che Assad lasciasse il potere e, al contempo, davano un sostegno, seppure debole, all&#8217;opposizione moderata con l&#8217;auspicio di rendere le forze di opposizione protagoniste di un regime change.</p>
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<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1744"> Quest&#8217;orientamento di Obama, poco incline al coinvolgimento diretto nei teatri di guerra mediorientali, riflette le ragioni che lo hanno portato alla Presidenza degli Stati Uniti d&#8217;America. Nel solco delle accuse mosse al suo predecessore George W.Bush per aver portato i soldati americani prima in Afghanistan, e poco dopo in Iraq, Obama, peraltro insignito del Premio Nobel per la Pace, ha voluto che il suo mandato fosse segnato da un irrinunciabile disimpegno americano.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1771"> Il risultato di queste scelte strategiche è piuttosto evidente: lo scacchiere mediorientale è sempre più un pantano. In Siria, Assad è tuttora al potere, anche se indebolito, i ribelli moderati si sono frammentati in diverse fazioni diverse e divergenti, ed è arrivato indisturbato anche lo Stato islamico, che addirittura ha scelto come capitale la città siriana di Raqqa.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1772"> L&#8217;elemento di novità più recente, e che presumibilmente può aiutare a cambiare le sorti della Siria, è l&#8217;iniziativa russa di intervenire con i suoi <i>boots on the ground</i>. L&#8217;intervento di Mosca può offrire il primo barlume di speranza per porre fine al disordine che, in questi anni, ha ucciso centinaia di migliaia di persone, ha costretto 11 milioni di siriani a lasciare la propria casa e ha accresciuto la minaccia jihadista.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1745"> In occasione dell&#8217;intervento all&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite dello scorso mese, Putin, Presidente della Federazione russa, ha avuto modo di spiegare che soltanto un governo stabile che sia in grado di garantire sicurezza può consentire ai rifugiati siriani di fare ritorno a casa. Ciò, senza dubbio, andrebbe anche a vantaggio dell&#8217;Europa che, mai come adesso, è colpita dall&#8217;invasione, senza ordine e criterio, di migliaia di rifugiati.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1746"> La stabilità regionale diventa così un&#8217;esigenza imprescindibile che può avvicinare gli interessi degli Stati Uniti a quelli della Russia. Da un lato, l&#8217;America deve superare l&#8217;isolazionismo, dall&#8217;altro, la Russia deve accettare l&#8217;idea che Assad non può rimanere al potere <i>sine die</i>. Deve essere chiaro alle due ex superpotenze rivali che, senza una loro cooperazione in Siria, l&#8217;alternativa sarebbe il caos, perché si darebbe allo Stato islamico l&#8217;opportunità di rafforzarsi ed espandersi.</div>
<div> Oltretutto la Russia, in Siria, ha un&#8217;influenza maggiore rispetto agli Stati Uniti: una presenza militare sul terreno, un legame con il regime di Damasco, strette relazioni con il governo iraniano e iracheno, attraverso un accordo di condivisione delle informazioni di intelligence che include anche gli alleati dell&#8217;Iran, come Hezbollah.</div>
<div> Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno ancora centinaia di aerei da combattimento, migliaia di truppe dispiegata nell&#8217;area e uno stretto legame con i curdi. Tuttavia, hanno pochi e deboli contatti con l&#8217;Iran, una relazione controversa con il governo dell&#8217;Iraq, una ridotta intelligence in Siria e un programma di addestramento militare per l&#8217;opposizione siriana che, a causa dei risultati fallimentari, è stato quasi del tutto abbandonato.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1780"> È indiscutibile che soltanto attraverso una coalizione regionale che vede la Russia e gli Stati Uniti, insieme alle altre potenze del Medioriente, si può cercare di arginare lo Stato islamico. Lavorando l&#8217;uno accanto all&#8217;altra, Washington e Mosca, possono trarre vantaggio dai rispettivi legami con le potenze regionali, le quali hanno pieno interesse nel sottrarre allo Stato islamico tutte le posizioni territoriali finora conquistate, su cui è issata la bandiera nera del Califfato. Si tratta di mettere in piedi una coalizione con Turchia, Arabia Saudita, Iran, Iraq, Stati del Golfo e curdi.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1779"> Non resta che sperare che l&#8217;America di Obama si accorga che una presenza debole nello scacchiere mediorientale accresce la minaccia jihadista e mette a repentaglio la sicurezza e l&#8217;ordine internazionale e, soprattutto, si accorga che cooperare con la Russia forse è il male minore.</div>
<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1778"></div>
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<div id="yui_3_16_0_1_1445097291978_1776">
<p>Martina Gelardi</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-crisi-in-siria-possono-risolverla-usa-e-russia-se-collaborano/"><img width="275" height="183" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama.png 275w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/obama-96x64.png 96w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>]]></content:encoded>
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