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	<title>Gli italianiLa debolezza dell&#8217;uomo solo al comando &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La debolezza dell&#8217;uomo solo al comando</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Aug 2019 23:02:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-debolezza-delluomo-solo-al-comando/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>L’espressione è entrata negli ultimi anni prepotentemente nel linguaggio della politica, ma l’“uomo solo al comando” c’è stato sempre, da Giulio Cesare a Napoleone, per restare in un ambito storico. Entrambi nel bene e nel male sono passati alla storia per le imprese militari ma anche per essere stati attenti uomini di governo. Ora quel che suggerisce qualche riflessione è l’aggettivo “solo” che indica, secondo il Vocabolario Treccani, “persona che è senza compagnia di alcuno, che non ha nessun altro insieme o vicino”. In realtà sia Cesare che Napoleone, come pure i “nostri” Matteo, Renzi e Salvini, che appaiono oggi&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’espressione è entrata negli ultimi anni prepotentemente nel linguaggio della politica, ma l’“uomo solo al comando” c’è stato sempre, da Giulio Cesare a Napoleone, per restare in un ambito storico. Entrambi nel bene e nel male sono passati alla storia per le imprese militari ma anche per essere stati attenti uomini di governo. Ora quel che suggerisce qualche riflessione è l’aggettivo “solo” che indica, secondo il Vocabolario Treccani, “persona che è senza compagnia di alcuno, che non ha nessun altro insieme o vicino”. In realtà sia Cesare che Napoleone, come pure i “nostri” Matteo, Renzi e Salvini, che appaiono oggi campioni di due alternative politiche e di governo tra loro inconciliabili, non sono stati e non sono soli. Ma a differenza di Cesare e di Napoleone che si circondavano di collaboratori di grande valore ovunque li trovassero, che il grande corso voleva anche fossero fortunati, Renzi e Salvini si distinguono per essersi circondati da personaggi certamente fedeli, spesso amici da tempo, ma il più delle volte di una modestia imbarazzante, eppure designati a prestigiose cariche pubbliche, governative e parlamentari.</p>
<p>Questa corte di <em>yes men</em>, variamente denominato “cerchio magico”, impenetrabile, rafforzato dall’amicizia e dalla assegnazione dei componenti a posti di potere, naturalmente pubblici, indipendentemente dalla competenza e dall’esperienza, si è rivelato non un elemento di forza ma di debolezza per il leader, perché i cortigiani, come insegna la storia, quasi mai contraddicono il capo, hanno una limitata e spesso distorta percezione della realtà politica e sociale nella quale l’azione del partito è destinata ad incidere. Inoltre, ma questo ha riguardato anche l’altro “uomo solo”, Silvio Berlusconi, la scelta di persone fedeli ha fatto passare in secondo piano la necessaria verifica loro professionalità ed esperienza che, invece, è essenziale al leader per utilizzare a pieno gli strumenti per governare, una volta raggiunto il potere.</p>
<p>E siccome è certamente più facile conquistare il potere che gestirlo e conservarlo, l’esperienza ci dice di uomini politici al vertice delle istituzioni locali o nazionali i quali, alla prova della gestione del potere, hanno fallito e, conseguentemente, perso i consensi guadagnati con tanto impegno. Renzi e Salvini, per l’appunto. Il primo, sommerso da una valanga di voti con i quali gli italiani hanno respinto la sua pasticciata riforma costituzionale, la cui approvazione aveva indicato come limite per la permanenza in politica, il secondo, alle prese con una retromarcia rispetto alla contestazione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e di Luigi Di Maio che probabilmente è stata tardiva e lo porterà fuori dal Governo.</p>
<p>Questa premessa per dire che la crisi di questi giorni è conseguenza della gestione solitaria del potere con insufficiente considerazione delle esigenze della gestione amministrativa delle istituzioni, quella che interessa i cittadini i quali, entrando nella cabina elettorale, difficilmente esprimono un voto per le idee politiche del leader ma per le politiche pubbliche concretamente portate avanti nelle materie che lo interessano, la scuola, il fisco, l’economia, ecc.</p>
<p>Ebbene, entrambi i Matteo hanno dimostrato incapacità di gestire la pubblica amministrazione affidata alle loro cure, quella che è fatta di atti e provvedimenti i quali sono diretti, giorno dopo giorno, ad incidere sugli interessi e sulle aspettative dei cittadini.</p>
<p>In queste condizioni la crisi di governo è espressione della incapacità di governare, molto più che della distanza, in alcuni casi incolmabile, tra <em>Movimento 5 Stell </em>e <em>Lega</em>. Se si fosse amministrato bene le distanze ideologiche, se vogliamo definire con questa nobile espressione la confusa congerie di aspettative del populismo straccione che ispira i due movimenti, il governo avrebbe potuto soddisfare la media degli interessi degli italiani e andare avanti per la legislatura.</p>
<p>Invece oggi i due sono alle prese con ipotesi più o meno credibili di maggioranze arcobaleno mentre sullo sfondo si profilano impegnative scadenze, dalla legge di bilancio per il 2020 alla misura dell’IVA, mentre nel dibattito non assume alcun rilievo quello che dovrebbe essere l’impegno prioritario di una classe politica preoccupata del lavoro e del benessere degli italiani, un grande piano di investimenti per ammodernare un Paese che non riesce a stare al passo con i partner europei in assenza di infrastrutture viarie, ferroviarie, portuali e aeroportuali che agevolino lo sviluppo di una economia che dovrebbe sfruttare la straordinaria posizione geografica dell’Italia nel Mediterraneo, quale porta dell’Europa sul Medio e l’Estremo oriente. Lo aveva scritto Camillo Benso di Cavour più di 170 anni fa! Bastava rileggere un po’quelle pagine. È mancata l’umiltà di studiare.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-debolezza-delluomo-solo-al-comando/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p>]]></content:encoded>
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