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	<title>Gli italianiLa Destra divisa può consegnare l&#8217;Italia a Grillo. Sarebbe la bancarotta per l&#8217;Italia &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 17:04:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. E’ più o meno questo lo spirito con cui le opposizioni parlamentari italiche, uscite corroborate dalla schiacciante vittoria elettorale del “No” del 4 dicembre scorso, si apprestano ad affilare i coltelli in vista delle ormai prossime consultazioni. Il momento in cui Renzi rassegnerà le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica, infatti, è imminente, e le copiose lacrime di Elena Boschi e lo sbandamento del “cerchio magico” leopoldino ne sono la lampante testimonianza. Il tempo necessario per approvare la legge di stabilità e via. Al contrario, invece, le elezioni per selezionare un nuovo, autorevole esecutivo in grado di prendere le indilazionabili misure atte a rilanciare la nostra asfittica economia ed a bloccare l’invasione extracomunitaria si allontanano sempre di più. Tutto ciò anche in attesa del pronunciamento sulla effettiva costituzionalità della corrente legge elettorale. Discussione che i giudici della Consulta, celebri nell’universo mondo per la loro proverbiale “tempestività”, hanno comodamente fissato per il 24 gennaio 2017. La discussione, appunto. Perché il definitivo responso dell’autorevole consesso chissà quando arriverà. Laddove, si sa, la strategia politica italiota è imbattibile nel perseguire imperterrita l’eterno, immobilistico criterio del “campa cavallo”. Un atteggiamento che, seppure apparentemente redditizio nel presente, condanna irrimediabilmente la comunità intera a marcire nella morta gora della stagnazione. Un onere il cui peso sarà immancabilmente scaricato sulle spalle delle generazioni future. Ma tant’è. Del resto, Mattarella stesso, zelante guardiano della formale e pedissequa correttezza (e inconcludenza…) istituzionale, ha espresso forti perplessità sull’opportunità di andare a votare con un sistema elettorale siffatto. Un macchinoso arzigogolo &#8211; che porta, per ironia della sorte, proprio il suo nome: “Mattarellum”… &#8211; che vede una Camera selezionata sul sistema maggioritario appaiata a un Senato da eleggersi invece secondo i canoni del proporzionale. Un bel capolavoro d’irragionevolezza di cui l’attuale inquilino del Quirinale dovrebbe sentirsi almeno un po’ responsabile, visto che fu proprio lui a sottoscriverlo. Ma si sa, la verecondia non è la virtù peculiare della nostra classe dirigente, buona a nulla e capace di tutto. Basta considerare che l’attuale Parlamento, in carica dall’ormai lontano 2013, bene o male ha (s)legiferato in tutta tranquillità e su ogni materia per mille giorni suonati e nessuno &#8211; tranne la Consulta appunto &#8211; s’è mai neppure accorto della grave tara costituzionale da cui era affetto “ab origine”. I sospetti d’incostituzionalità, insomma, malgrado le scandalose piroette alfaniane e verdiniane e l’immondo mercato delle vacche, si sono materializzati solo ora, a governo agonizzante e a nuove elezioni incombenti. E vabbè. Fatto sta che il coniglio che sta per sortire dal cilindro del patetico illusionista quirinalizio è lo stesso di sempre: nientedimeno che un governo “tecnico” o di “responsabilità”. Vale a dire un esecutivo interlocutorio, a tempo &#8211; fino al 2018? &#8211; destinato a guidare il paese tra i marosi dell’instabilità economica ormai cronica e delegato a tirare le castagne dal fuoco ai pavidi maneggioni della cosa pubblica. Un governicchio alla Monti, condannato a sottostare e ad acconsentire rassegnato a tutte le vessazioni e le angherie che gli ottusi burocrati di Bruxelles sono capaci di escogitare. Professionisti dell’usura paludata dal rigido orpello del rigore, cui non pare vero di tornare a spennare lo sprovveduto pollastro italiota. Il fatto è che le opposizioni nazionali &#8211; vale a dire Cinquestelle, Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia &#8211; le uniche forze politiche in grado di porre un argine a questi scenari da incubo, sono unite solo nell’avversione a Renzi e al suo staff, mentre restano divise su tutto il resto. Tanto è vero che, uscite trionfanti dall’ordalia referendaria, non riescono a mettersi d’accordo praticamente su nulla. La Lega e i Cinquestelle, infatti, in preda ad entusiastico furore, premono, per bocca di Salvini e Grillo, per elezioni immediate, mentre FI, per diretto intervento del resuscitato Berlusconi, cui sta a cuore l’imminente pronunciamento della Corte di Strasburgo, vuole prima l’approvazione di una legge elettorale atta, guarda un po’, a “garantire la governabilità”. Quindi anch’egli briga, in sostanza, a dilazionare il ricorso alle urne fino a che non lo riterrà opportuno. La Meloni poi intende anch’essa ricorrere immediatamente al voto, ma non è dato sapere secondo quali arcani meccanismi logici. Il fatto è che i sondaggi, spietati, danno lo schieramento pentastellato a oltre il 30 per cento, laddove le destre aggregate otterrebbero non più del 28% dei suffragi, e coi “piddini”, malgrado la batosta, ancora ben oltre il 30. Inoltre, a parte la litigiosità interna ai grillini, spaccati tra la candidatura di Di Maio e quella di Di Battista, ci sono da segnalare le tensioni che lacerano il flaccido corpaccione di Forza Italia e l’eterna impossibilità leghista di pescare consensi al di sotto dell’Umbria. Con questi chiari di luna, quindi, il rischio è proprio quello di consegnare il paese in mano ai pentastellati, i quali approfitterebbero delle lotte intestine che dilaniano lo schieramento “conservatore” per fare man bassa dei consensi e approdare in tutta tranquillità nella stanza dei bottoni. Ove, una volta impossessatisi delle leve di comando, con la loro concezione pauperistica e talebana dell’economia basata sulla “decrescita felice” e sul totalitarismo ecologista, siglerebbero in men che non si dica la definitiva bancarotta dello stato. In altre parole, si ripeterebbe a livello nazionale la sventura toccata in sorte alla capitale e al capoluogo piemontese, con in più la famigerata “troika” in giro per le nostre contrade a mietere vittime. Infatti è vero che la borsa di Milano vola, ma se piazza Affari registra tali inaspettate performances pur dopo la disfatta dell’esecutivo renziano è anche grazie alla ciambella di salvataggio offerta dalla Ue in vista di un governo presieduto &#8211; secondo voci autorevoli &#8211; dall’“economista” Piercarlo Padoan o da una fotocopia incolore del “fiorentino”. La quale Ue, pur avendo espresso perplessità in merito ai nostri conti fuori controllo, considerato il lusinghiero e tranquillizzante risultato delle elezioni austriache, ha giudicato la messa in ordine “procrastinabile” almeno fino a marzo. Fino a quando, cioè, sarà in vigore il famoso programma di “quantitative easing” voluto e varato da Draghi. Vale a dire l’autentico, provvidenziale “deus ex machina” dell’economia continentale. Il destino dell’Unione, a quel punto, con l’Italia alla canna del gas, col Q. E. concluso e con le elezioni francesi in odor di lepenismo trionfante, potrebbe segnare un clamoroso &#8211; e inaspettato &#8211; punto di svolta.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-destra-divisa-puo-consegnare-litalia-grillo-la-bancarotta-litalia/"><img width="457" height="305" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/bologna.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/bologna.jpg 457w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/bologna-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/bologna-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p>]]></content:encoded>
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