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	<title>Gli italianiLa difficile partita tra gli Usa di Trump e la Cina &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La difficile partita tra gli Usa di Trump e la Cina</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2016 11:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-difficile-partita-gli-usa-trump-la-cina/"><img width="1280" height="853" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi.jpg 1280w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-768x512.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-1024x682.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-1020x680.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p><hr /><p>Tra nuove rivelazioni e accuse incrociate, non si placa la polemica scaturita dalla telefonata tra Dondal Trump e Tsai Ing-wen la presidente della Repubblica di Cina (Taiwan). Venerdì scorso il presidente americano eletto aveva accettato le congratulazioni telefoniche di Tsai rompendo il protocollo sino-americano che imporrebbe all&#8217;inquilino della Casa Bianca di evitare contatti diretti con l&#8217;establishment dell&#8217;ex Formosa. Nel 1979 Washington ha stabilito rapporti diplomatici con Pechino e da allora le relazioni con Taipei (fino a quell&#8217;anno ritenuto il vero governo cinese) si sono fatti sempre più ambigui: gli Stati Uniti continuano a vendere armi alla Repubblica di Cina secondo&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra nuove rivelazioni e accuse incrociate, non si placa la polemica scaturita dalla telefonata tra Dondal Trump e Tsai Ing-wen la presidente della Repubblica di Cina (Taiwan). Venerdì scorso il presidente americano eletto aveva accettato le congratulazioni telefoniche di Tsai rompendo il protocollo sino-americano che imporrebbe all&#8217;inquilino della Casa Bianca di evitare contatti diretti con l&#8217;establishment dell&#8217;ex Formosa. Nel 1979 Washington ha stabilito rapporti diplomatici con Pechino e da allora le relazioni con Taipei (fino a quell&#8217;anno ritenuto il vero governo cinese) si sono fatti sempre più ambigui: gli Stati Uniti continuano a vendere armi alla Repubblica di Cina secondo quanto previsto dal Taiwan Relations Act sottoscritto nel &#8217;79, ma ufficialmente ne disconoscono la statualità avvallando la versione di &#8220;una sola Cina&#8221; promossa da Pechino che vedrebbe la Repubblica popolare nel ruolo di vera rappresentante dell’unica Cina esistente. L&#8217;ex Formosa, invece, non sarebbe altro che una provincia ribelle &#8211; finita in mano ai nazionalisti durante la guerra civile con i comunisti &#8211; da riannettere alla madrepatria.</p>
<p>La questione taiwanese rappresenta uno dei fattori di maggiore tensione nei rapporti tra le due sponde del Pacifico e la famigerata telefonata (la prima tra un presidente americano e uno taiwanese in quasi 40 anni) rischia di innescare una crisi diplomatica in un momento particolarmente delicato. Finora la reazione cinese è stata inaspettatamente composta. Sabato scorso, il ministero degli Esteri cinese aveva sporto protesta formale nei confronti degli Stati Uniti affermando che esiste &#8220;una sola Cina&#8221; di cui l&#8217;ex Formosa è parte integrante. Secondo la versione del ministero degli Esteri cinese l&#8217;incidente diplomatico nasce da una &#8220;piccola bravata&#8221; di Tsai, leader dell&#8217;indipendentista Democratic Progressive Party colpevole di aver sinora mantenuto un approccio ambiguo sul consenso del 1992 con cui comunisti e nazionalisti hanno accettato il compromesso di &#8220;una sola Cina&#8221;. La stampa cinese statale &#8211; fatta eccezione per le stoccate del nazionalista Global Times &#8211; ha ugualmente minimizzato l&#8217;accaduto sottolineando l&#8217;inesperienza di Trump, un outsider nel mondo della politica e noto per i suoi commenti provocatori spesso seguito da provvidenziali inversioni a U.</p>
<p>Tuttavia, alla luce delle minacce anticinesi con cui l&#8217;imprenditore ha condito la propria campagna elettorale (promettendo tariffe commerciali contro il Made in China e ritorsioni contro il deprezzamento dello yuan) è impossibile escludere con certezza che la telefonata si trasformi in una bomba a orologeria una volta ufficializzato l&#8217;insediamento di The Donald alla Casa Bianca. Una sfilza di tweet al vetriolo ha di fatto vanificato lo sforzo messo in campo dal team di transizione per ricucire lo strappo. &#8220;La Cina ci ha forse chiesto se era OK svalutare la propria moneta (rendendo più difficile la competizione per le nostre aziende), tassare pesantemente i nostri prodotti destinati al loro paese (gli Stati Uniti non lo fanno con i loro) o costruire un enorme complesso militare nel mezzo del Mar Cinese Meridionale? Io non penso!&#8221;, ha cinguettato il presidente eletto.</p>
<p>Mentre la scelta del governatore dell&#8217;Iowa Terry Branstad nel ruolo di ambasciatore americano in Cina potrebbe aiutare a disinnescare le recenti tensioni, non sono passate inosservate alla stampa internazionale le inclinazioni filo-taiwanesi di gran parte dei consiglieri del tycoon. Mentre il New York Times si è concentrato sui presunti investimenti sull&#8217;isola della Trump Hotels (uno dei numerosi conflitti di interessi del biondo magnate in giro per il mondo), in settimana Politico ha riportato nel dettaglio i legami controversi di Bob Doyle, repubblicano e consulente del Taiwan Economic and Cultural Representative Office. Secondo tali indiscrezioni, l&#8217;ex senatore, attraverso la propria agenzia di comunicazione Alston &amp; Bird , sarebbe all&#8217;opera da mesi per tentare di oliare la partnership statunitense con il vecchio alleato asiatico. Un lavoro di lobbying fruttato 140mila dollari.</p>
<p>Le accuse sono state smentite dall&#8217;ufficio presidenziale di Tsai che ha dichiarato di avere rapporti diretti con il team di Trump e di non essersi mai servito di intermediari.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-difficile-partita-gli-usa-trump-la-cina/"><img width="1280" height="853" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi.jpg 1280w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-768x512.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-1024x682.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-1020x680.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/Colarizi-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>]]></content:encoded>
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