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	<title>Gli italianiLa ferocia dei soldati di Tito verso gli italiani in Istria. La stella rossa a Rovigno &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La ferocia dei soldati di Tito verso gli italiani in Istria. La stella rossa a Rovigno</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Aug 2019 06:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/la-ferocia-dei-soldati-tito-verso-gli-italiani-istria-la-stella-rossa-rovigno/">La ferocia dei soldati di Tito verso gli italiani in Istria. La stella rossa a Rovigno</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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<div dir="ltr"> Scendendo la costa istriana, passato il Canal di Leme, una squarcio nella terra trapassato dal mare simile ad un fiordo del nord, si incontra Rovigno, cittadina antica e suggestiva, la romana Rubinum o Ruginium.</div>
<div dir="ltr">Sorgeva su di un isolotto poi congiunto alla terraferma: il suo centro storico è un dedalo di strade lastricate che dalle rive salgono fino alla  Cattedrale di Sant&#8217;Eufemia che domina la cittadina dall’alto, in cima al colle. Tipicamente veneta nei suoi palazzi, ha conservato la sua antica fisionomia urbana; il suo leone alato, posto sull’arco della città recita, a differenza di tutti gli altri, “Victoria tibi Marce, evangelista meus”. Le fa da corona un piccolo arcipelago di 14 isolotti.</div>
<div dir="ltr">Nella tradizione istriana, Rovigno veniva chiamata “la popolana del mare”; il suo popolo manifestò sempre i propri sentimenti d’italianità ribellandosi più volte al dominio asburgico: il censimento austriaco del 1900 rilevava nei suoi 10.000 abitanti il 97,4% di italiani.</div>
<div dir="ltr"> Rovigno pagò cara questa sua identità.</div>
<div dir="ltr"> È proprio qui che nacque ed operò un comitato rivoluzionario al servizio di Tito particolarmente feroce: stilava le liste dei nemici del popolo, dei fascisti veri o presunti, dei capitalisti, dei borghesi, diede vita alla sua prima “CEKA”, una polizia segreta su modello bolscevico.</div>
<div dir="ltr"> Colpirono uomini e donne indiscriminatamente, giovani e vecchi. L’ottantacinquenne baronessa Augusta von Huttendorf, sua figlia Barbara e la loro domestica vennero prese dai partigiani e assassinate sull’isola di Sant’Andrea: i loro corpi furono dispersi in mare e poi si fece festa nelle proprietà predate.</div>
<div dir="ltr">Paola Malusà era la proprietaria del Caffè Italia: chi la vide per l’ultima volta, ai primi di maggio del ‘45, raccontò che era legata col filo di ferro ad altre due donne ed una ventina di uomini fatti marciare dai titini verso l’interno del l’Istria; con grande dignità e forza di spirito, rincuorava i compagni di sventura e li esortava a non perdere la speranza. Ma a nulla valse: scomparve per sempre, come tutti gli altri.</div>
<div dir="ltr">Una vecchia foto, conservata negli archivi della “Famia Ruvignisa” in esilio, ritrae sorridente su una bicicletta la famiglia Abbà, divenuta suo malgrado uno dei simboli delle tragedie di quella città. Giorgio Abbà, il capofamiglia, era un vigile urbano e nel settembre del 1943 portare una qualunque divisa era una colpa: i partigiani di Tito lo vennero a prendere a casa di notte ma in quella casa non fece mai ritorno. Si seppe poi che era stato condotto nei boschi all’interno e buttato in una foiba ma il suo corpo non fu mai recuperato.</div>
<div dir="ltr">&gt; La moglie, Giuseppina Micoli, che continuava a cercarlo e a chiedere sue notizie, fu “consigliata” di non insistere. Ma insistette.</div>
<div dir="ltr">Dopo qualche tempo sparì anche lei, assieme alla figlia Alice di appena dodici anni, finite chissà dove, in fondo ad una foiba.</div>
<div dir="ltr">Negli stessi giorni scomparve anche Giuseppe Tromba, un raffinato pittore e decoratore, noto per i suoi sentimenti italiani.</div>
<div dir="ltr">Una notte i partigiani si presentarono all’uscio di casa e si fecero aprire dopo averlo battuto coi calci dei fucili. Stella rossa sul capo e armati fino ai denti, scovarono l’uomo che cercavano nascosto in un armadio. Avrebbero portato via anche il figlio Francesco, nascosto sotto le coperte, se la mamma non si fosse posta a sua difesa gridando ai partigiani “no, El picio no!”.  Francesco aveva nove anni allora e ricordò in una toccante testimonianza come si sentisse da allora quasi miracolato perché in quei tempi anche i bambini sparivano in Istria: descrisse l’ultima immagine di suo padre, portata nell’animo per una vita, mentre mandava un bacio alla moglie dicendole  “Maria, te raccomando i fioi”&#8230; Poi i partigiani lo trascinarono via e lui non tornò mai più.</div>
<div dir="ltr"> Passata la prima ondata titina, arrivarono i tedeschi ed i militi della Rsi. Questi ultimi, raccontò Francesco, “chiesero più volte a mia mamma di rivelare i nomi dei sette partigiani rovignesi  che erano venuti a prelevare mio padre ma lei non fece alcun nome tanta era la paura di possibili vendette”.</div>
<div dir="ltr">Alla fine però “rivelò il nome di quello che aveva scoperto papà nell’armadio e lo aveva deriso e denigrato”. I tedeschi lo catturarono e deportarono in Germania dove morì di malattia.</div>
<div dir="ltr"> A guerra finita la vendetta titina non si fece attendere: la notte del 5 maggio ‘45, i partigiani irruppero nuovamente in casa sfondando la porta e prelevarono la “nemica del popolo” che aveva fatto il nome dell’assassino di suo marito.</div>
<div dir="ltr">Fu rinchiusa nelle carceri e un “processo popolare” la condannò a tre anni e mezzo di prigione. Il mese successivo fu deportata a Denize nell’interno della Jugoslavia, legata col filo di ferro assieme ad un altro anziano rovignese che poi morì. Da Denize venne quindi trasferita a Fiume e da lì, dopo un anno, scarcerata per “buona condotta”.</div>
<div dir="ltr">Era la fine di un incubo che, paradossalmente, solo il successivo esodo riuscì in parte a lenire, anche per i suoi figli i quali, rimasti soli e orfani, avevano continuato  a subire angherie, sputi e “rieducazione”: erano “sporchi figli di fascisti, sporchi italiani”&#8230;</div>
<div dir="ltr">&gt;</div>
</div>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-ferocia-dei-soldati-tito-verso-gli-italiani-istria-la-stella-rossa-rovigno/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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