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	<title>Gli italianiLa Francia, Giggino e il petrolio della Libia &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>La Francia, Giggino e il petrolio della Libia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La Francia, Giggino e il petrolio della Libia</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 07:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-francia-giggino-petrolio-della-libia/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>Giggino sorride beato, lieto che, finalmente, si sia trovato qualcuno disposto a prenderlo sul serio. Nello specifico, si tratta del presidente francese Emmanuel Macron (o Micron, come lo chiamano i detrattori), il quale ha addirittura richiamato l’ambasciatore come segno di protesta per l’incontro tra il vice-premier italiano ed alcuni esponenti della corrente di sinistra dei “gilet gialli” francesi. Figurarsi&#8230; L’episodio che ha dato la stura al risentimento del presidentino é del tutto banale; e rientra fra i disperati tentativi dei 5 Stelle di trovare in Europa qualche scampolo di populismo non nazionalista cui collegarsi in vista delle elezioni di maggio.&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Giggino sorride beato, lieto che, finalmente, si sia trovato qualcuno disposto a prenderlo sul serio. Nello specifico, si tratta del presidente francese Emmanuel Macron (o <em>Micron</em>, come lo chiamano i detrattori), il quale ha addirittura richiamato l’ambasciatore come segno di protesta per l’incontro tra il vice-premier italiano ed alcuni esponenti della corrente di sinistra dei “gilet gialli” francesi.</p>
<p>Figurarsi&#8230; L’episodio che ha dato la stura al risentimento del presidentino é del tutto banale; e rientra fra i disperati tentativi dei 5 Stelle di trovare in Europa qualche scampolo di populismo non nazionalista cui collegarsi in vista delle elezioni di maggio. Eppoi, ognuno é libero di incontrare chi vuole. I francesi sono gli ultimi a poter protestare, loro che non solo hanno incontrato, ma hanno anche accolto a braccia aperte tutti i figuri italiani che si dichiaravano “perseguitati politici”, ivi compresi terroristi, bombaroli e pluriomicidi. Ultimo non ultimo quel Cesare Battisti di cui si é tanto parlato nei giorni scorsi.</p>
<p>Si tranquillizzi, dunque, il buon Giggino. La reazione scomposta del governo francese non é certo da imputarsi alle scampagnate grilline. Dietro c’é ben altro. Ci sono i dossier dei tanti contenziosi italo-francesi&#8230; cose serie, interessi cospicui, miliardi che ballano. L’affare Alitalia-Delta-Air France, l’affare Fincantieri-Stx e, soprattutto, lo sporco, lo sporchissimo affare della Libia: un paese distrutto e ancor oggi preda del caos e della guerra civile, solamente per consentire alla francese <em>Total</em> di subentrare alla nostra <em>ENI</em> nella partecipazione agli utili dell’industria petrolifera libica.</p>
<p>Perché tutto ció? Per un motivo semplicissimo: perché i governi francesi post-napoleonici ci sono sempre stati ostili, rivali, nemici. A noi e, in misura minore, alla Spagna, alle due “sorelle latine” cui – in teoria – avrebbero dovuto essere piú vicini. Ed anche perché i governi francesi, dopo la fine di Napoleone, sono sempre stati amici, alleati, succubi di potenze estranee all’universo latino: all’Inghilterra ieri, alla Germania oggi.</p>
<p>La Francia “ufficiale”, cosí, é venuta meno alla sua vocazione naturale, al ruolo geopolitico che le é connaturato: quello di guidare il blocco delle nazioni latine, insieme all’Italia e non contro l’Italia. Due, principalmente, i tradizionali teatri del contenzioso italo-francese: l’Europa Sud-orientale, almeno fino alla sua sovietizzazione; e la riva sud del Mediterraneo.</p>
<p>É bene ricordare alcuni episodi della storia del secolo scorso, perché aiutano a comprendere quello che sta avvenendo adesso, soprattutto nel teatro libico. Il Mediterraneo, dunque. Quel Mediterraneo ove la Francia avrebbe avuto interesse a che non vi spadroneggiasse una potenza estranea come l’Inghilterra, che invece vi dettava legge e che, addirittura, ne controllava le vie di accesso, da ovest (Gibilterra) a est (Suez).</p>
<p>La Francia accettó allora la supremazia inglese, accontentandosi di ritagliarsi uno spazietto nel Mediterraneo Occidentale, tra le sue coste e quelle della dirimpettaia colonia Algerina. Il progetto era quello di estendere poi il dominio francese ad ovest, verso il Marocco, ove la Spagna aveva interessi prevalenti; e ad est, verso la Tunisia e la Tripolitania, regioni su cui l’Italia aveva mire concrete. L’Inghilterra – in prospettiva – avrebbe dovuto acquisire in un modo o nell’altro la Cirenaica, confinante con il vassallo Egitto; e cosí le due potenze “occidentali” avrebbero raggiunto un confine coloniale comune, piú o meno al centro di quella che é oggi la Libia.</p>
<p>Piccolo particolare, che infastidiva francesi ed inglesi: nel settore centrale del Mediterraneo c’era l’Italia che, ancorché giunta con estremo ritardo all’unitá nazionale, aveva di fatto colonizzato economicamente la Tunisia, anche attraverso una folta immigrazione coloniale, forte di 100.000 individui;  una immigrazione assolutamente non predatoria e bene accetta alla popolazione locale. Noncurante di tutto ció, nel 1881 la Francia invadeva militarmente la Tunisia, annettendola di fatto al proprio dominio coloniale.</p>
<p>Il capitolo successivo del contrasto fra Roma e Parigi coincideva con la guerra italo-turca del 1911-12, e con la conquista italiana dell’intera Libia. Francesi e inglesi dovevano rinunziare al disegno di un confine comune in Nord Africa, e l’Italia si insediava saldamente al centro del Mediterraneo, interponendosi anche tra le flotte delle due potenze “occidentali”.</p>
<p>L’Inghilterra riusciva bene o male a nascondere il suo disappunto. Non cosí la Francia, i cui governi, nel tempo, non perderanno occasione per insidiare il nostro dominio e poi la nostra influenza economica in Libia. Fino ad arrivare, nel 2011, alla sporca guerra d’aggressione contro la Libia gheddafiana, colpevole di gestire le proprie ingenti risorse petrolifere con l’ausilio dell’ENI.</p>
<p>L’ultima fase di quella contesa continua ancora ai giorni nostri, e – purtroppo – volge al peggio per gli interessi italiani. Abbiamo avuto la dabbenaggine – al tempo del governo Renzi – di legarci allo screditato governo di Tripoli, quello di al-Sarraj, “internazionalmente riconosciuto” su mandato degli Stati Uniti. I francesi, invece, si sono collegati al rivale governo della Cirenaica, quello del generale Aftar, sostenuto dalla Russia e dall’Egitto. Ora, le truppe di Aftar continuano a guadagnare terreno, mentre il povero al-Sarraj é insidiato anche nella sua stessa Tripoli.</p>
<p>Quando la vicenda libica si concluderá con la vittoria finale di Aftar (come é inevitabile) il governo francese chiederá certamente che il suo sostegno venga ricompensato. Come? Magari togliendo qualche concessione petrolifera all’ENI e dandola alla Total. Accetto scommesse.</p>
<p>In conclusione: temo che si tratti di una vicenda un po’ piú complessa di quanto la gita fuori porta di Giggino possa lasciare immaginare.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-francia-giggino-petrolio-della-libia/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p>]]></content:encoded>
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