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	<title>Gli italianiLa grande occasione del Centrodestra in Sicilia &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La grande occasione del Centrodestra in Sicilia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 21:42:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-grande-occasione-del-centrodestra-sicilia/"><img width="474" height="337" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/elezioni-regionali-sicilia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/elezioni-regionali-sicilia.jpg 474w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/elezioni-regionali-sicilia-300x213.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/10/elezioni-regionali-sicilia-90x64.jpg 90w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p><hr /><p>Non ce l’ha proprio fatta a trattenersi, il vecchio esponente comunista siciliano Emanuele Macaluso. Uno “communista cosiiii”, tanto per rifare il verso a una stupenda gag cinematografica di Carlo Verdone. Si tratta di un personaggio di spessore, abituato a respirare ben altre atmosfere, a navigare per ben altri lidi, e questa storia di spugne gettate e fallimenti annunciati proprio non gli va giù. Di conseguenza glie le ha cantate di brutto a quei reprobi dei piddini di Trinacria, che da quell’orecchio non vogliono sentirci. &#60;Una domanda: ma i dirigenti nazionali del Pd hanno mai pensato di sapere chi va e&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ce l’ha proprio fatta a trattenersi, il vecchio esponente comunista siciliano Emanuele Macaluso. Uno “communista cosiiii”, tanto per rifare il verso a una stupenda gag cinematografica di Carlo Verdone. Si tratta di un personaggio di spessore, abituato a respirare ben altre atmosfere, a navigare per ben altri lidi, e questa storia di spugne gettate e fallimenti annunciati proprio non gli va giù. Di conseguenza glie le ha cantate di brutto a quei reprobi dei piddini di Trinacria, che da quell’orecchio non vogliono sentirci. &lt;Una domanda: ma i dirigenti nazionali del Pd hanno mai pensato di sapere chi va e chi viene, da destra a sinistra, tra i dirigenti del loro partito?&gt;. Osservazione di tutto rilievo, quella di Macaluso, nulla da eccepire. Ma cos’è che ha scatenato la sonora reprimenda del vecchio guru? E’ accaduto nientemeno che la segretaria del circolo “Centro storico” del Pd di Catania, tale Adele Palazzo, in piena campagna elettorale ha “accannato” sul più bello, come si dice a Roma, i vecchi compagni di viaggio piddini per abbracciare entusiasticamente le linee programmatiche del movimento “Diventerà Bellissima”. Lo schieramento che fa capo al candidato governatore di provenienza destrorsa Nello Musumeci, tanto per capirci. La Palazzo, trentenne di ferro proveniente dalla Cgil, è di recente assurta alla ribalta delle cronache locali prima per la lettera aperta con la quale ha annunciato la fuga dal partito di Matteo Renzi e poi per la ciambella i salvataggio lanciatale dallo stesso Musumeci in vista di una assai pragmatica collaborazione declinata senza i filtri dell’ideologia. Un’occasione che la diretta interessata non si è fatta scappare. Se c’era bisogno di una prova a testimoniare il marasma che regna in casa Pd, la vicenda rende perfettamente chiaro lo stato delle cose nell’ex bottegone. Si è addirittura ventilato di una sua (della Palazzo) possibile candidatura all’Ars in alternativa al centrosinistra. Un’ipotesi subito rientrata a seguito delle veementi reazioni del popolo del web, che non avrebbe per nulla gradito il giro di valzer ritenuto troppo ardito dai suoi ex aficionados. Il fatto è che, secondo la famigerata legge di Murphy, “se qualcosa può andar male, lo farà di sicuro”. E puntualmente, come del resto era nella logica delle cose, la vicenda si è risolta in una figura di palta per il partito e con una lunga sequela d’invettive nei confronti della Palazzo, tant’è vero che se non è possibile parlare di gogna mediatica, poco ci manca. In tutti i modi l’episodio rappresenta un clamoroso atto di denuncia rispetto alla tattica suicida seguita negli ultimi cinque anni dal Pd isolano. Una creatura proteiforme, che a forza di imbarcare gente di dubbia provenienza e di ancora più dubbio comportamento, ha finito per perdersi, liquidando le primigenie istanze della stessa base. L’esito è stata la trasformazione dell’isola in un facile approdo per i diseredati di mezzo mondo e in un centro di sperpero fuori da ogni controllo. &lt;È da sordi non sentire &#8211; aveva spiegato la donna prendendo commiato dai dem &#8211; il disagio della popolazione; è da irresponsabili continuare ad utilizzare vecchi schemi in una situazione sociale completamente trasformata&gt;. Ma quasi a sonora sconfessione dell’assunto, il 16 ottobre scorso Rosario Crocetta, il malinconico e fallimentare governatore dell’Isola, ha consumato la sua ultima, autolesionistica stupidaggine privando d’embleé Renato Accorinti, Enzo Bianco e Leoluca Orlando dei rispettivi poteri sulle aree metropolitane di Messina, Catania e Palermo, e nominando al loro posto dei giannizzeri di stretta fiducia renziana. Uno è Girolamo Di Fazio &#8211; ex questore di Agrigento, già commissario del comune di Termini Imerese &#8211; che è andato a occupare il posto di Orlando. Poi c’è Salvo Cocina &#8211; responsabile dell’Ufficio per la raccolta differenziata &#8211; che ha preso possesso della provincia di Catania, mentre l’ultimo, tale Francesco Calanna, militante del “Megafono”, il fiore all’occhiello del “crocettismo”, è andato a soppiantare Accorinti. Insomma, il governatore uscente ha esautorato e umiliato i tre “ras”, potenziali collettori di montagne di voti, proprio nel pieno dello tsunami che travolge il centrosinistra sicano. Avvitato su se stesso come un invasato e in preda al cupio dissolvi, Rosario ha riempito di calci sul muso chiunque ha tentato di aggrapparsi al barcone che &#8211; secondo lui &#8211; dovrebbe traghettarlo all’approdo promessogli da Renzi: uno strapuntino alle elezioni nazionali della prossima primavera. E così, credendosi Re Lear, ha seminato di polpette avvelenate il suo miserabile naufragio &#8211; suo, ma soprattutto quello della sfortunata Sicilia &#8211; agognando per sé, tronfio come un pavone spennato, la solitudine del benefattore incompreso. Un benefattore instancabile quanto ottuso, che, sperperando con compiaciuto zelo ingenti risorse, ha nominato ben 50 assessori in cinque anni e 24 commissari straordinari negli ultimi ottanta giorni. Ferie d’agosto comprese. E pensare che i suoi cinque anni di mandato erano stati salutati dalla compiacente stampa internazionale e italiota come la salvifica emancipazione da un secolare servaggio, quando ancora oggi gli uffici dell’Ars funzionano (male) col quintuplo del personale in forza nella ben più efficiente Lombardia. Il colmo Crocetta l’ha toccato con la figuraccia rimediata con l’eutanasia della propria lista elettorale, sforando clamorosamente i termini fissati per la presentazione. Forse con questo stratagemma ha evitato di esporsi, perché nessuno &#8211; al momento &#8211; può conoscere la vera entità della sua forza (o debolezza). E’ sintomatica comunque la sua scelta di premiare con una inspiegabile promozione Davide Siragusano, il funzionario responsabile del misfatto, coccolandolo e portandoselo nel proprio ufficio di gabinetto. Poi si lamentano per l’incontrastato trionfo dell’antipolitica all’ombra del Mongibello e “in continente”, come dicono da queste parti. E ti credo. Con questi metodi di governo risulta sacrosanto, per l’esasperata popolazione di Sicilia, cavalcarne l’onda, denunciando (invano) i costi del “sistema”, l’inefficienza delle istituzioni, la corruzione dei partiti e l’impossibilità di riformare il tutto. Sacrosanto a maggior ragione avendo ogni maledetto giorno a che fare con le insanabili contraddizioni di un apparato amministrativo ormai sull’orlo del default. Fallito per colpa di chi sa solo parlare bene ma ha continuato imperterrito a razzolare assai male, professando l’uguaglianza di diritti e doveri ma sguazzando alla grande tra gli scandalosi privilegi della propria parassitaria “casta”. Il tutto invocando a ogni pié sospinto valori etici e morali ma dando puntualmente pessimi esempi personali e familiari tra ruberie, intrallazzi, malversazioni e squallidi magheggi. Dichiarandosi interpreti della volontà popolare ma dimostrandosi inclini a tradirne clamorosamente il mandato alla prima occasione, migrando senza vergogna da uno schieramento all’altro o magari dando vita a nuovi ircocervi basati solo su laidi pateracchi. Insomma, visto che di belle parole si è tutti arcistufi, a maggior ragione il popolo delle destre, che sembra proprio avere le carte in regola per conquistare l’accesso alle stanze dei bottoni in quel di Palermo, ha un disperato bisogno di buoni esempi. Di buoni esempi politici e personali, che riportino in primo piano la coerenza, il rigore, la voglia di cambiare, l’impegno a rappresentare idee e programmi concreti e fattivi. Altrimenti i Cinquestelle si ritroveranno la strada spianata prima a Palazzo dei Normanni e poi a Roma. Quindi per il centrodestra la scelta è obbligata: occorrono programmi chiari e impegnativi, sostenuti da un ceto politico efficiente, espressione dei territori, del radicamento politico, degli interessi reali dei siciliani. Per dire basta ai verticismi di partito, alle nomine dall’alto, ai cooptati, ai “paracadutati”, ai miracolati, ai beneficati di ogni tipo. E per smetterla con i giri di valzer e il rimpallo delle responsabilità, con gli stucchevoli teatrini e le coltellate alla schiena. Insomma fornendo pronte ed esaustive risposta alle richieste di metodo e merito nella selezione del personale politico, e di contenuti nella presentazione, ma soprattutto nell’esecuzione dei programmi. Evitando pressappochismi, mistificazioni e slogan ad effetto, con i risultati noti che tanti danni hanno già fatto nel passato dell’isola (e non solo).</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
<p>&nbsp;</p>
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