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	<title>Gli italianiLa minaccia coreana e le responsabilità internazionali &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La minaccia coreana e le responsabilità internazionali</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Sep 2017 06:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-minaccia-coreana-le-responsabilita-internazionali/"><img width="590" height="350" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/kim-jong-un-549665.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/kim-jong-un-549665.jpg 590w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/kim-jong-un-549665-300x178.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/05/kim-jong-un-549665-96x57.jpg 96w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></a></p><hr /><p>Sarà per il pigro protrarsi della stagione estiva; sarà per la riluttanza della gente a ritornare a fare i conti con la vita di tutti i giorni, fatto è che i cupi bagliori di guerra provenienti dalla Corea non sembrano proprio riuscire a toglierci il sonno. Infatti, a registrare inquietudini e timori di probabili sfracelli, nucleari e non, finora sono state soltanto le borse valori di mezzo mondo, entrate in un’insolita fase di fibrillazione. Ma è noto che l’economia segue logiche che a noi mortali di sovente sfuggono. O che comprendiamo fin troppo bene. E del resto, perché spaventarsi più&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà per il pigro protrarsi della stagione estiva; sarà per la riluttanza della gente a ritornare a fare i conti con la vita di tutti i giorni, fatto è che i cupi bagliori di guerra provenienti dalla Corea non sembrano proprio riuscire a toglierci il sonno. Infatti, a registrare inquietudini e timori di probabili sfracelli, nucleari e non, finora sono state soltanto le borse valori di mezzo mondo, entrate in un’insolita fase di fibrillazione. Ma è noto che l’economia segue logiche che a noi mortali di sovente sfuggono. O che comprendiamo fin troppo bene. E del resto, perché spaventarsi più di tanto? In fondo è dai tempi della crisi di Cuba che viviamo sotto l’incubo atomico e ai falsi allarmi ci abbiamo fatto il callo. E’ vero, la Corea del Nord ha annunciato di aver eseguito con successo il test di una potente bomba a idrogeno da installare sui missili balistici intercontinentali (Icbm), vale a dire ordigni in grado di colpire gli Usa e chissà, forse anche l’Europa. Secondo stime approssimative quello detonato negli scorsi giorni aveva un’energia tra i 50 ei 70 kilotoni, tanto da provocare un sisma di  V-VI grado Richter. Si tratta della sesta prova eseguita, dal momento che la Corea del Nord fu proclamata potenza nucleare nel lontano  2005, mentre i test precedenti hanno avuto luogo nel 2006, 2009, 2013 e due nel 2016. Tuttavia, l’ultima inquietante “sparata” di Kim è stato un missile che ha sorvolato il Giappone per poi finire in mare. Come del resto proprio tra le acque estremorientali sono andati miseramente a inabissarsi quasi tutti i “pericolosissimi” razzi lanciati da questo squinternato. Un soggetto che da qualche anno effettua costosi test atomici e missilistici &#8211; che spesso fanno cilecca &#8211; con il solo obiettivo di provocare in primo luogo gli USA, in secondo luogo la suscettibilità dei vicini meridionali, in terzo luogo le ire dei giapponesi e in quarto luogo la pazienza dei cinesi. Per questo Kim Jong Un è da tutti considerato uno completamente fuori di testa, tanto che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, su pressione americana si sta affannosamente muovendo per trovare una soluzione definitiva al problema. Ma la vera follia sta tutta nel modo come è stata affrontata l’intera vicenda. Kim Jong Un infatti è soltanto l’ultimo &#8211; il terzo per la precisione &#8211; esponente di una strampalatissima dinastia di folli che fin dal 1953, anno di conclusione della guerra di Corea, con l’aiuto della Cina ultracomunista di Mao s’installò a Pyongyang con il proposito di tenere sotto ricatto le diplomazie di tutto il mondo. Come? Con la minaccia della guerra appunto. Uno spettro che all’inizio fu facile per l’Occidente tenere a bada, grazie all’indiscussa superiorità strategica e militare degli Usa e dei loro alleati. Il fatto è che man mano che il tempo passava, grazie all’insipienza americana e alla cinica spregiudicatezza cinese, il gap tecnologico si è andato sempre più colmando, finendo col dover fare noi i conti, oggi, con una mini-potenza atomica. Una forza di deterrenza in grado di provocare, se attaccata, decine di milioni di vittime. Ma come è stato possibile giungere a questo? Si è trattato di una lunga sequela di errori che ha visto in primo luogo Pechino favorire i deliri d’onnipotenza di Kim Il Sung e del suo successore Kim Jong Il, e in secondo luogo Washington alternare fasi di “profonda preoccupazione” a generose tranches di aiuti “umanitari” per  scongiurare lo sterminio per fame di milioni di Nordcoreani. Ed è tutta qui l’autentica tragedia di questo popolo: in una nazione dove periodicamente le carestie condannano alla morte per inedia milioni di cittadini, si spendono immani risorse per ottenere una formidabile capacità distruttiva. Il tutto finalizzato a tenere il mondo sotto ricatto: o mi dai i soldi o ti distruggo. E questo delirante processo, oltre alla sciagurata acquiescenza cinese, ha subito un’impennata dopo la dissoluzione dell’Urss, che ha provocato un’inedita fuga di cervelli e di letali tecnologie verso lidi disposti a pagare profumatamente questi ambiti “articoli”. Ma a dare una mano ai satrapi di Pyongyang, oltre a Mosca e Pechino, è stata anche Islamabad, con Abdul Qadeer Khan, il famigerato ingegnere metallurgico conosciuto soprattutto per essere stato il “padre” della prima bomba atomica del Pakistan. E anche Teheran ha fatto la sua parte nello spinoso affaire. Ma Kim Jong Un non è stato l’unico “pazzo” di questo pianeta ad effettuare test missilistici atomici, e questo va riconosciuto in tutta onestà. Soprattutto non è stato l’unico che ha avuto la faccia tosta di far esplodere i suoi missili in territori altrui. E va anche sottolineato che in fondo sovietici, cinesi, francesi e americani hanno compiuto per decenni e in tutta tranquillità centinaia di test atomici, rendendo inabitabili ampie aree del pianeta. Le loro e quelle degli altri. In particolare Parigi e Washington hanno usato le isole del Pacifico come poligoni nucleari per testare i loro ordigni, fregandosene altamente sia delle rimostranze dei pacifisti, sia delle proteste degli ecologisti, sia delle legittime opposizioni provenienti dalle popolazioni indigene, usate come semplice materiale da laboratorio e cavie. I numeri parlano da soli. Gli Stati Uniti produssero diverse decine di test, tutti con ordigni con potenza molto superiore a quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki. Ma mentre gli statunitensi e i sovietici operarono un buon numero di esperimenti anche in casa propria, nel deserto del Nevada o nei poligoni nucleari nelle steppe del Kazakistan (poi però diventato stato sovrano), i francesi, come i britannici, fecero esplodere i loro ordigni solo all’estero, privilegiando l’area del Pacifico. In particolare le bombe di Sua Maestà detonarono in Australia (21 tra Emu, Maralinga e isola di Montebello), quelle francesi sugli atolli di Mururoa e Fangataufa (45 in atmosfera e 146 sotterranei) e quelle americane sulle Isole Marshall, sull’isola Johnston e su Christmas Island, Isola di Natale (circa la metà dei 216 test in atmosfera). In un articolo sul “Corriere” l’inviata Sara Gandolfi, che nel 1995 raggiunse l’atollo con la barca di Greenpeace (e fu pure arrestata dai francesi) racconta come Parigi devastò gli atolli con la bellezza di 193 test nucleari realizzati nell’arco di trent’anni. Solo nel ‘96 gli esperimenti cessarono, ma molti atolli ancora sono inabitabili. E che dire della Cina? Coi suoi test ha reso sterili ampie aree collocate nell’Asia centrale, nello stato del Sinkiang, annesso da Pechino senza se e senza ma &#8211; proprio come il Tibet &#8211;  ma che non ha nulla a che spartire con la Cina vera e propria. Ma il pazzo è solo e sempre lui, Kim Jong Un da Pyongyang. Uno tanto pericoloso al punto che gli Stati Uniti sono disposti a utilizzare l’arsenale nucleare per difendere il proprio territorio &#8211; in primo luogo l’isola di Guam &#8211; e quello dei suoi alleati dalla minaccia della Corea del Nord. Lo ha ribadito il presidente americano Donald Trump citato dalla Casa Bianca. &lt;Il presidente Trump ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti contro Kim Jong Un utilizzando tutti i tipi di capacità diplomatiche, convenzionali e nucleari a nostra disposizione&gt;, ha dichiarato. Secondo il testo, Trump ha fatto queste considerazioni nel corso di una conversazione telefonica avuta con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, con il quale ha analizzato l’ultimo test nucleare di Pyongyang. Inutile sottolineare che entrambi i leader hanno condannato le azioni della Corea del Nord e hanno chiesto una stretta collaborazione tra i loro paesi. E quale sarebbe questa collaborazione, e in cosa consisterebbe? Semplice. Nuove sanzioni e più armi &#8211; anche in questo caso atomiche &#8211; a Sudcorea e Giappone. Mobilitazione delle flotte navali ed esercitazioni a poca distanza dalle coste nordcoreane. Tutte mosse a cui la Nordcorea ha risposto per le rime spostando verso la costa occidentale un missile che sembrerebbe essere proprio di tipo balistico intercontinentale. Lo ha riferito l’agenzia sudcoreana Asia Business Daily citando fonti anonime. Il riposizionamento sarebbe iniziato lunedì scorso nella notte per evitare l’individuazione da parte dei satelliti spia. I francesi dal canto loro hanno suonato l’allarme: anche l’Europa potrebbe essere sotto attacco. Ma la Francia, come si è visto anche nella gestione dell’attacco alla Libia e negli attentati di natura islamica, è da tempo che non ne azzecca una neanche per sbaglio. Tant’è vero che nessuno, né Macron, che nell’area conta come il due di briscola, né tantomeno Trump punta apertamente il dito sull’autentico responsabile di tutto questo dramma: il drago cinese. Che insieme al suo paredro, l’orso russo, sembrano giocare di sponda. E intanto in Estremo Oriente spirano venti di guerra. Quella vera però…</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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