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	<title>Gli italianiLa nuvola di Fuksas e la voglia di opere costose e inutili che ha contagiato anche la Raggi &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La nuvola di Fuksas e la voglia di opere costose e inutili che ha contagiato anche la Raggi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2016 14:06:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-nuvola-fuksas-la-voglia-opere-costose-inutili-contagiato-anche-la-raggi/"><img width="457" height="305" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/nuvola.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/nuvola.jpg 457w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/nuvola-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/11/nuvola-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></a></p><hr /><p>Si dice che appena dopo l’Unità d’Italia, un galoppino di partito, giunto in uno sperduto paese del sud per la campagna elettorale, in preda all’impeto oratorio, nel pieno di un comizio esordisse così: &#60;Se ci date lu voto, nuie ve facimm’ lu ponte!&#8230;&#62;. E che di rimando, a un paesano che gli faceva osservare: &#60;Ma se nuie nun tenimm’ o’ fiume…..&#62;, il candidato rispondesse piccato: &#60;E ve facimm’ pure o’ fiume!&#8230;&#62;. Più o meno è stato questo il senso di un passo del sussiegoso discorsetto che la “sindaca” di Roma, Virginia Raggi, ha pronunciato il 29 ottobre scorso nell’occasione dell’inaugurazione&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che appena dopo l’Unità d’Italia, un galoppino di partito, giunto in uno sperduto paese del sud per la campagna elettorale, in preda all’impeto oratorio, nel pieno di un comizio esordisse così: &lt;Se ci date lu voto, nuie ve facimm’ lu ponte!&#8230;&gt;. E che di rimando, a un paesano che gli faceva osservare: &lt;Ma se nuie nun tenimm’ o’ fiume…..&gt;, il candidato rispondesse piccato: &lt;E ve facimm’ pure o’ fiume!&#8230;&gt;. Più o meno è stato questo il senso di un passo del sussiegoso discorsetto che la “sindaca” di Roma, Virginia Raggi, ha pronunciato il 29 ottobre scorso nell’occasione dell’inaugurazione della “Nuvola” di Fuksas. Un nuovo centro congressi di cui proprio non si avvertiva l’esigenza, essendo bell’e disponibile il vecchio e sottoutilizzato Palazzo dei Congressi di Libera, di una modernità attuale come non mai e inaugurato durante il Ventennio insieme al quartiere Eur. La prima cittadina dell’Urbe, infatti, dopo avere scambiato un paio di battute velenose col pubblico, sottolineando l’eccessivo costo del palazzone e la poca trasparenza dell’iter burocratico &#8211; quasi vent’anni di lavori dal concepimento all’inaugurazione, con 12 varianti in corso d’opera &#8211; pare abbia già messo il cappello su un’altra infrastruttura strampalata &lt;che stiamo già facendo&gt;, ha detto la “sindaca” con piglio orgoglioso. Si tratterebbe del cosiddetto “Ponte dei Congressi”, un semplice ponte che, lungi dal rappresentare un’opera risolutiva dei gravi problemi di movimento che da sempre affliggono la città dei Cesari, servirà a rendere appena un po’ più agevole l’arrivo in città per chi fa scalo all’aeroporto di Fiumicino. Vale a dire, nulla di particolarmente rivoluzionario, semplicemente un’infrastruttura volta a malapena a migliorare il comfort di chi, atterrato al Leonardo da Vinci, sceglie l’automobile invece che il treno per arrivare in città. Mistero dell’ecologismo declinato alla grillina. Le metropolitane no, i ponti e le funivie si. Costo? 145 milioni. Ma in base a quale ragionamento 145 milioni per il Ponte dei Congressi (ammesso che poi basteranno e che l’opera verrà effettivamente realizzata…) sarebbero un ottimo investimento e 300 milioni per la Nuvola costituirebbero uno spreco? E va pure precisato  che il Ponte dei Congressi ha un iter che è partito &#8211; sempre con Francesco Rutelli sindaco &#8211; nel 2001, mentre i cantieri si apriranno &#8211; forse &#8211; nel 2017. Un tempismo eccezionale. Il fatto è che per Il “parallelepipedo” di Fuksas (una teca di 70 x 175 metri per 40 di altezza, tre volte il ferro impiegato per la Torre Eiffel!) piantato dall’architetto d’origine lituana nel bel mezzo del marmoreo e monumentale Eur, il costo elevato e l’iter tribolato costituiscono l’ultimo dei problemi. Stiamo parlando infatti di un vero e proprio “ecomostro”, che se fosse stato eretto in Sardegna avrebbero subito mobilitato un esercito di ruspe per abbatterlo. Dentro al grande edificio di vetro si notano elementi in cemento armato che fanno quasi pensare a un multiparking e poi s’intravede la “nuvola”, una sorta di batuffolone d’ovatta, una specie di padiglione di Gardaland. Solo che, se a Gardaland avessero speso quanto il Comune di Roma ha dovuto sborsare per questa attrazione, sarebbero già falliti. E pensare che l’archistar ha preteso un onorario di ben 24 milioni e passa di euro. Comunque, dopo i dubbi sulla sua estetica e la sua utilità, andrebbe pure stigmatizzata l’“affrettata” inaugurazione del manufatto, abitudine ormai inveterata dalle nostre parti. Perché solo nei prossimi mesi saranno completate la fase di collaudo e quella di commercializzazione del cubo. Per farla breve, la Nuvola sarà in completa operatività soltanto dal 2017, per andare a pieno regime in 3-5 anni. Intanto però il taglio nel nastro in pompa magna, con tanto di cantanti, nani e ballerine e 1800 invitati, ha fatto il giro del mondo, offrendo un’immeritata ribalta a Francesco Rutelli e Valter Veltroni. Vale a dire a gente che, restando inchiodata per vent’anni sull’alto scranno del Campidoglio, lungi dal risolvere i drammatici problemi di spostamento, pulizia, illuminazione ed efficienza di cui soffre la capitale più disastrata d’Europa, l’hanno solo sommersa di fuffa e demagogia. Non per nulla, la Nuvola è stata subito ribattezzata “di Fuffas” dagli smagati romani, abituati da sempre a vederne di tutti i colori e a prendere le cose con ironia. Seguiti a ruota in questo dalla stessa archistar, che subodorando il molto probabile abbandono a se stesso del “nuvolone” dopo i solenni impegni dell’inaugurazione, ne ha subito sollecitato la vendita ai tedeschi. E pensare che per portare a compimento il capolavoro l’Ente Eur Spa ha dovuto alienare quattro edifici di pregio. Ma il guaio è che il “Centro Congressi la Nuvola” può ospitare fino a ottomila persone, di cui oltre 6.000 nelle sale congressuali e 1.762 nell’auditorium. Pertanto, ci si aspettava almeno un’analoga capienza per l’area parcheggi. Ma evidentemente era chiedere troppo. Lo spazio a disposizione del garage sotterraneo, pertanto, dopo una messe di “astute” e costosissime varianti, è stato ridotto ad appena 600 auto. Il tutto mentre il sottopasso delle due grandi arterie che lambiscono l’opera è rimasto sulla carta, con la fermata del metrò &#8211; linea “B” &#8211; più vicina posta a una discreta distanza. Si tratta della solita sciatteria progettuale che affligge l’Urbe dalla fine dell’ultima guerra. Quelle poche cose che si riescono a portare a compimento rischiano sempre di restare solitarie cattedrali nel deserto, prive di ogni accessorio utile a inserirle pienamente nel tessuto urbano. Accanto alla Nuvola, infatti è stato costruito pure un gigantesco hotel di lusso &#8211; “La Lama” &#8211; di centinaia di stanze e 35 milioni di costo, anch’esso dall’inconfondibile skyline parallelepipeda e dal colore nero come la pece. Tra la Teca e la Lama, poco più di un vicoletto di spazio. Roba che neanche a Las Vegas… Come se tutto ciò non bastasse, a poca distanza da questi moloch di ferraglia (fiberglass lo chiamano…) sorgono tre scheletrici grattacieli di 16 piani ognuno. Sono le cosiddette “torri di Ligini” e rappresentano i classici esempi dell’abbandono in cui versa uno dei più maestosi esempi di progettazione razionalistica urbana d’Europa e del mondo. Il tutto affacciato sull’eterno cantiere dell’acquario di Roma, ricavato sotto il laghetto artificiale dell’Eur con ciclopici lavori di scavo e interramento, ma ancora incomprensibilmente bloccato da almeno tre anni “per cause tecniche”. Dall’altro lato del rione, inoltre, vale a dire dal versante che guarda verso il centro città, occhieggia la ruota panoramica del Luneur, l’ex luna park della capitale, rimasto anch’esso per dieci anni ad arrugginire tra le erbacce per motivi mai del tutto chiariti, ristrutturato e inaugurato il 28 ottobre scorso con una cerimonia rimasta appannaggio di pochi intimi e “naturalmente” richiuso fino a data da destinarsi. E pensare che per arrivare a questo bel risultato è stato creato pure un ente amministrativo ad hoc: si tratta dell’Eur Spa, la più insensata società-carrozzone d’Italia e del mondo, 90 per cento del Tesoro e 10 per cento del comune. L’unica istituzione nata già decotta e destinata soltanto alla gestione del quartiere, ma in primo luogo per devolvere gli stipendi a 149 persone tra uscieri, segretarie e passacarte, coordinati da un amministratore delegato &#8211; Enrico Pazzali &#8211; milanese  e inutile come il Cazzaniga di “Bellavista”. Gli autori sono convinti che questo hangar futurista dall’aria americanizzante possa portare a Roma almeno 350 milioni l’anno. Tuttavia, il fatto che dallo stesso progettista possa essere stata caldeggiata la vendita ai tedeschi la dice lunga sulla speranza coltivata nel futuro di questo “dente cariato” architettonico. Un dente facente parte di una grande bocca sdentata, quale è ridotta oggi l’ex capitale dell’antico Impero Romano.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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