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	<title>Gli italianiLa politica copre i vuoti della classe dirigente con prefetti e magistrati &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La politica copre i vuoti della classe dirigente con prefetti e magistrati</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2015 08:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-politica-copre-i-vuoti-della-classe-dirigente-con-prefetti-e-magistrati/"><img width="420" height="279" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone.jpg 420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone-300x199.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p><hr /><p>Riprendo il tema  della nomina dei commissari straordinari di governo ad EXPO’ o al Comune di Roma per fare alcune considerazioni sul rapporto fra politica e tecnici sull’onda di un dibattito nell’ambito del quale i giornali si interrogano sulla politica e sulla sua debolezza certificata proprio dal ricorso ad “estranei”. Per nasconderla in qualche modo. Perché non ci sono negli apparati dei partiti idee e uomini dei quali la politica ha bisogno per affrontare impegnativi momenti di gestione della cosa pubblica. E si rivolge alle istituzioni, ai professori delle università, ai funzionari dei ministeri ed ai magistrati. Non è una&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo il tema  della nomina dei commissari straordinari di governo ad EXPO’ o al Comune di Roma per fare alcune considerazioni sul rapporto fra politica e tecnici sull’onda di un dibattito nell’ambito del quale i giornali si interrogano sulla politica e sulla sua debolezza certificata proprio dal ricorso ad “estranei”. Per nasconderla in qualche modo. Perché non ci sono negli apparati dei partiti idee e uomini dei quali la politica ha bisogno per affrontare impegnativi momenti di gestione della cosa pubblica. E si rivolge alle istituzioni, ai professori delle università, ai funzionari dei ministeri ed ai magistrati.</p>
<p>Non è una novità. Il passaggio di personalità dell’amministrazione pubblica alla politica o alla grande industria è ricorrente nella storia del nostro Paese. La politica li “arruola” per compiti suoi propri. Come nell’ipotesi di Giuseppe Sala, Commissario governativo per EXPO’, che, si dice, Renzi vorrebbe candidare a sindaco di Milano, o di Raffaele Cantone, Presidente dell’<em>Autorità Nazionale Anticorruzione</em>, e di Alfonso Sabella, già assessore “alla legalità” nella Giunta Marino, dei quali si è ipotizzata la candidatura a sindaco di Roma. Entrambi hanno smentito.</p>
<p>In precedenza era stato Mario Monti, prelevato dalla Bocconi per iniziativa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che lo aveva nominato senatore a vita, a guidare un governo impegnato in una politica tutta “lacrime e sangue”, come si dice, richiesta dall’Europa ma sgradita alla gente. Usato come parafulmine per misure impopolari e scaricato quando è sembrato potessero tornare a governare gli eletti dal popolo nelle liste (bloccate) dei Partiti.</p>
<p>La ripresa sembra facile e Renzi, circondato da giovani rampanti e da leggiadre fanciulle senza altra virtù che uno sfrenato desiderio di potere (se questo è una virtù), si è reso conto di non avere i nomi per Milano e Roma e neppure per Napoli, se torna ad affacciarsi un’ipotesi Bassolino. Dunque ben vengano i tecnici quando hanno una visione politica. Meglio i funzionari, istituzionalmente obbedienti al potere politico. A differenza dei magistrati abituati all’indipendenza, poco malleabili. Gli uni e gli altri possono essere usati e gettati via quando non più utili, magari con una ben remunerata sinecura. Ma possono anche entrare nella parte e installarsi nelle stanze del potere con proprie ambizioni. Alcuni sapranno coltivarle, altri meno.</p>
<p>Il passaggio di grandi personalità dall’amministrazione alla politica non è di oggi. In Francia, ad esempio, è normale. L’ENA, l’<em>Ecole National d’administration</em>, voluta nel 1945 da Charles de Gaulle, forma da sempre manager destinati agli uffici pubblici e alle grandi imprese. E molti approdano alla politica, da Michel Debrè, al quale si deve l’organizzazione della Scuola, Presidente del Consiglio, a Valery Giscard d’Estaing, Ispettore delle Finanze, a Jacques Chirac, Consigliere della <em>Court des Comptes</em> per fare qualche nome tra i più noti. Nel pubblico e nel privato portano l’<em>imprinting</em> del valore della funzione pubblica-</p>
<p>Anche in Italia c’è stata la stagione dei grandi funzionari dello Stato passati alla politica in posizione di elevata responsabilità. Giovanni Giolitti, a cavallo tra Ottocento e Novecento è stato ministro del Tesoro e Presidente del consiglio, un leader parlamentare che ha dominato la scena politica per un trentennio fino all’avvento del Fascismo. In precedenza era stato Consigliere di Stato e della Corte dei conti, dove aveva ricoperto per 10 anni l’incarico di Segretario generale, un ruolo all’epoca importantissimo perché responsabile del controllo preventivo di legittimità sugli atti del governo, i decreti reali, compresi i decreti legislativi. Un osservatorio privilegiato, come Giolitti avrebbe scritto nelle sue memorie, prezioso per la sua successiva azione di governo. Del resto l’amministrazione, anche l’ordinaria amministrazione, è la forza dei governi e attraverso essa si realizzano giorno dopo giorno i programmi approvati dalle Camere e in precedenza dal corpo elettorale.</p>
<p>Di personalità della “società civile”, come si dice oggi, prestate alla politica e alle istituzioni ne abbiamo avute in passato, ancora ai tempi di Giolitti e dopo. Ministri del Tesoro come Gaspare Finali tratto dall’Università e dalle istituzioni, docente di contabilità di Stato e Presidente della Corte dei conti. Come Augusto Dochoqué- Lombardi, Ministro di grazia e giustizia, o Ernesto di Broglio e Camillo Peano, con plurime esperienze governative, ai lavori pubblici ed al tesoro. Tutti, inoltre, Senatori del Regno, la Camera Alta dove sedevano le personalità della cultura e delle istituzioni, da Alessandro Manzoni a Luigi Einaudi, da Guglielmo Marconi a Benedetto Croce.</p>
<p>Alla Corte dei conti, dopo la seconda guerra mondiale, andò come presidente Gustavo Ingrosso, professore di scienza delle finanze, e, poi, Ferdinando Carbone, già magistrato ordinario, Avvocato dello Stato, Consigliere di Stato e Capo di Gabinetto di Einaudi al Ministero del bilancio, Segretario generale della Presidenza della Repubblica.</p>
<p>In tempi più recenti Gaetano Stammati, già direttore generale delle tasse e delle imposte indirette sugli affari, uno studioso che aveva approfondito e insegnato di finanza pubblica nelle università, dopo aver ricoperto il ruolo di Direttore generale del Tesoro e di Ragioniere generale dello Stato è passato alla responsabilità politica del ministero di via 20 settembre. È lui l’autore della prima riforma della legge di contabilità di Stato, la numero 468 del 1978, che ha dato un assetto nuovo il più moderno alla gestione finanziaria dello Stato. A lui si deve anche la semplificazione del bilancio, depurato da improbabili residui attivi conservati nelle scritture contabili per far quadrare i conti. Fu poi ministro del commercio estero e dei trasporti.</p>
<p>Oggi c’è meno transito dall’amministrazione alla politica, segno che il livello di funzionari è calato, colpa della selezione della dirigenza che ha visto moltiplicarsi le posizioni funzionali e ridotte competenze, ciò che impedisce a questi funzionari di avere una visione ampia, di prospettiva, in una parola “politica” delle attività amministrative.</p>
<p>Rimangono pochi <em>grand commis</em>, i prefetti, innanzitutto, che garantiscono competenza e fedeltà al governo dal quale gerarchicamente dipendono. Ci sono poi i magistrati del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, gli Avvocati dello Stato che con la loro competenza amministrativa e finanziaria assicurano importanti collaborazioni a livello ministeriale. Sono stati loro a ricoprire nel corso degli anni i ruoli di Capo dei gabinetti e degli uffici legislativi. Ma, educati all’indipendenza, mettono a disposizione una elevata professionalità che ha un limite implicito nella primazia della legalità. Vincenzo Caianiello, Consigliere di Stato e docente universitario (sarebbe poi divenuto Giudice e il Presidente della Corte costituzionale), da capo dell’ufficio legislativo del ministero dei Lavori Pubblici guidato da Franco Nicolazzi, dissentendo dalle iniziative legislative del suo ministro, salutò e tornò a Palazzo Spada, per chi non è romano prestigiosa sede del Consiglio di Stato.</p>
<p>Renzi insediatosi a Palazzo Chigi non aveva voluto magistrati nei suoi uffici. Con una squadra di governo estremamente modesta temeva di rimanere imprigionato e condizionato dalla casta, da lui ritenuta in qualche misura autoreferenziale. Ma forse si è pentito. Anche a lui deve essere giunta l’eco delle critiche che nelle università e nei tribunali vengono mosse alle leggi del suo governo. Spesso incomprensibili, il più delle volte inidonee a perseguire gli obiettivi con tanta enfasi descritti nei titoli. La Corte costituzionale ne ha abrogato e ridimensionato alcune, altre sono in attesa di giudizio.</p>
<p>La nomenclatura, anzi la “<em>Nomenklatura</em> – chi comanda davvero in Italia”, come titola un interessante libro di Roberto Mania e Marco Panara, messa fuori della porta ha lasciato un vuoto a livello tecnico. E siccome Renzi è consapevole del grave pericolo che deriva alla politica dai vuoti che si registrano nel partito ricorre ai commissari. E non sarà solamente a Milano e a Roma. Molte altre situazioni esigono la mano ferma di chi è del mestiere. Saranno altri <em>grand commis</em>. Molti, è inevitabile, entreranno in politica. Non tutti con la prospettiva di fare lì una nuova carriera. È già accaduto. La storia continua.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-politica-copre-i-vuoti-della-classe-dirigente-con-prefetti-e-magistrati/"><img width="420" height="279" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone.jpg 420w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone-300x199.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/11/cantone-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a></p>]]></content:encoded>
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