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	<title>Gli italianiLa resistenza delle divisioni. Non è un valore che unisce gli italiani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La resistenza delle divisioni. Non è un valore che unisce gli italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 20:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-resistenza-delle-divisioni-non-e-un-valore-che-unisce-gli-italiani/"><img width="340" height="231" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza.jpg 340w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza-300x204.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza-94x64.jpg 94w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></a></p><hr /><p>E adesso l&#8217;obiettivo da raggiungere è un altro. Periodicamente l&#8217;antifascismo militante (sic!) sposta la meta sempre più in là per meglio affermare la propria supremazia. O per evitare di arrancare dietro la cronaca politica e la cronaca nera. Fa sorridere un antifascismo senza fascismo ma si sa, in mancanza di idee, di ideologie, di collante politico, addirittura di partiti, un elemento d&#8217;unione va cercato, al massimo inventato. Così, travolti tutti da Mafia Capitale, nella prima città d&#8217;Italia e una delle prime nel mondo dove tutti chiedono le dimissioni del sindaco, anche il capo del suo partito, il Pd, il primo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/la-resistenza-delle-divisioni-non-e-un-valore-che-unisce-gli-italiani/">La resistenza delle divisioni. Non è un valore che unisce gli italiani</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E adesso l&#8217;obiettivo da raggiungere è un altro. Periodicamente l&#8217;antifascismo militante (sic!) sposta la meta sempre più in là per meglio affermare la propria supremazia. O per evitare di arrancare dietro la cronaca politica e la cronaca nera. Fa sorridere un antifascismo senza fascismo ma si sa, in mancanza di idee, di ideologie, di collante politico, addirittura di partiti, un elemento d&#8217;unione va cercato, al massimo inventato.</p>
<p>Così, travolti tutti da Mafia Capitale, nella prima città d&#8217;Italia e una delle prime nel mondo dove tutti chiedono le dimissioni del sindaco, anche il capo del suo partito, il Pd, il primo cittadino dell&#8217;Urbe, Ignazio Marino, resta attaccato alla poltrona. Il pensiero alla prima repubblica, quella nata direttamente dall&#8217;antifascismo e dalla Resistenza, che dopo decenni di scandali, è crollata sotto il peso della corruzione, tanto che la Capitale morale d&#8217;Italia, Milano, che tanto morale non doveva essere se tutti già da tempo la chiamavano “Milano da bere” e fu presto ribattezzata “Tangentopoli”.</p>
<p>Oggi torna alla ribalta l&#8217;operazione ricorrente periodicamente sin dagli anni Settanta: rilanciare l&#8217;antifascismo! Come? Nel nome dell&#8217;unità dei partiti antifascisti (dàje, ricordate i tempi dell&#8217;”arco costituzionale”?) che quindi dovrebbe far pensare a “la sinistra non è solo comunista, la Resistenza è di tutti, un valore nazionale e quindi siamo la Resistenza”. A dirlo, sul <em>Corriere della Sera </em>del 23 giugno scorso<em>, </em>Aldo Cazzullo che risponde a un articolo sulla Resistenza apparso su<em> Libero, </em>di Giampaolo Pansa. Per quest&#8217;ultimo la Resistenza è stata prevalentemente rossa e infatti rispondeva a logiche espansionistiche dell&#8217;Unione sovietica che dava ordini al Pci. Tanto che non sono mancati, per logiche strategiche, partigia4ni “rossi” che hanno eliminato fisicamente partigiani “bianchi”.  Cazzullo elenca una decina di nomi di resistenti non comunisti e spiega che la Resistenza deve divenire un valore nazionale, un bene comune, la Resistenza al di là dei singoli partigiani. Insomma, una sorta di Risorgimento!</p>
<p>Sembra che Cazzullo non abbia letto quanto scritto negli ultimi decenni su questo tema, quello che i maggiori storici hanno affermato e, soprattutto, che la Resistenza per numero di partecipanti, per estensione geografica, per finalità, non è assolutamente di tutti.</p>
<p>Renzo De Felice ha dato una lezione magistrale che spiega il perché: innanzitutto il Clnai era molto diviso al proprio interno tanto che il primo governo democratico, antifascista e resistenziale, quello di Parri, resistette soltanto sei mesi e cadde il 10 dicembre del 1945! Emersero i due maggiori partiti resistenziali: la Dc (dietro di essa c&#8217;era il Vaticano di Pio XII) e il Pci (diretto dall&#8217;Unione sovietica di Stalin). I capi dei due partiti, Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, la Resistenza l&#8217;avevano vista da lontano, e al massimo era stata loro raccontata&#8230; Ma grazie all&#8217;appoggio azionista il Pci potè essere definito democratico e vantare la propria fede democratica fino a quando è stato sciolto. Mentre l&#8217;obiettivo ultimo è stato la “democrazia popolare”, cioè la dittatura del proletariato. Anche l&#8217;adesione alla svolta di Salerno e l&#8217;ingresso del Pci nel governo Badoglio, fu voluta e imposta a Togliatti da Stalin. De Felice spiega bene questo passaggio (<em>Rosso e nero, </em>Baldini&amp;Castoldi ed., pag. 71 e 72) che dimostra come non tutto apparteneva a una politica comune, a una Resistenza unica, a prescindere dai colori delle fazioni e al mito dell&#8217;arco costituzionale.</p>
<p>Poi, altro aspetto non secondario, quello che De Felice ha definito la “zona grigia”, la vasta parte di italiani che non amava la Resistenza senza essere fascisti e che nel corso della guerra civile preferì stare alla finestra senza “tifare” per gli uni o per gli altri. Eppoi una zona minore, ma coriacea, dura, di fascisti che non avrebbe mai accettato di essere dalla parte di chi appese con ganci di macellaio Mussolini a testa in giù a piazzale Loreto. Del resto, quello è il simbolo della Resistenza e non tutti possono approvarlo. Anche i cattolici, la gente di centro, la gente della sinistra moderata. Così come anche a sinistra non tutti approvano le stragi a guerra finita compiute dai partigiani. Oggi, la riproposizione di queste sensibilità non è più politica (il fascismo non esiste più, l&#8217;antifascismo esiste, con uso strumentale, solo per strategia politica, al fine di trovare un collante politico fra vari partiti e la zona grigia esiste e esisterà sempre, pronta a non schierarsi mai da nessuna parte).</p>
<p>Su quale base pensare alla Resistenza come valore unico e di tutti, quando non lo era affatto già nel &#8217;44 e nel &#8217;45? Per alcuni fu una realtà funzionale ad azioni di disturbo in favore degli angloamericani e dei sovietici e basta.</p>
<p>Insomma, la Resistenza tuttora divide. Senz&#8217;altro fra i resistenti ci sono state persone in buona fede, che hanno pagato con il proprio sangue ma in ogni caso ognuno rispondeva al proprio partito.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-resistenza-delle-divisioni-non-e-un-valore-che-unisce-gli-italiani/"><img width="340" height="231" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza.jpg 340w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza-300x204.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/06/resistenza-94x64.jpg 94w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" /></a></p>]]></content:encoded>
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