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	<title>Gli italianiLa retorica antifascista che giudica senza capire le cause del malessere sociale &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La retorica antifascista che giudica senza capire le cause del malessere sociale</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 08:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-retorica-antifascista-giudica-senza-capire-le-cause-del-malessere-sociale/"><img width="800" height="568" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/12/antifascismo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/12/antifascismo.jpg 800w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/12/antifascismo-300x213.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/12/antifascismo-768x545.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/12/antifascismo-640x454.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/12/antifascismo-90x64.jpg 90w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></p><hr /><p>In Italia è da secoli che i turchi non fanno più paura. Almeno fin dai tempi di Lepanto, o quantomeno dall’assedio di Vienna, allorquando le armate della mezzaluna le buscarono di santa ragione dagli eserciti cristiani. A soppiantarli però, sono arrivati i cosiddetti fascisti del terzo millennio. Oggigiorno nello stivale non c’è un discorso, una manifestazione, un corteo sindacale o una paginata buttata giù da cronisti di ogni ordine e grado, in cui non si facciano retorici appelli o non ci si richiami agli immarcescibili valori antifascisti. Sempre e immancabilmente fondati sulla libertà, la pace e la giustizia naturalmente. Ancora&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">In Italia è da secoli che i turchi non fanno più paura. Almeno fin dai tempi di Lepanto, o quantomeno dall’assedio di Vienna, allorquando le armate della mezzaluna le buscarono di santa ragione dagli eserciti cristiani. A soppiantarli però, sono arrivati i cosiddetti fascisti del terzo millennio. Oggigiorno nello stivale non c’è un discorso, una manifestazione, un corteo sindacale o una paginata buttata giù da cronisti di ogni ordine e grado, in cui non si facciano retorici appelli o non ci si richiami agli immarcescibili valori antifascisti. Sempre e immancabilmente fondati sulla libertà, la pace e la giustizia naturalmente. Ancora risuonano nelle nostre orecchie gli echi (stonati) delle recenti, strampalate iniziative del guitto Fiano. E’ bastata l’irruzione dei ragazzi di “Veneto fronte skinead” a una riunione di pro-migranti di Como per scatenare pure la vacua e fumosa prosopopea dell’ex premier Matteo Renzi. Uno notoriamente ciarliero quanto inconcludente. &lt;Bellissimo&gt;, è stato il roboante aggettivo profferito dal politico fiorentino per descrivere la malinconica sfilata di qualche migliaio di cariatidi nel centro della città lariana. Addirittura il prefetto Gabrielli in un’intervista ha sostenuto che sono più gravi i fatti di Como che la bomba esplosa a Roma davanti a una caserma dei carabinieri. Laddove poi sarebbe da considerare come nel corso del flash mob degli skin non si è verificata alcuna violenza né fisica né verbale ai danni di chicchessia (al contrario di quanto avviene ogni volta che a mobilitarsi sono i centri sociali). E’ chiaro che siamo alle prese con massicce dosi di fuffa abilmente pompata e ingigantita dalla macchina massmediatica allestita dal regime. O con una psicosi che attanaglia le menti dei più esagitati cantori della resistenza a settant’anni suonati dal 1945. O con una coda di paglia lunga dalle Alpi al Lilibeo. Probabilmente si tratta di tutti e tre i fenomeni conditi con generose dosi di pavido conformismo. Eppure, domandarsi perché questi ragazzi hanno scelto la strada della contestazione senza se e senza ma del sistema economico politico e sociale dominante non sarebbe difficile. Basterebbe scendere dal piedistallo, incontrarne qualcuno e chiedergli: per quali ragioni ancora oggi sei tanto irresistibilmente attratto da ideologie “forti” e abbracci con tanto entusiasmo le istanze di Forza Nuova o di CasaPound? In alternativa non sarebbe difficile neppure buttare là qualche plausibile ipotesi. Ma per farlo bisognerebbe essere rigorosi, onesti e obiettivi. Perché di fonti di malessere ce ne sarebbero fin troppe. La distruzione sistematica del welfare; il progressivo protrarsi dell’età lavorativa dovuto all’imminente collasso del sistema pensionistico; la crisi economica favorita dall’euro che sta falcidiando il ceto medio, col conseguente aumento delle diseguaglianze sociali; l’anacronistica e ostinata tutela delle rendite di posizione della casta; la sfacciata delocalizzazione all’estero di fabbriche e opifici, con la conseguente disoccupazione e precarizzazione giovanile. Tutte congiunture che, come la classica “tempesta perfetta”, stanno logicamente contribuendo ad aumentare in modo drammatico ed esponenziale la rabbia sociale e la protesta degli esclusi. E invece, oltre alla demonizzazione, cosa propone, come soluzione a tutte queste piaghe, la mediocre nomenklatura politico-giornalistica arroccata nelle stanze dei bottoni? Null’altro che una demenziale gestione dei flussi migratori centrata interamente sull’accoglienza indiscriminata, e assolutamente incapace di garantire percorsi di reale e sana integrazione. Un masochistico harakiri che ha favorito il diffondersi di sentimenti d’insicurezza e di rigetto collettivi. Tutta roba che, nel timore di un’imminente perdita d’identità culturale e di autodeterminazione politica, ha costituito l’humus di una sacrosanta rivendicazione dei diritti degli autoctoni. Una rivendicazione accusata semplicisticamente di mascherare sentimenti xenofobi, razzisti e fascisti. In questo quadro di malinconica decadenza, è fin troppo facile &#8211; e ovvio &#8211; per “Repubblica” (cito “Repubblica” per quel grottesco titolone che nei giorni scorsi affermava che un italiano su due &lt;teme il pericolo fascista&gt;), attribuire tout court ai giovani di Forza Nuova o di CasaPound la patente di figli di un dio violento. Senza neppure prendersi la briga di segnalare, ad esempio, il dissenso espresso da Casa Pound verso i “colleghi” di Forza Nuova. Ad ogni modo cosa si celi dietro tali manifestazioni di disagio giovanile nessuno o quasi se lo chiede. E per quale motivo? Semplice: poiché vorrebbe dire dover amaramente prendere atto di quanto tutti, a partire proprio dai politici “democratici”, abbiano dal dopoguerra in poi contribuito, col pretesto dell’antifascismo, allo scientifico sfascio etico, morale e civile della nostra nazione, un tempo faro di civiltà. Ebbene si: è davvero dura da parte dei giornalisti come quelli di “Repubblica” dover ammettere che i politici &#8211; ma anche i mass media, i sindacalisti, i giudici, i banchieri, gli insegnanti &#8211; sono stati complici per un quarantennio di questa folle corsa all’autoannientamento. Perché non solo non hanno compreso la gravità dei processi di disgregazione lungamente perpetrati all’insegna del tanto peggio tanto meglio, ma hanno chiuso entrambi gli occhi rispetto allo sdoganamento delle pseudoculture politiche &#8211; quelle si antidemocratiche &#8211; portate avanti da ambienti ben individuati. Un vezzo che risale sino ai lugubri anni di piombo, i famigerati ’70, allorquando le BR erano sempre e immancabilmente “sedicenti” o al massimo venivano trattate come “compagni” che sbagliavano in buona fede. O quando alla notizia della gambizzazione di Montanelli il “Corrierone” dedicava appena un misero trafiletto, omettendo persino il nome della pur illustre vittima. E oggi come allora, la musica è sempre la stessa: mentre la “Repubblica”, (che, come si dice a Napoli, “chiagne e fotte”), grida al pericolo fascista, Pansa viene puntualmente (fascisticamente?) azzittito dai “compagni” ovunque si azzardi a presentare un suo libro. A Salvini viene un giorno si e l’altro pure impedita la parola per la prepotenza (fascista?) dei trinariciuti dei centri sociali. Interi quartieri delle nostre metropoli sono off limits a causa dello spaccio liberamente e sfacciatamente effettuato alla luce del sole e sotto gli occhi della PS da orde (fasciste?) di africani e sudamericani. Nelle nostre città interi stabili vengono abusivamente occupati con la forza (fascista?) da bande di disadattati coccolati e vezzeggiati dalle sinistre compiacenti. Ad ogni summit interi centri urbani sono costretti a subire i vandalici raid di black-bloc e disobbedienti di ogni tipo. Gente che può impunemente colpire con gli estintori carabinieri e poliziotti e passare per martiri se ci scappa il morto. Insomma, a pensarci bene, le autentiche motivazioni dell’imprevisto riemergere del “Male”, come direbbe Pasolini buonanima, sono molte, ma non interessano a nessuno dei cosiddetti “resistenti”. Perché sennò dovrebbero riconoscere che loro, con la scusa dell’antifascismo, la violenza la praticano impunemente da settant’anni. A proposito di Pasolini. Nell’ormai lontano 16 maggio 1974 usciva sul “Corriere della sera” un articolo alquanto originale vertente sul fascismo degli antifascisti. In quel famoso pezzo l’autore, Pierpaolo Pasolini, denunciava a chiare lettere l’ambiguità delle reazioni dei cosiddetti antifascisti nei confronti del riemergere di frange dell’estrema destra giovanile. &lt;In realtà &#8211; scriveva Pasolini commentando i discorsi indignati della politica e dell’intellighenzia istituzionale &#8211; ci comportiamo con i fascisti, e parlo soprattutto di quelli giovani, razzisticamente. Non nascondiamocelo: tutti sapevano, nella nostra vera coscienza, che quando uno di quei giovani decideva di essere fascista, ciò era puramente casuale, non era che un gesto, immotivato e irrazionale. Ma nessuno ha mai parlato con loro o a loro. Li abbiamo subito accettati come rappresentanti inevitabili del Male&gt;. E già. Il fatto è che quelli non erano (sono) rossi…. </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Angelo Spaziano</span></p>
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