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	<title>Gli italianiLa scelta incomprensibile di Parisi nel Lazio &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La scelta incomprensibile di Parisi nel Lazio</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jan 2018 23:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-scelta-incomprensibile-parisi-nel-lazio/"><img width="310" height="216" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi.jpeg 310w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi-300x209.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi-92x64.jpeg 92w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p><hr /><p>Alla fine i “cinque dell’urna selvaggia” &#8211; Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa &#8211; ce l’hanno fatta, e, da brave “montagne”, hanno partorito il classico topolino. Infatti, a poco più di un mese dalle consultazioni elettorali di marzo, il candidato del centrodestra alle elezioni regionali nel Lazio risulta essere tal Stefano Parisi, leader di “Energie per l’Italia”. L’intesa è giunta al termine di un vertice lungo e assai tribolato, durante il quale tra gli alleati devono essere volati stracci e parole grosse. Ma la cosa più sconcertante è che il tira e molla all’ombra del&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine i “cinque dell’urna selvaggia” &#8211; Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa &#8211; ce l’hanno fatta, e, da brave “montagne”, hanno partorito il classico topolino. Infatti, a poco più di un mese dalle consultazioni elettorali di marzo, il candidato del centrodestra alle elezioni regionali nel Lazio risulta essere tal Stefano Parisi, leader di “Energie per l’Italia”. L’intesa è giunta al termine di un vertice lungo e assai tribolato, durante il quale tra gli alleati devono essere volati stracci e parole grosse. Ma la cosa più sconcertante è che il tira e molla all’ombra del Colosseo va avanti da mesi. Il bello è che, in seguito all’accidentato percorso della trattativa, ad essersi ritrovati “bruciati” sono risultati nomi prestigiosi e altisonanti della politica capitolina. Due su tutti: Fabio Rampelli e Sergio Pirozzi. Il primo, dato per certo ma  &#8211; si dice &#8211; fatto fuori dai veti incrociati degli ex sodali di partito. Il secondo, accompagnato alla porta senza tanti complimenti dopo avere preso atto del suo irriducibile istinto a non sottostare ai diktat e a non piegarsi ai desiderata di chicchessia. Un personaggio davvero tutto d’un pezzo, Sergio Pirozzi, assai poco malleabile e restio a farsi sottomettere a esigenze di partito o ordini di scuderia. Proprio per questo motivo, quindi, alquanto difficile da controllare. Qualità, quella della risolutezza, che in politica, ma in particolar modo nell’agone politico dell’Italietta di oggi, risulta alquanto penalizzante. Perciò era logico attendersi che in queste ore &#8211; stando ai si dice &#8211; sull’ex allenatore del Trastevere, dopo il siluramento, sarebbero state esercitate feroci pressioni da parte di tutto l’illustre quintetto onde invitarlo a convergere su Parisi. O, in alternativa, a tenersi fuori dai giochi. E pensare che il sindaco di Amatrice, proprio per il piglio decisionista col quale aveva affrontato l’emergenza sisma, prima era stato caldeggiato da Tajani a Commissario per il terremoto, e poi era stato spinto a scendere in lizza in primis dai leader di “Noi con Salvini”, insieme al “Movimento Nazionale per la Sovranità” di Gianni Alemanno e Francesco Storace. Oggi, invece, a uno sputo dalle consultazioni, è arrivato il brusco ripensamento dei leghisti, che hanno disinvoltamente scaricato il “supersindaco” per decidere altrimenti. Cosa sia accaduto nel frattempo non è dato saperlo.  Tuttavia, considerato che Stefano Parisi nel 2016, candidato a sindaco di Milano per il Centrodestra, venne asfaltato in un fiat da Giuseppe Sala, sembra proprio che si sia alla presenza di una decisione minimalista. Per non dire kamikaze tout court. Tanto che il quotidiano romano “Il Tempo” il giorno 23 scorso, commentando la discutibile scelta operata dai centristi, ha titolato beffardamente: &lt;Vi piace perdere facile, eh?…&gt;. Non si capisce infatti come faccia, uno a denominare il suo schieramento politico “Energie per l’Italia” allorquando non ha avuto neppure l’energia di battere il pur bollito Sala, che a Milano ha lasciato ai posteri un buco spaventoso. E che qualche volta ha anche (mal)esternato davanti ai microfoni rivendicando la sua estrazione “di sinistra”. Forse sarà proprio per tale motivo che è stato ritenuto assai più opportuno soprassedere per il momento sulla scelta di un Vicepresidente condiviso da tutti i leader di Centrodestra. A maggior ragione quindi risultano alquanto stonati i toni trionfalistici con cui è stata salutata l’inattesa cooptazione dell’ex direttore generale di Confindustria. &lt;Stefano Parisi, romano di nascita &#8211; si legge in una nota congiunta dei leader nazionali della coalizione &#8211; offre la garanzia di una guida stabile e sicura, sganciata dai partiti anche se profondamente radicata nei valori liberali, cristiani, riformatori, della destra democratica&gt;. Sarà. Si tratta comunque di un’affermazione sulla quale sarebbe opportuno soffermarsi per esprimere alcune perplessità nel merito e nel metodo. Infatti Stefano Parisi è sì romano di nascita, ma fino ad ora aveva ricoperto solo incarichi ministeriali. Inoltre essendo stato “city manager” della Milano di Albertini, la sua figura politica nell’Urbe è alquanto sbiadita e priva di appeal. A “Energie per l’Italia” sono comunque stati assegnati tre collegi, gentilmente messi a disposizione da ciascuno dei principali partiti della coalizione: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. A questo punto, come diceva il defunto leader dc Giulio Andreotti, a pensare male si fa peccato ma ci si azzecca quasi sempre. Quindi, considerata la scelta suicida di candidare, opponendolo al ras Zingaretti, un personaggio scialbo come Parisi, non me la sentirei di dare torto al deputato Pd uscente, Marco Miccoli. Il quale, senza giri di parole, ha definito Parisi né più né meno che &lt;Un tappabuchi&gt;, laddove Stefano Pedica, della direzione nazionale Dem, parla di lui come di un &lt;milanese e romano a giorni alterni&gt;. E forse non è tanto lontana dal vero neppure la deputata del Partito democratico Lorenza Bonaccorsi, presidente del Pd Lazio, la quale ha acidamente commentato: &lt;Per il centrodestra la Regione Lazio è solo una moneta di scambio per le elezioni nazionali. In cambio della candidatura a governatore, infatti, Parisi ritira le liste del suo partitino da Camera e Senato, schierato contro il centrodestra dopo il mancato apparentamento. E’ quello che sta emergendo in queste ore…&gt;. Insomma, gira che ti rigira, l’impressione di tutti gli osservatori, politici e non, è che quella di Parisi sia una candidatura di ripiego, mirata esclusivamente a sciogliere un nodo ormai inestricabile. Un pericoloso focolaio di dissensi generato dalle gelosie, dalle incompatibilità e dai dispetti personali vicendevolmente messi in atto all’interno del Centrodestra. Naturalmente, con un nome del genere, attendersi la fattiva “collaborazione” di Casa Pound o di Forza Nuova, date in forte ascesa, è come credere nelle favole, anche se in politica non si deve mai dare nulla per scontato. Tuttavia la sensazione che resta è quella, assai amara, di un gioco a perdere. Perché con un nome più “forte” &#8211; un Attilio Fontana del sud tanto per capirci &#8211; avere la meglio su una squallida figura come quella di Zingaretti sarebbe stata una passeggiata. Stiamo parlando infatti di un convitato di pietra del quale a Roma e dintorni nessuno si rammenta di una sola cosa positiva realizzata in questi anni. Tranne la pessima figura rimediata l’estate scorsa, allorquando, per tutelare &#8211; a suo dire &#8211; il lago di Bracciano da una catastrofe ecologica aveva proposto di chiudere i rubinetti dell’acqua a tutta Roma. E questo malgrado le temperature tropicali e con le strade dell’Urbe invase da cumuli di spazzatura. Ergo, avrebbe evitato una catastrofe mettendone in atto un’altra ancora più rovinosa. Eppure Zingaretti &#8211; insieme con l’altra “piaga” d’Egitto, Virginia Raggi &#8211; rischiamo di ritrovarcelo di nuovo tra i piedi a far danni per un altro lungo quinquennio. E Dio non voglia che alla Pisana ci vada la grillina Taverna. Con due pentastellate a giocare di sponda, una al Comune e l’altra alla Regione dovremmo davvero invidiare i tempi di Alarico. Pietà per Roma. Pietà per il Lazio. Pietà per l’Italia tutta. Pietà per noi.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-scelta-incomprensibile-parisi-nel-lazio/"><img width="310" height="216" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi.jpeg 310w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi-300x209.jpeg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/parisi-92x64.jpeg 92w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>]]></content:encoded>
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