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	<title>Gli italianiLa sconfitta del centrodestra nelle ammnistrative &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La sconfitta del centrodestra nelle ammnistrative</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2021 14:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-sconfitta-del-centrodestra-nelle-ammnistrative/"><img width="293" height="172" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/09/elezioni-2020.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/09/elezioni-2020.jpg 293w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/09/elezioni-2020-96x56.jpg 96w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" /></a></p><hr /><p>Il centrodestra ha perduto. E’ il dato inequivocabile che emerge dalle ultime elezioni amministrative. Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna. Sono cinque i capoluoghi che la sinistra è riuscita a strappare alla destra. Cinque sonori ceffoni che stordiscono una destra di per sé già intontita. La vittoria (relativa) della sinistra in queste città, vittoria anche confermata in centri minori quali Cosenza, Latina, Isernia, Savona, riflette non soltanto una serie di problemi con cui la destra deve fare i conti ma riflette anche il cambio di passo di una società oramai stanca. Stanca per il virus e per la politica. Ma procediamo&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il centrodestra ha perduto. E’ il dato inequivocabile che emerge dalle ultime elezioni amministrative. Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna. Sono cinque i capoluoghi che la sinistra è riuscita a strappare alla destra. Cinque sonori ceffoni che stordiscono una destra di per sé già intontita. La vittoria (relativa) della sinistra in queste città, vittoria anche confermata in centri minori quali Cosenza, Latina, Isernia, Savona, riflette non soltanto una serie di problemi con cui la destra deve fare i conti ma riflette anche il cambio di passo di una società oramai stanca. Stanca per il virus e per la politica. Ma procediamo con ordine cominciando dai problemi della destra. La scelta dei candidati, di certo, non è parsa la più azzeccata. Lo saprebbe ben dire anche un bambino. L’ironico “Michetti chi?” che campeggiava per le strade della nostra Capitale, invece di far ridere gli elettori ha ottenuto il paradossale effetto di far ridere, post voto, la sinistra. Dopo la vittoria, la sinistra s’è sbellicata dalle risate. Quante grasse risate s’è fatta, ahimè! Non che abbia qualcosa contro Michetti o il candidato di Milano, Luca Bernardo. Figurarsi. Insigne giurista l’uno, eccellente primario l’altro. Quel che dico è che tirar dal cilindro candidati sconosciuti non ha di certo premiato. Erano necessarie, mai come in questa tornata, figure politiche. Non algidi esperti di diritto amministrativo bensì conoscitori della più nobile arte, quella del governo. Perché la leader Meloni non è scesa in campo? Perché non lo ha fatto Salvini? Scelte scellerate. I nostri leader di partito hanno avuto una funzione che è stata quella di adombrare le figure che essi stessi avevano scelto. Non occorre dire che il Sindaco è di per sé la figura istituzionale più vicina al cittadino, quella figura che ogni cittadino vorrebbe vedere quotidianamente in piazza e per le strade discettare dei problemi giornalieri. Non soltanto, dunque, uomini di teoria che sappiano far di conto ma anche uomini pratici, vicini che sappiano comunicare e far sentire la propria presenza. Quello che definirei &lt;&lt;effetto Calenda&gt;&gt;, per rimanere nell’ambito della Capitale, tanto difficile da spiegare non è. Occorre, pertanto, una seria riflessione sulla classe dirigente della destra. Una parte di questa, nell’attuale scenario, è troppo legata a logiche consumate, tendenti sempre di più al declino mentre l’altra parte, eccettuate poche figure, è invero inconsistente, tutta da forgiare. Ma non soltanto l’assenza o l’incapacità della classe dirigente hanno inciso in questa sconfitta. Ha pesato, a mio modesto parere, e non ha sortito l’effetto sperato anche l’atteggiamento ondivago del leader del Carroccio. Salvini, da persecutore dell’Europa, è divenuto uno degli azionisti di maggioranza del Governo più europeista degli ultimi anni. E ancora ambiguo, poco coerente, non s’è capito negli ultimi mesi se faccia parte del Governo o se stia all’opposizione. Pensa che i cittadini siano dei rincitrulliti! Dall’ agosto del 2019, dalla famigerata crisi del Papeete, per la troppa ingordigia, è iniziato il suo inarrestabile declino. Il continuo cancan del leader del Carroccio, la contraddittorietà dei suoi proclami non giovano, anzi non fanno altro che affossare l’alleata Meloni. Salvini sta trascinando con sé verso il baratro anche la Giorgia. Ed è proprio per tal motivo- e veniamo al secondo punto di cui parlavo, il cambiamento nel seno della società- che la leader di Fratelli d’Italia dovrebbe cominciare a guardare all’elettorato moderato, un elettorato centrista. Non abbisogna soltanto di una classe dirigente di spicco senza la quale Palazzo Chigi rimarrebbe una chimera, ma deve anche e soprattutto volgere lo sguardo a chi in questo momento pretende moderazione. So che è un partito che ha fatto della coerenza il suo vessillo e non si potrebbe neppure affermare il contrario ma è necessario che avvenga un cambio di rotta. Cambio di rotta che non implica, nella maniera più assoluta, il tradire le proprie origini o la propria identità conservatrice. Piuttosto- ripeto- è necessario parlare ai centristi, ai liberali, è necessario smarcarsi da chi in Europa o in America parla di un modello di democrazia illiberale. Si faccia i conti, ancora, con quanti all’interno del partito tendono le braccia a mo’ di saluto romano inneggiando ad un incidente storico morto e sepolto. Sono assolutamente convinto che la Meloni e il partito Fratelli d’Italia non siano un partito fascista ma penso francamente che lo stesso non si possa dire di molti militanti. E’ essenziale che si facciano propri toni moderati e si abbandoni (spesso capita a Giorgia) la veemenza dell’urlatore. Lo scrivevo sulle colonne di questo giornale a proposito delle elezioni in Germania. In questo preciso momento storico, dopo un anno e mezzo di restrizioni a causa di una brutale pandemia, la società pretende una classe politica cauta che converga sempre più al centro. Una classe politica che prenda le mosse dagli estremismi, non urli, non istighi, sia coerente con quanto dice e conduca adagio verso il futuro. Non si cavalchino le paure ma si faccia appello alle migliori speranze della società. E’ questa la vera sfida della attuale classe politica. E soprattutto della Meloni. Una leader che ha tutte le carte in regola per essere il prossimo inquilino di Palazzo Chigi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>FRANCESCO DI PALMA</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-sconfitta-del-centrodestra-nelle-ammnistrative/"><img width="293" height="172" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/09/elezioni-2020.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/09/elezioni-2020.jpg 293w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/09/elezioni-2020-96x56.jpg 96w" sizes="(max-width: 293px) 100vw, 293px" /></a></p>]]></content:encoded>
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