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	<title>Gli italianiLa storia dell&#8217;uomo e delle epidemie. Rimedi antichi tra superstizioni e cure arcaiche &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2020 08:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Fraja</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-storia-delluomo-delle-epidemie-rimedi-antichi-superstizioni-cure-arcaiche/"><img width="310" height="162" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie.jpg 310w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie-300x157.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie-96x50.jpg 96w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p><hr /><p>Restarsene a casa. Lavarsi spesso le mani. Evitare di starnutire o di tossire in faccia al prossimo. Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol. Usare la mascherina solo se sospetti di essere malati o se si assistono persone malate. Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani. Fin qui l’elenco delle precauzioni cui attenersi per evitare di spalancare le porte del proprio organismo a uno sgraditissimo ospite, il fottuto Coronavirus, nell’anno Domini 2020. Ma in passato, di fronte all’infuriare di pandemie virali devastanti, oltre a raccomandarsi l’anima alla Divina Provvidenza o al destino ( in omnia&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Restarsene a casa. Lavarsi spesso le mani. Evitare di starnutire o di tossire in faccia al prossimo. Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol. Usare la mascherina solo se sospetti di essere malati o se si assistono persone malate. Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani. Fin qui l’elenco delle precauzioni cui attenersi per evitare di spalancare le porte del proprio organismo a uno sgraditissimo ospite, il fottuto Coronavirus, nell’anno Domini 2020.</div>
<div style="text-align: justify;">Ma in passato, di fronte all’infuriare di pandemie virali devastanti, oltre a raccomandarsi l’anima alla Divina Provvidenza o al destino ( <em>in omnia pericula, tasta testicula</em> per dirle in latinorum), come ci si comportava? Quale misure di prevenzione venivano adottate? Quali cure somministrate?</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Prendiamo la peste. Partendo dal presupposto che, per secoli, s’è creduto che essa fosse originata da atomi velenosi, cos’altro poteva discenderne se non il concepimento e l’assunzione di rimedi del tutto inadeguati quando non incolpevolmente e involontariamente comici?  Partiamo dalla prevenzione. L’unico provvedimento di buon senso da assumere era la messa al bando di una città, di un’area geografica individuata dove si sospettava l’esistenza di un focolaio di contagio. La messa al bando era strettamente correlata ad un’altra misura di protezione: l’istituzione di cordoni sanitari in terra o in mare per evitare il contagio. Venezia, per dire, verrà sommersa da tre ondate pestilenziali: nel 1348, nel 1423 e nel 1577. Nel primo caso la peste nera arriva dalla Dalmazia. Ne sono untori i marinai, fuggiti da Caffa dove è ha avuto inizio la tragedia. Al Maggior Consiglio non resta che creare, da una parte, i cosiddetti lazzaretti, luoghi nei quali recludere malati già conclamati e persone in quarantena; dall’altra seppellire i morti su quattro isole abbandonate, San Leonardo di Fossamala, San Marco in Boccalama, San Martino di Strada e Sant’Erasmo. Non diversamente si comportano le autorità spagnole quando, nel 1655, la peste ghermisce la Sardegna. A Cagliari la “Junta del morbo” dispone la chiusura le porte d’ingresso in città, organizza ronde armate (l’ordine è di sparare a vista su quanti cercano di aggirare il divieto), impone la quarantena nelle chiese campestri, intima la distruzione col fuoco delle case abitate da contagiati, fa internare i malati.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">E veniamo alle cure.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Il salasso da sanguisuga</strong>.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Si trattava di una tecnica relativamente indolore, ma all’epoca della Peste Nera non tutti potevano permetterselo. Ecco perché molte persone utilizzavano un metodo più pericoloso: tagliarsi le vene e drenare il sangue in una ciotola. Ma il dolore non era il rischio maggiore. Assai più concreta era la possibilità di beccarsi un’infezione, eventualità amplificata dalle scarse condizioni igieniche dell’epoca.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>La polvere di smeraldo</strong>.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Una cura, manco a dirlo, destinata solo ai Re. Il metodo era semplice: si sbriciolava la preziosissima pietra in un mortaio pieno d’acqua: la pozione che se ne ricavava andava bevuta in un sorso solo.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Applicazione di passata di escrementi umani</strong>.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Una sorta di cura dall’inferno: si aprivano i linfonodi infiammati, sotto le ascelle o nell’inguine, dei malati di peste, per permettere alla malattia di “lasciare” il corpo, e poi veniva applicata, direttamente sulla ferita, una miscela composta da resina, radici di fiori e pipì e pupù umani. Le zone “trattate” erano poi avvolte da bende. Un buon punto di partenza per nuovi contagi.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Fare il bagno nelle urine.</strong></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Si pensava che fare il bagno nelle urine un paio di volte al giorno potesse alleviare i terribili sintomi della malattia. Anche berne un bicchiere o due era raccomandabile. Durante gli anni della Morte Nera, urina non infetta veniva raccolta e data, o venduta, alle persone malate.</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Strofinare il corpo del malato con un pollo</strong></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">Ancorché il più comico, questo fu uno dei metodi di cura e profilassi più utilizzati in tempo di epidemie. L’intero rituale fu chiamato “il metodo Vicary” dal medico inglese che lo inventò, Thomas Vicary. In primo luogo, occorreva spiumare il sedere di una gallina, che veniva poi legato ai linfonodi gonfi della persona malata. Poi, quando anche l’animale si ammalava, bisognava lavarlo e riposizionarlo sul paziente, fino a quando solo il pollo o solo l’appestato guariva. Primo esito di questa “cura”: anche i polli divennero un veicolo della malattia.</div>
<div></div>
<div></div>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-storia-delluomo-delle-epidemie-rimedi-antichi-superstizioni-cure-arcaiche/"><img width="310" height="162" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie.jpg 310w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie-300x157.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/03/epidemie-96x50.jpg 96w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>]]></content:encoded>
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