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	<title>Gli italianiLa svolta epocale di Taiwan &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La svolta epocale di Taiwan</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2016 20:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-svolta-epocale-di-taiwan/"><img width="606" height="340" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan.jpg 606w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan-300x168.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></a></p><hr /><p>E&#8217; una vittoria a valanga quella che vede Tsai Ing-wen, candidata d&#8217;opposizione DPP (Democratic Progressive Party) sconfiggere il Kuomintang (KMT), il partito filocinese nazionalista al governo, con il 56,12 per cento dei voti; il risultato più schiacciante mai ottenuto dall&#8217;istituzione delle elezioni dirette venti anni fa. Il candidato del KMT Eric Chu, che ha ottenuto solo il 31,04 per cento dei consensi, ha riconosciuto la sconfitta e ha annunciato le proprie dimissioni dalla direzione del partito. Mentre il 12,8 per cento è andato a James Soong, del People First Party (PFP), promotore di una &#8220;middle way&#8221; tra le posizioni indipendentiste&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una vittoria a valanga quella che vede Tsai Ing-wen, candidata d&#8217;opposizione DPP (Democratic Progressive Party) sconfiggere il Kuomintang (KMT), il partito filocinese nazionalista al governo, con il 56,12 per cento dei voti; il risultato più schiacciante mai ottenuto dall&#8217;istituzione delle elezioni dirette venti anni fa. Il candidato del KMT Eric Chu, che ha ottenuto solo il 31,04 per cento dei consensi, ha riconosciuto la sconfitta e ha annunciato le proprie dimissioni dalla direzione del partito. Mentre il 12,8 per cento è andato a James Soong, del People First Party (PFP), promotore di una &#8220;middle way&#8221; tra le posizioni indipendentiste di Tsai e quelle pro-Pechino di Chu.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le lezioni, che hanno chiamato alle urne circa 18 milioni di persone, rappresentano una svolta epocale per l&#8217;isola democratica. Tsai, 59 anni, diventa il primo presidente donna della repubblica di Cina (altro nome con cui è nota Taiwan), nonché la prima leader d&#8217;Asia a raggiungere la vetta del potere senza avere natali illustri. Senza essere &#8220;la figlia di&#8230;&#8221; o &#8220;la moglie di&#8230;&#8221;. Ma una svolta epocale lo è anche per i rapporti oltre lo stretto. E&#8217; con preoccupazione che Pechino vede affondare il suo principale punto di riferimento nell&#8217;ex Formosa, dopo anni di quasi ininterrotta leadership nazionalista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da quando nel 1949 la fine della guerra civile tra i comunisti di Mao e il KMT di Chiang Kai-shek vide questi ultimi riparare da perdenti sull&#8217;isola oltre lo Stretto di Formosa, le due leadership hanno governato sotto regime antitetici (di tipo democratico a Taiwan, monopartitico in Cina) raggiungendo nel 1992 un&#8217;intesa non priva di criticità: quell&#8217;anno Pechino e Taipei si accordarono sul riconoscimento dell&#8217;esistenza di &#8220;<a href="https://es.wikipedia.org/wiki/Una_sola_China">una sola Cina</a>&#8221; continuando tuttavia, ognun per sè, a interpretare la formula a proprio piacimento. Fin&#8217;oggi l&#8217;escamotage ha funzionato: nonostante Pechino continui a considerare l&#8217;isola una provincia ribelle, nel 2008 la nomina di Ma Ying-jeou a presidente ha portato segni di distensione tra le due Cine. Lo dimostra lo storico incontro dello scorso novembre tra Ma e il suo omologo cinese Xi Jinping; primo sintomo di una possibile apertura cinese verso un riconoscimento di Taiwan come Stato nazionale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ora questo delicato balletto diplomatico rischia di venire capovolto con il passaggio del testimone al DPP, fazione che da sempre fa dell'&#8221;indipendenza formale&#8221; la propria bandiera, mentre l&#8217;erosione del KMT viene confermata dall&#8217;altrettanto cattivo risultato alle legislative, che hanno visto i nazionalisti <a href="http://www.straitstimes.com/asia/east-asia/taiwans-ruling-kuomintang-loses-majority-in-parliament">perdere la maggioranza in parlamento</a>, portandosi a casa soltanto 35 dei 113 seggi (48 i seggi andati al DPP e 5 quelli ottenuti dal neonato New Power Party). Questo vuol dire che -per la prima volta nella storia- sia il potere esecutivo sia quello legislativo finiranno in mano ai filo-indipendentisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Speriamo che le relazioni nello stretto possano essere pacifiche, che possano progredire e allo stesso tempo speriamo possa essere conservato lo status quo da tutte le parti, inclusa la Cina continentale&#8221;, aveva dichiarato Tsai alla vigilia della vittoria. Ma non è un mistero che, a differenza del suo predecessore, la leader del DPP sia poco incline a tollerare il compromesso racchiuso nel motto &#8220;una sola Cina&#8221;; principio incontestabile delle relazioni bilaterali, avvertono da Pechino. Né è un mistero che la linea dura di Tsai abbia trovato terreno fertile nell&#8217;elettorato insoddisfatto, dopo un anno e mezzo di tensioni. Specie dopo che le vicende nella vicina Hong Kong hanno proiettato ombre inquietanti sulla possibile assimilazione di Taiwan nel modello &#8220;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Una_Cina_due_sistemi">un Paese due sistemi</a>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lontani sono i tempi in cui l&#8217;ex Formosa fungeva da porta d&#8217;accesso per gli investimenti esteri nella Cina del dopo Mao. Nonostante la firma di oltre 20 accordi e un fiorente giro d&#8217;affari nel settore turistico tra le due sponde dello stretto, i timori per una crescente dipendenza economica dalla mainland hanno tirato acqua al mulino dell&#8217;opposizione taiwanese. Dagli anni &#8217;80 ad oggi, 70mila industrie locali hanno trasferito la loro linea di produzione sulla terraferma, rendendo l&#8217;isola il secondo principale investitore nella Repubblica popolare dopo Hong Kong. E ora che i cervelli <a href="http://www.nytimes.com/2016/01/14/world/asia/taiwan-elections-china.html?_r=0">espatriati</a> ammontano ormai a circa un milione, molti cominciano a soppesare la partnership con il gigante asiatico. Nel 2014, il governo di Taipei è stato costretto ad accantonare un trattato commerciale sui servizi dopo che la manifestazione studentesca nota come Sunflower Movement era sfociata nell&#8217;occupazione del parlamento. Mentre lo scorso mese ad acuire le frizioni si è aggiunto un <a href="http://www.bbc.com/news/world-us-canada-35115507">nuovo accordo </a>tra Taipei e Washington (legati da una vecchia alleanza risalente alle dinamiche da Guerra Fredda, nonostante dal &#8217;79 gli Stati Uniti riconoscano Pechino come legittimo governo della Cina) per la vendita di armi da 1,83 miliardi di dollari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Eppure sarebbe errato leggere gli esiti delle urne esclusivamente da una prospettiva sinocentrica. C<a href="http://www.huffingtonpost.com/j-michael-cole/taiwan-vote-china_b_8964162.html?utm_hp_ref=world">ome fa notare</a> sull&#8217;Huffington Post J. Michael Cole di Thinking Taiwan Foundation, non tutto ruota intorno al vicino ingombrante. I voti parlano chiaro: è la politica interna a dominare le preoccupazioni dei cittadini. In particolare i bassi salari e gli alti prezzi delle case. &#8220;Francamente non penso che le relazioni attraverso lo stretto domineranno l&#8217;agenda [di Tsai]&#8221;, spiega al<a href="http://www.theguardian.com/world/2016/jan/16/taiwan-elects-first-female-president?CMP=share_btn_tw"> Guardian </a>Nathan Batto dell&#8217;Academia Sinica di Taipei. &#8220;Penso che il suo focus principale saranno le questioni domestiche, quindi programmi di welfare sociale, la revisione delle leggi fiscali, probabilmente, l&#8217;avvio di una specie di grande riforma giudiziaria e l&#8217;attacco al sistema della sicurezza alimentare&#8221;. Questioni lasciate aperte dal governo di Ma Ying-jeou e dal KTM, impantanato in una crisi di credibilità difficile da sanare con una campagna elettorale morbosamente incentrata sulla Cina.</p>
<p>&nbsp;</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-svolta-epocale-di-taiwan/"><img width="606" height="340" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan.jpg 606w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan-300x168.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/01/taiwan-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></a></p>]]></content:encoded>
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