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	<title>Gli italianiLa tragedia degli italiani vittime della ferocia di Tito e della complicità dei comunisti italiani &#8211; Gli italiani</title>
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	<title>La tragedia degli italiani vittime della ferocia di Tito e della complicità dei comunisti italiani &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La tragedia degli italiani vittime della ferocia di Tito e della complicità dei comunisti italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2021 17:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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        <title>La tragedia degli italiani vittime della ferocia di Tito e della complicità dei comunisti italiani</title>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-tragedia-degli-italiani-vittime-della-ferocia-tito-della-complicita-dei-comunisti-italiani/"><img width="300" height="199" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/foibe.jpe" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/foibe.jpe 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/foibe-96x64.jpe 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p><hr /><p>14 Aprile 1945 Inizia &#8220;Operazione Trieste&#8221;: la IV Armata Jugoslava (50.000 uomini) comandata dal Generale Petar Drapšin con l&#8217;appoggio della I, II e III circonda Trieste invece di puntare su Lubiana. Partecipano anche i partigiani del VII e del IX Korpus dell&#8217;esercito di liberazione sloveno. In realtà la quarta armata jugoslava aveva iniziato l’attacco già il 4 aprile ma l’offensiva si era arenata di fronte alla “linea Ingrid” costruita dai tedeschi. Drapšin tentò una mossa assai audace, che testimoniava la volontà del comando jugoslavo di raggiungere il proprio obiettivo a tutti i costi. Le truppe migliori vennero così concentrate a&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>14 Aprile 1945 Inizia &#8220;Operazione Trieste&#8221;: la IV Armata<br />
Jugoslava (50.000 uomini) comandata dal Generale Petar<br />
Drapšin con l&#8217;appoggio della I, II e III circonda Trieste invece di<br />
puntare su Lubiana. Partecipano anche i partigiani del VII e<br />
del IX Korpus dell&#8217;esercito di liberazione sloveno.<br />
In realtà la quarta armata jugoslava aveva iniziato l’attacco già il 4 aprile ma l’offensiva si era<br />
arenata di fronte alla “linea Ingrid” costruita dai tedeschi. Drapšin tentò una mossa assai audace,<br />
che testimoniava la volontà del comando jugoslavo di raggiungere il proprio obiettivo a tutti i<br />
costi. Le truppe migliori vennero così concentrate a nord di Fiume per tentare di aggirare le linee<br />
germaniche. Il rischio era altissimo, perché se i tedeschi avessero deciso di contrattaccare per<br />
aprirsi la via verso nord e il confine austriaco, le unità jugoslave sarebbero state fatte a pezzi.<br />
Invece, gli ordini emessi dal comandante costrinsero i tedeschi a rimanere barricati a Fiume. In<br />
questo modo gli jugoslavi si radunarono oltre la linea Ingrid e si disposero a marciare su Trieste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal verbale della seduta del Partito Comunista Sloveno del 28 agosto 1944:<br />
Occupare per primi. Tenere preparato tutto l&#8217;apparato! Dappertutto, il più<br />
possibile, bandiere slovene e jugoslave. A eccezione di Trieste, non<br />
permettere in nessun altro posto manifestazioni italiane! Soltanto dove<br />
rappresentano qualcosa come gruppo antifascista [&#8230;] Rinforzare l&#8217;OZNA,<br />
che anche opera come polizia! Provvedere ad assumere il potere subito,<br />
subito assicurare l&#8217;ordine, liquidare subito la Bela Garda (i belagardisti,<br />
collaborazionisti sloveni n.d.a.)! Provvedere già adesso tutto per le città!<br />
Lubiana, Gorizia, Trieste, Klagenfurt. [&#8230;] Gruppi dell&#8217;OZNA a Trieste,<br />
Gorizia &#8211; più forti possibile. Pulire in dimensione limitata, che non risulti un<br />
uccidersi reciproco.<br />
7 marzo 1945<br />
Ci sarà lo sbarco alleato, essi avranno il potere militare, noi quello civile e di<br />
polizia. [&#8230;] A Trieste organizzare l&#8217;insurrezione dal di dentro. Rafforzare i<br />
legami con gli italiani. Preparare per Trieste il personale qualificato &#8211; la<br />
polizia. In 28 ore bisogna mettere in funzione tutto l&#8217;apparato &#8211; prelevare<br />
tutti i reazionari e condurli qui, qui giudicarli &#8211; là non fucilare. [&#8230;] A Trieste<br />
instaurare l&#8217;ordine, mettere in moto tutte le aziende &#8211; nel comitato del<br />
potere a Trieste gli italiani siano solo comunisti. E’ necessario instaurare un<br />
forte potere poliziesco.</p>
<p>La strage di Malga Porzus</p>
<p>Le formazioni partigiane Osoppo erano sorte con il concorso<br />
politico principale di Democrazia Cristiana e Partito d&#8217;Azione. In<br />
queste vallate i rapporti con i garibaldini e le formazioni partigiane<br />
slovene furono, a partire dall&#8217;autunno 1944, estremamente tesi,<br />
soprattutto dopo la decisione delle formazioni partigiane comuniste<br />
di passare alle dipendenze operative del 9º Corpus sloveno e quindi<br />
di Tito, con una popolazione che vedeva di cattivo occhio le<br />
formazioni partigiane, sia italiane che slovene<br />
In una lettera PALMIRO TOGLIATTI, segretario del partito<br />
comunista, ordina al comando della brigata Garibaldi &#8211; Natisone di<br />
porsi alle dipendenze operative del IX Corpus sloveno; la lettera<br />
contiene anche il testo dell&#8217;ordine del giorno da approvare:<br />
Palmiro Togliatti, capo dei comunisti italiani<br />
&#8220;I partigiani italiani riuniti il 7 novembre in occasione<br />
dell&#8217;anniversario della Grande Rivoluzione (rivoluzione<br />
russa del 1917; n.d.a.) accettano entusiasticamente di<br />
dipendere operativamente dal IX Corpus sloveno,<br />
consapevoli che ciò potrà rafforzare la lotta contro<br />
i nazifascisti, accelerare la liberazione del Paese e<br />
instaurare anche in Italia, come già in Jugoslavia,<br />
il potere del popolo&#8221;.</p>
<p>Il terrore finì ufficialmente il 9 giugno ’45 , quando Tito e il generale Alexander tracciarono la linea di<br />
demarcazione “Morgan”, che ancora oggi definisce sostanzialmente il confine orientale d’Italia.<br />
In realtà le uccisioni continuarono, in numero minore, fino al &#8217;47 e oltre, soprattutto nella parte dell&#8217;Istria<br />
più vicina al confine e sottoposta all&#8217;amministrazione provvisoria jugoslava.</p>
<p>Alla conferenza di Parigi, già nell&#8217;estate 1946 apparve chiaro che il compromesso avrebbe consegnato<br />
l&#8217;Istria e Pola alla Jugoslavia, Gorizia e Monfalcone all&#8217;Italia, mentre Trieste con una fascia di territorio<br />
limitrofo sarebbe divenuta Stato indipendente. La popolazione a Pola restò incredula e divisa tra<br />
pessimisti, per i quali ormai tutto era perduto, e ottimisti, che non vedevano come, dopo due anni di<br />
tutela anglo-americana, la città potesse essere di nuovo abbandonata agli jugoslavi. Il 26 luglio 1946 il<br />
CLN di Pola raccolse 9 496 dichiarazioni familiari scritte, per conto di complessivi 28 058 abitanti su un<br />
totale di circa 31 000, di voler abbandonare Pola qualora venisse assegnata alla Jugoslavia. Le firme del<br />
CLN di Pola furono citate da De Gasperi nel suo discorso al Palazzo di Lussemburgo a Parigi.</p>
<p>Con il trattato di Parigi Pola perdeva definitivamente la sua italianità<br />
e i polesani si preparavano all’esodo.</p>
<p>Il 12 luglio, il &#8220;Comitato Esodo di Pola&#8221; cominciò la raccolta delle<br />
dichiarazioni dei cittadini che intendevano lasciare la città nel caso di una<br />
sua cessione alla Jugoslavia; il 28 luglio furono diffusi i dati: su 31.700<br />
polesani, 28.058 avevano scelto l&#8217;esilio. Pur essendo da considerarsi queste<br />
dichiarazioni prevalentemente come un tentativo di pressione sugli Alleati a<br />
sostegno della richiesta di plebiscito, cionondimeno esse avevano assunto<br />
un significato più profondo: L&#8217;esodo si era trasformato nella maggior parte<br />
della popolazione da reazione istintiva in fatto concreto, che acquistava via<br />
via uno spessore organizzativo e iniziava a incidere sulla vita quotidiana<br />
degli abitanti.</p>
<p>L’accoglienza in Patria</p>
<p>Allo sbarco a Venezia, i profughi venivano accolti dai portuali veneziani al grido di<br />
“Fascisti!”: la loro scelta di lasciare la loro terra e i loro averi era attribuita ad “una<br />
sporca coscienza fascista”.<br />
A La Spezia, gli esuli furono concentrati nella caserma “Ugo Botti”, ormai in disuso. Ancora un anno dopo, l’ostilità delle sinistre era rimasta fortissima. In un comizio per le elezioni del 18 aprile 1948, un dirigente della Cgil urlò dal palco: «In Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani». A Bologna i sindacati minacciarono lo sciopero<br />
se avessero fatto fermare il treno carico di<br />
profughi, per i quali la Pontificia Opera di<br />
Assistenza stava preparando un piatto caldo,<br />
e che furono così costretti, dopo 24 ore di<br />
viaggio, a proseguire fino ai campi di raccolta. «Nel corso del 1947 da questa stazione passarono i convogli che portavano in Italia esuli istriani, fiumani e dalmati: italiani costretti ad abbandonare i loro luoghi dalla violenza del regime nazional-comunista jugoslavo<br />
e a pagare, vittime innocenti, il peso e la conseguenza della guerra di aggressione intrapresa dal fascismo.</p>
<p>PREMIATI GLI ASSASSINI<br />
L&#8217; Inps erogava al 30 giugno 1997 (Data cui si riferiscono le posizioni illustrate di seguito)<br />
ben 29.149 pensioni nell&#8217; ex Jugoslavia , spendendo circa 200miliardi l&#8217;anno.<br />
&#8220;Siamo obbligati dalla legge a versare queste pensioni&#8221;, sostiene Vittorio Spinelli<br />
dell&#8217;ufficio stampa dell&#8217;INPS. Si, perché in base ad una direttiva della Comunità europea<br />
è riconosciuto ai fini contributivi il periodo militare svolto nelle file partigiane. &#8220;Inoltre&#8221;,<br />
soggiunge Spinelli, &#8220;la dichiarazione dei contributi non è mai accompagnata dalla fedina<br />
penale. Si tratta di un&#8217;assicurazione e in quanto tale asettica. Se tra gli aventi diritto<br />
risultano anche dei criminali di guerra, titini o nazisti che siano, dobbiamo continuare a<br />
pagarli essendo la pensione un diritto che non si può revocare per questi motivi&#8221;.<br />
nel 1957, il nostro paese stipulò una convenzione bilaterale con la Jugoslavia in materia<br />
di “assicurazioni sociali”, (leggasi “pensioni”) , che riconosceva i periodi contributivi per<br />
chi aveva lavorato alternativamente o successivamente sotto la legislatura dei due stati.<br />
Vent’anni dopo, una circolare dell’Inps, su discutibile interpretazione del ministero del<br />
lavoro di un regolamento della Cee, estese la possibilità di accreditare ai fini<br />
previdenziali il periodo militare prestato per l’Italia anche a coloro che hanno perduto la<br />
cittadinanza, ma sono in grado di far valere il versamento dei contributi all’estero. Il<br />
ministro del lavoro che ha concesso la luce verde era, guarda caso, la democristiana, ex<br />
partigiana tina Anselmi. Dalla Jugoslavia partì una valanga di richieste, con un boom<br />
crescente dall’85 in poi, per arrivare ai dati ufficiali degli inizio ’94 che registrano 50mila<br />
domande presentate, 32mila accolte e 4000 giacenti. “I patronati giravano l’Istria con i<br />
furgoncini dotati di altoparlanti per raccogliere le pratiche”, rivela Paolo Biasutti, ex<br />
funzionario Inps. “Su ogni pratica il Ministero del lavoro riconosceva loro un percentuale<br />
e come se non bastasse l’Inps aveva la delega a trattenere dalla pensione la quota di<br />
iscrizione al sindacato.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/la-tragedia-degli-italiani-vittime-della-ferocia-tito-della-complicita-dei-comunisti-italiani/"><img width="300" height="199" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/foibe.jpe" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/foibe.jpe 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/foibe-96x64.jpe 96w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>]]></content:encoded>
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