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	<title>Gli italianiDemagogia e trasformismo. La vecchia politica prassi anche di chi si candida ad essere il nuovo &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Demagogia e trasformismo. La vecchia politica prassi anche di chi si candida ad essere il nuovo</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Jun 2017 16:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-vecchia-politica-prassi-anche-si-candida-ad/"><img width="700" height="394" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/grillo-di-maio-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/grillo-di-maio-1.jpg 700w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/grillo-di-maio-1-300x169.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/grillo-di-maio-1-640x360.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/09/grillo-di-maio-1-96x54.jpg 96w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p><hr /><p>Il fallimento della democrazia in salsa italiota è drammaticamente palese, ma, come nella fiaba del “Re Nudo”, ognuno fa finta di non vedere e non sentire, ma soprattutto di non capire. Basterebbe dare una semplice occhiata a “Open polis”, un sito web che registra l’attività (e i giri di valzer…) dei nostri infaticabili &#8211; si fa per dire &#8211; deputati e senatori. Questo blog infatti ha calcolato che fino ad oggi negli ambulacri dei palazzi del potere nostrano si sono verificati ben 491 cambi di gabbana. Considerati pure i recidivi, l’odiosa pratica del trasformismo a go-go ha interessato 321 poco&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fallimento della democrazia in salsa italiota è drammaticamente palese, ma, come nella fiaba del “Re Nudo”, ognuno fa finta di non vedere e non sentire, ma soprattutto di non capire. Basterebbe dare una semplice occhiata a “Open polis”, un sito web che registra l’attività (e i giri di valzer…) dei nostri infaticabili &#8211; si fa per dire &#8211; deputati e senatori. Questo blog infatti ha calcolato che fino ad oggi negli ambulacri dei palazzi del potere nostrano si sono verificati ben 491 cambi di gabbana. Considerati pure i recidivi, l’odiosa pratica del trasformismo a go-go ha interessato 321 poco “onorevoli” rappresentanti del popolo. Vale a dire un terzo del totale. E ancora: all’inizio della corrente legislatura a palazzo Madama si contavano 8 gruppi parlamentari. Oggi ce ne sono 11, cui vanno ad aggiungersi 8 nullità il cui “organico” ammonta talvolta ad appena un senatore. Roba da fare i “plenum” dentro una cabina telefonica. Insomma, stando ai dati rilevati dal prezioso strumento di monitoraggio, liberamente consultabile su ogni computer o tablet, i “camaleonti” costituiscono di gran lunga il primo schieramento politico esistente a sud delle Alpi, a testimoniare meglio di qualsiasi dotta analisi politologica lo stato terminale in cui versa la democrazia tricolore. Queste considerazioni, amare e assai poco “politically correct”, vengono spontanee a maggior ragione in questi giorni di convulsa attività parlamentare. Attività finalizzata ad arrivare a varare la tanto sospirata riforma elettorale. Una riforma che, siglata e sottoscritta da quattro tra i maggiori gruppi presenti sul nostro desolato proscenio politico, ossia PD, Lega, FI e M5S, sembrava ormai a portata di mano. Ma, come dice il proverbio, il diavolo si nasconde nei dettagli e per colpa di un disguido &#8211; o di un guasto tecnico &#8211; il patto è saltato e tra i quattro ex alleati ora volano gli stracci. E’ bastato infatti un semplice, all’apparenza “innocuo” emendamento &#8211; non previsto &#8211; sulla riforma dei collegi elettorali del Trentino Alto Adige, a far scatenare il putiferio. La votazione su questo argomento infatti doveva mantenersi segreta, ma il caso ha voluto che per un errore o per un guasto al cartellone elettronico dell’aula, o per una “manina” galeotta, sono apparsi in bella mostra i dati completi dello scrutinio, con tutti i dettagli sui votanti, sul totale dei si, sul totale dei no e sul loro schieramento di provenienza. Compresi i “franchi tiratori”, risultati per la maggior parte &#8211; manco a dirlo &#8211; di estrazione grillina. Insomma, è stato subito chiaro che quel maledetto emendamento era un boccone avvelenato. A quel punto è iniziato un tiro incrociato d’insulti e di epiteti poco consoni a dei compìti e sussiegosi rappresentanti delle istituzioni. Com’era da attendersi, particolarmente furibonde si sono rivelate le invettive e le recriminazioni reciproche tra i piddini e i pentastellati, accusati questi ultimi &#8211; e non a torto &#8211; di essere spergiuri, traditori, falsi, opportunisti, inaffidabili e poco seri. Tant’è vero che per questo increscioso incidente di percorso l’intera legge è ritornata dritta in commissione. ovverossia nel porto delle nebbie. A dire il vero fin dalla vigilia dell’iter qualche “sinistro” scricchiolio era stato avvertito. Infatti nell’impalcatura dell’inedita “quadruplice alleanza “ si era già aperta una crepa ad opera di un grillino fino a ieri del tutto sconosciuto e che risponde al nome di Danilo Toninelli. Questo illustre signor nessuno prima di entrare in politica faceva l’ispettore assicurativo. Stiamo parlando di uno che, candidatosi alle regionali in Lombardia nel 2010 sempre con il movimento pentastellato, raccolse appena 98 voti, laddove solo due anni dopo, alle comunali di Crema, riscosse “ben” 9 preferenze. Certo, non essendo nati ieri sappiamo benissimo che per intraprendere la carriera di demagogo non ci vuole la laurea ad Harward. Del resto se c’è riuscita gente come Antonio Di Pietro l’obbiettivo è quantomeno alla portata di tutti. Pure di uno completamente a digiuno di regole parlamentari e con “zero tituli” come il suddetto Toninelli. Insomma, basta saper leggere, scrivere e far di conto e chiunque, oggi come oggi, con l’ausilio di un computer e di wikipedia può imparare l’arte di sproloquiare per ore di fuffa e aria fritta, illustrandoci con dovizia di particolari gli astrusi meccanismi dei più strampalati e improbabili sistemi elettorali. Il fatto però è che questo “genio”, che in teoria dovrebbe incarnare il nuovo corso impresso al panorama politico nostrano dagli “eletti” &#8211; in senso evangelico ed escatologico &#8211; del Movimento-cinque-stelle-cinque, giorni fa in un talk show di Rai3 dal nome “Carta bianca” e diretto dalla Berlinguer, se n’è uscito con una frase degna del miglior stile democristiano d’antan: &lt;Se noi arriviamo a un passo dal traguardo lei pensa che con il nostro programma non riusciamo a trovare 20 o 30 parlamentari che sposano il nostro programma e vengono a governare con noi senza creare inciuci e senza creare alleanze?&gt; . Alla faccia del bicarbonato di sodio, direbbe Totò. In pratica, l’ex Carneade del “benemerito” movimento pentastellato, sfoderando un cinismo da navigato mastelliano d’antan aveva già preannunciato senza peli sulla lingua che con la nuova legge elettorale i grillacci contano di arrivare almeno a raggiungere l’obbiettivo del 35%. Per poi, grazie al recupero dei seggi non assegnati a chi non supera la famigerata soglia di sbarramento, arrivare alla mèta del 45%. Il fatto è però che per avere una maggioranza che consenta la governabilità del Titanic italico non basta certo il 45%, ma bisogna almeno ottenere il 51%. Dunque l’ex signor nessuno ha tenuto a farci sapere che il “resto” mancante verrebbe raccolto pescando abilmente dal mazzo delle carte 20 o 30 “peones” qualsiasi. I quali, seppure eletti in altri schieramenti, verrebbero “convinti” &#8211; e con che cosa? &#8211; a passare dalla parte dei pentastellati, aderendo di loro spontanea volontà al programma (ma soprattutto alle tanto sospirate cadreghe…). Insomma, il deputato cui il comico genovese ha assegnato l’ingrato compito di rifilarci la &#8211; nuova? &#8211; patacca elettorale, ci ha spiattellato sotto gli occhi la prova provata che il trasformismo, inaugurato nella seconda decade dell’Ottocento dal sinistro De Pretis, è diventato ormai una squallida pratica abitudinaria dei nostri leader. La cifra estetica e caratteriale del loro agire politico. Un mediocre e miserabile espediente col quale tutte le forze &#8211; o sarebbe meglio definirle debolezze &#8211; della ribalta parlamentare italiota cercano di conseguire i propri esclusivi obbiettivi fregandosene altamente della volontà degli elettori. Una volontà espressa liberamente e insindacabilmente nel segreto delle urne. A questo punto appare quantomeno grottesco sproloquiare su complicati arzigogoli elettorali o su improbabili correttivi di governabilità. E’ chiaro che il dramma dell’Italia non è il Tedeschellum, il Francesellum o l’Inglesellum. Ovvero, non conta il modello preso in prestito. Se ci si mette di buzzo buono qualsiasi sistema può andare bene. Ma è altrettanto vero che se non cambia la mentalità qualsiasi sistema è destinato miseramente a fallire. Il problema insomma sta nell’etica e nella morale della nostra gente, vale a dire nella testa di chi è chiamato ad assumersi la responsabilità di governarci. Il quale invece, con sconcertante disinvoltura, abitualmente e senza alcun ritegno, dopo averci carpito la nostra buona fede, dimentica puntualmente gli impegni e le promesse fatte in campagna elettorale, e si mette solo a farsi gli affari suoi, offrendosi, come le peripatetiche, a chiunque sia in grado di offrirgli uno strapuntino alla luce del sole. Insomma, a questa gente non vuole entrare nel cervello &#8211; o fa finta di non capire &#8211; che la governabilità è garantita solo ed esclusivamente da maggioranze stabili. Maggioranze uscite dalle urne e preliminarmente definite da patti chiari e stipulati alla luce del sole. Cose che non hanno nulla a che vedere con tresche e inciuci usi a tessersi nel buio delle sacrestie di partito. E &#8211; come abbiamo visto ieri &#8211; a sciogliersi in aula al primo imprevisto. E questo concetto vale anche e soprattutto per coloro che, spacciandosi a parole per rappresentanti del “nuovo”, nei fatti non fanno altro che rinverdire vecchie e usurate tecniche di potere.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/la-vecchia-politica-prassi-anche-si-candida-ad/">Demagogia e trasformismo. La vecchia politica prassi anche di chi si candida ad essere il nuovo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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