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	<title>Gli italianiLa vergogna di Napoli dove con la benedizione del sindaco si è affossata la democrazia e la libertà di parola &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>La vergogna di Napoli dove con la benedizione del sindaco si è affossata la democrazia e la libertà di parola</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Mar 2017 15:54:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/la-vergogna-napoli-la-benedizione-del-sindaco-si-affossata-la-democrazia-la-liberta-parola/"><img width="281" height="179" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/DeMagistris.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/DeMagistris.jpg 281w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2017/03/DeMagistris-96x61.jpg 96w" sizes="(max-width: 281px) 100vw, 281px" /></a></p><hr /><p>Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, dice l’antica saggezza popolare. Ma grazie al sindaco partenopeo De Magistris il proverbio dovrebbe subire una lieve modifica. Infatti, d’ora in poi andrebbe sottolineato il fatto che le vie dell’inferno sono lastricate si, ma a volte non di buone intenzioni, bensì di demagogiche idiozie. Il primo cittadino della capitale del Sud infatti ne ha combinata un’altra delle sue, entrando a gamba tesa nel già caotico panorama politico italiano. Non certo per portarvi una ventata di freschezza, nuove proposte o un inedito punto di vista, ma per decidere chi, secondo lui, ha la&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni, dice l’antica saggezza popolare. Ma grazie al sindaco partenopeo De Magistris il proverbio dovrebbe subire una lieve modifica. Infatti, d’ora in poi andrebbe sottolineato il fatto che le vie dell’inferno sono lastricate si, ma a volte non di buone intenzioni, bensì di demagogiche idiozie. Il primo cittadino della capitale del Sud infatti ne ha combinata un’altra delle sue, entrando a gamba tesa nel già caotico panorama politico italiano. Non certo per portarvi una ventata di freschezza, nuove proposte o un inedito punto di vista, ma per decidere chi, secondo lui, ha la patente “giusta” per poter parlare e chi invece, essendo sprovvisto di tale titolo, dovrebbe tacere. Naturalmente sull’assegnazione o meno di queste patenti di legittimità, secondo Giggino DM, dovrebbe sindacare lui stesso in prima persona. E invece il destino cinico e baro ci si è messo di traverso e ad uscire mortificato &#8211; e massacrato &#8211; dalla vicenda è stato proprio lui e la sua sfortunata città. Era da mesi infatti che i locali della partenopea Mostra d’Oltremare erano stati prenotati in vista dell’evento leghista, e invece di provvedere a stilare un piano per la messa in sicurezza della zona onde garantire il regolare svolgimento della manifestazione l’ex magistrato ha pensato bene di mettere lui per primo le mani avanti e di sollevare una lunga serie di riserve e perplessità. Fino ad arrivare al vero e proprio veto. Secondo lui infatti, quella cosa lì non si doveva fare, punto e basta. &lt;Ma perché?&gt; &#8211; diceva una nota canzone di Jannacci degli anni ‘70 &#8211; &lt;Perché no!&gt;. Ovvero &#8211; ipse dixit &#8211; Salvini all’ombra del Vesuvio non ci doveva proprio mettere piede. Fatto sta che “o’ sinnaco” è stato subito scavalcato dall’unico potere realmente e istituzionalmente delegato a decidere la liceità o meno di queste iniziative, vale a dire il Prefetto. Il quale senza starci a pensare più di tanto ha preso carta e penna e ha mollato un formidabile uppercut al novello Masaniello, costringendolo a rimangiarsi il divieto. Purtroppo per i napoletani, però, il messaggio è arrivato al destinatario con tempistica e precisione “tedeschi”. Lo si è visto bene nel lungo pomeriggio di follia vissuto dalla città del golfo, devastata la scorsa domenica da un gruppo di energumeni nerovestiti in cerca del classico minuto di notorietà. Ma Giggino non si è scomposto più di tanto, e incredibilmente, invece di ristabilire la legalità e impegnarsi a garantire il libero svolgimento del comizio ha solidarizzato coi black bloc tirando loro la volata. Infatti, ai cronisti che gli chiedevano un commento sull’abusiva occupazione dei locali della Mostra d&#8217;Oltremare da parte di giannizzeri dei centri sociali contrari &#8211; come lui &#8211; allo svolgimento della manifestazione ha ricordato che il no del Comune all’utilizzazione della Mostra per il comizio di Salvini era motivato dalla &lt;forte distanza dalle politiche di Salvini che sono di chiara impronta razzista, xenofoba, antimeridionale e contro i napoletani. Salvini ora chiede scusa ai napoletani perché si avvicina la campagna elettorale. La lotta sarà dura politicamente, non violenta, ma non ci facciamo prendere in giro da Salvini che a Napoli non passa&gt;. E invece la devastazione della città, puntualmente  verificatasi, da che cosa è stata motivata? A questa domanda naturalmente “o’ sinnaco” non ha risposto. Né poteva farlo, in quanto tutti hanno potuto constatare che la lotta antisalvinista non è stata affatto pacifica e non violenta. Le “mazzate” infatti, tanto per usare il pittoresco gergo partenopeo, sono fioccate e ce ne sono state per tutti. A rimetterci, naturalmente sono state in primo luogo le forze dell’ordine, in secondo luogo i proprietari (napoletani) delle auto danneggiate dai dimostranti scatenati, in terzo luogo gli esercenti (napoletani anch’essi) che hanno avuto le vetrine e le serrande dei negozi danneggiate dagli ultrà. La città sentitamente ringrazia. A questo punto la situazione ha preso una piega inaspettata per il povero Giggino, essendosi risolta in un improvviso ricompattamento del mondo politico italiano, schieratosi in massa contro di lui. &lt;Auto in fiamme, sassi e molotov contro le Forze dell’Ordine, cittadini ostaggio della violenza: è lo spettacolo indegno inscenato a Napoli dai centri sociali per impedire al segretario di un partito di esprimere le sue idee&gt;. Lo ha scritto su Facebook Giorgia Meloni, presidente di “Fratelli d’Italia”, la quale ha anche sostenuto che &lt;È vergognoso che in democrazia ci siano sedicenti rivoluzionari e figli di papà che si arrogano il diritto di decidere chi possa parlare e chi no e usino ogni scusa per devastare le città. La Napoli migliore, onesta e libera non si riconosce in questa gentaglia. Se l’Italia è ancora una democrazia, mi aspetto una condanna unanime del mondo politico&gt;. Condanna che si è pienamente verificata. Insomma, De Magistris parla e agisce come se avesse il monopolio della piazza, laddove la  “sua” piazza &#8211; lo si è visto successivamente &#8211; si è rivelata consistere in appena due o tremila persone, compreso il gruppo di violenti che ha potuto compiere il suo sporco lavoro senza che il primo cittadino battesse ciglio. Ma anche molti oppositori  di sinistra hanno espresso un vivo disappunto per lo sconcertante atteggiamento del sindaco. Ha infatti sostenuto Valeria Valente, deputato e consigliere comunale del Pd napoletano: &lt;È dal 2011 che ogni volta che arriva un rappresentante politico che il sindaco ha scelto come nemico di turno si prova a sabotarne le manifestazioni, non attraverso la legittima espressione del dissenso, ma attraverso il tentativo di sopraffazione fisica dell’avversario. Quest&#8217;intolleranza è insopportabile ed è ancora più preoccupante il fatto che a stimolarla, ad utilizzarla e a sfruttarla sia colui che invece dovrebbe occuparsi di Napoli, città che da sempre vive conflitti sociali profondi che andrebbero pacificati e risolti e non strumentalizzati ed ampliati&gt;. Ineccepibile. A maggior ragione se consideriamo il fatto che a rilasciare tali dichiarazioni è stato, come detto, un esponente politico “de sinistra”, la stessa collocazione di Giggino De Magistris. Insomma, nulla di nuovo sotto il sole. Non è la prima volta infatti che in Italia si intorbida il dibattito politico tentando, con la violenza, di togliere la parola all’avversario. Ne sa qualcosa Giampaolo Pansa, cui ultimamente risulta quasi impossibile presentare un libro senza che arrivi qualche cerebroleso a scatenare il putiferio. Ma nei tempi andati intere maggioranze e governi sono caduti grazie ai movimenti di piazza provocati da bande di facinorosi. Nel 1960 il governo Tambroni fu affondato per l’incontenibile furia scatenata dei compagni dell’allora Pci, fermamente decisi a impedire il Congresso del Msi. La canea rossa purtroppo quella volta ebbe la meglio, il Congresso non fu celebrato e a rimetterci fu il governo, Genova e l’Italia tutta, che per colpa della piazza si videro imporre la volontà di una minoranza. Più o meno la stessa cosa accadde al G8 di Genova del luglio 2001. In quei giorni si stava svolgendo un summit d’importanza mondiale, ma l’evento fu usato come un bulldozer per travolgere il governo Berlusconi. Il colpaccio quella volta non riuscì, ma l’episodio fu foriero di gravi episodi di repressione da parte della polizia, con strascichi giudiziari arrivati fino ai nostri giorni. Idem a Roma il 15 ottobre 2011, con interi quartieri messi a ferro e fuoco dai black bloc, uno dei quali fu immortalato mentre frantumava a calci la statua di una madonnina. E tutto per dire basta alla crisi! Il fatto è che risulta davvero penoso intorbidare la lotta politica in una nazione già tanto provata scatenando la rabbia repressa di sparute frange di minus habens senza arte né parte. E che a fare da apripista a tali scempi ci si mettano addirittura dei sindaci che dovrebbero fungere da esempi di virtù civiche è addirittura inconcepibile. Diceva l’illuminista Voltaire: &lt;Anche se io non sono d’accordo con le tue idee mi batterò comunque affinché tu possa esprimerle&gt;. Già. Bisognerebbe pensare a quello che accadde per non avere dato retta all’illustre filosofo d’Oltralpe: pochi anni dopo la sua morte a decidere chi doveva parlare e chi no fu il boia. Era scoppiata la rivoluzione francese.</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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