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	<title>Gli italianiL&#8217;ambientalismo ragionevole. Avanza una destra green? &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>L&#8217;ambientalismo ragionevole. Avanza una destra green?</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2015 21:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/lambientalismo-ragionevole-avanza-una-destra-green/"><img width="200" height="200" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Bozzi.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Bozzi.jpg 200w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Bozzi-150x150.jpg 150w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/04/Bozzi-64x64.jpg 64w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p><hr /><p>In occasione della  campagna elettorale a sindaco di Colleferro, Silvano Moffa, storica figura  della destra laziale,  ha fatto sua l’idea-slogan dell’ “Ambientalismo ragionevole”, volendo – con questo – affermare, “da destra”, l’idea di una politica di tutela/riqualificazione dell’ambiente molto “concreta”, giocata cioè sugli interessi reali della gente, sulla riqualificazione urbana, sulla lotta all’ inquinamento industriale, sulla soluzione delle questioni relative ai rifiuti. L’idea/slogan non è nuova, ma val la pena di riprenderla e sottolinearla, quale esempio, magari da imitare, di un ambientalismo  non-ideologico, realmente attento al rapporto uomo-ambiente, piuttosto che alle estremizzazioni di un ecologismo radicale ed irrazionale. E’ stato&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della  campagna elettorale a sindaco di Colleferro, Silvano Moffa, storica figura  della destra laziale,  ha fatto sua l’idea-slogan dell’ “Ambientalismo ragionevole”, volendo – con questo – affermare, “da destra”, l’idea di una politica di tutela/riqualificazione dell’ambiente molto “concreta”, giocata cioè sugli interessi reali della gente, sulla riqualificazione urbana, sulla lotta all’ inquinamento industriale, sulla soluzione delle questioni relative ai rifiuti.</p>
<p>L’idea/slogan non è nuova, ma val la pena di riprenderla e sottolinearla, quale esempio, magari da imitare, di un ambientalismo  non-ideologico, realmente attento al rapporto uomo-ambiente, piuttosto che alle estremizzazioni di un ecologismo radicale ed irrazionale.</p>
<p>E’ stato Patrick Moore, esponente di punta  del movimento Greenpeace, a pubblicare, qualche anno fa, un libro,  intitolato “L’ambientalista ragionevole”, con il quale stigmatizzava la sua frattura dal movimento ambientalista che aveva contribuito a fondare, nel 1971, denunciandone la deriva “antiscientifica” e “antitecnologica”  e delineando l’idea di un approccio razionale all’ambientalismo, fondato sulla ricerca scientifica.</p>
<p>Al di là degli orientamenti  dello stesso Moore, che ora si dichiara favorevole all’energia nucleare (in grado di sostituire l’utilizzo dei carburanti fossili e di permetterci quindi di eliminare alla radice il problema dell’inquinamento) e ai cibi geneticamente modificati (perché  permettono di non utilizzare più i pesticidi che sono i reali nemici dell’ambiente e della nostra salute , aiutando  lo sviluppo delle popolazioni tra le quali  ancora oggi si muore di fame), l’idea di un “ambientalismo ragionevole”, su basi scientifiche, è, oggi, una necessità delle società postindustriali.</p>
<p>Ed è anche una sfida culturale inderogabile tra chi vede nell’uomo un problema “ambientale”, cioè un essere capace solo di distruggere, e chi lavora per ridurre l’impatto delle nostre azioni sull’ambiente,  senza  dimenticarsi però delle nostre esigenze di vita e di sopravvivenza.</p>
<p>Al contrario – dice Moore &#8211; “Gli esseri umani sono parte della natura, sono una parte bella e positiva della natura”. Importante è comprenderne il valore – aggiungiamo noi – ed i confini reali, insieme alla  difesa delle specificità culturali dei popoli.</p>
<p>La “ragionevolezza” – in fondo &#8211;  sta tutta qui, nel bilanciamento  tra valori spirituali ed esigenze  di vita e di sviluppo delle comunità, tra protezionismo e intervento antropico: una battaglia non facile, ma essenziale, se si vuole evitare di lasciare l’ecologia  in balia delle strumentalizzazioni ideologiche e del facile sensazionalismo. Una battaglia che vale la pena di fare, magari a partire dalle realtà locali, per riaffermare un’idea “altra” della tutela ambientale, meno “di bandiera” e più attenta alle  concrete  esigenze della gente.</p>
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