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	<title>Gli italianiCome l&#8217;America ci vede. ll commento del Times sul 2015 europeo &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Dec 2015 18:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina_mira</dc:creator>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/lamerica-ci-vede-ll-commento-del-times-sul-2015-europeo/">Come l&#8217;America ci vede. ll commento del Times sul 2015 europeo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa il New York Times ha pubblicato un articolo intitolato “L’Europa ha raggiunto il punto di rottura?”. Una domanda che in sé suggerisce la risposta positiva per cui, sì, noi europei saremmo di fatto vicini al <em>Breaking Point</em>.</p>
<p>L’articolo è un approfondimento di Jim Yardley, capo dell’ufficio del Times a Roma, ed è un’interessante cartina di tornasole dell’opinione che gli americani hanno dell’Europa. Il sottotitolo è indicativo: “Una crisi di rifugiati, il debito greco, l’aggressione russa e il terrorismo per le strade”.</p>
<p>Il giornalista racconta di aver visitato l’Ungheria di recente e di come gli sia sembrata un simbolo dell’Europa tutta e della sua “anxiety”, la sua crisi di ansia. Il paragone, apparentemente azzardato, è motivato dall’innalzamento, proprio in Ungheria, di frontiere di filo spinato, per impedire agli immigrati di penetrare in Europa.</p>
<p>Se il Trattato di Schengen nel 1995 era stato la grande vittoria dell’Unione Europea, con l’apertura dei confini, pietra miliare comunitaria che poneva la libera circolazione di persone, la situazione attuale e l’innalzamento delle frontiere in Ungheria rappresenta la chiusura, l’involuzione, l’arretramento, quasi rappresentassero un nuovo Muro di Berlino.</p>
<p>Scrive Yardley in merito a questa caduta di un’illusione <em>Made in Europe</em>: “Le <em>élite </em>credevano che l’unità avrebbe garantito pace e prosperità e disperso i demoni del nazionalismo”. Segue poi il panegirico dell’Europa in un fantomatico “prima” quasi utopico (nella logica cara agli americani del pre-e-post attentato terroristico): “L’UE ha costruito un’economia ricca e diversificata […], una superpotenza occidentale senza la bellicosità o il <em>laissez-faire</em> dal cuore di pietra che caratterizza gli Stati Uniti. I diritti dei lavoratori erano protetti. Generosi programmi sociali fiorivano. Le frontiere aperte univano inoltre gli Stati membri tra loro in maniera sottile: gli italiani potevano andare a sciare in Austria senza un passaporto, o andare in Costa Azzurra per una nuotata come se l’Europa fosse un unico Paese”.</p>
<p>Poi cos’è successo? Quale mela, secondo il Times, ha morso l’Europa per meritare l’espulsione dal Paradiso terrestre? Tanto è spiccatamente positiva l’iperbole immaginifica sul “prima”, tanto è nera quella sul “dopo”: la crisi greca non è finita, è iniziato il tempo delle frontiere, Parigi è stata attaccata dai terroristi due volte in 11 mesi, il leader indiscusso europeo, la Merkel, è politicamente in pericolo, Putin sta creando danni in Siria e in Ucraina, il Regno Unito sta contemplando se uscire dall’Unione Europea. Molti giovani rimandano il matrimonio per mancanza di denaro, i più capaci se ne vanno dal loro Paese natale. Questa è l’analisi di Jim Yardley, impietosa e per certi versi dolorosa, soprattutto quando svela con gli occhi dell’osservatore distaccato il paradosso europeo: “Un luogo che molti dei suoi giovani vedono con estremo pessimismo sta diventando un barlume di speranza e salvezza per i migranti”.</p>
<p>Ma noi europei sappiamo bene che la situazione non era poi così rosea, l’Europa non era così unita, le sue politiche sociali erano ben lungi dal “fiorire”; la criminalità, approfittando delle frontiere aperte, ha fluito liberamente da un Paese all’altro, dato che all’unificazione del mercato di persone non ha corrisposto un’unificazione delle norme penali. Noi italiani abbiamo visto come un Paese tradizionalmente foriero di talenti artistici e scientifici come è il nostro grazie alla libera circolazione di persone li perde in una continua emorragia verso altri Stati membri dell’UE, e nello stesso tempo perde la maggior parte dei prodotti agro alimentari di qualità &#8211; i cui standard sono sempre più minacciati dalla legislazione europea &#8211; perché li destina all’esportazione, accogliendo al loro posto beni di consumo di più basso livello.</p>
<p>Il picco dell’articolo, che conferma come la maggior parte delle incomprensioni tra persone e tra popoli dipenda dal fatto che si guarda l’altro tramite le lenti deformate della propria personale esperienza, è quando si parla della democrazia europea. Il giornalista critica (a ragione) l’antidemocraticità delle istituzioni europee per la loro opacità e la loro capacità di, senza far sì che i cittadini se ne accorgano, infiltrarsi come una piovra nelle loro vite (l’articolo riporta proprio questa immagine). Fino a qui tutto bene: già centinaia di giuristi, giornalisti, studiosi, persone comuni, avevano notato la lacuna di democrazia che viziava il sistema europeo. La soluzione proposta dall’autore è però sconcertante, e fa capire quanto sia stato forte il travisamento della questione da parte degli americani: incrementare il potere degli organi di decisione europei. Non renderli maggiormente rappresentativi, ad esempio, ma rendere queste istituzioni palesemente non democratiche più potenti.</p>
<p>E’ troppo di parte questa analisi del New York Times, chiude gli occhi su molti aspetti troppo importanti e ne distorce altri. <strong>Forse quello che è morto non è l’ideale di Europa, ma il sogno che l’America aveva sull’Europa, che doveva essere una seconda America, ad essa speculare &#8211; cosa che il nostro continente non è mai stato e non sarà mai.</strong> E forse per noi è un bene. Forse proprio dal crollo di questa <em>fictio</em>, di questo <em>American dream</em> su dei poco plausibili Stati Uniti d’Europa, l’Europa può ripartire, prendendo atto delle sue fragilità e ridisegnandosi dalle basi.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/lamerica-ci-vede-ll-commento-del-times-sul-2015-europeo/">Come l&#8217;America ci vede. ll commento del Times sul 2015 europeo</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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