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	<title>Gli italianiL&#8217;antipolitica è il frutto della cattiva politica, dei privilegi e dei voltafaccia &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 22:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/lantipolitica-frutto-della-cattiva-politica-dei-priviulegi-dei-voltagaccia/"><img width="1280" height="854" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2.jpg 1280w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2-300x200.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2-768x512.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2-1024x683.jpg 1024w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2-1020x681.jpg 1020w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2-640x427.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/10/palazzo_montecitorio_2-96x64.jpg 96w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p><hr /><p>&#8220;Solo i cretini non cambiano mai idea&#8221;. Quante volte abbiamo sentito o letto autorevoli politologi od opinionisti sostenere su altrettanto blasonati organi d’informazione questa tesi? Col tono sussiegoso e compiaciuto di chi la sa lunga e non ammette repliche, spesso i discorsi e gli editoriali di questi “oracoli” ci hanno fatto quasi vergognare. Vergognare dell’innata nostra avversione al repentino cambiamento di opinione, al ripensamento a go-go, all’inaspettata svolta a 180 gradi. Specialmente quando dietro tale roboante, disarmante formula intuivamo celarsi la furbesca e opportunistica cialtronata o il “contrordine compagni” di guareschiana memoria. Un contrordine malamente truccato da “doloroso”, “sofferto” ravvedimento.&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Solo i cretini non cambiano mai idea&#8221;. Quante volte abbiamo sentito o letto autorevoli politologi od opinionisti sostenere su altrettanto blasonati organi d’informazione questa tesi? Col tono sussiegoso e compiaciuto di chi la sa lunga e non ammette repliche, spesso i discorsi e gli editoriali di questi “oracoli” ci hanno fatto quasi vergognare. Vergognare dell’innata nostra avversione al repentino cambiamento di opinione, al ripensamento a go-go, all’inaspettata svolta a 180 gradi. Specialmente quando dietro tale roboante, disarmante formula intuivamo celarsi la furbesca e opportunistica cialtronata o il “contrordine compagni” di guareschiana memoria. Un contrordine malamente truccato da “doloroso”, “sofferto” ravvedimento. Il  fatto è che il panorama giornalistico, televisivo e massmediatico in genere di questo crepuscolare dopoguerra con tale alibi ci ha lentamente e inconsapevolmente mitridatizzato. Il risultato è che ci siamo assuefatti alle più indecenti fughe in avanti (o indietro…) dei nostri politici, spesso seguite da clamorose figure di palta. Sono stati decenni in cui si è tentato di farci mandare giù di tutto, riuscendoci pure, forse con l’inconsapevole, rassegnata acquiescenza degl’italiani stessi. I quali, come soleva ripetere Ennio Flaiano, hanno la vocazione &#8220;a correre sempre in aiuto del vincitore&#8221;. Ne rammentiamo molti di comportamenti incoerenti, talvolta niente più che leggerezze, talaltra spericolate dichiarazioni clamorosamente smentite dai fatti. Dal &#8220;Roma ladrona!&#8221; dei leghisti, poi beccati anche loro col sorcio in bocca, al &#8220;Se acchiappo quello che mi paga l’appartamento a mia insaputa…&#8221; dello smemorato Scajola; dal &#8220;Basta con la politica. Me ne vado in Africa!&#8221; del trombato Veltroni, il quale poi pensò bene di restare, al &#8220;Non ci sto!&#8221; dello Scalfaro sorpreso con le dita nel barattolo di marmellata dei fondi neri del Sisde. Dall’”enricostaisereno” di renziana memoria, postato poco prima del cinico siluramento di Enrico Letta da parte dell’attuale inquilino di Palazzo Chigi, fino al  &#8220;con quello non ci vado più nemmeno a prendere un caffè&#8221; profferito molto tempo addietro da un furente Gianfranco Fini nei confronti del “traditore” Umberto Bossi. Col quale in seguito l’ex-leader di An sarebbe andato ben oltre la puntata al bar. Peccati veniali, si dirà. Eppure sono esempi di come con le cadute di stile, le incoerenze e le gaffe nel tribolato corso di questa nostra Repubblica si potrebbe scrivere un’enciclopedia. Certo, le contingenze del momento a volte sono tremende, e, non essendo nati ieri sappiamo bene che per esercitare il potere serve un fisico (e uno stomaco) bestiale. Gli “arcana imperi” non sono roba da palati delicati, e mai come nell’odierno panorama politico-istituzionale del nostro Paese risuona autentica la massima del sofista Protagora &#8220;L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono&#8221;. Non per nulla sotto il nostro caldo sole mediterraneo hanno visto la luce Machiavelli e il suo “fratello” degenere, ossia il machiavellismo. Senza dimenticare la deprecabile pratica inaugurata “illo tempore” dal famigerato De Pretis, che elesse il “trasformismo” ad estetica del potere. E senza trascurare l’enigmatico sorriso sornione e mefistofelico del “divo” Giulio Andreotti, la sfinge cattolica che approvò senza battere ciglio la legge sull’aborto; le incomprensibili, soporose maratone oratorie di Moro o i deliranti “raggionamendi” di De Mita. E’ roba di tutti i giorni lo sprezzante appellativo di “peones” o quello poco lusinghiero di “truppe cammellate” affibbiato ai parlamentari scaldasedie. Gente superpagata e superprivilegiata, senza arte né parte, sorpresa spesso dalle telecamere di Montecitorio e Palazzo Madama a sonnecchiare annoiata nel corso di pur importanti dibattiti o immortalata in grottesche piroette intenta a premere i pulsanti dei propri colleghi assenteisti nel momento del voto. Tuttavia, ciò che contraddistingue l’odierna predisposizione ai giri di valzer e alle figuracce da parte della nostra classe politica è il non irrilevante dettaglio che “un tempo”, tranne poche eccezioni, di tali comportamenti un tantino ci si vergognava. O quanto meno le porcate ci si rassegnava a metterle in atto solo allorquando risultava inefficace ogni altra soluzione, nel nome di un grande ideale, per il raggiungimento di un obbiettivo o almeno per salvare delle vite umane. Oggi purtroppo questo non accade più. Ci si vende, ci si comporta male, ci si insulta e ci si rimette insieme con la stessa nonchalance con cui ci si sbarazza di un vestito logoro o di un’auto da rottamare. Inutile scomodare a questo punto la “società liquida” di Zygmunt Bauman o il “falsificazionismo” di Popper o il “pensiero debole” di Gianni Vattimo. Parole vane e ormai del tutto prive di senso. Fatto sta che, oggi la coerenza pare essere diventata un disvalore, tanto che, come disse una volta Rino Formica, la politica è prevalentemente &#8220;sangue e merda&#8221;. E tanto per focalizzare l’attenzione sul secondo, poco nobile elemento, memorabili restano i testacoda ideologici di Gianfranco Fini, che in pochi anni passò dall’affermazione &#8220;Mussolini è stato sicuramente il più grande statista del nostro secolo&#8221; all’abiura più totale: &#8220;Fu un male assoluto&#8221; e &#8220;Salò una pagina vergognosa&#8221;. E ancora, dalla firma alla cosiddetta “Bossi-Fini” alla successiva, disinvolta presa di distanza da quella stessa legge in nome dell’accoglienza indiscriminata e invocando addirittura il diritto di voto agli immigrati per le amministrative. Non furono certo questi i soli clamorosi dietrofront dell’ormai screditatissimo ex-leader della destra italiana. Fanno ancora un certo effetto le parole da lui pronunciate nel 1998 in una puntata del “Maurizio Costanzo Show”. &#8220;Lo so, ora l’intellighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può fare il maestro&#8221;<em>,</em> disse rivolgendosi all’esterrefatto Franco Grillini, capo dell’ArciGay.  &#8220;Un conto &#8211; aggiunse Fini &#8211; è affermare che non è giusto discriminare la gente per motivi religiosi, razziali, etnici o sessuali, ma cosa diversa è stabilire per legge che una coppia di <strong>gay</strong> deve avere gli stessi diritti di una coppia normale. Perché l’omosessualità non si può considerare una cosa normale&#8221;. Parole condivisibili al cento per cento. Peccato però che poco tempo dopo l’ex-delfino di Almirante, fulminato sulla via di Damasco del buonismo più nauseante, sarebbe passato armi e bagagli sul fronte opposto, mutandosi nel paladino dei gender e finendo col sostenere, nel corso della trasmissione “<em>L’aria che tira”</em><em>,</em> a proposito del maxiemendamento sulle <strong>unioni civili:</strong> &#8220;Finalmente si colma un vuoto normativo. È un buon passo avanti. Ci sarà una legge dopo che l’Italia è stata condannata più volte dall’Europa&#8221;. E ancora, quale alta “ragion di stato” può mai giustificare tutti quei “salti della quaglia” che vedono ogni giorno file di rappresentanti del popolo eletti in uno schieramento politico cambiare disinvoltamente casacca in cambio dei classici trenta denari? Cosa si propone di conseguire Alfano (ex-berlusconiano di ferro) con la sua edipica “uccisione del padre”? Che senso hanno avuto e hanno le “allegre” transumanze di De Gregorio, i salti carpiati di Scilipoti o le acrobazie di Verdini? E la sconcertante carriera di Francesco Rutelli, passato attraverso spregiudicate piroette dal Partito radicale all’abbraccio col mondo cattolico? E la Finocchiaro paparazzata con tanto di scorta a portargli la spesa? E Selva che si fa accompagnare a casa dall’ambulanza? Insomma, tra piccoli e grandi abusi, comportamenti sconsiderati e  avventati “outing” sembra proprio che la nostra classe politica sia pervasa dal “cupio dissolvi”. Una sindrome autodistruttiva che giorno dopo giorno la logora fin dalle fondamenta, condannandola al discredito e all’irrilevanza. Se è vero, parafrasando Von Clausewitz, che <em>la guerra non è</em> che <em>la continuazione della politica con</em> altri <em>mezzi, è ancor più vero che da noi la politica è la continuazione della guerra con mezzi, se possibile, ancora più miserabili delle bombe.</em> Poi ci si lamenta del trionfo dell’antipolitica e ci si straccia le vesti se la percentuale dell’elettorato che affolla i seggi durante le consultazioni elettorali si è ridotta a livelli “americani”. Ma il fatto drammatico è che<em> tra ipocrisie, inganni e trappoloni vari risulta pressoché impossibile realizzare qualsiasi riforma suscettibile di rimettere in carreggiata la nostra scassata Patria, che ogni giorno che passa vede attonita il debito pubblico lievitare, le imprese morire, la disoccupazione crescere. A proposito. Ma com’è possibile che nel 2011, quando la nostra economia godeva di condizioni di gran lunga migliori di quelle attuali, lo spread arrivò a toccare il valore-monstre di 500 punti per poi calare sotto la disumana macelleria sociale di Monti e Fornero? Oggi siamo ridotti al lumicino, i nostri parametri sono tutti peggiorati ma lo spread è ai minimi. Come mai? Non si sarà trattato per caso di un “golpe” abilmente pilotato dai potentati finanziari di Francoforte, Wall Street e della City londinese coadiuvati da un ben individuabile fronte interno? Non è una cosa campata in aria. Ci sono fior di autorevoli pubblicazioni a suffragare questa tesi. Parliamone, no? E invece nulla. Vietato toccare l’argomento a causa dei veti incrociati. A quell’epoca i vari Franceschini, Bersani, D’Alema &amp; C. riportavano trionfalmente e ad ogni pié sospinto le dichiarazioni antiberlusconiane (e perciò anti-italiane) di ogni oscura velina proveniente da Oltralpe, ostentando a fini di parte (la loro parte…) un patetico e assai poco patriottico provincialismo. Erano gli anni in cui un furente Moretti, coi suoi girotondi improvvisati, denunciava davanti agli occhi del mondo la presenza di un volgare “dittatore” asserragliato a Palazzo Chigi. Un dittatore andato al potere con un suffragio quasi plebiscitario. Oggi che nel suddetto Palazzo siede uno che le urne non le ha viste neppure col binocolo, oggi che la gente ha quasi rinunciato a curarsi per l’eccessivo costo dei ticket sanitari e con la fascia di povertà a livelli allarmanti per l’ordine pubblico, Moretti tace. I girotondi li fanno solo i fanciulli e la magistratura non vede neppure l’ombra di un conflitto d’interessi. Ah, dimenticavamo. Ora D’Alema a Rai 3, nello spazio gestito dall’Annunziata “In mezz’ora”, si è riscoperto “nazionalista” e “isolazionista”. Infatti, a proposito dell’endorsement per il “si” al referendum istituzionale del prossimo dicembre pervenuto da parte di Obama, Hillary, J. P. Morgan e compagnia brutta, Baffino, fervente sostenitore del “no”, ha sentenziato lapidario: &#8220;Vorrei che si facessero i fatti loro…&#8221;. Salutare ripensamento? No. Inveterata faccia di tolla.</em></p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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