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	<title>Gli italianiL&#8217;arte oratoria e il decadimento attuale della politica &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>L&#8217;arte oratoria e il decadimento attuale della politica</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 08:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/larte-oratoria-decadimento-attuale-della-politica/"><img width="990" height="737" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/11/oratoria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/11/oratoria.jpg 990w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/11/oratoria-300x223.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/11/oratoria-640x476.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2020/11/oratoria-86x64.jpg 86w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></a></p><hr /><p>Dai “Commentarii” di Giulio Cesare, tra gli uomini di stato più potenti dell’età classica e della Storia in genere, militare, politico, console, dittatore, pontefice massimo, oratore e scrittore, immortalato dagli annali per essere riuscito a concentrare nelle proprie mani una tra le più grandi quantità di potere statuale, emergeva la concreta paura d’un solo uomo: Marco Tullio Cicerone. Questi non era un condottiero con le spalle coperte da una pletora di legioni, non era -quantomeno in principio- nè ricco nè particolarmente inserito nell’elite del potere dei tempi. Era però un Uomo del Lògos (la Parola). Scritto e parlato. Perseguiva la&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dai “Commentarii” di Giulio Cesare, tra gli uomini di stato più potenti dell’età classica e della<br />
Storia in genere, militare, politico, console, dittatore, pontefice massimo, oratore e scrittore,<br />
immortalato dagli annali per essere riuscito a concentrare nelle proprie mani una tra le più<br />
grandi quantità di potere statuale, emergeva la concreta paura d’un solo uomo: Marco Tullio<br />
Cicerone. Questi non era un condottiero con le spalle coperte da una pletora di legioni, non<br />
era -quantomeno in principio- nè ricco nè particolarmente inserito nell’elite del potere dei<br />
tempi. Era però un Uomo del Lògos (la Parola). Scritto e parlato. Perseguiva la propria<br />
volontà politica con l’uso sapiente e peritissimo dell’arma immateriale più potente, cogente e<br />
all’occorrenza distruttiva. L’idea stessa della Politica presupponeva sino ad un non troppo<br />
remoto passato una “base logica”. Il Politico in questa prospettiva è (o più precisamente era)<br />
l’uomo che conosce i misteri e le potenzialità del Lògos ed attraverso questi strumenti<br />
stimola, indirizza e consegue la formazione di un’opinione pubblica. Per secoli il principio<br />
della propedeuticità della logica, intesa come arte del linguaggio, all’impegno politico è<br />
rimasto una costante, facendo sì che chi volesse percorrere un “cursus honorum” dovesse<br />
per forza di cose padroneggiare il principale strumento del mestiere, anche al punto d’essere<br />
sovente “ammirato dai più per la lingua, non altrettanto per il cuore”, come di Cicerone disse,<br />
secoli dopo, Agostino d’Ippona (Confessioni, Libro III, 4.7-4.8), stigmatizzando la potenziale<br />
degenerazione del retore da buon politico a “Realpolitiker”, una sorta di mercenario o di<br />
sicario della parola, rotto ad ogni sottigliezza per ottenere ragione anche a detrimento della<br />
verità e della virtù. Alla stessa maniera dei Sofisti, quei filosofi presocratici che praticavano<br />
l’eristica, l’arte raffinata, ancorchè non sempre nobile, di battagliare con le parole,<br />
dispiegando con ciò al massimo la potenza del Lògos. Le cose paiono essere<br />
profondamente cambiate nell’era digitale in cui abbiamo la ventura di vivere, per la quale il<br />
“comunicare” (sempre più spesso in forme emotive, istintuali ed extraverbali) parrebbe<br />
essere divenuto più urgente ed importante del “pensare” e di conseguenza del “parlare”. Il<br />
tutto è sintetizzabile nel declino, spesso drammatico, dell’arte oratoria e scrittoria e nella<br />
corruzione dei suoi contenuti di pensiero. Ciò conduce l’uomo politico a una degenerazione<br />
di segno opposto a quella veduta più sopra. Il parto di questo scadimento è l’uomo della<br />
strada cooptato in politica, il populista giacobino e forcaiolo, il qualunquista strillone e<br />
complottista che affastella sotto il titolo del “non ce lo dicono” tutto ciò che in verità non sa<br />
catalogare e decifrare per mancanza di Lògos. In una parola l’Antipolitico, sorta di Anticristo<br />
della nostra civiltà. E’ il lugubre risultato dell’abbandono dell’approccio “logico” alla Politica,<br />
favorito da un malinteso egualitarismo che in realtà è comune grossolanità contenutistica.<br />
Tale degenerazione metodologica (evidente non solo nella Politica) è transitata per la tappa<br />
fondamentale dell’abbandono dello studio della lingua latina nelle scuole dell’obbligo.<br />
Profetico in tal senso fu il giornalista ed umorista Giovannino Guareschi che, nella prima<br />
metà del Novecento, preconizzava con impressionante dovizia quanto sarebbe accaduto in<br />
tempi relativamente brevi: “Il Latino è una lingua precisa, essenziale. Verrà abbandonata<br />
non perché inadeguata alle nuove esigenze del progresso, ma perché gli uomini nuovi non<br />
saranno più adeguati ad essa. Quando inizierà l’era dei demagoghi, dei ciarlatani, una<br />
lingua come quella latina non potrà più servire e qualsiasi cafone potrà impunemente tenere<br />
un discorso pubblico e parlare in modo tale da non essere cacciato a calci giù dalla tribuna.<br />
E il segreto consisterà nel fatto che egli, sfruttando un frasario approssimativo, elusivo e di<br />
gradevole effetto “sonoro” potrà parlare per un’ora senza dire niente. Cosa impossibile col<br />
Latino.” La profezia ha investito con puntualità sconcertante tanto l’ambito della parola<br />
pronunziata quanto quello della parola scritta provocando quindi un ribaltamento del<br />
rapporto tra Politica e Lògos. L’arte della parola in Politica non è più propedeutica<br />
all’esercizio della stessa, ma diviene puramente opzionale. Un orpello dalla valenza<br />
meramente estetica posto a coronamento d’un castello di ciarpame concettuale. Viene<br />
messa in coda dietro altre forme di comunicazione a ridotto contenuto “logico” epperò<br />
ritenute imprescindibili (immagini, slogan, impulsi emozionali sui social network, etc.).<br />
Sempre più di frequente, però, si fa voluttuariamente ritorno ad una scialba parvenza del<br />
“Lògos” dei Padri, vezzosamente camuffato in versioni asseritamente “smart” ed acconce ai<br />
tempi, rubricate come “comunicazione proattiva”, “public speaking”, “storytelling”, etc.,<br />
contorti ed esotici artifici verbali che pretendono di scoprire, riordinare e predicare ciò che<br />
esiste da ben prima della loro nascita. Ma alcuni resistono e tentano di ripristinare il giusto<br />
ordine delle cose. Cosicché in tempi in cui la scrittura è divenuta mera digitazione se non<br />
addirittura comando vocale, prendersi del tempo per scrivere qualcosa a mano, con una<br />
buona penna, su una carta di qualità, con tanto di segni d&#8217;interpunzione e convenzioni<br />
ortografiche, rappresenta un atto estetico ed a suo modo eroico a favore della qualità<br />
concettuale. La scrittura manuale è un filtro naturale dei contenuti: scrivere qualcosa a mano<br />
significa dover prendersi il disturbo d&#8217;elaborare un concetto che possegga un senso in sè<br />
compiuto, superare la fretta compulsiva dell&#8217;esprimersi in un delirio d&#8217;immediatezza digitale<br />
sincopata, contratta e tumefatta. Non esattamente una cosa semplice, oggidì. L’estinzione<br />
della scrittura amanuense ha infatti comportato la scomparsa dei filtri concettuali dando la<br />
stura ad un fiume di oscenità che monta in ragione direttamente proporzionale alla quantità<br />
di persone che si sentono in dovere d&#8217;esprimersi con la complicità disastrosa d&#8217;un mezzo<br />
potentissimo: la Rete. Un tempo, per esprimere qualcosa che valesse la pena di considerare<br />
e ricordare, si doveva necessariamente principiare dal primo passo della scrittura manuale.<br />
La capacità di scrivere costituiva la prima credenziale per &#8220;ottenere la parola&#8221; in ambiti più<br />
vasti attraverso la carta stampata. Oggi chiunque può con pochi gesti esprimere le proprie<br />
opinioni (ammesso che ne abbia) raggiungendo un numero ragguardevole e potenzialmente<br />
infinito di soggetti. In tempi di traboccante democrazia alle meraviglie della libertà individuale<br />
s&#8217;affiancano le piaghe d&#8217;un egualitarismo forzoso che porta il fruttarolo giù all&#8217;angolo a<br />
sentirsi libero di argomentare alla pari con l&#8217;immunologo, lo &#8220;steward&#8221; a diventare Ministro<br />
del Lavoro e il &#8220;rapper&#8221; ad accreditarsi come filosofo e consulente di comunicazione.</p>
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