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	<title>Gli italianiL&#8217;autocritica in tv di presunti colpevoli problema o risorsa della Cina &#8211; Gli italiani</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 20:46:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/lautocritica-in-tv-di-presunti-colpevoli-problema-o-risorsa-della-cina/"><img width="337" height="150" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi.png 337w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi-300x134.png 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi-96x43.png 96w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p><hr /><p>Cosa accomuna il libraio di Hong Kong Gui Minhai, l&#8217;attivista svedese Peter Dahlin e il giornalista finanziario Wang Xiaolu? Poco e niente, fatta eccezione per la loro recente apparizione in prima TV nella veste di rei confessi. Ultimi nomi di una lunga lista di mea culpa apparsi sull&#8217;emittente di stato cinese CCTV. Nove sono le confessioni più note trasmesse in Cina sul piccolo schermo dall&#8217;agosto del 2013, quattro coinvolgono cittadini con passaporto straniero: oltre ai più recenti casi di Gui Minhai e Peter Dahlin, il New York Times ricorda le autocritiche dell&#8217;investigatore di GSK Peter Humphrey e del venture capitalist americano Charles Xue. Le confessioni sono&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/lautocritica-in-tv-di-presunti-colpevoli-problema-o-risorsa-della-cina/">L&#8217;autocritica in tv di presunti colpevoli problema o risorsa della Cina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa accomuna il libraio di Hong Kong<a href="http://www.theguardian.com/world/2016/jan/17/missing-hong-kong-bookseller-gui-minhai-reappears-on-chinese-tv"> Gui Minhai</a>, l&#8217;attivista svedese <a href="http://www.bbc.com/news/world-asia-china-35359014">Peter Dahlin</a> e il giornalista finanziario<a href="http://uk.businessinsider.com/afp-chinese-journalist-confesses-to-market-chaos-state-media-2015-8?r=US&amp;IR=T"> Wang Xiaolu</a>? Poco e niente, fatta eccezione per la loro recente apparizione in prima TV nella veste di rei confessi. Ultimi nomi di una <a href="http://www.nytimes.com/interactive/2016/01/21/world/asia/china-televised-confessions.html">lunga lista di mea culpa </a>apparsi sull&#8217;emittente di stato cinese CCTV. Nove sono le confessioni più note trasmesse in Cina sul piccolo schermo dall&#8217;agosto del 2013, quattro coinvolgono cittadini con passaporto straniero: oltre ai più recenti casi di Gui Minhai e Peter Dahlin, il New York Times ricorda le autocritiche dell&#8217;investigatore di GSK Peter Humphrey e del venture capitalist americano Charles Xue.</p>
<p>Le confessioni sono state a lungo parte fondamentale del sistema giuridico cinese, con frequenti autocritiche da parte di piccoli criminali davanti alle telecamere. Una &#8220;repressione visiva&#8221; che attinge ad un repertorio di proverbi locali dal &#8220;colpirne uno per educarne cento&#8221; (copyright Mao Zedong) ad &#8220;ammazzare i polli per spaventare le scimmie&#8221;. Raramente, però, tale pratica ha coinvolto figure di spicco del mondo degli affari, scriveva tempo fa la Reuters. Tantomeno stranieri. Non stupisce quindi che l&#8217;ampia portata della campagna abbia attirato la condanna dell&#8217;Unione Europea e del Dipartimento di Stato Usa.</p>
<p>D&#8217;altronde, la tv di Stato non è nuova a questo tipo di inciampi. Nel marzo 2013 l&#8217;emittente era finita nell&#8217;occhio del ciclone per aver trasmesso il preludio all&#8217;esecuzione del narcotrafficante birmano, Naw Kahm, e dei suoi uomini. Al tempo il noto avvocato attivista Liu Xiaoyuan aveva definito l&#8217;infelice scelta &#8220;una violazione dell&#8217;articolo 252 del codice di procedura penale della Repubblica popolare cinese&#8221; che &#8220;vieta l&#8217;esposizione in pubblico dei condannati a morte&#8221;. Similmente, lo show delle confessioni in assenza di un giusto processo mina la credibilità delle autorità in un momento in cui la Cina è alle prese con una complessa riforma del sistema giudiziario finalizzata al rafforzamento del &#8220;governo della legge&#8221;. Nelle riprese televisive &#8220;le accuse non vengono mai smentite, né viene lasciato spazio alle dichiarazioni dei legali. Tutto ciò viola i principi basilari del giornalismo&#8221;, commenta l&#8217;avvocato Mo Shaoping ai microfoni della CNN.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dei media parrebbe essere quello di sostenere l&#8217;agenda politica di Pechino, come nel caso di Dahlin finito nelle maglie dell&#8217;anticrimine mentre il gigante asiatico si appresta ad approvare una nuova legge con lo scopo di controllare l&#8217;intricato sottobosco di ONG straniere operanti sul territorio cinese. Così come la comparsa televisiva di <a href="https://chrdnet.com/2016/01/zhou-shifeng-周世锋/">Zhou Shifeng</a>, fondatore di Beijing Fengrui Law Firm (&#8220;un&#8217;associazione criminale&#8221;, secondo l&#8217;agenzia di stampa Xinhua), si inserisce nel clamoroso giro di vite che dalla scorsa estate ha portato alla detenzione di oltre 300 avvocati, di cui sedici tutt&#8217;ora in manette con l&#8217;accusa di &#8220;tentata sovversione dello Stato&#8221;. A finire sotto i riflettori genitori in lacrime, colleghi e accuse incrociate tra sospettati -si teme- estratte con subdoli ricatti, come il ricorso a minacce contro i famigliari e il negato accesso alle cure mediche.</p>
<p>Pochi giorni fa due organizzazioni per la difesa dei lavoratori (il Nanfeiyan Social Work Service Center e il Panyu Migrant Workers Center) <a href="http://www.rfa.org/english/news/china/china-labor-01252016142709.html/">hanno fatto causa </a>a un giornalista della Xinhua responsabile di accuse infondate nei confronti di due attivisti.</p>
<p>&#8220;Siamo difronte a due questioni differenti, ovvero l&#8217;uso di autocritiche al di fuori del processo penale (ad esempio nell&#8217;ambito di un procedimento disciplinare di partito) e autocritiche che invece servono come confessioni in effettive accuse di carattere penale&#8221; ci spiega Margaret Lewis della Seton Hall Law School. &#8220;Anche se non è scritto nel codice di procedura penale, la Cina ha avuto per lungo tempo una politica informale &#8216;di clemenza per chi confessa, severità invece per chi fa resistenza&#8217;. E, alla luce dell&#8217;elevato numero di condanne, è comprensibile che i criminali sospettati provino almeno a diminuire le accuse a loro carico e a ottenere una sentenza più mite. Allo stesso tempo la tendenza di questi ultimi anni è stata quella di ridurre le confessioni estorte, in gran parte per via di imbarazzanti errori giudiziari.&#8221;</p>
<p>La pratica, d&#8217;altro canto, affonda le radici in una realtà sociale in cui &#8220;perdere la faccia&#8221; viene ancora considerato un disonore. Nel suo controverso &#8220;The Chrysanthemum and the Sword&#8221;, l&#8217;antropologa americana Ruth Benedict distingue la &#8220;cultura della vergogna&#8221; dalla &#8220;cultura della colpevolezza&#8221;, incarnate rispettivamente dalla società giapponese e da quella statunitense. Dove la prima categoria abbraccia un po&#8217; tutti i paesi caratterizzati da un forte imprinting confuciano. Il perché va ricercato in un passo dei &#8220;Dialoghi&#8221; del Maestro Kong: &#8220;Guidando il popolo con ingiunzioni amministrative e tenendolo al proprio posto attraverso il diritto penale, si eviteranno le punizioni, ma non il senso di vergogna. Guidandolo con l&#8217;eccellenza e mantenendolo al proprio posto attraverso i ruoli e le pratiche rituali, oltre a sviluppare un senso di vergogna, lo si conserverà armonioso&#8221;. E l&#8217;armonia, si sa, non è qualcosa su cui Pechino tollera compromessi.</p>
<p>Ma è all&#8217;Unione Sovietica che tocca guardare per capire l&#8217;origine delle teatrali autocritiche e dei cappelli da asino che hanno caratterizzato gli anni della Rivoluzione Culturale (1965-1969). Il 9 settembre 2013, l&#8217;agenzia di stampa Xinhua ha pubblicato una lunga riflessione di Liu Yunshan, membro del Comitato permanente del Politburo (il ghota del potere), riguardo alla &#8220;critica e l&#8217;autocritica&#8221; nella contemporaneità cinese. Definite il riflesso dell&#8217;epistemologia e della pratica marxista, &#8220;critica&#8221; e &#8220;autocritica&#8221; sono i principi fondamentali che regolano la vita politica all&#8217;interno dei partiti marxisti. &#8220;La questione della colpa e dell&#8217;innocenza sono asserviti agli imperativi del potere politico&#8221;, <a href="https://www.chinafile.com/conversation/beijings-televised-confessions">avverte David Bandurski</a>, editor di China Media Project, &#8220;oggi proprio come in passato, la cultura delle confessioni non ha nulla a che vedere con la responsabilità, con un governo limpido o un sistema basato sulle leggi. E&#8217; una questione di dominio e sottomissione. Il Presidente Xi Jinping è il capo confessore della Cina. E gli altri sono ai suoi comodi.&#8221;</p>
<p>Che la strategia stia sortendo gli effetti sperati, comunque, è tutto da vedere. &#8220;Nonostante lo spazio online sia controllato, regolato e monitorato, è interessante notare che dopo questa campagna denigratoria si sono visti diversi post [critici]&#8230;a parlare non sono stati soltanto i famigliari [dei rei confessi]&#8221;, <a href="http://www.abajournal.com/magazine/article/chinas_latest_crackdown_on_lawyers_is_unprecedented_human_rights_monitors">afferma Eva Pils </a>del King&#8217;s College. &#8220;Nonostante l&#8217;ecosistema di intimidazioni, una serie di messaggi sono emersi mettendo in dubbio la versione dei fatti fornita dallo Stato&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/lautocritica-in-tv-di-presunti-colpevoli-problema-o-risorsa-della-cina/">L&#8217;autocritica in tv di presunti colpevoli problema o risorsa della Cina</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/lautocritica-in-tv-di-presunti-colpevoli-problema-o-risorsa-della-cina/"><img width="337" height="150" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi.png 337w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi-300x134.png 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/02/tribunali-cinesi-96x43.png 96w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></a></p>]]></content:encoded>
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