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	<title>Gli italianiLAVORO E WELFARE.        Che fine ha fatto l&#8217;APE? &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>LAVORO E WELFARE.        Che fine ha fatto l&#8217;APE?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Apr 2017 07:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/lavoro-welfare-fine-lape/"></a></p><hr /><p>L’allungamento dell’età pensionabile a 67 anni, disposto dalla professoressa Fornero nell’ambito della “manovra” finanziaria di austerità del Governo Monti, ha creato – com’è noto – gravi problemi a migliaia di lavoratori che erano prossimi alla preesistente età pensionabile. Si trattava in particolare di coloro che erano disoccupati, oppure avevano fatto accordi collettivi od individuali per dare le dimissioni in situazioni di crisi aziendali certi dell’allora vicina erogazione della pensione. Poiché costoro – che sono stati definiti “esodati” &#8211; erano rimasti senza lavoro e stipendio e senza pensione, i governi successivi sono stati costretti – sotto le pressioni sindacali e politiche&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L’allungamento dell’età pensionabile a 67 anni, disposto dalla professoressa Fornero nell’ambito della “manovra” finanziaria di austerità del Governo Monti, ha creato – com’è noto – gravi problemi a migliaia di lavoratori che erano prossimi alla preesistente età pensionabile. Si trattava in particolare di coloro che erano disoccupati, oppure avevano fatto accordi collettivi od individuali per dare le dimissioni in situazioni di crisi aziendali certi dell’allora vicina erogazione della pensione. Poiché costoro – che sono stati definiti “esodati” &#8211; erano rimasti senza lavoro e stipendio e senza pensione, i governi successivi sono stati costretti – sotto le pressioni sindacali e politiche – ad emanare ben sette decreti di deroga alle norme “Fornero” per far loro erogare ugualmente la pensione.</p>
<p>Ma i danni provocati da quella riforma pensionistica non erano finiti. Vi sono infatti molte aziende che avrebbero necessità di effettuare alcune riduzioni di personale le quali, evidentemente, per non creare altri disoccupati, riguardano quasi sempre i lavoratori vicini all’età pensionistica; vi sono anche altri lavoratori che, per i problemi causati dall’età avanzata (specie per chi svolge certi lavori usuranti) o per aver accumulato decine di anni di contribuzioni utili a pensione) vorrebbero andare in pensione prima dei fatidici 67 anni (che peraltro aumenteranno nei prossimi anni).</p>
<p>Così con la legge finanziaria dello scorso anno è stata istituita una possibilità di anticipo della pensione, definita “<strong>APE</strong>” (ossia, <em>anticipo pensione</em>) la quale però ha delle caratteristiche particolari: il pensionando – sulla base di certi requisiti certificati dall’INPS – chiede <strong>in prestito</strong> ad una banca convenzionata la pensione che avrebbe dovuto percepire, per un massimo di tre anni e mezzo. Il prestito verrà poi ripagato, compreso il tasso d’interesse stabilito d’intesa con il Governo ed una copertura assicurativa, detraendolo dalla pensione che percepirà regolarmente all’età stabilita dalla legge fino ad un massimo di venti anni (se sopravviverà, altrimenti interviene l’assicurazione).</p>
<p>Già da questo fatto si vede che in realtà il lavoratore si paga da solo il prepensionamento, ed il governo interviene solo come intermediario con banche ed assicurazioni per contenere i costi.</p>
<p>Vi è poi la cosiddetta <strong>“Ape sociale</strong>”, riservata ai disoccupati privi di ammortizzatori sociali che abbiano 63 anni di età, 30 di contribuzione e meno di quattro anni all’età pensionabile di legge: lo Stato in questo caso eroga lui, senza prestito, una specie di sussidio di accompagnamento alla pensione entro un tetto massimo di 1.500 euro, legato all’importo della pensione regolare che poi riscuoterà. Ovviamente ciò ha un costo finanziato dall’Inps e dalla finanza pubblica.</p>
<p>Queste possibilità di pensione anticipata dovrebbero entrare in vigore dal 1° maggio: ma a quattro mesi di distanza dall’emanazione delle norme, il ministero del lavoro non ha ancora emanato i decreti di attuazione che sono all’esame del Consiglio di Stato per la loro correttezza amministrativa. Inoltre, il ministero deve ancora formalizzare l’accordo con le banche e le assicurazioni sul tasso d’interesse da applicare e sul premio assicurativo necessario per coprire l’ipotesi di morte del pensionato prima della completa restituzione del prestito. Si parla di un tasso del 2,75% e di un premio assicurativo del 3% del capitale “prestato”.</p>
<p>Ma anche per l’”Ape sociale”, quella a carico dello Stato, l’avvio è in alto mare. In questo caso, il problema nasce per la richiesta da parte dei sindacati della riduzione di uno dei requisiti richiesti per accedere alla prestazione riguardante i lavoratori addetti a mansioni usuranti e non continuative (ad esempio, gli edili), ed ancora – dopo molte riunioni – non si è trovato un accordo.</p>
<p>In ogni caso, risulta evidente come questa norma relativa al pensionamento anticipato, che peraltro &#8211; nella maggior parte dei casi &#8211; sarebbe a totale carico del lavoratore che lo richieda, è tuttora <strong>una promessa non mantenuta</strong>. Ed è veramente singolare come, fatta a dicembre una legge che prevede l’entrata a regime dopo quattro mesi, i ministeri competenti non siano stati in grado di raggiungere subito gli accordi con i sindacati, l’Inps, le banche e le assicurazioni al fine di varare in tempo i decreti attuativi, ben conoscendo i tempi lunghi dei “concerti” e dei pareri burocratici-amministrativi!</p>
<p>&nbsp;</p>
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