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	<title>Gli italianiLe barbarie dei titini. La strage della nave Lina Campanella &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Le barbarie dei titini. La strage della nave Lina Campanella</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jul 2019 10:00:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-barbarie-dei-titini-la-strage-della-nave-lina-campanella/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p><hr /><p> Era la notte del 20 maggio 1945. Gli yugoslavi spadroneggiavano a Pola da qualche settimana e le carceri erano piene: almeno 500 persone erano rinchiuse in quelle di via dei Martiri. Si trattava di gente comune, italiani arrestati per strada o prelevati da casa. Poco prima di mezzanotte, dopo una lugubre chiama, 350 persone si ritrovarono nel cortile attorniate dai mitra dei partigiani: ad ognuno dei prigionieri vennero legate le mani dietro la schiena con il filo di ferro. Passarono due, tre ore finché un capoccia titino, in un italiano approssimativo, annunciò che sarebbero stati spostati a piedi in altro&#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com/le-barbarie-dei-titini-la-strage-della-nave-lina-campanella/">Le barbarie dei titini. La strage della nave Lina Campanella</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://italianioggi.com">Gli italiani</a>.</p>
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<div id="yiv0123652474"> Era la notte del 20 maggio 1945. Gli yugoslavi spadroneggiavano a Pola da qualche settimana e le carceri erano piene: almeno 500 persone erano rinchiuse in quelle di via dei Martiri. Si trattava di gente comune, italiani arrestati per strada o prelevati da casa.</p>
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<div dir="ltr">Poco prima di mezzanotte, dopo una lugubre chiama, 350 persone si ritrovarono nel cortile attorniate dai mitra dei partigiani: ad ognuno dei prigionieri vennero legate le mani dietro la schiena con il filo di ferro.<br />
Passarono due, tre ore finché un capoccia titino, in un italiano approssimativo, annunciò che sarebbero stati spostati a piedi in altro luogo: chi tentava la fuga o restava indietro sarebbe stato ucciso.</div>
<div dir="ltr">Iniziò un lungo cammino, dieci chilometri è più, prima attraverso Pola, immersa nell’oscurità e nella paura, poi fuori dalla città, oltre la ferrovia, fino nel bosco di Lisignano e più in là ancora, finché apparve Fasana.</div>
<div dir="ltr">La colonna raggiunse il porticciolo: molti sanguinavano, alcuni avevano i polsi spezzati dai fili di ferro stretti con cattiveria e rabbia, altri stentavano a reggersi in piedi per le botte subite coi calci di fucile, qualcuno rimasto indietro, era stato ammazzato per la strada.<br />
I prigionieri vennero divisi in tre gruppi e fatti salire in tre diversi viaggi su una piccola nave, la <i>Mont Blanc</i> che fece la spola per imbarcarli sulla <i>Lina Campanella</i>, una vecchia nave cisterna , nera e arrugginita, di cui gli slavi si erano impossessati qualche tempo prima con un’azione piratesca in Adriatico.</div>
<div dir="ltr">Trasbordati tutti i prigionieri e messili sopracoperta, puntate su di loro due mitragliatrici a poppa e due sul ponte di comando, compiuta una sorta di ultima ispezione tra bestemmie minacce dei capi, la <i>Lina Campanella</i>, scricchiolando e sbuffando, levò le ancore e fece rotta verso sud.</div>
<div dir="ltr">Passato capo Promontore e attraversato il golfo di Medolino, puntò l’imbocco del Canale dell’Arsia; uno dei prigionieri, che ben conosceva quel tratto di mare, fece appena in tempo a gridare “qui saltiamo sulle mine” che un enorme boato si udì da sotto la prua. Poi fiamme, fumo, urla. La nave sbandò, la prua che si era impennata si rituffò sulle onde, molti caddero in mare, altri vi si gettarono immaginando una possibilità di fuga. La mitragliatrice cominciò a sparare mentre il capitano decise, dopo lo scoppio a prua, di allagare due compartimenti stagni per riequilibrare la nave. Alcuni dei partigiani di guardia si buttarono su una scialuppa, sparando a chi cercava di raggiungerla, ma non sapendo calarla a mare ne finirono travolti e schiacciati con altri prigionieri.</div>
<div dir="ltr">Mentre il mare brulicava di naufraghi, dalla <i>Mont Blanc</i>, che seguiva a mezzo miglio con a bordo i capi partigiani, si restò  a guardare. Un incidente marittimo era buona cosa per giustificare una strage “fortuita” di centinaia di italiani e qualche partigiano morto sarebbe comunque finito nell’albo degli eroi&#8230;.</div>
<div dir="ltr">La Campanella però riuscì a non affondare e finì spinta dai motori su un banco sabbioso, mentre centinaia di uomini e donne cercavano di salvarsi lottando tra i flutti contro la morte.</div>
<div dir="ltr">Molti annegarono, alcuni raggiunsero la riva a nuoto, altri furono raccolti e salvati da qualche barca di pescatori.</div>
<div dir="ltr">Questi umili uomini di mare furono gli unici, accanto solo ad una barca della Società Carbonifera dell’Arsia, ad andare a raccogliere i naufraghi.</div>
<div dir="ltr">I morti della <i>Lina Campanella</i> furono più di cento e per chi si salvò il calvario  era tutt’altro che finito.</div>
<div dir="ltr">A riva li aspettavano i titini, armati, che li arrestarono nuovamente e li portarono dopo giorni di digiuno e sevizie nel carcere di Fiume: da lì vennero poi smistati ancora  in altre prigioni, uccisi, deportati. Sparirono quasi tutti.</div>
<div dir="ltr">Tra i pochi superstiti c’era Carlo Bacchetta, che scrisse il suo memoriale sui fatti, conservato all’Ufficio Storico della Marina,  ed il commendator Cozza, (quello che aveva gridato “qui saltiamo sulle mine”): non volle mai più parlare della tragedia della Campanella e lasciò scritto “Affidiamo tutto alla memoria della Patria e di Dio”.</div>
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</blockquote>
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	    	<content:encoded><![CDATA[<hr /><p><a href="https://italianioggi.com/le-barbarie-dei-titini-la-strage-della-nave-lina-campanella/"><img width="960" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia.jpg 960w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-300x125.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-768x320.jpg 768w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-640x267.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2019/02/menia-96x40.jpg 96w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>]]></content:encoded>
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