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	<title>Gli italianiLe coperture delle nuove o maggiori spese, tra politici e tecnici &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Le coperture delle nuove o maggiori spese, tra politici e tecnici</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2018 17:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-coperture-delle-nuove-maggiori-spese-politici-tecnici/"><img width="719" height="728" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2.jpg 719w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-296x300.jpg 296w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-640x648.jpg 640w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/07/sfrecola2-63x64.jpg 63w" sizes="(max-width: 719px) 100vw, 719px" /></a></p><hr /><p>Intervistato da Giletti a “Non è l’Arena” il Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio non ha mancato di prendersela ancora una volta con i burocrati nominati dal precedente governo che “remano contro il governo del cambiamento”. Non solo, dunque, quelli che avrebbero tardato giorni nella definizione delle coperture del decreto per Genova, incurante che alla Ragioneria generale dello Stato fosse arrivato un provvedimento nel quale una serie di puntini rimettevano al Ministero dell’economia la quantificazione degli oneri recati dal provvedimento e delle risorse con le quali farvi fronte. Si tratta di una doppia operazione, non facile. Con la prima&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervistato da Giletti a “Non è l’Arena” il Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio non ha mancato di prendersela ancora una volta con i burocrati nominati dal precedente governo che “remano contro il governo del cambiamento”. Non solo, dunque, quelli che avrebbero tardato giorni nella definizione delle coperture del decreto per Genova, incurante che alla Ragioneria generale dello Stato fosse arrivato un provvedimento nel quale una serie di puntini rimettevano al Ministero dell’economia la quantificazione degli oneri recati dal provvedimento e delle risorse con le quali farvi fronte. Si tratta di una doppia operazione, non facile.<br />
Con la prima gli uffici stimano, sulla base della previsione normativa, quanto costa realizzare un determinato programma, un lavoro delicato perché propedeutico alla seconda fase, quella della individuazione dei capitoli del bilancio dai quali trarre le somme necessarie per sostenere le nuove spese. È il tema della “copertura”, cioè della scelta dei “mezzi”, come si esprime la Costituzione all’art. 81, per “far fronte” ai nuovi oneri. E questa è una scelta politica, alla quale i ministri competenti non possono sottrarsi d’intesa con i tecnici dei ministeri e della Ragioneria generale dello Stato. Di Maio finge di non saperlo. Cerca un alibi alla probabilmente inadeguata formulazione della normativa che rende difficile la quantificazione dei costi e getta la croce su chi è chiamato a reperire le risorse fingendo di credere che sia solamente un fatto tecnico, mentre il problema delle coperture è politico.<br />
Ad una nuova o maggiore spesa, infatti, si può provvedere in due modi: mediante nuove entrate oppure eliminando alcune spese. In ogni caso la scelta è politica. Gravare i cittadini di nuove imposte, anche se di pochi euro, è una scelta impopolare che ogni governo cerca di evitare, soprattutto da parte di partiti che hanno nel “contratto di governo” l’alleggerimento della pressione tributaria. Anche la riduzione delle spese è una scelta politica perché minori risorse in alcuni settori hanno conseguenze che i partiti di governo devono valutare. Ogni spesa, infatti, più o meno utile, fornisce alle pubbliche amministrazioni beni e servizi erogati da imprese che creano occupazione in una determinata area geografica e danno impulso all’economia locale e nazionale. Con la conseguenza che la riduzione di una spesa può determinare la limitazione di un servizio pubblico o, se si tratta di una spesa ritenuta inutile, la sua eliminazione può comunque determinare conseguenze nel settore economico produttivo di riferimento che la politica sarà chiamata in altra sede ad affrontare. Ad esempio una crisi produttiva inevitabilmente è causa della contrazione dei posti di lavoro in un contesto nel quale il ritardo nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni già determina pesanti effetti negativi sui bilanci delle imprese.<br />
La politica spesso trascura, nel dibattito sulle modalità di ridurre la spesa pubblica, che le pubbliche amministrazioni, Stato, regioni, province, comuni ed enti pubblici, con gli acquisti di beni e servizi e gli appalti di opere pubbliche mantengono in vita una serie notevole di imprese, al Nord come al Sud. Certamente ci sono delle spese che possono essere ridotte. Si tratta, tuttavia, di fare delle scelte, considerato che le pubbliche amministrazioni soffrono da tempo di gravi disfunzioni, dovute ai famosi “tagli lineari” i quali hanno messo in crisi molte amministrazioni, a cominciare dall’invecchiamento degli addetti (la media oggi è superiore ai 50 anni), in conseguenza del blocco del “turn over” che ha impedito adeguate assunzioni di giovani in luogo dei dipendenti pensionati. I tagli hanno anche colpito il settore dell’acquisto di beni e servizi che ha impedito l’aggiornamento delle strumentazioni informatiche con le conseguenze che ne derivano sull’efficienza degli uffici. Eppure la politica spesso si è lodata e si loda per la riduzione di questi tipi di acquisti.<br />
La riduzione delle disponibilità ha pesato anche su un altro tipo di costi. Per assicurarsi la disponibilità di locali per i propri uffici lo Stato e gli enti locali, che pur hanno un ricchissimo patrimonio immobiliare, inutilizzato anche quando utilizzabile con interventi di ristrutturazione e di adeguamento degli impianti, prendono in affitto locali da banche, compagnie di assicurazione ed enti pubblici, soggetti per i quali i canoni di locazione costituiscono una entrata importante per i rispettivi bilanci. Insomma, non si utilizzano beni patrimoniali, che rapidamente degradano, e si spendono cifre rilevanti per mantenere gli uffici. Accade a tutti i livelli, in tutte le amministrazioni.<br />
È quindi sempre una scelta politica muovere somme per dare loro una diversa destinazione. Se ne faccia una ragione il Vice presidente e ministro del lavoro e dello sviluppo sociale Di Maio. Lui ed i colleghi di governo siedano al tavolino con i funzionari per stabilire dove e quanto tagliare per sostenere gli oneri recati dai provvedimenti del governo e non dica che è colpa dei tecnici del Tesoro o della Ragioneria generale dello Stato se tarda la definizione della copertura di un decreto urgente.</p>
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