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	<title>Gli italianiLe fantastiche promesse elettorali specchio di una politica scadente &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Le fantastiche promesse elettorali specchio di una politica scadente</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2018 10:42:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-fantastiche-promesse-elettorali-specchio-politica-scadente/"><img width="284" height="177" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/elezioni.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/elezioni.jpeg 284w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2016/04/elezioni-96x60.jpeg 96w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" /></a></p><hr /><p>A marzo si vota, e mai come stavolta i protagonisti della ribalta politica nazionale fanno a gara a chi le spara più grosse. Sembra di essere ritornati a fine Ottocento, allorquando si narra che un neo-candidato al parlamento dell’appena fondato regno d’Italia, in un comizio tenuto in un paese del meridione, esordisse pressappoco così: &#60;Se ci date lu vot’, nui ve facimm’ lu ponte&#62;. E che, all’obiezione di un cittadino che gli faceva rispettosamente osservare: &#60;Ma nui nun tenimm’ ‘o fiume…&#62;, il candidato sbottasse esasperato: &#60;E allora ve facimm’ pur’ ‘o fiume!&#8230;&#62;. Tanto per cominciare, se Benito Mussolini illo tempore&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A marzo si vota, e mai come stavolta i protagonisti della ribalta politica nazionale fanno a gara a chi le spara più grosse. Sembra di essere ritornati a fine Ottocento, allorquando si narra che un neo-candidato al parlamento dell’appena fondato regno d’Italia, in un comizio tenuto in un paese del meridione, esordisse pressappoco così: &lt;Se ci date lu vot’, nui ve facimm’ lu ponte&gt;. E che, all’obiezione di un cittadino che gli faceva rispettosamente osservare: &lt;Ma nui nun tenimm’ ‘o fiume…&gt;, il candidato sbottasse esasperato: &lt;E allora ve facimm’ pur’ ‘o fiume!&#8230;&gt;. Tanto per cominciare, se Benito Mussolini illo tempore lanciò la parola d’ordine passata alla storia col nome di “quota 90” oggi il “front man” dei Cinquestelle, Luigi Di Maio, assai più terra-terra, s’è inventato la “quota 41”. Nulla di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. Senonché, mentre il Duce adottò quella formula per garantire una soglia massima di parità monetaria della lira nei confronti della sterlina, la proposta del leader grillino mira ad accattivarsi le simpatie elettorali degli spaventatissimi pensionandi. Ovvero di tutti coloro che temono di vedere l’età pensionabile protrarsi indefinitamente. Ma perché proprio 41 (da intendersi come numero di anni di lavoro netti, senza alcun legame tra tempo di lavoro ed età pensionabile)? Questo non è dato saperlo. Così come non è dato sapere dove saranno trovate le risorse atte a supportare l’istituzione del “Reddito di Cittadinanza”, cosa che tra i ceti più produttivi del nord è facile che venga avvertita come l’ennesima misura demagogica, parassitaria e assistenzialistica. L’ideona pescata dall’immaginifico armamentario propositivo dei pentastellati in cerca di legittimazione “istituzionale” è seguita al progetto di soppressione della famigerata legge Fornero. La quale, a detta di Di Maio, andrebbe cassata senza se e senza ma &lt;non solo per chi deve andare in pensione ma per tutti i giovani che ci andranno&gt;. Anche tale intendimento, però, arriva subito dopo la clamorosa gaffe in cui è occorso l’aspirante leader grillino riguardo l’auspicata uscita dell’Italia dalla moneta unica. Sparata seguita da un repentino, penoso dietrofront. Segue, ultima della serie, la proposta di abolizione immediata, una volta entrati nella stanza dei bottoni, degli studi di settore, del redditometro, dell’obbligo di vaccinazione e di 400 tra leggi e leggine inutili, se non dannose tout court, segnalate dal popolo del web. Da oggi infatti, per chi vorrà sottoporre al pubblico ludibrio una delle tante demenziali chicche approvate dai nostri poco onorevoli deputati, sarà attivo l’apposito sito “leggidaabolire.it”. &lt;Oltre a chiedervi di contribuire (con le proposte sul sito, ndr) vi diciamo che aboliremo 400 leggi con una unica legge nei primi giorni del nostro governo&gt;. Infatti, secondo Luigi Di Maio, &lt;abbiamo bisogno non di aggiungere ma di sottrarre leggi, adempimenti, obblighi e divieti che hanno prodotto una ragnatela in cui gli onesti restano imbrigliati e i disonesti si muovono con rapidità impressionante&gt;. E ancora: &lt;Ci sono 187 mila atti aventi valore di legge e a questi ogni due giorni e mezzo se ne aggiunge una nuova. Con questo ritmo non faremmo nient’altro che bloccare il Paese&gt;. Come dare torto a Di Maio su questo argomento? Il fatto è che, proprio avendo a che fare con un’aberrante frenesia legiferativa che ha portato a uno smodato abuso di cavilli e normative capziose e contraddittorie, non si capisce perché limitarsi a sole 400 abolizioni. 187 mila meno 400 fa infatti 186.600. Il che, in verità, non sembrerebbe proprio un grande progresso. 186.600 normative costituiscono pur sempre un formidabile intralcio suscettibile di annientare economie ben più possenti di quella italiana. Più che il bisturi qui servirebbe il machete. Questo per quanto riguarda il Movimento 5 stelle. Una compagine che ha debuttato solo di recente sul palcoscenico politico del Belpaese e la cui strategia, pressappochistica e alquanto maldestra, può essere, se non scusata, almeno compresa. Il fatto è che a fare da controcanto alle “allettanti promesse” grilline sono subito sopraggiunte le proposte di Matteo Renzi: salario minimo garantito (con la sostanziale certezza che molte aziende finirebbero fuori mercato e reagirebbero con licenziamenti o con esternalizzazioni verso il sommerso) e abolizione del canone tv sono il meglio che l’ex presidente del Consiglio sia riuscito a offrire. Comunque, considerando che stiamo parlando della tassa più odiata della repubblica non sarebbe una brutta idea. Il fatto è che dopo tutto lo sforzo profuso di recente proprio dal “fiorentino” e dal suo governo per inserire il balzello nella bolletta della luce la cosa appare una schizofrenia assai sospetta. Insomma Renzi era meglio se stava zitto a meditare sulle sue rovinose disfatte. Pietro Grasso, invece neo-leader di “Liberi e Uguali”, rivelandosi più incapace che demagogo ha buttato sul tavolo la cancellazione delle tasse universitarie (“Student act”). E ha rimediato una figura di palta, poiché in Italia un terzo del totale degli studenti è già incluso nella cosiddetta “no tax area”. Si tratta di una misura che prevede l’esenzione totale per chi sia in possesso di determinati requisiti di reddito e di merito. Pertanto, a beneficiare di un’eventuale cancellazione dell’imposta sarebbero solo le fasce più abbienti della popolazione. E poi, non è certo consentendo l’ingresso in massa agli atenei che si favoriscono il merito e l’eccellenza. Vale a dire proprio ciò che necessita per competere nell’odierna società globalizzata, dove tra russi, cinesi e indiani, tutti affamati, motivatissimi e superpreparati, non ce n’è per nessuno. Si tratta di un déjà-vu dal sapore post sessantottino, e tutto si risolverebbe in un “laureificio” d’accatto, con disoccupazione vita natural durante garantita per tutti. Pietro Grasso, insomma, pessimo magistrato e mediocre presidente del senato, si è rivelato un bollito anche come politicante. E passiamo alla destra, dove Salvini, dopo avere rilanciato la soppressione &#8211; anche lui! &#8211; della legge Fornero onde &lt;far piangere per la seconda volta&gt; l’ex ministra, ha promesso un colpo di spugna sulla vaccinazione obbligatoria per i più piccini. Meglio Berlusconi, verrebbe da dire, stando al suo intendimento di operare una vera e propria rivoluzione liberale. E, tanto per cominciare, ha iniziato col vagheggiare la soppressione del bollo auto e l’adozione del “Reddito di Dignità” accompagnato dall’intendimento di &lt;Aumentare i minimi pensionistici ad almeno mille euro al mese per 13 mensilità&gt;. Ma la vera “proposta di destra” tra le tante annunciate in questo periodo di campagna elettorale è rappresentata dalla cosiddetta “Flat Tax”, “piatto forte” dell’uomo di Arcore. Si tratterebbe in sostanza di un prelievo fisso con aliquota unica sotto al 20% per tutti i redditi. Prelievo che dovrebbe andare a sostituire diversi balzelli e soprattutto l’attuale Irpef (l’imposta sui redditi delle persone fisiche) con aliquote progressive, che cioè salgono all’aumentare del reddito, variando tra il 23 e il 43%. L’obiettivo sarebbe quello di semplificare e snellire il nostro farraginoso sistema fiscale, oggi penalizzante soprattutto per i redditi da lavoro, falcidiati da aliquote fuori dal mondo. Altro obiettivo che Berlusconi si propone con l’adozione di questa misura è quello di tagliare le tasse combattendo nello stesso tempo l’annosa piaga dell’evasione fiscale. Imposte, in altre parole, che nell’intendimento berlusconiano devono essere poche, maledette e riscosse subito, ma soprattutto pagate da tutti. Tuttavia, cosa alquanto sorprendente, l’uomo di Arcore ha precisato che, al contrario di Salvini, intende al massimo revisionare la Fornero, preferendo piuttosto cancellare il Job Act (&lt;Lo abolisco perché è stata solo un’iniezione per i contratti provvisori. Su dieci contratti otto sono stati temporanei…&gt;). Salvo precisare subito dopo che &lt;quando saremo al governo non torneremo naturalmente al regime precedente, ma introdurremo strumenti più efficaci del Jobs act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile&gt;. Insomma, come in ogni mercato o fiera paesana che si rispetti, gli ambulanti, gli imbonitori, i giocatori d’azzardo e i venditori di elisir di lunga vita, per vendere la loro mercanzia si sbracciano attirando l’attenzione dei passanti con alte grida di richiamo. Il fatto è che la merce è scadente, la gente è stanca e disillusa e fosche nubi si stanno addensando all’orizzonte. I clienti quindi si defilano accelerando il passo sulla via di casa. Le prime gocce di pioggia intanto cominciano a cadere, ma i venditori non hanno ancora ben chiara l’idea di ciò che li aspetta di lì a poco…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Angelo Spaziano</p>
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