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	<title>Gli italianiLe fragili democrazie africane vittime dell&#8217;integralismo islamico &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Le fragili democrazie africane vittime dell&#8217;integralismo islamico</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 12:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-fragili-democrazie-africane-vittime-dellintegralismo-islamico/"><img width="575" height="400" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/08/africa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/08/africa.jpg 575w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/08/africa-300x209.jpg 300w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2015/08/africa-92x64.jpg 92w" sizes="(max-width: 575px) 100vw, 575px" /></a></p><hr /><p>&#8220;Sono tornati. Sono tornati per sottometterci all&#8217;Islam, come un tempo quando i soldati  di Amr Ibn al-Asi penetrarono verso le zone orientali del continente e verso l&#8217;Africa sub sahariana. Sono tornati per farci ballare come le scimmie ammaestrate. Questa volta però non hanno le scimitarre e i sontuosi abiti di broccato ma imbracciano il kalashimikov e indossano delle lercio mimetiche rimediate chissà dove. Vogliono sottometterci con la violenza in nome di un Dio violento e sanguinario e non grande, onnipotente e misericordioso come recita il Corano&#8217;. Sono le parole di Samuel, un anziano del villaggio di Buta, lungo lo stradone che porta a&#8230;</p>
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<div id="yui_3_16_0_1_1439468477359_4472" class="table-cell">&#8220;Sono tornati. Sono tornati per sottometterci all&#8217;Islam, come un tempo quando i soldati  di <span id="yui_3_16_0_1_1439468477359_4291" style="font-size: small;"><span id="yui_3_16_0_1_1439468477359_4290">Amr Ibn al-Asi penetrarono verso le zone orientali del continente e verso l&#8217;Africa sub sahariana. Sono tornati per farci ballare come le scimmie ammaestrate. Questa volta però non hanno le scimitarre e i sontuosi abiti di broccato ma imbracciano il kalashimikov e indossano delle lercio mimetiche rimediate chissà dove. Vogliono sottometterci con la violenza in nome di un Dio violento e sanguinario e non grande, onnipotente e misericordioso come recita il Corano&#8217;. Sono le parole di Samuel, un anziano del villaggio di Buta, lungo lo stradone che porta a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo. Siamo seduti davanti la missione di Padre Aristide, un Padre Saveriano che vive in Africa da quasi quarant&#8217;anni. Una piccola missione all&#8217;avanguardia che porta sollievo e integrazione alle tante persone che abitano questo spicchio di mondo. È un pomeriggio assolato e Samuel è un fiume in piena contro la nuova islamizzazione del Continente. Islamizzazione che ha trovato fertile terreno grazie alle sommosse popolari contro la cattiva amministrazione pubblica in particolare la corruzione ad alto livello, la cleptocrazia, il clientelismo, il neopatrimonialismo, l’autoritarismo e l’inamovibilità dei capi di Stato o dei partiti unici de jure o de facto. È obbligo ricordare che da quelle parti imperava quel genio del Male che era Idi  Amin Dada, il simpatico dittatore dell&#8217;Uganda, che amava deliziarsi con saporiti pasti antropofagi. Nella regione dell’Africa sub-sahariana, più specificamente nei paesi del Sahel e del Corno d’Africa (Senegal, Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad, Sudan [settentrionale e meridionale], Eritrea, Etiopia, Somalia), compresi Kenya e Tanzania, l’Islam ha conosciuto centinaia di anni di penetrazione e convivenza con le religioni tradizionali e l’adattamento ad esse è giunto fino a confluire in una mescolanza con esse. Ora la foga di questa nuova islamizzazione è determinata Non solo da paradigmi di natura religiosa (</span></span><span id="yui_3_16_0_1_1439468477359_4329">la superiorità ad esempio del messaggio religioso del Corano nei confronti sia di quello delle religioni tradizionali o di quello cristiano), ma piuttosto da natura meramente sociologica. Infatti, l’Islam raggiunse il massimo della propria espansione in quella regione proprio nel periodo coloniale, quando venne abolita la tratta degli schiavi, motivo di profonda ostilità tra gli arabi (mercanti di schiavi) . L&#8217;Islam</span><span id="yui_3_16_0_1_1439468477359_4476"> militante nell’Africa sub-sahariana è il frutto maturo del processo di democratizzazione, avviato negli anni Novanta. Infatti, sia durante il periodo dell’occupazione coloniale sia durante i regimi autoritari, militari, o del partito unico, che subentrarono all’amministrazione coloniale l’indomani della creazione degli Stati sovrani africani, le comunità islamiche erano relegate alle attività specificamente religiose. Invece, il processo di democratizzazione, se da un lato ha dato ai popoli di quella regione la libertà d’iniziativa imprenditoriale, di associazione, d’espressione, la libertà religiosa e il diritto di creare mezzi di comunicazione di massa privati, e di partecipare dalla vita politica dei propri Stati attraverso la creazione di partiti politici e le elezioni multipartitiche, dall’altro ha dato, contemporaneamente, ai militanti islamici la possibilità di utilizzare le stesse categorie e gli stessi principi democratici per colpire il neonato e debole modello democratico africano e per promuovere regimi fondati sulla legge islamica. </span>Nella loro essenza, l’integralismo islamico e la democrazia si escludono reciprocamente. Mentre, ad esempio, la laicità dello Stato è imprescindibile in un paese democratico, in un paese islamico non solo la religione interferisce nella politica, ma addirittura determina la vita pubblica e i rapporti fra i cittadini. L’osservanza dei diritti umani che pretendeva d’affermarsi come il substrato a partire del quale le diverse culture e i diversi regimi politici potessero stabilire un dialogo convergente, trova nella legge islamica, non solo un oppositore, ma persino un reazionario violento. Inoltre, proprio perché uno Stato democratico è, per sua natura, laico, in esso ogni religione ha il proprio spazio ed è tenuta a rispettare tutte le altre religioni. Non solo: nessuna di esse ha o cerca la pretesa di essere superiore nei confronti delle restanti. Invece, per “essenza” stessa della religione islamica, negli Stati islamici o islamisti non c’è spazio per una professione religiosa diversa dall’Islam e i cittadini non musulmani sono spesso vittime di persecuzione, o almeno sono trattati come “cittadini di seconda classe”, senza il diritto di partecipare né nella vita politica né nella vita economica dei propri Stati. <span style="font-size: small;">I vari movimenti integralisti islamici che si sono già ritagliati uno spazio nel Corno d’Africa, nell’Africa orientale, nei paesi lungo il Sahel, nell’Africa occidentale e che continuano a penetrare il subcontinente verso l’Africa Centrale ed australe, hanno, apparentemente, una pluralità d’agende politiche. Mentre alcuni cercano il subcontinente Nero attratti dalla debolezza istituzionale e dei suoi governi, facilmente corruttibili, dalla loro incapacità militare d’esercitare un effettivo controllo dei propri confini che, quindi, diventano rifugio propizio per lo sviluppo delle cellule e delle attività terroristiche di tutti i colori, altri cercano l’Africa attratti dalle condizioni geografiche, politiche ed economiche che fanno degli Stati di questa regione corridoi ideali di traffico di droga dall’America verso l’Europa. Altri ancora, cercano l’Africa da mercenari al servizio delle grandi potenze mondiali o delle aziende multinazionali attratte dalle ingenti risorse minerarie presenti nel subcontinente. Ci sono, infine, quelli che si recano in Africa perché ritenuta campo ideale per l’espansione della fede predicata dal profeta Maometto. </span><span id="yui_3_16_0_1_1439468477359_4485">Nella loro pluralità d’agenda, i gruppi integralisti che operano in Africa hanno, tuttavia, alcuni importanti punti di convergenza e perciò essi collaborano esplicitamente o implicitamente e spesso l’azione degli uni presuppone quella dei precedenti. Partendo da ciò che è accaduto in Egitto, Tunisia, Libia e da ciò che sta accadendo in Mali, in Costa d’Avorio, in Nigeria e nella Repubblica Centroafricana, si può pensare che le diverse agende dei vari gruppi integralisti trovano la loro convergenza in ciò che riguarda l’esportazione dell’Islam radicale nel subcontinente Nero, lo smantellamento della religione cristiana, dei sistemi di governo, delle strutture economiche e sociali, costruite sul modello occidentale, e la loro sostituzione con la legge islamica – lasciando per un secondo momento la lotta per la supremazia tra di loro. Dalle parole di Samuel confermate da Padre Aristide siamo </span><span id="yui_3_16_0_1_1439468477359_4483">Di fronte ad un quadro fatto di paradossi, si potrebbe concludere che siamo davanti ad un vero e proprio sbandamento politico, diplomatico e strategico. E da questo sbandamento chi ci guadagna è l’integralismo islamico mentre a pagarne l’alto prezzo è e sarà il fragile modello democratico africano. Il sole oramai sta calando dietro i colli ed è tempo di tornare a Kampala prima che faccia notte, il momento meno sicuro per viaggiare. Una tristezza immensa ci pervade. Questa è l&#8217;Africa della nuova islamizzazione, non quella del Corano, per carità.</span></div>
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