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	<title>Gli italianiLe Opinioni Eretiche. Antifascismo di ritorno &#8211; Gli italiani</title>
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		<title>Le Opinioni Eretiche. Antifascismo di ritorno</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Oct 2019 13:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Direttore_Sanzotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="https://italianioggi.com/le-opinioni-eretiche-antifascismo-ritorno/"><img width="265" height="191" src="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" srcset="https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo.png 265w, https://italianioggi.com/wp-content/uploads/2018/10/rallo-89x64.png 89w" sizes="(max-width: 265px) 100vw, 265px" /></a></p><hr /><p>Fin dal 1945 l’Italia si é trascinata appresso l’ereditá di una guerra mondiale perduta e, con essa, anche quella di una guerra civile devastante, esplosa nel nord del paese negli anni dal ’43 al ’45. Naturalmente, gli strascichi di questi due conflitti – soprattutto del secondo – sono durati a lungo: dapprima quasi come una continuazione della guerra civile, e poi come un prolungamento di contrapposizioni, di rancori, di odii accumulatisi in quegli anni. Poi, man mano che il tempo passava, tutto é andato pian piano stemperandosi, scolorendosi, archiviato in una sorta di memoria collettiva nazionale; mentre l’attenzione delle nuove&#8230;</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dal 1945 l’Italia si é trascinata appresso l’ereditá di una guerra mondiale perduta e, con essa, anche quella di una guerra civile devastante, esplosa nel nord del paese negli anni dal ’43 al ’45. Naturalmente, gli strascichi di questi due conflitti – soprattutto del secondo – sono durati a lungo: dapprima quasi come una continuazione della guerra civile, e poi come un prolungamento di contrapposizioni, di rancori, di odii accumulatisi in quegli anni.</p>
<p>Poi, man mano che il tempo passava, tutto é andato pian piano stemperandosi, scolorendosi, archiviato in una sorta di memoria collettiva nazionale; mentre l’attenzione delle nuove generazioni si concentrava sempre piú sui problemi del presente, nel tentativo di storicizzare il passato e di guardare al futuro.</p>
<p>Anche la politica faceva la sua parte. La svolta avveniva negli anni ’70 del secolo scorso, grazie alla effettiva democratizzazione di PCI e MSI ad opera dei rispettivi leader del tempo, due grandi come Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante. Ed era poi continuata fino agli anni ’90, fino al lucido tentativo di Luciano Violante che, pur ribadendo di credere nell’assoluta positivitá della Resistenza, auspicava che si comprendessero anche le ragioni dei vinti della guerra civile, perché <em>«migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà»</em>.</p>
<p>Queste cose Violante le diceva nel maggio 1996, pronunciando il discorso d’insediamento quale Presidente della Camera dei Deputati. Rivendicando che <em>«la parte dei diritti e delle libertá»</em> appartenesse al suo campo politico, ma ammettendo che altri potessero aver avuto legittimamente opinioni diverse. E cosí concludeva: <em>«Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro paese, a costruire la Liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e più sereno. Dopo, poi, all’interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni.»</em></p>
<p>Era – lo ripeto – il 1996, mezzo secolo dopo la fine della guerra mondiale e della guerra civile. E la politica italiana mostrava di voler diventare adulta, di voler guardare al futuro pur nel rispetto del passato, consapevole che le <em>«legittime distinzioni e contrapposizioni» </em>sul terreno storico non potevano e non dovevano essere un ostacolo sulla strada dell’auspicata azione comune in difesa degli interessi nazionali.</p>
<p>La mia sensazione – al tempo – fu che fossimo giunti al giro di boa. Che fosse finito il tempo di una propaganda di guerra riproposta stancamente e a volte stupidamente, e che la politica italiana avesse voltato pagina, concentrando l’attenzione sulle emergenze del presente e lasciando agli storici il compito di indagare sul passato.</p>
<p>Ma mi sbagliavo. Luciano Violante – una delle migliori intelligenze della Sinistra – fu elegantemente messo da parte; e, piano piano, la sua parte politica intraprese una faticosa marcia a ritroso, fino all’odierno tentativo – di alcuni – di riportare le lancette dell’orologio della storia indietro, fino al 1945. Operazione strana, stranissima, apparentemente ingiustificata. A meno che non si voglia tentare di identificare le forze politiche ostili agli attuali equilibri di potere con “i fascisti”. E ció per poter poi gabellare ogni azione liberticida contro le forze alternative come un’opera di salvaguardia delle istituzioni democratiche, contro un del tutto inesistente “pericolo fascista”.</p>
<p>In realtá, il fascismo non c’é piú. E questo per il semplice fatto che é finita quella “epoca dei fascismi”, che gli storici fanno iniziare nel 1919 (fine della prima guerra mondiale) e terminare nel 1945 (fine della seconda guerra mondiale). Ne discende che, dopo il 1945, parlare di “antifascismo” sia un non senso.</p>
<p>Esattamente come é un non senso parlare di “anticomunismo” dopo il 1991, data della fine dell’Unione Sovietica. A meno che non si voglia considerare comunista la Cina ipercapitalista.</p>
<p>Certo, ognuno é libero di apostrofare come “fascista” (o come “comunista”, o come “nazista”) chiunque abbia determinate opinioni. Ma, in questo caso, tali definizioni vengono usate solamente come un insulto, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore, sono invece la spia di uno spirito intollerante, di una vocazione totalitaria, di un malcelato intento liberticida, della pretesa di condannare aprioristicamente chi non la pensi come chi lancia l’insulto.</p>
<p>Concetto, questo, che in maniera esemplare enunciava Leonardo Sciascia, uno degli esponenti piú prestigiosi dell’intellettualitá di una Sinistra pensante e illuminata. <em>«Il piú bell’esemplare di fascista in cui ci si possa oggi imbattere</em> – affermava lo scrittore di Racalmuto – <em>é quello del sedicente antifascista, unicamente dedito a dar del fascista a chi fascista non é.»</em></p>
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